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Il Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni e le plastiche murali di Fillia e Prampolini

Tipologia:
Piazza Giuseppe Verdi 1 - 19100 La Spezia (SP)
Palazzo delle Poste Palazzo delle Poste
Palazzo delle Poste, Fillia "Le comunicazioni terrestri" (particolare), 1933 Palazzo delle Poste, Fillia "Le comunicazioni terrestri" (particolare), 1933
Palazzo delle Poste, Fillia ed E. Prampolini "Le vie del cielo e del mare" (particolare), 1933 Palazzo delle Poste, Fillia ed E. Prampolini "Le vie del cielo e del mare" (particolare), 1933
Palazzo delle Poste, Fillia ed E. Prampolini "Le vie del cielo e del mare", 1933 Palazzo delle Poste, Fillia ed E. Prampolini "Le vie del cielo e del mare", 1933

Il Palazzo delle Poste della Spezia fu pro­gettato e edificato fra il 1930 e il 1933 dal­l'architetto Angiolo Mazzoni, fun­zionario tecnico del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, che aveva già dato ampia prova delle sue capacità costruttive con le precedenti realizzazioni dei palazzi delle poste di Ferrara, Nuoro e Trieste.
Mazzoni si era formato a Roma diplomandosi alla Scuola di applicazioni per Ingegneri (1919) lau­reandosi poi in Architettura all'Accade­mia di Belle Arti (1922).  Simpatizzante del movimen­to Futurista, vi aderì ufficialmente su sol­lecitazione di Marinetti nel maggio del 1933. Con questi e con Somenzi firmò, nel febbraio 1934, il Manifesto dell'architet­tura aerea e diresse, sempre con Somen­zi, dal gennaio 1934 la rivista Futurismo e da solo la rivista Sant'Elia che ne fu la prosecuzione.

Il progetto spezzino ebbe più stesure, metodo abbastanza comune nel modo di fare dell'eclettico Mazzoni, in un primo tempo il palazzo doveva sorgere vicino a villa Falicon, sul lato dei giardini lungomare. L'edificio sorse invece nell'isolato a monte dell'attuale Piazza Verdi, al posto del progettato nuo­vo teatro della città. Per l'adattamento al terreno non pianeg­giante, Mazzoni dovette modificare forte­mente il suo progetto, ormai sicuro e forte delle espe­rienze maturate in quegli anni fertilissimi per il suo lavoro. Scelse per il palazzo del­la Spezia lo schema della basilica civile, rielaborando le soluzioni formali del palazzo postale di Nuoro, ricomponendo in ritmi più allungati la facciata, arretrata e rialzata rispetto al piano stradale e dan­do più slancio alla torre quadrata e ai pila­stri, ottenendo così un'aura metafisica.

Come a Palermo, a Massa e in altri casi, Mazzoni si dimostra noncurante dell'am­biente urbano precedente. Tale carattere dissonante è rafforzato dalle pre­cise scelte futuriste degli inter­ni, soprattutto per l'inserimento delle plastiche murali della torre, realizzati con tesserine ceramiche fornite dalla Ceramica Vaccari di Santo Stefano a firma di Fillia (alias Luigi Colombo) e di Prampolini, dal titolo Le Telecomunicazioni. Mazzoni spe­rimenta alla Spezia uno degli aspetti teori­ci più interessanti del cosiddetto secondo Futurismo che concreta­mente si proposero di dare vita al razionalismo lirico, alter­nativa futurista all'antidecorativismo dei razionalisti. Le plastiche murali sono infatti concepite per quanto riguarda la struttura, come insieme e integrazione del muro e, per quanto riguarda i temi figurativi a supporto delle funzioni proprie dell’edificio.

Ad influenzare Mazzoni fu certamen­te la conoscenza di Marinetti, a cui seguì la sottoscrizione del Manifesto dell'aeroarchitettura (1934) insieme a Somenzi e la collaborazione con La Terra dei Vivi. Nel­l'ambito del tema assegnato Le Vie del cielo e del mare, tratteranno Fil­lia Le Comunicazioni terrestri e marittime e Prampolini Le Comu­nicazioni telegrafiche, telefoniche e aeree. I quat­tro pannelli sfrutteranno il movi­mento ascensionale con l'intenzione di rendere le visioni volatili e simul­tanee. Prampolini segue una visione che punta a dilatare la percezioni del volo con un chiaro riferimento ad un panteismo cosmico, trattato ai limiti di una anticipatrice astrazio­ne, mentre Fillia, mediante una programmatica e comunicativa sin­tesi aereo geometrica, declina il suo pensiero tramite un lirismo spiri­tuale che sopravanza il razionali­smo futurista. 

Il Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni e le plastiche murali di Fillia e Prampolini
Tipologia: Architetture
Piazza Giuseppe Verdi 1 19100 La Spezia (SP)

Il Palazzo delle Poste della Spezia fu pro­gettato e edificato fra il 1930 e il 1933 dal­l'architetto Angiolo Mazzoni, fun­zionario tecnico del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, che aveva già dato ampia prova delle sue capacità costruttive con le precedenti realizzazioni dei palazzi delle poste di Ferrara, Nuoro e Trieste.
Mazzoni si era formato a Roma diplomandosi alla Scuola di applicazioni per Ingegneri (1919) lau­reandosi poi in Architettura all'Accade­mia di Belle Arti (1922).  Simpatizzante del movimen­to Futurista, vi aderì ufficialmente su sol­lecitazione di Marinetti nel maggio del 1933. Con questi e con Somenzi firmò, nel febbraio 1934, il Manifesto dell'architet­tura aerea e diresse, sempre con Somen­zi, dal gennaio 1934 la rivista Futurismo e da solo la rivista Sant'Elia che ne fu la prosecuzione.

Il progetto spezzino ebbe più stesure, metodo abbastanza comune nel modo di fare dell'eclettico Mazzoni, in un primo tempo il palazzo doveva sorgere vicino a villa Falicon, sul lato dei giardini lungomare. L'edificio sorse invece nell'isolato a monte dell'attuale Piazza Verdi, al posto del progettato nuo­vo teatro della città. Per l'adattamento al terreno non pianeg­giante, Mazzoni dovette modificare forte­mente il suo progetto, ormai sicuro e forte delle espe­rienze maturate in quegli anni fertilissimi per il suo lavoro. Scelse per il palazzo del­la Spezia lo schema della basilica civile, rielaborando le soluzioni formali del palazzo postale di Nuoro, ricomponendo in ritmi più allungati la facciata, arretrata e rialzata rispetto al piano stradale e dan­do più slancio alla torre quadrata e ai pila­stri, ottenendo così un'aura metafisica.

Come a Palermo, a Massa e in altri casi, Mazzoni si dimostra noncurante dell'am­biente urbano precedente. Tale carattere dissonante è rafforzato dalle pre­cise scelte futuriste degli inter­ni, soprattutto per l'inserimento delle plastiche murali della torre, realizzati con tesserine ceramiche fornite dalla Ceramica Vaccari di Santo Stefano a firma di Fillia (alias Luigi Colombo) e di Prampolini, dal titolo Le Telecomunicazioni. Mazzoni spe­rimenta alla Spezia uno degli aspetti teori­ci più interessanti del cosiddetto secondo Futurismo che concreta­mente si proposero di dare vita al razionalismo lirico, alter­nativa futurista all'antidecorativismo dei razionalisti. Le plastiche murali sono infatti concepite per quanto riguarda la struttura, come insieme e integrazione del muro e, per quanto riguarda i temi figurativi a supporto delle funzioni proprie dell’edificio.

Ad influenzare Mazzoni fu certamen­te la conoscenza di Marinetti, a cui seguì la sottoscrizione del Manifesto dell'aeroarchitettura (1934) insieme a Somenzi e la collaborazione con La Terra dei Vivi. Nel­l'ambito del tema assegnato Le Vie del cielo e del mare, tratteranno Fil­lia Le Comunicazioni terrestri e marittime e Prampolini Le Comu­nicazioni telegrafiche, telefoniche e aeree. I quat­tro pannelli sfrutteranno il movi­mento ascensionale con l'intenzione di rendere le visioni volatili e simul­tanee. Prampolini segue una visione che punta a dilatare la percezioni del volo con un chiaro riferimento ad un panteismo cosmico, trattato ai limiti di una anticipatrice astrazio­ne, mentre Fillia, mediante una programmatica e comunicativa sin­tesi aereo geometrica, declina il suo pensiero tramite un lirismo spiri­tuale che sopravanza il razionali­smo futurista.