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Chiesa di San Matteo a Genova

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Genova
La chiesa La chiesa
Un fregio del portale Un fregio del portale
Palazzo Doria Palazzo Doria
Gli edifici circostanti Gli edifici circostanti
Gli edifici circostanti Gli edifici circostanti
Gli edifici circostanti Gli edifici circostanti

La chiesa di San Matteo, edificata per volere di Martino Doria, è inserita in un tessuto urbano connotato per la posizione estremamente strategica, nonché suggestiva: il sistema chiesa-piazza-palazzi, progettato e realizzato come un complesso unitario e organizzato intorno alla piazza quadrangolare, denota un'unitarieta compositiva del sistema edilizio, sottolineata, peraltro, anche dal rivestimento a fasce bianche e nere presenti sia sulla chiesa che sulle abitazioni di Lamba, Branca, Domenico e Andrea Doria.

La facciata della chiesa, tripartita in senso verticale secondo il modulo a frontone spezzato, è decorata a strisce orizzontali bianche e nere, ed è animata da lesene che, partendo dallo zoccolo, terminano nel coronamento ad archetti pensili. Una cornice a denti di lupo corre lungo gli spioventi. Nella facciata sono visibili il rosone centrale (ornato di doppia cornice) e due finestre: quella di destra sovrasta la fonte del sarcofago tardo-romano collocato nel 1323 (trofeo della battaglia di Curzola portato da Lamba Doria); quella di sinistra sovrasta un'iscrizione celebrativa di Andrea Doria.

La porta d'ingresso è incorniciata da un protiro poco aggettante, ornato di due semicolonne su ogni lato sorreggenti un arco a sesto acuto con doppia cornice dentellata, che racchiude il mosaico medioevale di San Matteo. Internamente la chiesa è a pianta quadrangolare, a tre navate, con transetto non aggettante, al centro del quale è impostato il raccordo ottagonale della cupola. Le navate laterali, scandite in quattro campate voltate a crociera, sono separate da quella centrale da due file di quattro colonne con capitelli compositi rinascimentali, che sostengono archi a tutto sesto; la navata centrale è attraversata da due arconi a sesto acuto ed è coperta di volte in muratura. La parte absidale comprende il coro e le due cappelle laterali.

La primitiva chiesa romanica eretta in localita Campetto nell'anno 1125 in qualita di cappella gentilizia fu demolita e ricostruita nel 1278, quando i Doria decisero di rinnovare l'edificio sacro, ricostruendolo di maggiori dimensioni, in posizione leggermente arretrata rispetto alla precedente, in modo da trovarsi collocata sulla sommità del pendio della piazza e in posizione sopraelevata. Di questa versione è giunta a noi praticamente inalterata la sola facciata, mentre l'interno gotico è stato cancellato dalle successive trasformazioni cinquecentesche: Andrea Doria, infatti, decise di rinnovarlo affidando l'incarico, in un primo tempo, a Giovanni Angelo Montorsoli e successivamente a G. B. Castello (il Bergamasco). Quest'ultimo insieme a Luca Cambiaso completò poi il rimodernamento della chiesa con decorazioni ad affreschi e stucchi.

Bisogna attendere il XX secolo per nuovi cambiamenti: nel 1910, infatti, esigenze di viabilità, resero necessario l'allargamento di via David Chiossone, con il conseguente arretramento del sagrato; il Comune diede inizio a una serie di opere che hanno riguardato anche la chiesa, tra cui la demolizione delle parti aggiunte sul frontone (frutto del cinquecentesco intervento sul tetto) e la sostituzione delle due scalette che conducevano al sagrato con un'unica scalinata (1935).

In occasione delle Colombiane del 1992 sono stati realizzati ulteriori interventi, tra cui la conservazione e pulitura del rivestimento in bianco e nero della facciata, la sostituzione delle vetrate del rosone centrale, il rifacimento integrale del tetto.
Dal punto di vista decorativo ogni traccia di eventuali opere anteriori agli interventi cinquecenteschi è ovviamente scomparsa; da ricordare la Deposizione di Anton Maria Maragliano (XVII/XVIII) e una Sacra Famiglia con Sant'Anna di Bernardo Castello.

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Questo luogo appartiene all'itinerario
Chiesa di San Matteo a Genova
Tipologia: Edifici religiosi
Genova

La chiesa di San Matteo, edificata per volere di Martino Doria, è inserita in un tessuto urbano connotato per la posizione estremamente strategica, nonché suggestiva: il sistema chiesa-piazza-palazzi, progettato e realizzato come un complesso unitario e organizzato intorno alla piazza quadrangolare, denota un'unitarieta compositiva del sistema edilizio, sottolineata, peraltro, anche dal rivestimento a fasce bianche e nere presenti sia sulla chiesa che sulle abitazioni di Lamba, Branca, Domenico e Andrea Doria.

La facciata della chiesa, tripartita in senso verticale secondo il modulo a frontone spezzato, è decorata a strisce orizzontali bianche e nere, ed è animata da lesene che, partendo dallo zoccolo, terminano nel coronamento ad archetti pensili. Una cornice a denti di lupo corre lungo gli spioventi. Nella facciata sono visibili il rosone centrale (ornato di doppia cornice) e due finestre: quella di destra sovrasta la fonte del sarcofago tardo-romano collocato nel 1323 (trofeo della battaglia di Curzola portato da Lamba Doria); quella di sinistra sovrasta un'iscrizione celebrativa di Andrea Doria.

La porta d'ingresso è incorniciata da un protiro poco aggettante, ornato di due semicolonne su ogni lato sorreggenti un arco a sesto acuto con doppia cornice dentellata, che racchiude il mosaico medioevale di San Matteo. Internamente la chiesa è a pianta quadrangolare, a tre navate, con transetto non aggettante, al centro del quale è impostato il raccordo ottagonale della cupola. Le navate laterali, scandite in quattro campate voltate a crociera, sono separate da quella centrale da due file di quattro colonne con capitelli compositi rinascimentali, che sostengono archi a tutto sesto; la navata centrale è attraversata da due arconi a sesto acuto ed è coperta di volte in muratura. La parte absidale comprende il coro e le due cappelle laterali.

La primitiva chiesa romanica eretta in localita Campetto nell'anno 1125 in qualita di cappella gentilizia fu demolita e ricostruita nel 1278, quando i Doria decisero di rinnovare l'edificio sacro, ricostruendolo di maggiori dimensioni, in posizione leggermente arretrata rispetto alla precedente, in modo da trovarsi collocata sulla sommità del pendio della piazza e in posizione sopraelevata. Di questa versione è giunta a noi praticamente inalterata la sola facciata, mentre l'interno gotico è stato cancellato dalle successive trasformazioni cinquecentesche: Andrea Doria, infatti, decise di rinnovarlo affidando l'incarico, in un primo tempo, a Giovanni Angelo Montorsoli e successivamente a G. B. Castello (il Bergamasco). Quest'ultimo insieme a Luca Cambiaso completò poi il rimodernamento della chiesa con decorazioni ad affreschi e stucchi.

Bisogna attendere il XX secolo per nuovi cambiamenti: nel 1910, infatti, esigenze di viabilità, resero necessario l'allargamento di via David Chiossone, con il conseguente arretramento del sagrato; il Comune diede inizio a una serie di opere che hanno riguardato anche la chiesa, tra cui la demolizione delle parti aggiunte sul frontone (frutto del cinquecentesco intervento sul tetto) e la sostituzione delle due scalette che conducevano al sagrato con un'unica scalinata (1935).

In occasione delle Colombiane del 1992 sono stati realizzati ulteriori interventi, tra cui la conservazione e pulitura del rivestimento in bianco e nero della facciata, la sostituzione delle vetrate del rosone centrale, il rifacimento integrale del tetto.
Dal punto di vista decorativo ogni traccia di eventuali opere anteriori agli interventi cinquecenteschi è ovviamente scomparsa; da ricordare la Deposizione di Anton Maria Maragliano (XVII/XVIII) e una Sacra Famiglia con Sant'Anna di Bernardo Castello.

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