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Cristo Ligneo tunicato, secolo XII (metà)

Via Santa Croce 30 - 19031 Ameglia (SP)
Cristo Ligneo tunicato, sec XII, prima metà Cristo Ligneo tunicato, sec XII, prima metà

Questa grandiosa scultura lignea del sec. XII, ritenuta da Torriti (P. Torriti, I Beni Culturali della Provincia della Spezia 1978) forse di scuola spagnola, opinione ripresa da altri studiosi ed oggi abbandonata dalla critica più recente, si riallaccerebbe al culto del Volto Santo di Lucca e precisamente al prototipo che nel VII secolo sarebbe approdato alla foce del Magra presso l’antica Luni. Il beatissimo Nicodemo venne considerato autore e garante della conformità del ritratto con la vera fisionomia del Salvatore del Cristo giunto, secondo la leggenda leobiniana, su una nave senza nocchiero sulle rive lunensi insieme al  Sangue di Cristo custodito in una sacra ampolla. Le preziose reliquie vennero poi spartite tra il vescovo di Luni e quello di Lucca. La presenza del grande Crocifisso nella Chiesa del Corvo fin dagli inizi, considerata da buona parte della storiografia, soprattutto sulla base della data del 1176, anno di fondazione del monastero per impulso del vescovo Pipino e completata nel 1186 con l’affidamento ai monaci benedettini di San Michele di Pisa, potrebbe essere messa in dubbio dal recente ritrovamento di un antico documento originale (E. Vecchi, Il Monastero del Corvo e la leggenda di Nicodemo, un nuovo contributo in a cura di A. Dagnino – C. Di Fabio – M. Marcenaro – L. Quartino, Immagini del Medioevo, studi d’arte medievale per Colette Dufour Bozzo, Genova 2012). La redazione per esteso dell’atto di fondazione del Monastero da parte del prefectus in cui compare “in Honorem Dei et vivifice Sante Crucis et beatissime Nicholay” evidenzia la dedicazione a San Nicolao protettore degli hospitalia e dei pellegrini. La dedicazione a San Nicodemo accettata dalla storiografia ottocentesca e fino ai nostri giorni, è da imputare alla forma contratta utilizzata dall’amanuense De Bligny che nel Codice Pelavicino scrisse la formula “vivifice Sancte Crucis et beatissime Nich”, interpretato come San Nicodemo. 

Tale riferimento, anche sulla base della data di fondazione del Monastero, faceva ritenere il grande crocifisso antecedente all’attuale Volto Santo di Lucca, duecentesco. Dopo la decadenza del priorato che si trasferì a Sarzana alla metà del XIV secolo e fu unito alla mensa canonicale, l’oratorio della Santa Croce che ospitava il priorato viene visitato dal Peruzzi nel 1584 ed in quella circostanza egli prescrive di porre sull’altare maggiore “…de icona cum Cruce…”. Si pone dunque l’interrogativo in merito ad una non continuità cultuale e al riguardo di dove fosse l’attuale grande Crocifisso forse proveniente da altro luogo ed edificio o forse talmente mal ridotto da essere relegato in qualche oscuro luogo. La Croce sarà riposizionata nell’abside della chiesa romanica del Corvo, restaurata e ridotta a cappella, solo nella seconda metà del secolo XVII, quando anche a Sarzana viene rinvigorita la devozione al Preziosissimo Sangue e al Crocifisso. Il recente riesame della scultura ha consentito di individuare l’essenza utilizzata, pioppo italiano, nella parte originale, testa e torace. La parte inferiore è stata sostituita dal corpo cilindrico cavo e liscio, così le mani e la parte anteriore delle braccia e i piedi di noce e mobili. Secondo studi recenti la scultura non può essere datata a prima della fine del secolo XII (C. Di Fabio, s.c. n. 1 in La Sacra Selva. Scultura lignea in Liguria tra XII e XVI secolo, catalogo della mostra, Milano 2004 e quindi non potrebbe essere l’icona della fondazione della cappella del Corvo, ma avrebbe buone probabilità di essere anteriore all’attuale Volto Santo di Lucca, manufatto datato ai primi decenni del XIII secolo, mentre per  altri studiosi è attendibile la datazione alla metà del secolo XII. Il Crocifisso del Corvo non intenderebbe imitare lo stile del Volto Santo attualmente esposto in San Martino a Lucca, né ripeterne i dettagli iconografici, la testa non è reclinata verso la spalla destra e la barba si dispone a serpentina con un dettaglio stilistico decorativo. Inoltre la presenza ieratica e solenne colloca la scultura di Bocca di Magra, comunque nel secolo XII e probabilmente intorno alla metà, mentre il Crocifisso lucchese si connota per una incoercibile corporeità che lo fa riferire, come concordemente sostenuto, già al secolo XIII (P. Donati, Sulla provenienza del Volto Santo di Bocca di Magra in Giornale Storico della Lunigiana e del Territorio Lucense, n. s. – anno LXIV, gennaio-dicembre 2013, Eliana Vecchi, a cura).

Luoghi d'arte collegati

Monastero di Santa Croce del Corvo
Cristo Ligneo tunicato, secolo XII (metà)
Via Santa Croce 30 19031 Ameglia (SP)

Questa grandiosa scultura lignea del sec. XII, ritenuta da Torriti (P. Torriti, I Beni Culturali della Provincia della Spezia 1978) forse di scuola spagnola, opinione ripresa da altri studiosi ed oggi abbandonata dalla critica più recente, si riallaccerebbe al culto del Volto Santo di Lucca e precisamente al prototipo che nel VII secolo sarebbe approdato alla foce del Magra presso l’antica Luni. Il beatissimo Nicodemo venne considerato autore e garante della conformità del ritratto con la vera fisionomia del Salvatore del Cristo giunto, secondo la leggenda leobiniana, su una nave senza nocchiero sulle rive lunensi insieme al  Sangue di Cristo custodito in una sacra ampolla. Le preziose reliquie vennero poi spartite tra il vescovo di Luni e quello di Lucca. La presenza del grande Crocifisso nella Chiesa del Corvo fin dagli inizi, considerata da buona parte della storiografia, soprattutto sulla base della data del 1176, anno di fondazione del monastero per impulso del vescovo Pipino e completata nel 1186 con l’affidamento ai monaci benedettini di San Michele di Pisa, potrebbe essere messa in dubbio dal recente ritrovamento di un antico documento originale (E. Vecchi, Il Monastero del Corvo e la leggenda di Nicodemo, un nuovo contributo in a cura di A. Dagnino – C. Di Fabio – M. Marcenaro – L. Quartino, Immagini del Medioevo, studi d’arte medievale per Colette Dufour Bozzo, Genova 2012). La redazione per esteso dell’atto di fondazione del Monastero da parte del prefectus in cui compare “in Honorem Dei et vivifice Sante Crucis et beatissime Nicholay” evidenzia la dedicazione a San Nicolao protettore degli hospitalia e dei pellegrini. La dedicazione a San Nicodemo accettata dalla storiografia ottocentesca e fino ai nostri giorni, è da imputare alla forma contratta utilizzata dall’amanuense De Bligny che nel Codice Pelavicino scrisse la formula “vivifice Sancte Crucis et beatissime Nich”, interpretato come San Nicodemo. 

Tale riferimento, anche sulla base della data di fondazione del Monastero, faceva ritenere il grande crocifisso antecedente all’attuale Volto Santo di Lucca, duecentesco. Dopo la decadenza del priorato che si trasferì a Sarzana alla metà del XIV secolo e fu unito alla mensa canonicale, l’oratorio della Santa Croce che ospitava il priorato viene visitato dal Peruzzi nel 1584 ed in quella circostanza egli prescrive di porre sull’altare maggiore “…de icona cum Cruce…”. Si pone dunque l’interrogativo in merito ad una non continuità cultuale e al riguardo di dove fosse l’attuale grande Crocifisso forse proveniente da altro luogo ed edificio o forse talmente mal ridotto da essere relegato in qualche oscuro luogo. La Croce sarà riposizionata nell’abside della chiesa romanica del Corvo, restaurata e ridotta a cappella, solo nella seconda metà del secolo XVII, quando anche a Sarzana viene rinvigorita la devozione al Preziosissimo Sangue e al Crocifisso. Il recente riesame della scultura ha consentito di individuare l’essenza utilizzata, pioppo italiano, nella parte originale, testa e torace. La parte inferiore è stata sostituita dal corpo cilindrico cavo e liscio, così le mani e la parte anteriore delle braccia e i piedi di noce e mobili. Secondo studi recenti la scultura non può essere datata a prima della fine del secolo XII (C. Di Fabio, s.c. n. 1 in La Sacra Selva. Scultura lignea in Liguria tra XII e XVI secolo, catalogo della mostra, Milano 2004 e quindi non potrebbe essere l’icona della fondazione della cappella del Corvo, ma avrebbe buone probabilità di essere anteriore all’attuale Volto Santo di Lucca, manufatto datato ai primi decenni del XIII secolo, mentre per  altri studiosi è attendibile la datazione alla metà del secolo XII. Il Crocifisso del Corvo non intenderebbe imitare lo stile del Volto Santo attualmente esposto in San Martino a Lucca, né ripeterne i dettagli iconografici, la testa non è reclinata verso la spalla destra e la barba si dispone a serpentina con un dettaglio stilistico decorativo. Inoltre la presenza ieratica e solenne colloca la scultura di Bocca di Magra, comunque nel secolo XII e probabilmente intorno alla metà, mentre il Crocifisso lucchese si connota per una incoercibile corporeità che lo fa riferire, come concordemente sostenuto, già al secolo XIII (P. Donati, Sulla provenienza del Volto Santo di Bocca di Magra in Giornale Storico della Lunigiana e del Territorio Lucense, n. s. – anno LXIV, gennaio-dicembre 2013, Eliana Vecchi, a cura).

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