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Chiesa Ave Maris Stella alla Marina di Porto Maurizio

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Scarincio 50 - 18100 Imperia (IM)
Chiesa Ave Maris Stella particolare del lato ovest con il campanile Imperia Porto Maurizio, Chiesa Ave Maris Stella, particolare del lato ovest con il campanile
Chiesa Ave Maris Stella portale Chiesa Ave Maris Stella portale
Imperia Porto Maurizio, Chiesa Ave Maris Stella, esterno, fine secolo XIX Imperia Porto Maurizio, Chiesa Ave Maris Stella, esterno, fine secolo XIX

La chiesa dell’Ave Maris Stella, oggi elemento caratterizzante del tessuto urbanistico della Marina, sorse all’indomani del terremoto del 23 febbraio 1887, che provocò il danneggiamento e la successiva distruzione della cappella di S. Antonio Abate, un centinaio di passi a ponente nella piazzetta omonima. I lavori ebbero inizio nel 1889 su disegno dell’ingegnere comunale Arnaldo Lodi e si conclusero nel 1907 sotto la direzione del successore Giovanni Sicardi.

Nell’interno, a tre piccole navate, sono esposte La Sacra Famiglia o Madonna con Bambino, Sant’Anna, San Gioacchino (ovvero S. Giuseppe) e due angeli di Francesco Bruno e La Madonna Immacolata tra i Santi Antonio Abate e Andrea di Tommaso Carrega. L’opera d’arte di maggior interesse è il bassorilievo in marmo di S. Anna Metterza nella cappella della controfacciata a sinistra dell’ingresso, databile tra la fine del secolo XV e i primi decenni del successivo: già in una chiesetta privata nelle vicinanze, venne poi trasferita nell’antica parrocchiale di S. Maurizio, prima di far ritorno alla Marina nel 1838.

L’edificio riproduce in scala i modelli del gotico flamboyant, il cui principale esempio in Italia è rappresentato dal Duomo di Milano. La scelta del campaniletto centrale anteriore può essere forse messa in relazione con una notizia di cronaca ingegneristica di quel periodo: il completamento avvenuto nel 1890 dell’enorme torre di facciata della cattedrale trecentesca di Ulma, svettante per oltre 160 metri, che costituiva all’epoca la più alta opera in muratura al mondo.

Dietro i riferimenti alle forme espressive del Medioevo stava peraltro un’affermazione di orgoglio municipalistico. L’autore del progetto, per evitare confronti con la basilica di S. Maurizio, non si sentiva di far ricorso al neoclassico, che aveva riproposto negli stessi anni nella facciata della chiesa di Massabovi, né tanto meno al barocco, caduto in disgrazia come espressione della Controriforma, ma neppure all’altro filone caratteristico di fine Ottocento: l’eclettismo neorinascimentale, affermato - sempre come corollario al sisma del 1887 - nella basilica del Sacro Cuore di Bussana dagli architetti Maurizio Dufour, Salvatore Bruno e Giacomo Picconi. Il messaggio proposto da Arnaldo Lodi alludeva, sia pur in maniera velata, alle istanze di John Ruskin, teorico del Gothic Revival, formulate nel celebre saggio The stones of Venice, edito nel 1853 ma diffuso in Italia solo dopo il 1870.

Uno sguardo alle vicende storiche del tempo può meglio spiegare una simile presa di posizione, all’indomani della ratifica da parte del Santo Uffizio del dovere dei cattolici di astenersi da ogni attività politica, sancita da Pio IX nel 1868 e tradotta in divieto diciotto anni dopo. Anche per la situazione sociale non erano assenti i motivi di allarme, soprattutto in una zona di confine come la provincia di Porto Maurizio. Nell’agosto 1893 si verificarono i luttuosi fatti di Aigues Mortes ai danni di lavoratori italiani e nel giugno dell’anno successivo ebbe luogo l’assassinio a Parigi del presidente Marie François Carnot per mano di Sante Caserio. Quindi, nel 1895, una legge francese avversa alle congregazioni religiose incrementò l’esodo del clero dal territorio della vicina repubblica, già in atto da un quindicennio.

In questa difficile temperie, complicata in sede locale dai disagi conseguenti alla realtà del dopo terremoto, la costruzione dell’Ave Maris Stella si trascinò per quasi un ventennio prima di giungere a conclusione. Alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Imperia confermano lo stato di ristrettezze finanziarie in cui essa procedette. Il 28 novembre 1897 i massari Giuseppe Vassallo e Napoleone Saglietto rivolsero istanza al sindaco per collocare la campana del teatro a posto di quella esistente. Otto giorni più tardi il destinatario concedette lo scambio a titolo provvisorio, purché le spese fossero sostenute dai richiedenti. Il venerdì successivo i medesimi chiesero alcune lastre di pietra in possesso del Comune per realizzare i gradini mancanti dell’ingresso, ma nella risposta di lunedì 6 dicembre si leggeva che non era nei poteri del sindaco concedere la donazione.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Chiesa Ave Maris Stella alla Marina di Porto Maurizio
Tipologia: Edifici religiosi
Via Scarincio 50 18100 Imperia (IM)

La chiesa dell’Ave Maris Stella, oggi elemento caratterizzante del tessuto urbanistico della Marina, sorse all’indomani del terremoto del 23 febbraio 1887, che provocò il danneggiamento e la successiva distruzione della cappella di S. Antonio Abate, un centinaio di passi a ponente nella piazzetta omonima. I lavori ebbero inizio nel 1889 su disegno dell’ingegnere comunale Arnaldo Lodi e si conclusero nel 1907 sotto la direzione del successore Giovanni Sicardi.

Nell’interno, a tre piccole navate, sono esposte La Sacra Famiglia o Madonna con Bambino, Sant’Anna, San Gioacchino (ovvero S. Giuseppe) e due angeli di Francesco Bruno e La Madonna Immacolata tra i Santi Antonio Abate e Andrea di Tommaso Carrega. L’opera d’arte di maggior interesse è il bassorilievo in marmo di S. Anna Metterza nella cappella della controfacciata a sinistra dell’ingresso, databile tra la fine del secolo XV e i primi decenni del successivo: già in una chiesetta privata nelle vicinanze, venne poi trasferita nell’antica parrocchiale di S. Maurizio, prima di far ritorno alla Marina nel 1838.

L’edificio riproduce in scala i modelli del gotico flamboyant, il cui principale esempio in Italia è rappresentato dal Duomo di Milano. La scelta del campaniletto centrale anteriore può essere forse messa in relazione con una notizia di cronaca ingegneristica di quel periodo: il completamento avvenuto nel 1890 dell’enorme torre di facciata della cattedrale trecentesca di Ulma, svettante per oltre 160 metri, che costituiva all’epoca la più alta opera in muratura al mondo.

Dietro i riferimenti alle forme espressive del Medioevo stava peraltro un’affermazione di orgoglio municipalistico. L’autore del progetto, per evitare confronti con la basilica di S. Maurizio, non si sentiva di far ricorso al neoclassico, che aveva riproposto negli stessi anni nella facciata della chiesa di Massabovi, né tanto meno al barocco, caduto in disgrazia come espressione della Controriforma, ma neppure all’altro filone caratteristico di fine Ottocento: l’eclettismo neorinascimentale, affermato - sempre come corollario al sisma del 1887 - nella basilica del Sacro Cuore di Bussana dagli architetti Maurizio Dufour, Salvatore Bruno e Giacomo Picconi. Il messaggio proposto da Arnaldo Lodi alludeva, sia pur in maniera velata, alle istanze di John Ruskin, teorico del Gothic Revival, formulate nel celebre saggio The stones of Venice, edito nel 1853 ma diffuso in Italia solo dopo il 1870.

Uno sguardo alle vicende storiche del tempo può meglio spiegare una simile presa di posizione, all’indomani della ratifica da parte del Santo Uffizio del dovere dei cattolici di astenersi da ogni attività politica, sancita da Pio IX nel 1868 e tradotta in divieto diciotto anni dopo. Anche per la situazione sociale non erano assenti i motivi di allarme, soprattutto in una zona di confine come la provincia di Porto Maurizio. Nell’agosto 1893 si verificarono i luttuosi fatti di Aigues Mortes ai danni di lavoratori italiani e nel giugno dell’anno successivo ebbe luogo l’assassinio a Parigi del presidente Marie François Carnot per mano di Sante Caserio. Quindi, nel 1895, una legge francese avversa alle congregazioni religiose incrementò l’esodo del clero dal territorio della vicina repubblica, già in atto da un quindicennio.

In questa difficile temperie, complicata in sede locale dai disagi conseguenti alla realtà del dopo terremoto, la costruzione dell’Ave Maris Stella si trascinò per quasi un ventennio prima di giungere a conclusione. Alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Imperia confermano lo stato di ristrettezze finanziarie in cui essa procedette. Il 28 novembre 1897 i massari Giuseppe Vassallo e Napoleone Saglietto rivolsero istanza al sindaco per collocare la campana del teatro a posto di quella esistente. Otto giorni più tardi il destinatario concedette lo scambio a titolo provvisorio, purché le spese fossero sostenute dai richiedenti. Il venerdì successivo i medesimi chiesero alcune lastre di pietra in possesso del Comune per realizzare i gradini mancanti dell’ingresso, ma nella risposta di lunedì 6 dicembre si leggeva che non era nei poteri del sindaco concedere la donazione.

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