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L’Aereovisione di Portovenere

Tipologia:
- Portovenere (SP)
Porto Venere Comune, Renato di Bosso, Portovenere (particolare), 1934 Porto Venere Comune, Renato di Bosso, Portovenere (particolare), 1934
Porto Venere Comune, O. Peruzzi, Sensazioni a Portovenere, 1933 Porto Venere Comune, O. Peruzzi, Sensazioni a Portovenere, 1933
Portovenere Comune, Fillia, Portovenere (particolare), 1933 Porto Venere Comune, Fillia, Portovenere (particolare), 1933

Portovenere, come Lerici e il Golfo sono stati protagoni­sti del­la geografia paesaggistico ambien­tale del secondo futurismo e del­l'attività di Fillia in particolare. Il grande successo di pubblico del Premio del Golfo non era passa­to inosservato e così nel 1934 il Comune di Portovenere invitò gli artisti che avevano lavorato nel Golfo a dare un saggio della loro arte per costituire nella casermetta, presso la chiesa di San Pietro, una raccolta permanente di opere, stu­di, soggetti per valorizzare luoghi e artisti che avevano operato in quei luoghi nel fatidico 1933, impegnati in una promozione artistica con fina­lità turistiche.

Aderirono enti, scultori e pittori e tra questi Renato Di Bosso, Fillia, Gerardo Dottori e Osvaldo Peruzzi, con circa sessanta opere. Per pubblicizzare l'evento che preve­deva anche la riconsacrazione della Chiesa di San Pietro, vennero scel­ti Salvatore Aprigliano e France­sco Gamba, autori aggiornati sulle più recenti ricerche linguistiche in ambito europeo, dei quali si con­servano per l'occasione il Manife­sto per la riconsacrazione di San Pietro a Portovenere, 1934 e Portovenere, 1934.

I partecipanti lasciarono a Porto Venere, tuttora conservate nella collezione del Comune, opere significative della sperimentazione dell'avanguardia futurista degli anni trenta. Gerardo Dottori fu presente con più lavori, rimane a testimoniare questa sua presenza la tavoletta raffigurante San Pietro, mentre l'opera su faesite Portove­nere, sembra sia andata dispersa. Il dipinto di Renato Di Bosso Por­tovenere del '34, pur nella trasfi­gurazione fantasiosa, rimane anco­rato a valori fortemente aeropittorici e plastici, evidenziati dalla concettualità razionalista dell’antica palazzata, che rivela una personale rilettura dei colori mediterranei, influenzata dalle architetture del Mazzoni dove predominavano inserti materici nei colori del cotto. Osvaldo Peruzzi, che rifiutò sem­pre la codificazione crispoltiana tra primo e secondo Futurismo in Sen­sazioni a Portovenere riprende il motivo futurista del semicerchio, riproponendo la distorsione per­cettiva delle visioni aeree e la com­penetrazione simultanea della costa e del mare, rivelando così una evidente adesione all'ultimo Fillia. Quest'ulti­mo è presente con un'opera del '33 che raffigura la rocca di San Pietro in chiave aereopittorica, rivelatrice di una estetica del pae­saggio che con piena sintesi dinamica tra natura e spazio architettoni­co si pone come espressione di un vero lirismo futurista del paesaggio. Il contrasto tra i colori della terra e quelli del cielo, virati e luminosi, accentuano il movimento ascensionale che rivela l’intenso interrogarsi dell’autore sul misterioso mondo superumano e sul rinnovamento che la civiltà meccanica imprimeva al rap­porto tra uomo e ambiente, dominato da una forza supe­riore.

L’Aereovisione di Portovenere
Tipologia: Gallerie d'arte
Portovenere (SP)

Portovenere, come Lerici e il Golfo sono stati protagoni­sti del­la geografia paesaggistico ambien­tale del secondo futurismo e del­l'attività di Fillia in particolare. Il grande successo di pubblico del Premio del Golfo non era passa­to inosservato e così nel 1934 il Comune di Portovenere invitò gli artisti che avevano lavorato nel Golfo a dare un saggio della loro arte per costituire nella casermetta, presso la chiesa di San Pietro, una raccolta permanente di opere, stu­di, soggetti per valorizzare luoghi e artisti che avevano operato in quei luoghi nel fatidico 1933, impegnati in una promozione artistica con fina­lità turistiche.

Aderirono enti, scultori e pittori e tra questi Renato Di Bosso, Fillia, Gerardo Dottori e Osvaldo Peruzzi, con circa sessanta opere. Per pubblicizzare l'evento che preve­deva anche la riconsacrazione della Chiesa di San Pietro, vennero scel­ti Salvatore Aprigliano e France­sco Gamba, autori aggiornati sulle più recenti ricerche linguistiche in ambito europeo, dei quali si con­servano per l'occasione il Manife­sto per la riconsacrazione di San Pietro a Portovenere, 1934 e Portovenere, 1934.

I partecipanti lasciarono a Porto Venere, tuttora conservate nella collezione del Comune, opere significative della sperimentazione dell'avanguardia futurista degli anni trenta. Gerardo Dottori fu presente con più lavori, rimane a testimoniare questa sua presenza la tavoletta raffigurante San Pietro, mentre l'opera su faesite Portove­nere, sembra sia andata dispersa. Il dipinto di Renato Di Bosso Por­tovenere del '34, pur nella trasfi­gurazione fantasiosa, rimane anco­rato a valori fortemente aeropittorici e plastici, evidenziati dalla concettualità razionalista dell’antica palazzata, che rivela una personale rilettura dei colori mediterranei, influenzata dalle architetture del Mazzoni dove predominavano inserti materici nei colori del cotto. Osvaldo Peruzzi, che rifiutò sem­pre la codificazione crispoltiana tra primo e secondo Futurismo in Sen­sazioni a Portovenere riprende il motivo futurista del semicerchio, riproponendo la distorsione per­cettiva delle visioni aeree e la com­penetrazione simultanea della costa e del mare, rivelando così una evidente adesione all'ultimo Fillia. Quest'ulti­mo è presente con un'opera del '33 che raffigura la rocca di San Pietro in chiave aereopittorica, rivelatrice di una estetica del pae­saggio che con piena sintesi dinamica tra natura e spazio architettoni­co si pone come espressione di un vero lirismo futurista del paesaggio. Il contrasto tra i colori della terra e quelli del cielo, virati e luminosi, accentuano il movimento ascensionale che rivela l’intenso interrogarsi dell’autore sul misterioso mondo superumano e sul rinnovamento che la civiltà meccanica imprimeva al rap­porto tra uomo e ambiente, dominato da una forza supe­riore.