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Maestro Guglielmo, 1138, Croce Dipinta

Piazza Nicolò V - 19038 Sarzana (SP)
Croce Dipinta, Maestro Guglielmo, 1138 Croce Dipinta, Maestro Guglielmo, 1138

La Croce di Guglielmo, insigne reliquia storico-artistica di eccezionale importanza, è considerata il prototipo delle prime Croci dipinte in Toscana con caratteristiche che si riscontrano in territorio lucchese-pisano, evidenziate dalla conformazione a “tabellone”. La figura del Cristo è raffigurata come trionfante, Christus Triumphans, un’iconografia tipica dell’ambiente della riforma gregoriana che si ripresenta nelle altre croci dipinte di area centro italiana. Sulla Croce è rappresentato Cristo crocifisso, accompagnato da Dolenti e nei riquadri di varia dimensione si dipanano le storie della Passione.

Il dipinto venne realizzato su un supporto in legno di castagno, essenza legnosa tipica delle opere del XII e XIII secolo. Il recente restauro (in Pinxit Guillielmus. Il restauro della Croce di Sarzana, a cura di M. Ciatti e C. Frosinini, Firenze, 2001), grazie alla radiografia e riflettografia, ha evidenziato sulla faccia anteriore una finissima tela di lino gessata e alcune strisce di pergamena nello strato preparatorio, caratterizzato dal disegno curato a cui venne sovrapposto il colore, rivelando l’estensione e le caratteristiche delle ridipinture subite dalla Croce. Oltre alle carni del Cristo appaiono ridipinti la veste di Maria e il rosso della veste dell’Evangelista. Le ridipinture, secondo gli studi più recenti, sono da collocare poco dopo il 1330, e cioè nel momento in cui la Chiesa di Sant’Andrea di Sarzana che ospitava la Croce è sottoposta a una radicale trasformazione.

Del tutto autentica risulta l’elaborata iscrizione in esametri leoniniAnno Millenno Centeno Ter/ Quoque Deno Octavo Pin/ Xit Guillielmus et Haec Metra Finxit” che il pittore posizionò sopra la testa del Cristo e nella quale Guglielmo rivendica la propria preparazione letteraria e in cui si dichiara autore dell’opera. Nell’estremità del braccio sinistro è dipinto il volto del profeta Geremia e sopra i simboli evangelici dell’Angelo e del leone, all’estremità inferiore del braccio destro è rappresentato il profeta Isaia e sopra i simboli evangelici dell’aquila e del bue, tra la cimasa e il nimbo di Cristo il titolo Crucis in latino: Jesus Nazarenus Rex Iudeorum.

Nelle storie della Passione si succedono gli episodi del Bacio di Giuda con Cristo isolato al centro, alle spalle i soldati e Giuda posto di fianco mentre lo bacia. Nella Flagellazione e nel Tradimento di Pietro Cristo è al centro della composizione con le mani legate alla colonna mentre i Flagellatori sono colti nell’atto di colpire, sopra sono raffigurati due Angeli e a destra la piccola figura di Pietro che rinnega Gesù.
Nella via del Calvario Cristo è al centro del riquadro ed è seguito dalle Pie donne.La Deposizione dal Sepolcro conclude il ciclo della Passione con Nicodemo e Giuseppe che depongono Gesù nella tomba alla presenza delle Pie donne. Con la raffigurazione delle Marie al Sepolcro, inizia il ciclo della Gloria con la raffigurazione dell’Angelo che annuncia la Resurrezione mentre indica a Maria e alle donne la tomba vuota e il sudario. 

L’Ascensione infine è collocata nella cimasa con gli undici Apostoli e la Vergine con i due Angeli al centro, sopra la testa di Maria è dipinta la mandorla con Cristo in Trono. La figura di Cristo è dipinta vivente con la funzione didascalica di trasmettere contenuti di fede e di spiritualità, e l’immagine di Maria viene raffigurata come Hodigitria, colei che mostra la via, la sua mano destra indica sempre la figura del Cristo, mentre nella Ascensione è raffigurata come Orante, in modo analogo ad un affresco del Monastero di Bawuit in Egitto datato al VI secolo.

Nel panorama della produzione artistica medioevale, il capolavoro di Guglielmo si pone come un punto fermo di sicura matrice lucchese per i legami con la Croce di Santa Maria dei Servi e le miniature di ambito lucchese (A. Calderoni Masetti, La Croce di Guglielmo in La Cattedrale di Sarzana, Venezia 2010), giunta, oltre che firmata, fornita di una data inequivocabile e da ritenere “un vero e proprio manifesto dell’ortodossia romana al tempo della lotta per le investiture

Nel 1138 è vescovo di Luni Gottifredo che resse la diocesi dal 1129 al 1156, nello stesso periodo in cui è supposta attiva la bottega di Guglielmo. Seguace della riforma gregoriana tenne il secondo sinodo della diocesi nel 1137, ospitandolo nella pieve di Sant’Andrea a Sarzana. Questo evento e il completamento dell’edificazione della chiesa furono probabilmente l’occasione dell’acquisizione dell’opera. In quegli anni si era consumato lo scisma del 1130 con l’elezione dell’Antipapa Anacleto II, ed è documentata l’esistenza di comunità di eretici a Lucca come a Firenze e a Pisa. L’invenzione a Lucca di questo nuovo modello iconografico che caratterizza la Croce di Sarzana dove la figura del Cristo assume proporzioni rigorose, lo sguardo fisso verso lo spettatore, può essere considerato come specchio di un progetto politico anti-ereticale. Inoltre quest’opera d’arte realizzata da un Maestro di prima grandezza, ampiamente studiata e definita in più occasioni stupenda, fondamentale, importantissima, insostituibile, giunge nella terra di Luni in un momento, nella prima metà del XII secolo, in cui Lucca raggiunge una posizione egemonica nella Lunigiana storica.

Il Codice Pelavicino attesta chiaramente che nella prima metà del 1100, in occasione della controversie che opponevano i Vescovi Conti di Luni alla feudalità laica e al neonato Comune di Sarzana, era sistematico il ricorso all’arbitrato lucchese. L’arrivo di questo manufatto è più agevolmente comprensibile ponendolo in relazione con altri due eventi di matrice lucchese, la riedificazione, poco dopo il 1151 del Duomo di Carrara e la fondazione del 1176 del Monastero del Corvo intitolato alla Santa Croce (P. Donati, Pittura in Provincia della Spezia, Sarzana 2002). 

continua

La Croce fu conservata “per cintinaia d’anni” (Landinelli, Dell’origine della città di Luni e di Sarzana, Ms, Genova BB, 1610) prima del rinnovamento tardo-cinquecentesco (fra il 1579 ed il 1584) nell’interno dell’edificio. Dopo anni di oblio, durante i quali essa “giacque (…) in loco indecentissimo” (Landinelli 1610), ricomparve nel vicino oratorio di Santa Croce e da li passò alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, collocata sopra la porta della sagrestia. Nell’ambito del rinnovamento post-tridentino Giovanni Battista Salvago, vescovo di Luni-Sarzana dal 1590 al 1632 ne rilanciò il culto e l’opera trovò la giusta collocazione nella Cappella di San Giovanni Battista di cui aveva il giuspatronato la famiglia Cattani che accettò di ospitare il miracoloso Crocifisso. A seguito della convenzione sottoscritta con il Capitolo nel 1602 e nel 1606 venne eretto il nuovo altare della cappella per far posto “alla tanto antica Pia devota e Santa immagine”. 

Luoghi d'arte collegati

Cattedrale di Santa Maria Assunta
Maestro Guglielmo, 1138, Croce Dipinta
Piazza Nicolò V 19038 Sarzana (SP)

La Croce di Guglielmo, insigne reliquia storico-artistica di eccezionale importanza, è considerata il prototipo delle prime Croci dipinte in Toscana con caratteristiche che si riscontrano in territorio lucchese-pisano, evidenziate dalla conformazione a “tabellone”. La figura del Cristo è raffigurata come trionfante, Christus Triumphans, un’iconografia tipica dell’ambiente della riforma gregoriana che si ripresenta nelle altre croci dipinte di area centro italiana. Sulla Croce è rappresentato Cristo crocifisso, accompagnato da Dolenti e nei riquadri di varia dimensione si dipanano le storie della Passione.

Il dipinto venne realizzato su un supporto in legno di castagno, essenza legnosa tipica delle opere del XII e XIII secolo. Il recente restauro (in Pinxit Guillielmus. Il restauro della Croce di Sarzana, a cura di M. Ciatti e C. Frosinini, Firenze, 2001), grazie alla radiografia e riflettografia, ha evidenziato sulla faccia anteriore una finissima tela di lino gessata e alcune strisce di pergamena nello strato preparatorio, caratterizzato dal disegno curato a cui venne sovrapposto il colore, rivelando l’estensione e le caratteristiche delle ridipinture subite dalla Croce. Oltre alle carni del Cristo appaiono ridipinti la veste di Maria e il rosso della veste dell’Evangelista. Le ridipinture, secondo gli studi più recenti, sono da collocare poco dopo il 1330, e cioè nel momento in cui la Chiesa di Sant’Andrea di Sarzana che ospitava la Croce è sottoposta a una radicale trasformazione.

Del tutto autentica risulta l’elaborata iscrizione in esametri leoniniAnno Millenno Centeno Ter/ Quoque Deno Octavo Pin/ Xit Guillielmus et Haec Metra Finxit” che il pittore posizionò sopra la testa del Cristo e nella quale Guglielmo rivendica la propria preparazione letteraria e in cui si dichiara autore dell’opera. Nell’estremità del braccio sinistro è dipinto il volto del profeta Geremia e sopra i simboli evangelici dell’Angelo e del leone, all’estremità inferiore del braccio destro è rappresentato il profeta Isaia e sopra i simboli evangelici dell’aquila e del bue, tra la cimasa e il nimbo di Cristo il titolo Crucis in latino: Jesus Nazarenus Rex Iudeorum.

Nelle storie della Passione si succedono gli episodi del Bacio di Giuda con Cristo isolato al centro, alle spalle i soldati e Giuda posto di fianco mentre lo bacia. Nella Flagellazione e nel Tradimento di Pietro Cristo è al centro della composizione con le mani legate alla colonna mentre i Flagellatori sono colti nell’atto di colpire, sopra sono raffigurati due Angeli e a destra la piccola figura di Pietro che rinnega Gesù.
Nella via del Calvario Cristo è al centro del riquadro ed è seguito dalle Pie donne.La Deposizione dal Sepolcro conclude il ciclo della Passione con Nicodemo e Giuseppe che depongono Gesù nella tomba alla presenza delle Pie donne. Con la raffigurazione delle Marie al Sepolcro, inizia il ciclo della Gloria con la raffigurazione dell’Angelo che annuncia la Resurrezione mentre indica a Maria e alle donne la tomba vuota e il sudario. 

L’Ascensione infine è collocata nella cimasa con gli undici Apostoli e la Vergine con i due Angeli al centro, sopra la testa di Maria è dipinta la mandorla con Cristo in Trono. La figura di Cristo è dipinta vivente con la funzione didascalica di trasmettere contenuti di fede e di spiritualità, e l’immagine di Maria viene raffigurata come Hodigitria, colei che mostra la via, la sua mano destra indica sempre la figura del Cristo, mentre nella Ascensione è raffigurata come Orante, in modo analogo ad un affresco del Monastero di Bawuit in Egitto datato al VI secolo.

Nel panorama della produzione artistica medioevale, il capolavoro di Guglielmo si pone come un punto fermo di sicura matrice lucchese per i legami con la Croce di Santa Maria dei Servi e le miniature di ambito lucchese (A. Calderoni Masetti, La Croce di Guglielmo in La Cattedrale di Sarzana, Venezia 2010), giunta, oltre che firmata, fornita di una data inequivocabile e da ritenere “un vero e proprio manifesto dell’ortodossia romana al tempo della lotta per le investiture

Nel 1138 è vescovo di Luni Gottifredo che resse la diocesi dal 1129 al 1156, nello stesso periodo in cui è supposta attiva la bottega di Guglielmo. Seguace della riforma gregoriana tenne il secondo sinodo della diocesi nel 1137, ospitandolo nella pieve di Sant’Andrea a Sarzana. Questo evento e il completamento dell’edificazione della chiesa furono probabilmente l’occasione dell’acquisizione dell’opera. In quegli anni si era consumato lo scisma del 1130 con l’elezione dell’Antipapa Anacleto II, ed è documentata l’esistenza di comunità di eretici a Lucca come a Firenze e a Pisa. L’invenzione a Lucca di questo nuovo modello iconografico che caratterizza la Croce di Sarzana dove la figura del Cristo assume proporzioni rigorose, lo sguardo fisso verso lo spettatore, può essere considerato come specchio di un progetto politico anti-ereticale. Inoltre quest’opera d’arte realizzata da un Maestro di prima grandezza, ampiamente studiata e definita in più occasioni stupenda, fondamentale, importantissima, insostituibile, giunge nella terra di Luni in un momento, nella prima metà del XII secolo, in cui Lucca raggiunge una posizione egemonica nella Lunigiana storica.

Il Codice Pelavicino attesta chiaramente che nella prima metà del 1100, in occasione della controversie che opponevano i Vescovi Conti di Luni alla feudalità laica e al neonato Comune di Sarzana, era sistematico il ricorso all’arbitrato lucchese. L’arrivo di questo manufatto è più agevolmente comprensibile ponendolo in relazione con altri due eventi di matrice lucchese, la riedificazione, poco dopo il 1151 del Duomo di Carrara e la fondazione del 1176 del Monastero del Corvo intitolato alla Santa Croce (P. Donati, Pittura in Provincia della Spezia, Sarzana 2002). 

continua

La Croce fu conservata “per cintinaia d’anni” (Landinelli, Dell’origine della città di Luni e di Sarzana, Ms, Genova BB, 1610) prima del rinnovamento tardo-cinquecentesco (fra il 1579 ed il 1584) nell’interno dell’edificio. Dopo anni di oblio, durante i quali essa “giacque (…) in loco indecentissimo” (Landinelli 1610), ricomparve nel vicino oratorio di Santa Croce e da li passò alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, collocata sopra la porta della sagrestia. Nell’ambito del rinnovamento post-tridentino Giovanni Battista Salvago, vescovo di Luni-Sarzana dal 1590 al 1632 ne rilanciò il culto e l’opera trovò la giusta collocazione nella Cappella di San Giovanni Battista di cui aveva il giuspatronato la famiglia Cattani che accettò di ospitare il miracoloso Crocifisso. A seguito della convenzione sottoscritta con il Capitolo nel 1602 e nel 1606 venne eretto il nuovo altare della cappella per far posto “alla tanto antica Pia devota e Santa immagine”. 

Luoghi d'arte collegati

Cattedrale di Santa Maria Assunta