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Oratorio della Confraternita di S.Giovanni Battista a Torrazza

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via del Comune - 18100 Imperia (IM)
Imperia Torrazza, Oratorio di S. Giovanni Battista, Esterno, secolo XVII Imperia Torrazza, Oratorio di S. Giovanni Battista, Esterno, secolo XVII
Imperia Torrazza, Chiesa di S. Giorgio, esterno, sec. XI-XIII Imperia Torrazza, Chiesa di S. Giorgio, esterno, sec. XI-XIII
Imperia Torrazza, Cappella S. Martino presso il ponte di Clavi, secoli XV-XVII Imperia Torrazza, Cappella S. Martino presso il ponte di Clavi, secoli XV-XVII
Imperia Torrazza, Particolare strutturale del ponte di Clavi, secoli XIII-XV Imperia Torrazza, Particolare strutturale del ponte di Clavi, secoli XIII-XV
Imperia Torrazza, Chiesa di S. Giorgio, Esterno, secoli XI-XIII Imperia Torrazza, Chiesa di S. Giorgio, Esterno, secoli XI-XIII

Si trova nella piazza omonima, quasi in cima all’arroccato paese di Torrazza nella valle del Prino, sede di municipio prima della costituzione del Comune di Imperia, avvenuta nell’ottobre 1923. A breve distanza sta la chiesa di S. Gottardo, fondata verso la fine del Cinquecento come cappella della famiglia Barla per diventare in seguito succursale della parrocchiale di S. Giorgio. Quest’ultima è ubicata più a valle, non lontano dal ponte medievale di S. Martino a Clavi, che potrebbe essere stato iniziato dalle stesse maestranze che parteciparono alla costruzione della chiesa matrice. Quest’ultima esisteva già nel 1103, allorché il vescovo di Albenga Adalberto affidò al monastero di Lérins la cura dei benefici di San Maurizio, Santa Maria Assunta ai Piani, San Tommaso a Dolcedo, San Gregorio a Pietrabruna e San Giorgio a Torrazza. S’ipotizza che, in conseguenza del decreto, avesse luogo una perdita d’importanza del luogo di culto dei Piani e S. Giorgio vi si sostituisse nel ruolo di sede pievana.

La vetustà della parrocchia trova corrispondenza in quella della confraternita di S. Giovanni Battista, che con ogni probabilità nacque nella stessa sede. Le prime testimonianze scritte risalgono al secolo XVI: in un documento del 1568 presso l’archivio vescovile di Albenga si nominano, oltre al parroco Giovanni Antonio Seccatore, il massaro Giovanni Pastorelli e il priore Lorenzo Barla, con una nota relativa alla loro renitenza nell’erogare i contributi in natura (“Toracia, tuti ritrosi da non voler revelar l’intrata”), nonché una stima del numero di barili d’olio prodotti nelle loro terre. La confraternita era annoverata all’epoca come “casaccia”, cioè unione costituita con atto notarile e soggetta al controllo dello Stato. In carte successive compare invece come libera associazione di fedeli, il cui bilancio non doveva essere sottoposto alle autorità civili: tale risulta in un’annotazione del 1626 nei libri dei conti del Terziere di S. Giorgio.

La dedica al Precursore di Cristo accomuna alcune delle più antiche associazioni religiose laicali della zona, la cui origine si ricollega alle compagnie dei Battuti, i quali onoravano come modello il Precursore di Cristo, vissuto in volontario isolamento nel deserto. Alle attività devozionali si associava il modesto tornaconto economico garantito dall’offerta di ricovero ai forestieri, come nel caso dell’ospizio della Marina, o quello di S. Giovanni Battista al Colle, fondato sul Parasio dai Disciplinanti Bianchi più o meno negli stessi anni in cui veniva istituito a Roma, per cura del tesoriere della camera apostolica Meliaduce Cicala, lo xenodochium di S. Giovanni Battista dei Genovesi, dove alloggiavano i marinai provenienti dalla Liguria.

Gli istituti con tale nome, costituendo luoghi di accoglienza, si svilupparono nei nodi delle principali vie di transito, che all’epoca si svolgevano per lo più attraverso l’entroterra, tagliando le valli. Nei dintorni sorsero quelli di Caramagna, Cantalupo e Civezza (oggi dedicato all’Evangelista, ma condividente in antico con gli altri la dedica al Precursore). Si hanno buone ragioni per ritenere che quello di Torrazza fosse il primo della serie, in virtù della preminenza della parrocchia.

Le strutture architettoniche dell’oratorio risalgono al 1648, mentre la decorazione a stucco dell’interno - comprendente l’altare con le statue dei Santi Pietro e Paolo, realizzato da Francesco Carrega e dai figli Tommaso e Maurizio - è del 1774. Tra le opere d’arte mobili si segnala la cassa processionale di San Giovanni, della seconda metà del Settecento, attribuita ad Agostino Storace, nipote di Antonio Maria Maragliano. Di notevole interesse per antichità è il crocefisso processionale quattrocentesco, che in alcuni particolari si richiama a modelli catalani.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Oratorio della Confraternita di S.Giovanni Battista a Torrazza
Tipologia: Edifici religiosi
Via del Comune 18100 Imperia (IM)

Si trova nella piazza omonima, quasi in cima all’arroccato paese di Torrazza nella valle del Prino, sede di municipio prima della costituzione del Comune di Imperia, avvenuta nell’ottobre 1923. A breve distanza sta la chiesa di S. Gottardo, fondata verso la fine del Cinquecento come cappella della famiglia Barla per diventare in seguito succursale della parrocchiale di S. Giorgio. Quest’ultima è ubicata più a valle, non lontano dal ponte medievale di S. Martino a Clavi, che potrebbe essere stato iniziato dalle stesse maestranze che parteciparono alla costruzione della chiesa matrice. Quest’ultima esisteva già nel 1103, allorché il vescovo di Albenga Adalberto affidò al monastero di Lérins la cura dei benefici di San Maurizio, Santa Maria Assunta ai Piani, San Tommaso a Dolcedo, San Gregorio a Pietrabruna e San Giorgio a Torrazza. S’ipotizza che, in conseguenza del decreto, avesse luogo una perdita d’importanza del luogo di culto dei Piani e S. Giorgio vi si sostituisse nel ruolo di sede pievana.

La vetustà della parrocchia trova corrispondenza in quella della confraternita di S. Giovanni Battista, che con ogni probabilità nacque nella stessa sede. Le prime testimonianze scritte risalgono al secolo XVI: in un documento del 1568 presso l’archivio vescovile di Albenga si nominano, oltre al parroco Giovanni Antonio Seccatore, il massaro Giovanni Pastorelli e il priore Lorenzo Barla, con una nota relativa alla loro renitenza nell’erogare i contributi in natura (“Toracia, tuti ritrosi da non voler revelar l’intrata”), nonché una stima del numero di barili d’olio prodotti nelle loro terre. La confraternita era annoverata all’epoca come “casaccia”, cioè unione costituita con atto notarile e soggetta al controllo dello Stato. In carte successive compare invece come libera associazione di fedeli, il cui bilancio non doveva essere sottoposto alle autorità civili: tale risulta in un’annotazione del 1626 nei libri dei conti del Terziere di S. Giorgio.

La dedica al Precursore di Cristo accomuna alcune delle più antiche associazioni religiose laicali della zona, la cui origine si ricollega alle compagnie dei Battuti, i quali onoravano come modello il Precursore di Cristo, vissuto in volontario isolamento nel deserto. Alle attività devozionali si associava il modesto tornaconto economico garantito dall’offerta di ricovero ai forestieri, come nel caso dell’ospizio della Marina, o quello di S. Giovanni Battista al Colle, fondato sul Parasio dai Disciplinanti Bianchi più o meno negli stessi anni in cui veniva istituito a Roma, per cura del tesoriere della camera apostolica Meliaduce Cicala, lo xenodochium di S. Giovanni Battista dei Genovesi, dove alloggiavano i marinai provenienti dalla Liguria.

Gli istituti con tale nome, costituendo luoghi di accoglienza, si svilupparono nei nodi delle principali vie di transito, che all’epoca si svolgevano per lo più attraverso l’entroterra, tagliando le valli. Nei dintorni sorsero quelli di Caramagna, Cantalupo e Civezza (oggi dedicato all’Evangelista, ma condividente in antico con gli altri la dedica al Precursore). Si hanno buone ragioni per ritenere che quello di Torrazza fosse il primo della serie, in virtù della preminenza della parrocchia.

Le strutture architettoniche dell’oratorio risalgono al 1648, mentre la decorazione a stucco dell’interno - comprendente l’altare con le statue dei Santi Pietro e Paolo, realizzato da Francesco Carrega e dai figli Tommaso e Maurizio - è del 1774. Tra le opere d’arte mobili si segnala la cassa processionale di San Giovanni, della seconda metà del Settecento, attribuita ad Agostino Storace, nipote di Antonio Maria Maragliano. Di notevole interesse per antichità è il crocefisso processionale quattrocentesco, che in alcuni particolari si richiama a modelli catalani.

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