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Oratorio della Confraternita femminile di Santa Caterina d’Alessandria a Porto Maurizio

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
via San Maurizio - 18100 Imperia (IM)
Imperia Porto Maurizio, particolare di sovraporta con la figura di Santa Caterina nella via omonima, secolo XV Imperia Porto Maurizio, particolare di sovraporta con la figura di Santa Caterina nella via omonima, secolo XV
Imperia Porto Maurizio, facciata dell‘Oratorio nuovo di Santa Caterina, sec. XIX Imperia Porto Maurizio, facciata dell‘Oratorio nuovo di Santa Caterina, sec. XIX
Imperia Porto Maurizio, Oratorio nuovo di Santa Caterina, particolare dell’ingresso Imperia Porto Maurizio, Oratorio nuovo di Santa Caterina, particolare dell’ingresso
Imperia Porto Maurizio, Oratorio nuovo di Santa Caterina, parte absidale Imperia Porto Maurizio, Oratorio nuovo di Santa Caterina, parte absidale

La primitiva origine del sodalizio sembra risalire ai secoli XIII-XIV: la sua vetustà è comprovata d’altronde dalla stessa dedica a S. Caterina Vergine e Martire il cui culto, introdotto dall’Oriente al seguito delle Crociate, si diffuse in Liguria anche in virtù del successo raccolto dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (Varazze 1228 - Genova 1298), compilata negli ultimi decenni del Duecento.

Il nome di Caterina (“la Pura” secondo l’etimologia greca) era, dopo quello della Vergine, il più frequente nella nomenclatura muliebre locale prima della Controriforma. Esso si collocava in seconda posizione entro un elenco piuttosto ristretto in cui, escludendo le versioni al femminile dei nomi di Santi maschi, s’incontrano le donne dei Vangeli (Maria, Maria Maddalena, Marta, Anna, Elisabetta), alcune protagoniste dei martirologi (Agata, Lucia, Cecilia, Petronilla, Margherita di Antiochia e appunto Caterina) e, tra le moderne nella prospettiva medievale, Chiara d’Assisi (1193-1253) associata al culto di S. Francesco d’Assisi e Caterina da Siena (1347-1380, canonizzata da Pio II nel 1461), la cui devozione si affiancò rapidamente a quello della martire alessandrina, per prevalere nel corso del XVI secolo dove si faceva sentire di più l’influenza domenicana.

Nei primi tempi la confraternita di S. Caterina gestiva due oratori nel centro storico di Porto Maurizio, che accoglievano in maniera separata uomini e donne. Nel 1574 essa si fuse con la Trinità e ventun anni più tardi con l’Annunziata, per confluire nel 1599 nell’Unione dei Disciplinanti sotto gli auspici di S. Pietro Apostolo. L’oratorio degli uomini fu venduto alle Clarisse e l’altro, ora dedicato a S. Leonardo patrono di Imperia, di proprietà della confraternita di S. Pietro, venne affidato alle consorelle dell’Unione che vi realizzarono un ricovero per sole donne, mantenendo un’autonomia di fatto dall’Unione. Nel secondo decennio del Seicento sorse la nuova confraternita femminile indipendente di S. Caterina, ufficializzata con atto pubblico nel novembre 1617.

Sulla fine del secolo XVIII le attività vennero sospese in seguito alle vicende rivoluzionarie, ma dopo la Restaurazione i Disciplinanti di S. Pietro fecero riattare l’antica sede, che fu riaperta domenica 3 giugno 1821. Nel 1856 ebbe quindi luogo l’inaugurazione del nuovo oratorio in via San Maurizio, costruito in parte su terreno cedevole che rese necessaria la posa di palizzate di sostegno, come si legge in un carteggio depositato presso l’Archivio di Stato di Imperia. Tra il 1863 e il 1868, al tempo della costruzione del teatro, gli sbancamenti effettuati per dare accesso alla piazzetta sottostante provocarono delle crepe nella parte absidale, per cui si dovette sostituire il terreno tra l’edificio sacro e la scaletta con pietrame a secco.

Nel 1898 si riscontarono nuovi cedimenti, provocati secondo la priora Angela Sasso da infiltrazioni provenienti dalla cisterna della caserma dell’Esercito (attuale Questura). Il Comune di Porto Maurizio, a seguito di una perizia dell’ing. Giovanni Sicardi, deliberò d’intervenire con un contributo di 400 lire. Sulle prime l’aiuto finanziario ritenuto insufficiente venne rifiutato, ma il 3 maggio 1900 la nuova priora Caterina Fassio decise di accettarlo, sia pur recriminando: “L’Amministrazione è fiduciosa che codesto consiglio municipale, tenuto conto dei servizi che rende alla popolazione, non sarà di certo per l’amor del paese e in memoria dei nostri avi che con sacrifizî eressero questo piccolo e divoto oratorio, lasciarlo ora distruggere, per risparmiare una spesa di ristori relativamente minima”.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Oratorio della Confraternita femminile di Santa Caterina d’Alessandria a Porto Maurizio
Tipologia: Edifici religiosi
via San Maurizio 18100 Imperia (IM)

La primitiva origine del sodalizio sembra risalire ai secoli XIII-XIV: la sua vetustà è comprovata d’altronde dalla stessa dedica a S. Caterina Vergine e Martire il cui culto, introdotto dall’Oriente al seguito delle Crociate, si diffuse in Liguria anche in virtù del successo raccolto dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (Varazze 1228 - Genova 1298), compilata negli ultimi decenni del Duecento.

Il nome di Caterina (“la Pura” secondo l’etimologia greca) era, dopo quello della Vergine, il più frequente nella nomenclatura muliebre locale prima della Controriforma. Esso si collocava in seconda posizione entro un elenco piuttosto ristretto in cui, escludendo le versioni al femminile dei nomi di Santi maschi, s’incontrano le donne dei Vangeli (Maria, Maria Maddalena, Marta, Anna, Elisabetta), alcune protagoniste dei martirologi (Agata, Lucia, Cecilia, Petronilla, Margherita di Antiochia e appunto Caterina) e, tra le moderne nella prospettiva medievale, Chiara d’Assisi (1193-1253) associata al culto di S. Francesco d’Assisi e Caterina da Siena (1347-1380, canonizzata da Pio II nel 1461), la cui devozione si affiancò rapidamente a quello della martire alessandrina, per prevalere nel corso del XVI secolo dove si faceva sentire di più l’influenza domenicana.

Nei primi tempi la confraternita di S. Caterina gestiva due oratori nel centro storico di Porto Maurizio, che accoglievano in maniera separata uomini e donne. Nel 1574 essa si fuse con la Trinità e ventun anni più tardi con l’Annunziata, per confluire nel 1599 nell’Unione dei Disciplinanti sotto gli auspici di S. Pietro Apostolo. L’oratorio degli uomini fu venduto alle Clarisse e l’altro, ora dedicato a S. Leonardo patrono di Imperia, di proprietà della confraternita di S. Pietro, venne affidato alle consorelle dell’Unione che vi realizzarono un ricovero per sole donne, mantenendo un’autonomia di fatto dall’Unione. Nel secondo decennio del Seicento sorse la nuova confraternita femminile indipendente di S. Caterina, ufficializzata con atto pubblico nel novembre 1617.

Sulla fine del secolo XVIII le attività vennero sospese in seguito alle vicende rivoluzionarie, ma dopo la Restaurazione i Disciplinanti di S. Pietro fecero riattare l’antica sede, che fu riaperta domenica 3 giugno 1821. Nel 1856 ebbe quindi luogo l’inaugurazione del nuovo oratorio in via San Maurizio, costruito in parte su terreno cedevole che rese necessaria la posa di palizzate di sostegno, come si legge in un carteggio depositato presso l’Archivio di Stato di Imperia. Tra il 1863 e il 1868, al tempo della costruzione del teatro, gli sbancamenti effettuati per dare accesso alla piazzetta sottostante provocarono delle crepe nella parte absidale, per cui si dovette sostituire il terreno tra l’edificio sacro e la scaletta con pietrame a secco.

Nel 1898 si riscontarono nuovi cedimenti, provocati secondo la priora Angela Sasso da infiltrazioni provenienti dalla cisterna della caserma dell’Esercito (attuale Questura). Il Comune di Porto Maurizio, a seguito di una perizia dell’ing. Giovanni Sicardi, deliberò d’intervenire con un contributo di 400 lire. Sulle prime l’aiuto finanziario ritenuto insufficiente venne rifiutato, ma il 3 maggio 1900 la nuova priora Caterina Fassio decise di accettarlo, sia pur recriminando: “L’Amministrazione è fiduciosa che codesto consiglio municipale, tenuto conto dei servizi che rende alla popolazione, non sarà di certo per l’amor del paese e in memoria dei nostri avi che con sacrifizî eressero questo piccolo e divoto oratorio, lasciarlo ora distruggere, per risparmiare una spesa di ristori relativamente minima”.

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