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Manlio Costa: un itinerario futurista tra Via XX Settembre e Via del Torretto

Tipologia:
Via del Torretto - Via XX Settembre - La Spezia (SP)
Sede Accademia G. Capellini Sede Accademia G. Capellini
Casa Peragallo Casa Peragallo
Casa Ceretti Casa Ceretti
Casa Bertagna Casa Bertagna

Dalla fine degli anni Venti La Spezia subì una trasformazione radicale ad opera di progettisti noti in ambito nazionale, fra questi, Manlio Costa (La Spezia, 1901-1936), professore di disegno nominato architetto "ope legis". Dopo il Liceo Artistico a Carrara fre­quentò alcuni corsi presso l'Accademia di Belle Arti a Bologna dove incontrò Angiolo Mazzoni autore del Palazzo del­le Poste spezzino. Redattore delle riviste La Terra dei Vivi (La Spezia '33), La città nuova (Torino '34) e Stile futuri­sta (Torino '34-'36), insieme al critico spezzino Renato Righetti tenne i contatti con il gruppo futurista torinese guidato da Fillia.

Alla Spezia progettò numerosi edifici fra il '27 e il '36, spaziando dalla Secessione Viennese al Déco purista, al Futurismo. Costa applicò le teorie del­l’architetto futurista italiano Sant'Elia, secondo il quale le soluzioni futuriste aumentano il dinamismo delle linee dia­gonali e l'effetto di abbassamento del pun­to di vista causato dalla loro presenza. Così vanno moltiplicandosi anche a La Spezia “opere veramente degne del genio immortale del futurista Antonio Sant'Elia precursore della nuova architettura mondiale".

Su Via XX Settembre ad opera di Manlio Costa sorge uno dei suoi primi edifici la sede dell’Accademia Giovanni Cappellini con caratteri decò e classici, come deponeva il colonnato della facciata, ristrutturata dopo i danni della seconda guerra mondiale. Nell’edificio Costa metteva in atto una semplificazione degli elementi classici introdotti, declinandoli in forme geometriche pure, connesse ad una logica prettamente novecentesca. 

Nel 1931-32 sullo stesso asse viario, a poca distanza dall’Accademia, progetta in uno stile “lirico-funzionale",ossia razionalista, ma stemperato da curve e colori "mediterra­nei", Casa Peragallo costruita in collaborazione con l'arch. Giovanni Dazzi. Lasciato da parte il neoclassicismo novecentista introduce nella parte alta i termini di un profondo cambiamento con una dinamicità che si confrontava coi i baluardi del Forte di San Giorgio, il lieve sbalzo dell’ultimo piano parafrasava quello delle guardiole della fortezza. Nella convessità dello spigolo poggiavano balconi pieni in un gioco di volumi assolutamente cubisti.

Moti­vi analoghi ricorrono anche nella Casa Ceretti, realizzata nel 1934, edificata a poche decine di metri dagli altri due edifici, caratterizzata da eleganti balconcini concavi con balaustre in ferro battuto, realizzati su spigolo rettangolare. Nel 1933 aveva progettato e fatto realizzare su via del Torretto, in collegamento visivo con i due palazzi di Via XX Settembre, Casa Bertagna, interessante progetto di "casa ad elementi sovrapposti", edificio ben conservato, anche negli interni rivestiti in marmi con venature. L'impian­to dinamico è accentuato dall'asimmetria e dalle ringhiere metalliche, la pensilina superiore ha i caratteristici oculi e le terrazze poggiano su spigolo che simula la prua di una nave.

Il Futurismo di Costa ebbe matrici proprie ed originali, rivelatore di una convinta volontà di rinnovamento linguistico molto vicino alla concettualità razionalista che si rivela appieno proprio nella Casa Bertagna per “l’aggressiva decantazione dei volumi spezzati dalle aperture angolari”, con una personale rilettura dell’architettura mediterranea, come aveva scritto di lui Mazzoni, raggiunge così “espressione poeti­ca, limpidezza di forme, purezza di rap­porti tra pieni e vuoti".
Manlio Costa morì precocemente nel 1936 lo stesso anno in cui scomparve il più noto futurista torinese Fillia: la morte aveva colto entrambi nel pieno di un attività progettuale e artistica che condivisero nelle animate frequentazioni. 

Manlio Costa: un itinerario futurista tra Via XX Settembre e Via del Torretto
Tipologia: Architetture
Via del Torretto - Via XX Settembre La Spezia (SP)

Dalla fine degli anni Venti La Spezia subì una trasformazione radicale ad opera di progettisti noti in ambito nazionale, fra questi, Manlio Costa (La Spezia, 1901-1936), professore di disegno nominato architetto "ope legis". Dopo il Liceo Artistico a Carrara fre­quentò alcuni corsi presso l'Accademia di Belle Arti a Bologna dove incontrò Angiolo Mazzoni autore del Palazzo del­le Poste spezzino. Redattore delle riviste La Terra dei Vivi (La Spezia '33), La città nuova (Torino '34) e Stile futuri­sta (Torino '34-'36), insieme al critico spezzino Renato Righetti tenne i contatti con il gruppo futurista torinese guidato da Fillia.

Alla Spezia progettò numerosi edifici fra il '27 e il '36, spaziando dalla Secessione Viennese al Déco purista, al Futurismo. Costa applicò le teorie del­l’architetto futurista italiano Sant'Elia, secondo il quale le soluzioni futuriste aumentano il dinamismo delle linee dia­gonali e l'effetto di abbassamento del pun­to di vista causato dalla loro presenza. Così vanno moltiplicandosi anche a La Spezia “opere veramente degne del genio immortale del futurista Antonio Sant'Elia precursore della nuova architettura mondiale".

Su Via XX Settembre ad opera di Manlio Costa sorge uno dei suoi primi edifici la sede dell’Accademia Giovanni Cappellini con caratteri decò e classici, come deponeva il colonnato della facciata, ristrutturata dopo i danni della seconda guerra mondiale. Nell’edificio Costa metteva in atto una semplificazione degli elementi classici introdotti, declinandoli in forme geometriche pure, connesse ad una logica prettamente novecentesca. 

Nel 1931-32 sullo stesso asse viario, a poca distanza dall’Accademia, progetta in uno stile “lirico-funzionale",ossia razionalista, ma stemperato da curve e colori "mediterra­nei", Casa Peragallo costruita in collaborazione con l'arch. Giovanni Dazzi. Lasciato da parte il neoclassicismo novecentista introduce nella parte alta i termini di un profondo cambiamento con una dinamicità che si confrontava coi i baluardi del Forte di San Giorgio, il lieve sbalzo dell’ultimo piano parafrasava quello delle guardiole della fortezza. Nella convessità dello spigolo poggiavano balconi pieni in un gioco di volumi assolutamente cubisti.

Moti­vi analoghi ricorrono anche nella Casa Ceretti, realizzata nel 1934, edificata a poche decine di metri dagli altri due edifici, caratterizzata da eleganti balconcini concavi con balaustre in ferro battuto, realizzati su spigolo rettangolare. Nel 1933 aveva progettato e fatto realizzare su via del Torretto, in collegamento visivo con i due palazzi di Via XX Settembre, Casa Bertagna, interessante progetto di "casa ad elementi sovrapposti", edificio ben conservato, anche negli interni rivestiti in marmi con venature. L'impian­to dinamico è accentuato dall'asimmetria e dalle ringhiere metalliche, la pensilina superiore ha i caratteristici oculi e le terrazze poggiano su spigolo che simula la prua di una nave.

Il Futurismo di Costa ebbe matrici proprie ed originali, rivelatore di una convinta volontà di rinnovamento linguistico molto vicino alla concettualità razionalista che si rivela appieno proprio nella Casa Bertagna per “l’aggressiva decantazione dei volumi spezzati dalle aperture angolari”, con una personale rilettura dell’architettura mediterranea, come aveva scritto di lui Mazzoni, raggiunge così “espressione poeti­ca, limpidezza di forme, purezza di rap­porti tra pieni e vuoti".
Manlio Costa morì precocemente nel 1936 lo stesso anno in cui scomparve il più noto futurista torinese Fillia: la morte aveva colto entrambi nel pieno di un attività progettuale e artistica che condivisero nelle animate frequentazioni.