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Porta di Vacca o di Santa Fede

Tipologia: Architetture/Castelli e fortificazioni
- Genova
La porta La porta
La porta La porta

Nel sistema fortificato eretto dalla Repubblica nel 1155 per difendere la città dalle incursioni di Federico Barbarossa, la porta di Santa Fede o Sottana costituiva uno dei cinque varchi previsti. La sua risoluzione formale (di supposta matrice antelamica) ad opera di Guiscardus magister, Johannes Bonus Cortese e Johannes de Castro la accomuna alla porta Soprana all'interno di un progetto estremamente unitario.

Localizzata all'estremo ponente e costruita immediatamente dopo la copertura del rivo di Carbonara (attuale via delle Fontane) tra il 1155 e il 1159, la porta Sottana si collocava a chiusura del Burgus, l'immenso quartiere suburbano sviluppatosi tra la Ripa Maris, il Campo e le Vigne, ormai divenuto il nuovo nucleo produttivo-commerciale della città.

La prima denominazione di porta di Santa Fede si deve alla vicinanza di un'antica chiesetta romanica (trasformata in negozio ed oggi in restauro nella versione seicentesca) mentre dopo il XIII secolo diventa porta dei Vacca, dal nome della famiglia Vachero che possedeva immobili nella zona. Il manufatto architettonico, come si deduce dall'analisi della torre sud liberata dalle superfetazioni da un restauro eseguito negli anni '60, è realizzato a conci di pietra irregolari e presenta un solo fornice fiancheggiato da due torri a fronte rettilinea verso la città e semicircolare all'esterno.

Il prospetto su via delle Fontane presenta una superficie compatta, interrotta soltanto da due serie di archetti ciechi pensili e si conclude in una merlatura a coda di rondine che viene riproposta anche sul camminamento di ronda tra le due torri. L'arcone ogivale esterno ha il suo corrispettivo su via del Campo in un profilo a tutto sesto, impostato su doppio ordine di colonnine marmoree concluse da pregevoli capitelli a motivi zoomorfi (aquile e sirene), probabilmente di scuola pisana.

La torre ed il varco rappresentano un'espressione compiuta del romanico genovese che recupera i modelli della tradizione classica (si veda ad esempio la risoluzione delle porte nelle Mura Aureliane a Roma) dall'architettura militare delle colonie commerciali genovesi e pisane nel vicino Oriente, rielaborandoli sulle forme importate dal repertorio lombardo. La porta, destinata a prigione e luogo di esecuzioni capitali per un lungo periodo, nel 1782 viene incorporata in palazzo Serra su progetto del Pellegrini e la torre nord mantiene ancora oggi l'originario rivestimento settecentesco; il fronte interno è pressoché invisibile perché annesso alle abitazioni vicine.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Porta di Vacca o di Santa Fede
Tipologia: Castelli e fortificazioni
Genova

Nel sistema fortificato eretto dalla Repubblica nel 1155 per difendere la città dalle incursioni di Federico Barbarossa, la porta di Santa Fede o Sottana costituiva uno dei cinque varchi previsti. La sua risoluzione formale (di supposta matrice antelamica) ad opera di Guiscardus magister, Johannes Bonus Cortese e Johannes de Castro la accomuna alla porta Soprana all'interno di un progetto estremamente unitario.

Localizzata all'estremo ponente e costruita immediatamente dopo la copertura del rivo di Carbonara (attuale via delle Fontane) tra il 1155 e il 1159, la porta Sottana si collocava a chiusura del Burgus, l'immenso quartiere suburbano sviluppatosi tra la Ripa Maris, il Campo e le Vigne, ormai divenuto il nuovo nucleo produttivo-commerciale della città.

La prima denominazione di porta di Santa Fede si deve alla vicinanza di un'antica chiesetta romanica (trasformata in negozio ed oggi in restauro nella versione seicentesca) mentre dopo il XIII secolo diventa porta dei Vacca, dal nome della famiglia Vachero che possedeva immobili nella zona. Il manufatto architettonico, come si deduce dall'analisi della torre sud liberata dalle superfetazioni da un restauro eseguito negli anni '60, è realizzato a conci di pietra irregolari e presenta un solo fornice fiancheggiato da due torri a fronte rettilinea verso la città e semicircolare all'esterno.

Il prospetto su via delle Fontane presenta una superficie compatta, interrotta soltanto da due serie di archetti ciechi pensili e si conclude in una merlatura a coda di rondine che viene riproposta anche sul camminamento di ronda tra le due torri. L'arcone ogivale esterno ha il suo corrispettivo su via del Campo in un profilo a tutto sesto, impostato su doppio ordine di colonnine marmoree concluse da pregevoli capitelli a motivi zoomorfi (aquile e sirene), probabilmente di scuola pisana.

La torre ed il varco rappresentano un'espressione compiuta del romanico genovese che recupera i modelli della tradizione classica (si veda ad esempio la risoluzione delle porte nelle Mura Aureliane a Roma) dall'architettura militare delle colonie commerciali genovesi e pisane nel vicino Oriente, rielaborandoli sulle forme importate dal repertorio lombardo. La porta, destinata a prigione e luogo di esecuzioni capitali per un lungo periodo, nel 1782 viene incorporata in palazzo Serra su progetto del Pellegrini e la torre nord mantiene ancora oggi l'originario rivestimento settecentesco; il fronte interno è pressoché invisibile perché annesso alle abitazioni vicine.

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