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Lerici e il suo Castello protagonisti della geografia paesaggistica del secondo futurismo

Tipologia:
Piazza San Giorgio - 19032 Lerici (SP)
Lerici Comune, R. Di Bosso, Lerici (particolare), 1933 Lerici Comune, R. Di Bosso, Lerici (particolare), 1933

Dottori vinse la storica prima edi­zione del Premio del Golfo del '33 con la parte centrale di un trit­tico dedicato a La Spezia - Lerici - Portovenere, che risulta disperso, rimangono una serie di studi pre­paratori, un corpus che raffigura il nostro Golfo, Lerici e Porto Vene­re, ripresi dal vero e da mutevoli angolazioni. Il 1933 sarà un anno cruciale che vide nel Golfo una vera e propria pattuglia futurista per­correre in lungo e in largo le spon­de e le soprastanti colline, primi fra tutti Fillia e Prampolini, Di Bosso, il livornese Osvaldo Perruzzi, Mari­sa Mori.
Governato rea­lizza la prima opera polimaterica, presentata al Trianon, in linea con le avanguardie storiche, sempre nel 1933 assistiamo a qualche excursus di Caselli, con Aerovisione del Golfo e Sintesi balneare e non manca la brevissima adesione al Futurismo di Aprigliano che si risolse in alcune opere di grafica.

Lerici e il suo Castello, così come Portovenere, sono stati i protagoni­sti, come l’aereovisione del Golfo della Spezia, del­la geografia paesaggistico-ambien­tale del secondo Futurismo. L'impatto visivo di quella potente struttura, così come quello della Chiesa di San Pietro e del Castello di Portovenere non poteva sfuggi­re a chi privilegiava il colpo d'oc­chio sul Golfo che da qualunque parte lo si guardi, di fronte, di lato, di sopra, in una sintesi ottico mne­monica, rimbalza da una all'altra di quelle potenti sentinelle. Nel notissi­mo Ritratto di Marinetti, l'occhio del poeta è il centro del dipinto, ma anche dell'universo che si collega tra­mite un lungo filo al Castello di Lerici. Molte opere di quella grande attività sono confluite in collezioni private e nelle civiche collezioni umbre restano alcuni dipinti di Dottori che raffigurano il Golfo e il Castello di Lerici. 

Nel Palazzo Comunale di Lerici, opera di Oliva, di matrice razionalista con echi futuristi è fortunatamente conservato un bel dipinto del 1933 di Di Bosso, pittore influenzato da Fillia nell'uso di un potente croma­tismo, saldamente ancorato a valo­ri fortemente plastici e aeropittori­ci. Il dipinto raffigu­ra il Castello di Lerici e la sua baia, e con un velocissimo declino virato sul Golfo evidenzia i due promontori che ne chiudono il semicerchio, ponendo in primo piano un poderoso guardiano che declina una forza provocatoria ed eversiva a protezione dei luoghi. L’opera mostra appieno un estetica del paesaggio in chiave aereopittorica che rivela una vera sintesi dinamica tra paesaggio naturale ed architettonico e si pone come eccellente espressione del dinamismo futurista degli anni trenta. 

Lerici e il suo Castello protagonisti della geografia paesaggistica del secondo futurismo
Tipologia: Architetture
Piazza San Giorgio 19032 Lerici (SP)

Dottori vinse la storica prima edi­zione del Premio del Golfo del '33 con la parte centrale di un trit­tico dedicato a La Spezia - Lerici - Portovenere, che risulta disperso, rimangono una serie di studi pre­paratori, un corpus che raffigura il nostro Golfo, Lerici e Porto Vene­re, ripresi dal vero e da mutevoli angolazioni. Il 1933 sarà un anno cruciale che vide nel Golfo una vera e propria pattuglia futurista per­correre in lungo e in largo le spon­de e le soprastanti colline, primi fra tutti Fillia e Prampolini, Di Bosso, il livornese Osvaldo Perruzzi, Mari­sa Mori.
Governato rea­lizza la prima opera polimaterica, presentata al Trianon, in linea con le avanguardie storiche, sempre nel 1933 assistiamo a qualche excursus di Caselli, con Aerovisione del Golfo e Sintesi balneare e non manca la brevissima adesione al Futurismo di Aprigliano che si risolse in alcune opere di grafica.

Lerici e il suo Castello, così come Portovenere, sono stati i protagoni­sti, come l’aereovisione del Golfo della Spezia, del­la geografia paesaggistico-ambien­tale del secondo Futurismo. L'impatto visivo di quella potente struttura, così come quello della Chiesa di San Pietro e del Castello di Portovenere non poteva sfuggi­re a chi privilegiava il colpo d'oc­chio sul Golfo che da qualunque parte lo si guardi, di fronte, di lato, di sopra, in una sintesi ottico mne­monica, rimbalza da una all'altra di quelle potenti sentinelle. Nel notissi­mo Ritratto di Marinetti, l'occhio del poeta è il centro del dipinto, ma anche dell'universo che si collega tra­mite un lungo filo al Castello di Lerici. Molte opere di quella grande attività sono confluite in collezioni private e nelle civiche collezioni umbre restano alcuni dipinti di Dottori che raffigurano il Golfo e il Castello di Lerici. 

Nel Palazzo Comunale di Lerici, opera di Oliva, di matrice razionalista con echi futuristi è fortunatamente conservato un bel dipinto del 1933 di Di Bosso, pittore influenzato da Fillia nell'uso di un potente croma­tismo, saldamente ancorato a valo­ri fortemente plastici e aeropittori­ci. Il dipinto raffigu­ra il Castello di Lerici e la sua baia, e con un velocissimo declino virato sul Golfo evidenzia i due promontori che ne chiudono il semicerchio, ponendo in primo piano un poderoso guardiano che declina una forza provocatoria ed eversiva a protezione dei luoghi. L’opera mostra appieno un estetica del paesaggio in chiave aereopittorica che rivela una vera sintesi dinamica tra paesaggio naturale ed architettonico e si pone come eccellente espressione del dinamismo futurista degli anni trenta.