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Oratorio della Confraternita di San Pietro Apostolo a Porto Maurizio

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Salita S. Pietro - 18100 Imperia (IM)
Imperia, Porto Maurizio, Oratorio di San Pietro Apostolo, esterno Imperia, Porto Maurizio, Oratorio di San Pietro Apostolo, esterno
Imperia, Porto Maurizio, Oratorio di San Pietro Apostolo, particolare della facciata Imperia, Porto Maurizio, Oratorio di San Pietro Apostolo, particolare della facciata
Imperia, Porto Maurizio, Oratorio di San Pietro Apostolo, facciata: Maurizio Carrega, medaglione con la figura di San Leonardo, 1802 Imperia, Porto Maurizio, Oratorio di San Pietro Apostolo, facciata: Maurizio Carrega, medaglione con la figura di San Leonardo, 1802

La confraternita di S. Pietro, o Unione dei Disciplinanti sotto gli auspici di S. Pietro Apostolo, sorse ufficialmente il 6 settembre 1595 in seguito all’aggregarsi dei sodalizi dell’Annunziata, di S. Caterina d’Alessandria e della SS. Trinità dei Pellegrini. Lo statuto, approvato l’8 giugno 1603, subì alcune modifiche nel 1930 al fine di ottenere l’esonero dalla vigilanza e dalla tutela statale in quanto istituzione con fini di culto e non di assistenza. In passato venivano svolte anche attività caritative, simbolizzate dalla distribuzione della focaccia e del biscotto del giovedì Santo, di cui parlano gli antichi regolamenti al capo IV.

Prima dell’acquisizione da parte dei Disciplinanti l’oratorio fu di proprietà della famiglia De Verdonis e successivamente dei Barla, che lo affidarono all’Unione in stato di degrado. Nel 1603 vennero avviati i lavori di ristrutturazione e nel 1752 s’inclusero i resti delle antiche fortificazioni, trasformando in campanile una torre della cinta muraria. Tra il 1789 e il 1791 venne realizzata la facciata su disegno dal milanese Giovanni Bossetti, cui si aggiunsero nel 1802 i medaglioni dei Santi Maurizio e Leonardo da Porto Maurizio di Maurizio Carrega.

Il complesso è decorato all’interno da dipinti murali che una tradizione citata in molti testi, ma di recente messa in dubbio dalla critica, dava per realizzati a partire dal 1789 da Francesco Carrega e dai figli Tommaso e Maurizio. Al primo si ascriveva la vasta Gloria di San Pietro nella volta, mentre ai figli si attribuivano gli episodi della vita del Santo titolare sui muri laterali, incorniciati da finti elementi architettonici e alternati alle effigi dei Padri della Chiesa. La mano di Tommaso Carrega veniva riconosciuta nei soggetti della parete di sinistra, raffiguranti La Crocifissione di San Pietro, La punizione di Saffira e La Visione di San Pietro, mentre quella del fratello Maurizio era vista nella Caduta di Simon Mago di fronte ai SS. Pietro e Paolo nel presbiterio, realizzata sulla scia di una antica tradizione figurativa che affondava le radici in testi apocrifi quali Gli Atti di Pietro. Attualmente, come si legge nella scheda sottostante, si tende a riconoscerli come opera del solo Tommaso.

La più singolare di queste scene (benché già affrontata da famosi artisti come Masaccio nella cappella Brancacci di S. Maria del Carmine a Firenze e Nicolas Poussin in una tela del 1652 presente al Louvre) è la storia dei coniugi Anania e Saffira, colpevoli di aver trattenuto una parte della somma ricavata dalla vendita di un terreno e per questo fulminati in successione per intervento divino, secondo quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli.

Sulla parete di destra stanno La Prigionia di San Pietro, San Pietro guarisce gli infermi e San Pietro cammina sulle acque e La resurrezione della vedova Tabita. L’altare settecentesco in marmi policromi proviene dall’antica parrocchiale di S. Maurizio e si attiene agli schemi caratteristici del barocco genovese. In un secondo tempo venne aggiunto il tabernacolo con la scultura della Pietà.

Lungo le pareti laterali sono allestiti i banchi in noce intagliato; ai lati della porta maggiore si trovano i due scanni principali, riservati al Priore e al vice Priore, il primo contrassegnato da una tiara pontificia e il secondo dall’insegna del Titolare con le chiavi incrociate. A sinistra dell’altare è esposto il grande crocefisso processionale noto un tempo come “Cristo nero”, ma riportato alla policromia originaria in virtù di un recente restauro. Degno di nota è il grande “cartelame” con la Deposizione di Cristo alla presenza di Santa Maria Maddalena, Maria di Cleofa e San Giovanni Evangelista, realizzato dai Carrega intorno al 1780 e di recente ricostruito alla destra del presbiterio. Non è escluso che esso sia stato utilizzato a contorno del catafalco allestito domenica 31 agosto 1823 per la morte del pontefice Pio VII, di cui si legge in una nota dei Notai Gazo. Nell’Archivio di Stato di Imperia si conserva inoltre il carteggio relativo alla concessione di un mutuo di 2434 lire, deliberata il 12 giugno 1889 per la riparare i danni provocati dal terremoto del 23 febbraio 1887.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Oratorio della Confraternita di San Pietro Apostolo a Porto Maurizio
Tipologia: Edifici religiosi
Salita S. Pietro 18100 Imperia (IM)

La confraternita di S. Pietro, o Unione dei Disciplinanti sotto gli auspici di S. Pietro Apostolo, sorse ufficialmente il 6 settembre 1595 in seguito all’aggregarsi dei sodalizi dell’Annunziata, di S. Caterina d’Alessandria e della SS. Trinità dei Pellegrini. Lo statuto, approvato l’8 giugno 1603, subì alcune modifiche nel 1930 al fine di ottenere l’esonero dalla vigilanza e dalla tutela statale in quanto istituzione con fini di culto e non di assistenza. In passato venivano svolte anche attività caritative, simbolizzate dalla distribuzione della focaccia e del biscotto del giovedì Santo, di cui parlano gli antichi regolamenti al capo IV.

Prima dell’acquisizione da parte dei Disciplinanti l’oratorio fu di proprietà della famiglia De Verdonis e successivamente dei Barla, che lo affidarono all’Unione in stato di degrado. Nel 1603 vennero avviati i lavori di ristrutturazione e nel 1752 s’inclusero i resti delle antiche fortificazioni, trasformando in campanile una torre della cinta muraria. Tra il 1789 e il 1791 venne realizzata la facciata su disegno dal milanese Giovanni Bossetti, cui si aggiunsero nel 1802 i medaglioni dei Santi Maurizio e Leonardo da Porto Maurizio di Maurizio Carrega.

Il complesso è decorato all’interno da dipinti murali che una tradizione citata in molti testi, ma di recente messa in dubbio dalla critica, dava per realizzati a partire dal 1789 da Francesco Carrega e dai figli Tommaso e Maurizio. Al primo si ascriveva la vasta Gloria di San Pietro nella volta, mentre ai figli si attribuivano gli episodi della vita del Santo titolare sui muri laterali, incorniciati da finti elementi architettonici e alternati alle effigi dei Padri della Chiesa. La mano di Tommaso Carrega veniva riconosciuta nei soggetti della parete di sinistra, raffiguranti La Crocifissione di San Pietro, La punizione di Saffira e La Visione di San Pietro, mentre quella del fratello Maurizio era vista nella Caduta di Simon Mago di fronte ai SS. Pietro e Paolo nel presbiterio, realizzata sulla scia di una antica tradizione figurativa che affondava le radici in testi apocrifi quali Gli Atti di Pietro. Attualmente, come si legge nella scheda sottostante, si tende a riconoscerli come opera del solo Tommaso.

La più singolare di queste scene (benché già affrontata da famosi artisti come Masaccio nella cappella Brancacci di S. Maria del Carmine a Firenze e Nicolas Poussin in una tela del 1652 presente al Louvre) è la storia dei coniugi Anania e Saffira, colpevoli di aver trattenuto una parte della somma ricavata dalla vendita di un terreno e per questo fulminati in successione per intervento divino, secondo quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli.

Sulla parete di destra stanno La Prigionia di San Pietro, San Pietro guarisce gli infermi e San Pietro cammina sulle acque e La resurrezione della vedova Tabita. L’altare settecentesco in marmi policromi proviene dall’antica parrocchiale di S. Maurizio e si attiene agli schemi caratteristici del barocco genovese. In un secondo tempo venne aggiunto il tabernacolo con la scultura della Pietà.

Lungo le pareti laterali sono allestiti i banchi in noce intagliato; ai lati della porta maggiore si trovano i due scanni principali, riservati al Priore e al vice Priore, il primo contrassegnato da una tiara pontificia e il secondo dall’insegna del Titolare con le chiavi incrociate. A sinistra dell’altare è esposto il grande crocefisso processionale noto un tempo come “Cristo nero”, ma riportato alla policromia originaria in virtù di un recente restauro. Degno di nota è il grande “cartelame” con la Deposizione di Cristo alla presenza di Santa Maria Maddalena, Maria di Cleofa e San Giovanni Evangelista, realizzato dai Carrega intorno al 1780 e di recente ricostruito alla destra del presbiterio. Non è escluso che esso sia stato utilizzato a contorno del catafalco allestito domenica 31 agosto 1823 per la morte del pontefice Pio VII, di cui si legge in una nota dei Notai Gazo. Nell’Archivio di Stato di Imperia si conserva inoltre il carteggio relativo alla concessione di un mutuo di 2434 lire, deliberata il 12 giugno 1889 per la riparare i danni provocati dal terremoto del 23 febbraio 1887.

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