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Reliquiario del preziosissimo sangue di Gesù, VIII secolo

Piazza Firmafede 1 - 19038 Levanto (SP)
Telefono: 0187 734503
Reliquiario d'argento, manifattura siriana, secolo VIII Reliquiario d'argento, manifattura siriana, secolo VIII
Reliquiario d'argento, manifattura siriana, secolo VIII (dettaglio) Reliquiario d'argento, manifattura siriana, secolo VIII (particolare)

Reliquiario del preziosissimo sangue di Gesù, manifattura siriana
argento lavorato a sbalzo e a bulino, secolo VIII

Nell’inventario del 1505 il piccolo reliquiario a teca è definito "in forma arcae traforatae”, la studiosa Donata Devoti (1999) individua una netta matrice bizantina dell’opera, databile al VIII secolo e proveniente da ambiente siriaco.  La teca  presumibilmente venne trasportata da Luni all’inizio del XIII secolo con il trasferimento della Cattedrale in Sarzana, e conteneva la reliquia più insigne fra tutte quelle possedute dai sarzanesi, cioè il preziosissimo Sangue di Cristo giunto a Luni, secondo la cosiddetta leggenda di Leobino, nel 742 (o nel 782) assieme al Volto Santo di Lucca.

Questa opera era evidentemente oggetto di particolare venerazione se nell’aprile del 1611, dopo averne disposto la riparazione, i protettori della Chiesa, preso atto della necessità di sostituirla, deliberarono che la nuova teca fosse della stessa "forma medesima di quella antica”. Questo proposito restò tuttavia sulla carta e quattro anni dopo con due deliberazioni del 13 agosto e del 13 settembre 1615, i protettori si rivolsero tramite Niccolò Saluzzo ad un non identificato argentiere genovese, affinché eseguisse un reliquiario d’argento di forma quadrata simile al modello che era stato mandato da Genova.  Il nuovo prezioso contenitore assunse la forma ad ostensorio, perché la venerata reliquia non doveva, secondo le più recenti prescrizioni post tridentine, essere soltanto protetta ma anche contemplata. Il reliquiario – ostensorio conservato in Cattedrale era anticamente collocato assieme ad altre reliquie in un vano appositamente reso accessibile allo sguardo dei fedeli, previa rimozione della tela del Fiasella raffigurante la Gloria del preziosissimo sangue.

A questo dipinto, capostipite di una serie di raffigurazioni, si attribuisce il merito di aver protetto Sarzana dalla peste che infierì a Genova nel 1657. Per ospitarlo i protettori dell’Opera di Santa Maria di Sarzana, sotto l’egida del noto vescovo Giovanbattista Salvago, appartenente alla nobiltà genovese e noto per le grandi imprese artistiche da lui promosse, fecero erigere, con inizio nel 1617, la Cappella delle reliquie, scrigno di marmi preziosi realizzata con la collaborazione dei carrarini Giacomo e Michele Guidi.

Luoghi d'arte collegati

Oratorio della Misericordia Museo Diocesano (Sarzana)
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argento lavorato a sbalzo e a bulino, secolo VIII

Nell’inventario del 1505 il piccolo reliquiario a teca è definito "in forma arcae traforatae”, la studiosa Donata Devoti (1999) individua una netta matrice bizantina dell’opera, databile al VIII secolo e proveniente da ambiente siriaco.  La teca  presumibilmente venne trasportata da Luni all’inizio del XIII secolo con il trasferimento della Cattedrale in Sarzana, e conteneva la reliquia più insigne fra tutte quelle possedute dai sarzanesi, cioè il preziosissimo Sangue di Cristo giunto a Luni, secondo la cosiddetta leggenda di Leobino, nel 742 (o nel 782) assieme al Volto Santo di Lucca.

Questa opera era evidentemente oggetto di particolare venerazione se nell’aprile del 1611, dopo averne disposto la riparazione, i protettori della Chiesa, preso atto della necessità di sostituirla, deliberarono che la nuova teca fosse della stessa "forma medesima di quella antica”. Questo proposito restò tuttavia sulla carta e quattro anni dopo con due deliberazioni del 13 agosto e del 13 settembre 1615, i protettori si rivolsero tramite Niccolò Saluzzo ad un non identificato argentiere genovese, affinché eseguisse un reliquiario d’argento di forma quadrata simile al modello che era stato mandato da Genova.  Il nuovo prezioso contenitore assunse la forma ad ostensorio, perché la venerata reliquia non doveva, secondo le più recenti prescrizioni post tridentine, essere soltanto protetta ma anche contemplata. Il reliquiario – ostensorio conservato in Cattedrale era anticamente collocato assieme ad altre reliquie in un vano appositamente reso accessibile allo sguardo dei fedeli, previa rimozione della tela del Fiasella raffigurante la Gloria del preziosissimo sangue.

A questo dipinto, capostipite di una serie di raffigurazioni, si attribuisce il merito di aver protetto Sarzana dalla peste che infierì a Genova nel 1657. Per ospitarlo i protettori dell’Opera di Santa Maria di Sarzana, sotto l’egida del noto vescovo Giovanbattista Salvago, appartenente alla nobiltà genovese e noto per le grandi imprese artistiche da lui promosse, fecero erigere, con inizio nel 1617, la Cappella delle reliquie, scrigno di marmi preziosi realizzata con la collaborazione dei carrarini Giacomo e Michele Guidi.

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