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Oratorio di San Bernardino (Lerici)

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- 19032 Lerici (SP)
L'esterno dell'Oratorio L'esterno dell'Oratorio
L'interno dell'Oratorio L'interno dell'Oratorio

L’edificio venne costruito prima del 1498, probabilmente poco dopo il 1450, anno in cui il Pontefice Niccolo V° nativo di Sarzana canonizzò San Bernardino da Siena. Il Santo Predicatore aveva visitato Lerici nel 1417 provocando un nuovo risveglio spirituale in quella comunità, e la fondazione della compagnia dei Disciplinanti. I capitoli della confraternita, volta al mutuo soccorso spirituale e materiale degli adepti, ebbero non solo l’approvazione ecclesiastica, ma furono ripetutamente confermati da successivi decreti del Serenissimo Senato della Repubblica Genovese.

Nel 1584, al momento della visita apostolica di Monsignor Peruzzi, la “Societas Sancti Bernardini” aveva un reddito di 25 libbre, derivate prevalentemente dei canoni dei fondi agricoli di proprietà del sodalizio e dalle elemosine degli adepti. Nell’oratorio si celebrava messa nei giorni festivi e il venerdì, i confratelli, vestiti della cappa bianca, cantavano l’Officio della Madonna e nel giovedì Santo eseguivano la lavanda dei piedi e osservavano il digiuno. In quell’anno la chiesa aveva un solo altare ma era tenuta bene e ben amministrata, scrive il Peruzzi, con grandissima pietà. Nel 1695 l’edificio venne ingrandito, gli altari da uno furono portati a tre, numerose opere d’arte, manufatti e arredi in quegli anni arricchirono ulteriormente l’oratorio. 

Sull’altare maggiore, assai imponente e coevo ai rifacimenti seicenteschi, sostenuto da poderose colonne in marmo, spiccava il quadro che raffigura la Madonna col Bambino, San Bernardino e San Francesco, dipinto e firmato da Domenico Fiasella nel 1659 e oggi trasferito nell’adiacente chiesa parrocchiale. Sull’altare laterale di destra biancheggiava il magnifico cinquecentesco trittico marmoreo di Domenico Gare anch’esso trasferito nell’attigua chiesa di San Francesco. Al posto dell’ancona è oggi visibile il gruppo di statue lignee raffiguranti la Madonna e San Bernardino dei primi del ‘700, dalla soave eleganza, forse attribuibile allo stesso Maragliano e allievi.

Sull’altare di sinistra dedicato all’Immacolata è visibile una pregevole statua in marmo, raffigurante la Vergine Immacolata del XVIII secolo. Sopra il portale un antico organo a canne riporta nella balaustra la raffigurazione di due disciplinanti con in mano un cero. Il manufatto dai caratteri settecenteschi proviene dal soppresso convento di Maralunga che ospitava la confraternita di Sant’Erasmo, protettore dei naviganti e dei marinari, la presenza del cero si può ritenere un preciso riferimento al santo protettore. Dopo il 1810, la soppressione dei conventi e il trasferimento nella chiesa di San Francesco del dipinto raffigurante la cosiddetta Madonna di Maralunga, rinvenuto da tre pescatori lericini nel 1480 e conservato fino ad allora nell’omonimo santuario, appositamente eretto per accogliere la sacra immagine, anche la confraternita di Sant’Erasmo nel 1825 trovò una definitiva collocazione in un altare della chiesa parrocchiale.   

Parte degli arredi, dei corredi e gli ex voto della confraternita sono conservati nell’attiguo oratorio di San Bernardino. Un monumentale Cristo morto dal volto sofferente e dal bianco esangue incarnato e per il quale si suggerisce una intervento dello stesso Maragliano e dei più stretti collaboratori e talvolta portato in solenne processione nella festa di Sant’Erasmo in compagnia della più recente statua che raffigura il Santo è di più probabile pertinenza dell’antica confraternita dei disciplinanti, la manifattura è riferibile infatti ai primissimi anni del XVIII secolo, periodo in cui l’oratorio venne dotato di nuovi arredi e sculture.

Oratorio di San Bernardino (Lerici)
Tipologia: Edifici religiosi
19032 Lerici (SP)

L’edificio venne costruito prima del 1498, probabilmente poco dopo il 1450, anno in cui il Pontefice Niccolo V° nativo di Sarzana canonizzò San Bernardino da Siena. Il Santo Predicatore aveva visitato Lerici nel 1417 provocando un nuovo risveglio spirituale in quella comunità, e la fondazione della compagnia dei Disciplinanti. I capitoli della confraternita, volta al mutuo soccorso spirituale e materiale degli adepti, ebbero non solo l’approvazione ecclesiastica, ma furono ripetutamente confermati da successivi decreti del Serenissimo Senato della Repubblica Genovese.

Nel 1584, al momento della visita apostolica di Monsignor Peruzzi, la “Societas Sancti Bernardini” aveva un reddito di 25 libbre, derivate prevalentemente dei canoni dei fondi agricoli di proprietà del sodalizio e dalle elemosine degli adepti. Nell’oratorio si celebrava messa nei giorni festivi e il venerdì, i confratelli, vestiti della cappa bianca, cantavano l’Officio della Madonna e nel giovedì Santo eseguivano la lavanda dei piedi e osservavano il digiuno. In quell’anno la chiesa aveva un solo altare ma era tenuta bene e ben amministrata, scrive il Peruzzi, con grandissima pietà. Nel 1695 l’edificio venne ingrandito, gli altari da uno furono portati a tre, numerose opere d’arte, manufatti e arredi in quegli anni arricchirono ulteriormente l’oratorio. 

Sull’altare maggiore, assai imponente e coevo ai rifacimenti seicenteschi, sostenuto da poderose colonne in marmo, spiccava il quadro che raffigura la Madonna col Bambino, San Bernardino e San Francesco, dipinto e firmato da Domenico Fiasella nel 1659 e oggi trasferito nell’adiacente chiesa parrocchiale. Sull’altare laterale di destra biancheggiava il magnifico cinquecentesco trittico marmoreo di Domenico Gare anch’esso trasferito nell’attigua chiesa di San Francesco. Al posto dell’ancona è oggi visibile il gruppo di statue lignee raffiguranti la Madonna e San Bernardino dei primi del ‘700, dalla soave eleganza, forse attribuibile allo stesso Maragliano e allievi.

Sull’altare di sinistra dedicato all’Immacolata è visibile una pregevole statua in marmo, raffigurante la Vergine Immacolata del XVIII secolo. Sopra il portale un antico organo a canne riporta nella balaustra la raffigurazione di due disciplinanti con in mano un cero. Il manufatto dai caratteri settecenteschi proviene dal soppresso convento di Maralunga che ospitava la confraternita di Sant’Erasmo, protettore dei naviganti e dei marinari, la presenza del cero si può ritenere un preciso riferimento al santo protettore. Dopo il 1810, la soppressione dei conventi e il trasferimento nella chiesa di San Francesco del dipinto raffigurante la cosiddetta Madonna di Maralunga, rinvenuto da tre pescatori lericini nel 1480 e conservato fino ad allora nell’omonimo santuario, appositamente eretto per accogliere la sacra immagine, anche la confraternita di Sant’Erasmo nel 1825 trovò una definitiva collocazione in un altare della chiesa parrocchiale.   

Parte degli arredi, dei corredi e gli ex voto della confraternita sono conservati nell’attiguo oratorio di San Bernardino. Un monumentale Cristo morto dal volto sofferente e dal bianco esangue incarnato e per il quale si suggerisce una intervento dello stesso Maragliano e dei più stretti collaboratori e talvolta portato in solenne processione nella festa di Sant’Erasmo in compagnia della più recente statua che raffigura il Santo è di più probabile pertinenza dell’antica confraternita dei disciplinanti, la manifattura è riferibile infatti ai primissimi anni del XVIII secolo, periodo in cui l’oratorio venne dotato di nuovi arredi e sculture.