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Casa Natale di San Leonardo (Già Santa Caterina delle donne) a Porto Maurizio

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Achille Vianelli, 12 12 - 18100 Imperia (IM)
Imperia, Porto Maurizio, Casa natale di San Leonardo, esterno Imperia, Porto Maurizio, Casa natale di San Leonardo, esterno
Imperia, Porto Maurizio, Casa natale di San Leonardo, portale Imperia, Porto Maurizio, Casa natale di San Leonardo, portale
Imperia, Porto Maurizio, Casa natale di San Leonardo, protiro con lunetta affrescata Imperia, Porto Maurizio, Casa natale di San Leonardo, protiro con lunetta affrescata
Im, Porto Maurizio, Logge di S. Chiara nei pressi della Casa natale di San Leonardo, sec XVIII Im, Porto Maurizio, Logge di S. Chiara nei pressi della Casa natale di San Leonardo, sec XVIII

Sappiamo dalle fonti che la confraternita di Santa Caterina d’Alessandria si avvaleva fin dalle origini di due distinte sedi, una per gli uomini e l’altra per le donne. Quest’ultima venne edificata con ogni probabilità nel secolo XIV, a ridosso della cinta muraria, non lontano dal cenobio di Santa Chiara (noto oggi per le suggestive logge, ridisegnate nel 1713 da Gregorio De Ferrari). Dopo la fondazione dell’Unione, alla fine del Cinquecento, le Caterinette mantennero attività separate e nel 1612, secondo quanto si legge in una lapide, procedettero all’ampliamento dell’oratorio, inglobando alcune abitazioni vicine e addossandosi a quella in cui il 20 dicembre 1676 sarebbe venuto al mondo Paolo Gerolamo Casanova, il futuro San Leonardo da Porto Maurizio, canonizzato nel 1867 ed eletto Patrono di Imperia nel 1991.

La chiesa venne officiata a partire nel 1616 e il sodalizio fu riconosciuto ufficialmente l’anno dopo, continuando a gestire l’ospedale femminile ospitato nei locali sottostanti. Durante il secolo XVII si rifece la facciata, aggiungendo il piccolo protiro pensile, un largo oculo per conferire luminosità all’interno e un campaniletto alla sommità. Nella lunetta sopra la porta d’ingresso un pittore probabilmente del posto realizzò il Matrimonio mistico di Santa Caterina, oggi pressoché illeggibile. Tra il 1693 e il 1699 ebbe luogo una ristrutturazione generale su progetto di Marco Antonio Oreggia, il quale sostituì il soffitto a capriate con una volta in muratura e riorganizzò lo spazio del presbiterio, realizzando un altare in materiale povero, poi sostituito dall’attuale di reimpiego. Intorno al 1780 lo stuccatore Giuseppe Adami completò la decorazione laterale, con paraste coronate da capitelli a foglie d’acanto e fascia superiore modanata.

Nel 1856 la confraternita di Santa Caterina si trasferì presso la nuova sede in tardo stile neoclassico nella via San Maurizio e il primitivo oratorio rimase inutilizzato come luogo di culto fino al 1891, quando vi s’insediò la Compagnia della Madonna dei Sette Dolori di Morte e Orazione. Quest’ultima, detta popolarmente della Buona Morte, era nata nel 1695 su iniziativa di alcuni maggiorenti locali allo scopo di offrire il conforto spirituale ai moribondi e l’accompagnamento dei defunti al cimitero. Un biennio più tardi essa s’insediò nell’ampio edificio a pianta ottagonale sormontato da una cupola in cima al Parasio, progettato da Giovanni Battista Oreggia di Molini di Prelà. L’oratorio della Buona Morte si arricchì di testimonianze artistiche di pregio che, dopo la demolizione avvenuta tra il 1889 e il 1891, furono trasferite presso l’ex Santa Caterina, dove continuarono a svolgersi fino al 1909 le attività liturgiche della Compagnia: oltre alle tre tele descritte nelle schede sono da ricordare l’ovale raffigurante San Vincenzo Ferrer di Tommaso Carrega, le statue in stucco dell’Angelo Custode e quelle dei Santi Domenico, Francesco di Sales, Antonio da Padova, tutte della fine del Seicento.

Altre opere furono aggiunte dopo il 1893, allorché il Comune di Porto Maurizio dispose lo smantellamento del convento dell’Annunziata e dell’annessa chiesa nell’attuale Piazza Roma, per costruire l’edificio delle scuole. Vengono da lì l’Immacolata Concezione attribuita a Francesco Bruno, del terzo quarto del XVII secolo, nonché l’altare in marmo della cappella della Natività gestita dalla famiglia Pagliari. Quest’ultimo, realizzato nel 1667 dallo scultore luganese Giovanni Battista Casella, propone nel paliotto un bassorilievo con il presepe e, sul dossale fiancheggiato da colonne tortili sormontate da una corona retta da putti, un frontone circolare con lo stemma della famiglia Pagliari sostenuto da angeli. Ai lati sono collocate due erme femminili in bassorilievo, sempre provenienti dalla chiesa dei Frati Minori, i quali presero sotto la loro cura la casa natale di S. Leonardo, che acquisirono nel 1903 per stabilire l’anno successivo la dedicazione corrente.

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Questo luogo appartiene all'itinerario
Casa Natale di San Leonardo (Già Santa Caterina delle donne) a Porto Maurizio
Tipologia: Edifici religiosi
Via Achille Vianelli, 12 12 18100 Imperia (IM)

Sappiamo dalle fonti che la confraternita di Santa Caterina d’Alessandria si avvaleva fin dalle origini di due distinte sedi, una per gli uomini e l’altra per le donne. Quest’ultima venne edificata con ogni probabilità nel secolo XIV, a ridosso della cinta muraria, non lontano dal cenobio di Santa Chiara (noto oggi per le suggestive logge, ridisegnate nel 1713 da Gregorio De Ferrari). Dopo la fondazione dell’Unione, alla fine del Cinquecento, le Caterinette mantennero attività separate e nel 1612, secondo quanto si legge in una lapide, procedettero all’ampliamento dell’oratorio, inglobando alcune abitazioni vicine e addossandosi a quella in cui il 20 dicembre 1676 sarebbe venuto al mondo Paolo Gerolamo Casanova, il futuro San Leonardo da Porto Maurizio, canonizzato nel 1867 ed eletto Patrono di Imperia nel 1991.

La chiesa venne officiata a partire nel 1616 e il sodalizio fu riconosciuto ufficialmente l’anno dopo, continuando a gestire l’ospedale femminile ospitato nei locali sottostanti. Durante il secolo XVII si rifece la facciata, aggiungendo il piccolo protiro pensile, un largo oculo per conferire luminosità all’interno e un campaniletto alla sommità. Nella lunetta sopra la porta d’ingresso un pittore probabilmente del posto realizzò il Matrimonio mistico di Santa Caterina, oggi pressoché illeggibile. Tra il 1693 e il 1699 ebbe luogo una ristrutturazione generale su progetto di Marco Antonio Oreggia, il quale sostituì il soffitto a capriate con una volta in muratura e riorganizzò lo spazio del presbiterio, realizzando un altare in materiale povero, poi sostituito dall’attuale di reimpiego. Intorno al 1780 lo stuccatore Giuseppe Adami completò la decorazione laterale, con paraste coronate da capitelli a foglie d’acanto e fascia superiore modanata.

Nel 1856 la confraternita di Santa Caterina si trasferì presso la nuova sede in tardo stile neoclassico nella via San Maurizio e il primitivo oratorio rimase inutilizzato come luogo di culto fino al 1891, quando vi s’insediò la Compagnia della Madonna dei Sette Dolori di Morte e Orazione. Quest’ultima, detta popolarmente della Buona Morte, era nata nel 1695 su iniziativa di alcuni maggiorenti locali allo scopo di offrire il conforto spirituale ai moribondi e l’accompagnamento dei defunti al cimitero. Un biennio più tardi essa s’insediò nell’ampio edificio a pianta ottagonale sormontato da una cupola in cima al Parasio, progettato da Giovanni Battista Oreggia di Molini di Prelà. L’oratorio della Buona Morte si arricchì di testimonianze artistiche di pregio che, dopo la demolizione avvenuta tra il 1889 e il 1891, furono trasferite presso l’ex Santa Caterina, dove continuarono a svolgersi fino al 1909 le attività liturgiche della Compagnia: oltre alle tre tele descritte nelle schede sono da ricordare l’ovale raffigurante San Vincenzo Ferrer di Tommaso Carrega, le statue in stucco dell’Angelo Custode e quelle dei Santi Domenico, Francesco di Sales, Antonio da Padova, tutte della fine del Seicento.

Altre opere furono aggiunte dopo il 1893, allorché il Comune di Porto Maurizio dispose lo smantellamento del convento dell’Annunziata e dell’annessa chiesa nell’attuale Piazza Roma, per costruire l’edificio delle scuole. Vengono da lì l’Immacolata Concezione attribuita a Francesco Bruno, del terzo quarto del XVII secolo, nonché l’altare in marmo della cappella della Natività gestita dalla famiglia Pagliari. Quest’ultimo, realizzato nel 1667 dallo scultore luganese Giovanni Battista Casella, propone nel paliotto un bassorilievo con il presepe e, sul dossale fiancheggiato da colonne tortili sormontate da una corona retta da putti, un frontone circolare con lo stemma della famiglia Pagliari sostenuto da angeli. Ai lati sono collocate due erme femminili in bassorilievo, sempre provenienti dalla chiesa dei Frati Minori, i quali presero sotto la loro cura la casa natale di S. Leonardo, che acquisirono nel 1903 per stabilire l’anno successivo la dedicazione corrente.

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