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Berlinghiero ambito (Marco Berlinghieri?), Croce dipinta secolo XIII (metà circa)

Via Fra La Chiesa 2 - 19034 Ortonovo (SP)
Croce dipinta, Marco Berlinghieri?, secolo XIII (metà circa) Croce dipinta, Marco Berlinghieri?, secolo XIII (metà circa)

Nell’ambito del rinnovamento post-tridentino, Giovanni Battista Salvago, vescovo di Luni-Sarzana dal 1590 al 1632 rilanciò il culto della Croce di Mastro Guglielmo facendo rinnovare la Cappella del Crocifisso nella Cattedrale di Sarzana. Il 14 settembre 1602 la sacra immagine trovò una degna collocazione celebrata da una solenne processione. Questo avvenimento, oltre a garantire la sopravvivenza dell’opera di Guglielmo, pose le premesse per il recupero della Croce dipinta, conservata a Nicola di Ortonovo nella Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, attualmente collocata sull’altare della Cappella del Suffragio, posta nel transetto destro.

Questo dipinto è testimone attendibile, in ambito lucchese, dell’adesione ai nuovi e imperanti modelli bizantini che produssero i cambiamenti più vistosi proprio nell’ambito della pittura.
Il primo studioso ad interessarsi a questa Croce fu in tempi abbastanza recenti Edward Garrison che nel 1949 realizzò un vero e proprio catalogo delle Croci dipinte, pubblicato nel volume Italian Romanesque Panel Painting che attribuisce l’opera ad ambito lucchese e la data tra la metà del secolo e gli anni ’70. Pur nell’ambito di un costante riferimento all’ambiente lucchese del secolo XIII, la datazione di questa croce ha conosciuto oscillazioni abbastanza ampie. Piero Torriti dopo il primo restauro eseguito nel 1955 la segnala come opera pisano - lucchese nel catalogo della mostra curata da Pasquale Rotondi tenutasi a Sarzana nel 1961, successivamente ne pubblica l’immagine nella guida realizzata di li a poco e ritorna su quest’opera nel 1977, ribadendone l’attribuzione ad un maestro pisano–lucchese, segnalando la raffigurazione del Redentore secondo l’iconografia del Cristo Vivente (Christus Triumphans), ormai da porsi nel secolo XIII “per un accentuata dinamica descrizione delle forme anatomiche, al seguito di una cultura più bizantineggiante raffinata e preziosa”. Laura Martini dopo il restauro a cui l’opera venne sottoposta nel 1983 la ritenne databile alla metà del secolo. Caleca nel suo saggio sulla Pittura del ‘200 e del ‘300 a Pisa e Lucca (Milano 1986) nel citare Berlinghiero, attivo in Lucca e nella sua diocesi, attestato dal 1228 al 1232, già morto nel 1236,  ne ricorda le due opere firmate: il Crocifisso del Museo di Villa Guinigi di Lucca e il Crocifisso di San Salvatore di Fucecchio di cui resta l’elemento centrale nel Museo di San Matteo di Pisa, fa inoltre riferimento all’attività dei tre figli Barone, Bonaventura e Marco. Il figlio Bonaventura è attestato tra il 1238 e il 1274 mentre Marco tra il 1232 e il 1250, in quell’anno autore delle miniature della Bibbia (Ms 1) della Biblioteca Capitolare di Lucca e di un Sacramentario oggi al British Museum, datato 1240 e nel 1255 verosimilmente presente a Bologna, autore secondo il Garrison della Strage degli Innocenti in Santo Stefano. Recentemente per quest’opera vengono evidenziati riferimenti ad area padana (affreschi del Battistero di Parma), su modelli serbo-orientali. Caratteristici del repertorio di Marco sono la citazione da modelli classici e l’impiego strutturante di architetture complesse usate come fondali. Sempre Caleca nell’esaminare le Croci a tabellone cita anche la croce di Nicola: “si rifà a Berlinghiero anche l’autore, assai colto, della Croce della Parrocchiale di Nicola” (Caleca 1986). 

Quest’opera appare mutilata nella parte inferiore, illeggibile sul lato destro, con gravi lacune nel colore e parzialmente leggibile sul lato sinistro, conseguenza in parte di un devastante danno subito durante la guerra quando venne bombardato l’edificio e la cappella del Crocifisso dove era collocata.  

Nel riquadro superiore del lato sinistro è ancora visibile una scultura architettonica complessa sullo sfondo e in primo piano San Giovanni dolente, figura massiccia che indossa una veste verde cobalto e il manto rosso che si apre sul bordo con pieghe movimentate e dai bordi rotondeggianti, ben lontane dal grafismo netto e grafico di quelle dei manti dei personaggi di Berlinghiero. Nel riquadro sottostante è raffigurata l’immagine del Longino che infligge la lunga lancia nella parte inferiore del costato di Cristo nel momento antecedente al miracolo dovuto all’irrorazione del sangue zampillante dalla ferita di Gesù negli occhi del soldato.  Le parti visibili della Croce sono contornate da due cornici la più esterna a palmette, la più interna a perline. Questo particolare decoro, fondo rosso e perle di discreta dimensione, è presente nella Croce del Museo Barberini di Roma proveniente dal Museo di Palazzo Venezia, attribuita a Bonaventura o a Marco (La Pittura in Europa, S. Giorgi Milano2002).

La Croce di Berlinghiero del Museo di Villa Guinigi presenta la cornice più interna definita da un susseguirsi di piccolissime perle che non ritroviamo in altre Croci coeve, probabile riferimento decorativo della più tarda Croce di Nicola. Lo stesso motivo decorativo presente nella cornice della Croce di Ortonovo si ritrova nelle grandi lettere capitali geometrizzanti della Bibbia della Curia Arcivescovile di Lucca, attribuite a Marco Berlinghieri e nell’affresco di Santo Stefano a Bologna dove è presente anche la cornice fitomorfa a palmette.

L’esame del dipinto di Ortonovo consente di segnalare il profondo cambiamento avvenuto nel corso del XIII secolo nella rappresentazione del Cristo: il corpo del Redentore non si presenta più appeso alla Croce, ma è arcuato in una accennata curva bizantina, le mani sono del tutto aperte e le ginocchia non flesse, l’immagine proposta non è realistica come rivelano i fori nelle mani da cui zampilla il sangue a fiotti, il corpo sembra quasi materializzarsi benché in maniera innaturale. La solennità ieratica del Cristo di Guglielmo, così come l’aulicità della Croce di Villa Guinigi di Berlinghiero, lascia il posto nella Croce di Nicola ad una nuova più evidente corporeità che si rivela anche in altri autori come Enrico di Tedice. Questi elementi conducono verso una datazione un pò più spostata verso la metà del XIII secolo e l’impianto fisiognomico del Cristo, raffigurato nella foto di Garrison, simile a quelli della Croce romana datata introno al 1250 e della Croce di Villa Basilica, datata 1245 post - 1255 ante, e anche l’impianto decorativo, ovvero la già citata cornice a perle di grandi dimensioni presente nella Croce di Nicola e in quella Barberini, evidenziano riferimenti comuni all’ambito di Berlinghiero e a quello dei figli  Bonaventura e Marco confermando una datazione a circa metà secolo.  

continua

Rimane del tutto incerta la committenza e la primigenia destinazione di questa opera. Una Croce era già presente nella Chiesa di Nicola nel 1584, come documenta la visita Apostolica di Monsignor Peruzzi (visitavi altaria dictae ecclesiae… et primo altare maius ..satis esse munitum cruce, candelibus, tovaleis et pallio licet..), ma non era quella oggi visibile e tardo seicentesca. Inoltre nella “Memoria” di Antonio Cipollini, Preposto della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, del 27 maggio 1759, si fa riferimento ad un miracoloso Crocifisso che “dopo essere stato moltissimo tempo in luoghi” nascosti “resta ora chiuso nell’altare di detta cappella del Crocifisso restaurata in quest’ anno”. La Chiesa subì grandi modifiche lungo il seicento, il transetto venne ampliato tra il 1647 e il 1650, nel 1670 realizzato il coro ligneo e sostituita la vecchia Croce con un nuovo prototipo di ambiente genovese. Tenuto in disparte per più di un secolo l’antico esemplare venne ricollocato nella cappella del Crocifisso nel 1759 e spostato dopo la seconda guerra mondiale nella cappella del Suffragio.

Luoghi d'arte collegati

Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo
Berlinghiero ambito (Marco Berlinghieri?), Croce dipinta secolo XIII (metà circa)
Via Fra La Chiesa 2 19034 Ortonovo (SP)

Nell’ambito del rinnovamento post-tridentino, Giovanni Battista Salvago, vescovo di Luni-Sarzana dal 1590 al 1632 rilanciò il culto della Croce di Mastro Guglielmo facendo rinnovare la Cappella del Crocifisso nella Cattedrale di Sarzana. Il 14 settembre 1602 la sacra immagine trovò una degna collocazione celebrata da una solenne processione. Questo avvenimento, oltre a garantire la sopravvivenza dell’opera di Guglielmo, pose le premesse per il recupero della Croce dipinta, conservata a Nicola di Ortonovo nella Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, attualmente collocata sull’altare della Cappella del Suffragio, posta nel transetto destro.

Questo dipinto è testimone attendibile, in ambito lucchese, dell’adesione ai nuovi e imperanti modelli bizantini che produssero i cambiamenti più vistosi proprio nell’ambito della pittura.
Il primo studioso ad interessarsi a questa Croce fu in tempi abbastanza recenti Edward Garrison che nel 1949 realizzò un vero e proprio catalogo delle Croci dipinte, pubblicato nel volume Italian Romanesque Panel Painting che attribuisce l’opera ad ambito lucchese e la data tra la metà del secolo e gli anni ’70. Pur nell’ambito di un costante riferimento all’ambiente lucchese del secolo XIII, la datazione di questa croce ha conosciuto oscillazioni abbastanza ampie. Piero Torriti dopo il primo restauro eseguito nel 1955 la segnala come opera pisano - lucchese nel catalogo della mostra curata da Pasquale Rotondi tenutasi a Sarzana nel 1961, successivamente ne pubblica l’immagine nella guida realizzata di li a poco e ritorna su quest’opera nel 1977, ribadendone l’attribuzione ad un maestro pisano–lucchese, segnalando la raffigurazione del Redentore secondo l’iconografia del Cristo Vivente (Christus Triumphans), ormai da porsi nel secolo XIII “per un accentuata dinamica descrizione delle forme anatomiche, al seguito di una cultura più bizantineggiante raffinata e preziosa”. Laura Martini dopo il restauro a cui l’opera venne sottoposta nel 1983 la ritenne databile alla metà del secolo. Caleca nel suo saggio sulla Pittura del ‘200 e del ‘300 a Pisa e Lucca (Milano 1986) nel citare Berlinghiero, attivo in Lucca e nella sua diocesi, attestato dal 1228 al 1232, già morto nel 1236,  ne ricorda le due opere firmate: il Crocifisso del Museo di Villa Guinigi di Lucca e il Crocifisso di San Salvatore di Fucecchio di cui resta l’elemento centrale nel Museo di San Matteo di Pisa, fa inoltre riferimento all’attività dei tre figli Barone, Bonaventura e Marco. Il figlio Bonaventura è attestato tra il 1238 e il 1274 mentre Marco tra il 1232 e il 1250, in quell’anno autore delle miniature della Bibbia (Ms 1) della Biblioteca Capitolare di Lucca e di un Sacramentario oggi al British Museum, datato 1240 e nel 1255 verosimilmente presente a Bologna, autore secondo il Garrison della Strage degli Innocenti in Santo Stefano. Recentemente per quest’opera vengono evidenziati riferimenti ad area padana (affreschi del Battistero di Parma), su modelli serbo-orientali. Caratteristici del repertorio di Marco sono la citazione da modelli classici e l’impiego strutturante di architetture complesse usate come fondali. Sempre Caleca nell’esaminare le Croci a tabellone cita anche la croce di Nicola: “si rifà a Berlinghiero anche l’autore, assai colto, della Croce della Parrocchiale di Nicola” (Caleca 1986). 

Quest’opera appare mutilata nella parte inferiore, illeggibile sul lato destro, con gravi lacune nel colore e parzialmente leggibile sul lato sinistro, conseguenza in parte di un devastante danno subito durante la guerra quando venne bombardato l’edificio e la cappella del Crocifisso dove era collocata.  

Nel riquadro superiore del lato sinistro è ancora visibile una scultura architettonica complessa sullo sfondo e in primo piano San Giovanni dolente, figura massiccia che indossa una veste verde cobalto e il manto rosso che si apre sul bordo con pieghe movimentate e dai bordi rotondeggianti, ben lontane dal grafismo netto e grafico di quelle dei manti dei personaggi di Berlinghiero. Nel riquadro sottostante è raffigurata l’immagine del Longino che infligge la lunga lancia nella parte inferiore del costato di Cristo nel momento antecedente al miracolo dovuto all’irrorazione del sangue zampillante dalla ferita di Gesù negli occhi del soldato.  Le parti visibili della Croce sono contornate da due cornici la più esterna a palmette, la più interna a perline. Questo particolare decoro, fondo rosso e perle di discreta dimensione, è presente nella Croce del Museo Barberini di Roma proveniente dal Museo di Palazzo Venezia, attribuita a Bonaventura o a Marco (La Pittura in Europa, S. Giorgi Milano2002).

La Croce di Berlinghiero del Museo di Villa Guinigi presenta la cornice più interna definita da un susseguirsi di piccolissime perle che non ritroviamo in altre Croci coeve, probabile riferimento decorativo della più tarda Croce di Nicola. Lo stesso motivo decorativo presente nella cornice della Croce di Ortonovo si ritrova nelle grandi lettere capitali geometrizzanti della Bibbia della Curia Arcivescovile di Lucca, attribuite a Marco Berlinghieri e nell’affresco di Santo Stefano a Bologna dove è presente anche la cornice fitomorfa a palmette.

L’esame del dipinto di Ortonovo consente di segnalare il profondo cambiamento avvenuto nel corso del XIII secolo nella rappresentazione del Cristo: il corpo del Redentore non si presenta più appeso alla Croce, ma è arcuato in una accennata curva bizantina, le mani sono del tutto aperte e le ginocchia non flesse, l’immagine proposta non è realistica come rivelano i fori nelle mani da cui zampilla il sangue a fiotti, il corpo sembra quasi materializzarsi benché in maniera innaturale. La solennità ieratica del Cristo di Guglielmo, così come l’aulicità della Croce di Villa Guinigi di Berlinghiero, lascia il posto nella Croce di Nicola ad una nuova più evidente corporeità che si rivela anche in altri autori come Enrico di Tedice. Questi elementi conducono verso una datazione un pò più spostata verso la metà del XIII secolo e l’impianto fisiognomico del Cristo, raffigurato nella foto di Garrison, simile a quelli della Croce romana datata introno al 1250 e della Croce di Villa Basilica, datata 1245 post - 1255 ante, e anche l’impianto decorativo, ovvero la già citata cornice a perle di grandi dimensioni presente nella Croce di Nicola e in quella Barberini, evidenziano riferimenti comuni all’ambito di Berlinghiero e a quello dei figli  Bonaventura e Marco confermando una datazione a circa metà secolo.  

continua

Rimane del tutto incerta la committenza e la primigenia destinazione di questa opera. Una Croce era già presente nella Chiesa di Nicola nel 1584, come documenta la visita Apostolica di Monsignor Peruzzi (visitavi altaria dictae ecclesiae… et primo altare maius ..satis esse munitum cruce, candelibus, tovaleis et pallio licet..), ma non era quella oggi visibile e tardo seicentesca. Inoltre nella “Memoria” di Antonio Cipollini, Preposto della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, del 27 maggio 1759, si fa riferimento ad un miracoloso Crocifisso che “dopo essere stato moltissimo tempo in luoghi” nascosti “resta ora chiuso nell’altare di detta cappella del Crocifisso restaurata in quest’ anno”. La Chiesa subì grandi modifiche lungo il seicento, il transetto venne ampliato tra il 1647 e il 1650, nel 1670 realizzato il coro ligneo e sostituita la vecchia Croce con un nuovo prototipo di ambiente genovese. Tenuto in disparte per più di un secolo l’antico esemplare venne ricollocato nella cappella del Crocifisso nel 1759 e spostato dopo la seconda guerra mondiale nella cappella del Suffragio.

Luoghi d'arte collegati

Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo