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Chiesa di Santo Stefano a Genova

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Genova

Costruita come abbazia benedettina nell'XI sec., forse sui resti di un precedente nucleo costituito da una torre fortificata bizantina e da una cappella longobarda dedicata a S. Michele, la chiesa di S. Stefano era quasi certamente un'aula unica rettangolare suddivisa in due parti da lesene non più rintracciabili e con una copertura a capriate in legno a vista, ricostruita nel '900 su modello di quella antica.

I fronti interni laterali, in pietra e ritmati da semplici monofore, si concludono nella zona presbiteriale di matrice lombarda. Delimitato da un arcone impostato su lesene, in posizione sopraelevata rispetto all'aula e con accesso tramite una scalinata centrale, il presbiterio è coperto da una cupola ottagona (1306 circa) in mattoni - a sottili nervature - con breve tamburo raccordato al vano sottostante da quattro pennacchi emisferici.

L'abside semicircolare introdotta da un secondo arcone è trattata con una serie di arcate cieche riproposte anche all'esterno tra un alto basamento con monofore che illuminano la cripta sottostante e un coronamento di arcatelle con sguscia soprastante. Le arcate che si impostano sulle semicolonne sono modulate dalle leggere riquadrature che partono dagli archi per continuare nelle lesene sottostanti e nella cornice di base (cfr. torre di S. Donato).

La cripta, sotto il presbiterio, è ricomposta col restauro successivo all'ultimo conflitto: coperta da volte a crociera in cemento su colonne con capitelli tardomedievali è probabilmente la trasformazione dell'antica cripta longobarda, più piccola di quella attuale. Il campanile, originariamente staccato dalla chiesa, presenta un alto basamento in conci di pietra e una trecentesca cella campanaria in mattoni con doppio ordine di polifore e archetti pensili. La facciata, tra due lesene e con il caratteristico paramento a strisce orizzontali bianche e nere, si articola in due parti.

La zona sottostante comprende un portale - con mensole laterali forse di un precedente protiro e con sarcofago romano riutilizzato come architrave - e un rosone non completato; la parte soprastante, a timpano, contiene una bifora e si conclude in una cornice a dentelli e archetti pensili a sesto acuto. Sul lato nord, la facciata trecentesca a conci bianchi e neri della Cappella della Guardia ha al centro una trifora risultato del restauro analogico e filologico otto-novecentesco di Giovanni Campora a cui D'Andrade suggerisce soluzioni tecniche e decorative.

I restauri partono dal semplice completamento delle rifiniture della facciata, persino dei catini decorativi in ceramica posti tra gli archetti di coronamento, e terminano con un intervento generale di ricostruzione dell'intero complesso architettonico. La demolizione tra il 1893 e il '98 delle cappelle costruite nel Seicento sulla parete sud determina la risistemazione di questa in conci di pietra con una lesena centrale, strette monofore, archetti di coronamento e, al piano inferiore, tombe medievali ad arcosolio recuperate dalla vicina necropoli.

All'inizio del'900 la distruzione delle case cinquecentesche addossate alla chiesa e del monastero seicentesco (1652) permette di ricostruire filologicamente abside, tetto, campanile e copertura della cupola (un tiburio ottagonale in laterizio con tetto a spioventi e robusti contrafforti). Sul sedime del monastero un nuovo edificio sacro in stile neoromanico viene inaugurato nel 1908.

Dopo i restauri, che procedono a rilento fino alla morte di D'Andrade (1915), si assiste ad un progressivo degrado del manufatto a cui si unisce il danno conseguente al bombardamento del 1943: crollano il muro sud, metà della facciata, la copertura e la canonica mentre l'abside e il campanile subiscono delle lesioni. S. Stefano viene ricostruita integralmente sotto la direzione di Carlo Ceschi mentre sull'area della nuova chiesa, anch'essa colpita dalle bombe, si edificano gli attuali edifici civili.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Chiesa di Santo Stefano a Genova
Tipologia: Edifici religiosi
Genova

Costruita come abbazia benedettina nell'XI sec., forse sui resti di un precedente nucleo costituito da una torre fortificata bizantina e da una cappella longobarda dedicata a S. Michele, la chiesa di S. Stefano era quasi certamente un'aula unica rettangolare suddivisa in due parti da lesene non più rintracciabili e con una copertura a capriate in legno a vista, ricostruita nel '900 su modello di quella antica.

I fronti interni laterali, in pietra e ritmati da semplici monofore, si concludono nella zona presbiteriale di matrice lombarda. Delimitato da un arcone impostato su lesene, in posizione sopraelevata rispetto all'aula e con accesso tramite una scalinata centrale, il presbiterio è coperto da una cupola ottagona (1306 circa) in mattoni - a sottili nervature - con breve tamburo raccordato al vano sottostante da quattro pennacchi emisferici.

L'abside semicircolare introdotta da un secondo arcone è trattata con una serie di arcate cieche riproposte anche all'esterno tra un alto basamento con monofore che illuminano la cripta sottostante e un coronamento di arcatelle con sguscia soprastante. Le arcate che si impostano sulle semicolonne sono modulate dalle leggere riquadrature che partono dagli archi per continuare nelle lesene sottostanti e nella cornice di base (cfr. torre di S. Donato).

La cripta, sotto il presbiterio, è ricomposta col restauro successivo all'ultimo conflitto: coperta da volte a crociera in cemento su colonne con capitelli tardomedievali è probabilmente la trasformazione dell'antica cripta longobarda, più piccola di quella attuale. Il campanile, originariamente staccato dalla chiesa, presenta un alto basamento in conci di pietra e una trecentesca cella campanaria in mattoni con doppio ordine di polifore e archetti pensili. La facciata, tra due lesene e con il caratteristico paramento a strisce orizzontali bianche e nere, si articola in due parti.

La zona sottostante comprende un portale - con mensole laterali forse di un precedente protiro e con sarcofago romano riutilizzato come architrave - e un rosone non completato; la parte soprastante, a timpano, contiene una bifora e si conclude in una cornice a dentelli e archetti pensili a sesto acuto. Sul lato nord, la facciata trecentesca a conci bianchi e neri della Cappella della Guardia ha al centro una trifora risultato del restauro analogico e filologico otto-novecentesco di Giovanni Campora a cui D'Andrade suggerisce soluzioni tecniche e decorative.

I restauri partono dal semplice completamento delle rifiniture della facciata, persino dei catini decorativi in ceramica posti tra gli archetti di coronamento, e terminano con un intervento generale di ricostruzione dell'intero complesso architettonico. La demolizione tra il 1893 e il '98 delle cappelle costruite nel Seicento sulla parete sud determina la risistemazione di questa in conci di pietra con una lesena centrale, strette monofore, archetti di coronamento e, al piano inferiore, tombe medievali ad arcosolio recuperate dalla vicina necropoli.

All'inizio del'900 la distruzione delle case cinquecentesche addossate alla chiesa e del monastero seicentesco (1652) permette di ricostruire filologicamente abside, tetto, campanile e copertura della cupola (un tiburio ottagonale in laterizio con tetto a spioventi e robusti contrafforti). Sul sedime del monastero un nuovo edificio sacro in stile neoromanico viene inaugurato nel 1908.

Dopo i restauri, che procedono a rilento fino alla morte di D'Andrade (1915), si assiste ad un progressivo degrado del manufatto a cui si unisce il danno conseguente al bombardamento del 1943: crollano il muro sud, metà della facciata, la copertura e la canonica mentre l'abside e il campanile subiscono delle lesioni. S. Stefano viene ricostruita integralmente sotto la direzione di Carlo Ceschi mentre sull'area della nuova chiesa, anch'essa colpita dalle bombe, si edificano gli attuali edifici civili.

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