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Tre cofanetti arabo-siculi d'avorio dipinto, sec. XII/ XIII

via del Prione 156 - 19121 La Spezia
Telefono: 0187 258570
Tre cofanetti arabosiculi (sec. XII) Tre cofanetti arabosiculi (sec. XII)
Cofanetto A (laboratorio area occidentale della Sicilia) Cofanetto A (laboratorio area occidentale della Sicilia)
Cofanetto B (laboratorio area occidentale della Sicilia) Cofanetto B (laboratorio area occidentale della Sicilia)
Cofanetto C (laboratorio area orientale della Sicilia) Cofanetto C (laboratorio area orientale della Sicilia)

Tre cofanetti, manifattura arabo - sicula (cofanetti A e B area occidentale della Sicilia, cofanetto C area orientale)
Lamina di avorio dipinta, inchiostro nero rosso e verde e bronzo dorato, sec XII

Cofanetto A: il coperchio di forma tronco piramidale presenta decorazioni in inchiostro nero ravvivate da pennellate che ancora si intravedono, rosse, verdi e oro. La decorazione si sviluppa seconda una rigorosa simmetria di coppie di animali: a due cervi inscritti in clipei affrontati, il simbolo della vita che di continuo si rinnova, fanno da riscontro ai lati due uccellini con un fiore in bocca; nelle due facce più piccole del coperchio si trovano invece dei pavoni. Il pavone, antico simbolo del sole e della resurrezione, è tra i motivi più rappresentati nell'arte araba; in questo esemplare sembrano rifarsi a motivi riferibili alle decorazioni musive del palazzo della Zisa di Palermo (1166).

Sul frontespizio corre un iscrizione in caratteri naskhi che inneggia alla gloria di Dio. Nella faccia anteriore la forma circolare dei due medaglioni assume il significato del cielo e di tutto ciò che è spirituale.
Questo cofanetto appartiene ad una tipologia diffusa, presente anche nella Cappella Palatina di Palermo e in molti musei del mondo (la Walters Art Gallery di Baltimora, il Museo delle Arti Decorative di Parigi, il tesoro della cripta di Saint Sernin a Tolosa, ecc.).

Cofanetto B: la cassetta è rettangolare con rinforzi sul coperchio con le medesime terminazioni lanceolate già utilizzate nel Cofanetto A. Sul raccordo del coperchio corre l'iscrizione ben augurale.
Il repertorio decorativo appare in questo esemplare molto semplificato: sulla faccia anteriore in clipei tracciati in inchiostro nero sono presenti motivi d'intreccio arabeschi la cui forma circolare simboleggia ciò che è divino. Il concetto della dualità di Dio Creatore è richiamato dalla ripetizione a coppia dei motivi, principalmente arabeschi. Sulle due facce laterali il motivo del pavone è simbolo del sole e della resurrezione.
Il repertorio decorativo di questo cofanetto lo collega al precedente, anche se nell'insieme viene data un interpretazione più ingenua e popolare delle medesime raffigurazioni.

Gli esemplari A e B sono caratterizzati dalla medesima tipologia decorativa e vengono attribuiti alla manifattura dei laboratori presenti nell'area occidentale della Sicilia e in particolare a quello operante nel palazzo della Zisa.

Cofanetto C: pur presentando sui lati minori del corpo elementi figurativi tradizionali (pavoni con coda chiusa, affrontati e resi con un grafismo corsivo sobrio e lineare) questo cofanetto si differenzia dagli esemplari A e B e da quello conservato nel Museo del Tesoro della chiesa di San Lorenzo a Genova, per la presenza nella faccia anteriore di due medaglioni con due figure nimbate, l'una maschile e l'altra femminile. Formentini propone una diversa origine per questo cofanetto proprio per la presenza di queste due figure, che riteneva non essere santi ma l'imperatore e la basilissa e giustificando la presenza dell'aureola come pertinente all'iconografia bizantina dei sovrani. L'iscrizione "leon" in caratteri greci sul cartiglio retto dalla figura maschile fa ritenere al Formentini che questa figura sia identificabile con l'ultimo Imperatore d'Oriente Leone VI morto nel 1012. Ciò consentirebbe di afferire la capsella al periodo del risveglio dell'arte bizantina.
Il raffronto con un cofanetto conservato nella chiesa di Santa Maria La Novara a Messina che raffigura clipei con inscritti due suonatori, uno dei quali con caratteri somatici molto simili alle figure del cofanetto di Portovenere, consente di assimilare questo esemplare a quello siciliano che presenta un repertorio decorativo e figurale molto simili al nostro (Spagiari2000). Si può ipotizzare dunque un periodo tardo bizantino nella resa delle figure umane nell'ambito di atelier siciliani ancora attivi nel XIII secolo, come documentano i vetri con figure nimbate della stessa chiesa della Novara.

La più antica testimonianza della presenza di questi oggetti nella chiesa di Portovenere risale alla metà del secolo XVII da parte di Giuliano Lamorati e attribuisce la loro provenienza via mare all'interno del trave custodito nella chiesa parrocchiale, lo storico accenna alla presenza di “5 cassette d'avorio d'artificio tale d'esser state tratte dal gabinetto di una grande regina”.
Una pergamena recante l'elenco delle reliquie compilato nel 1644 per volere dell'arcivescovo di Genova parla di "altre 4 casciette" di cui non si specifica il materiale e che contenevano "molte altre reliquie".
Ubaldo Formentini fu il primo ad attribuire tre dei quattro cofanetti (di cui fanno parte gli esemplari A e B) al medesimo atelier musulmano, mentre il quarto cofanetto (esemplare C) fu retrodato e attribuito ad un ambito bizantino (Di Fabio 1994, 1995), (Spagiari 2000).

Luoghi d'arte collegati

Oratorio di San Bernardino, sede del Museo Diocesano (La Spezia)
L'Oratorio di San Bernardino, sede del Museo Diocesano di La Spezia,
Tre cofanetti arabo-siculi d'avorio dipinto, sec. XII/ XIII
via del Prione 156 19121 La Spezia
Telefono: 0187 258570

Tre cofanetti, manifattura arabo - sicula (cofanetti A e B area occidentale della Sicilia, cofanetto C area orientale)
Lamina di avorio dipinta, inchiostro nero rosso e verde e bronzo dorato, sec XII

Cofanetto A: il coperchio di forma tronco piramidale presenta decorazioni in inchiostro nero ravvivate da pennellate che ancora si intravedono, rosse, verdi e oro. La decorazione si sviluppa seconda una rigorosa simmetria di coppie di animali: a due cervi inscritti in clipei affrontati, il simbolo della vita che di continuo si rinnova, fanno da riscontro ai lati due uccellini con un fiore in bocca; nelle due facce più piccole del coperchio si trovano invece dei pavoni. Il pavone, antico simbolo del sole e della resurrezione, è tra i motivi più rappresentati nell'arte araba; in questo esemplare sembrano rifarsi a motivi riferibili alle decorazioni musive del palazzo della Zisa di Palermo (1166).

Sul frontespizio corre un iscrizione in caratteri naskhi che inneggia alla gloria di Dio. Nella faccia anteriore la forma circolare dei due medaglioni assume il significato del cielo e di tutto ciò che è spirituale.
Questo cofanetto appartiene ad una tipologia diffusa, presente anche nella Cappella Palatina di Palermo e in molti musei del mondo (la Walters Art Gallery di Baltimora, il Museo delle Arti Decorative di Parigi, il tesoro della cripta di Saint Sernin a Tolosa, ecc.).

Cofanetto B: la cassetta è rettangolare con rinforzi sul coperchio con le medesime terminazioni lanceolate già utilizzate nel Cofanetto A. Sul raccordo del coperchio corre l'iscrizione ben augurale.
Il repertorio decorativo appare in questo esemplare molto semplificato: sulla faccia anteriore in clipei tracciati in inchiostro nero sono presenti motivi d'intreccio arabeschi la cui forma circolare simboleggia ciò che è divino. Il concetto della dualità di Dio Creatore è richiamato dalla ripetizione a coppia dei motivi, principalmente arabeschi. Sulle due facce laterali il motivo del pavone è simbolo del sole e della resurrezione.
Il repertorio decorativo di questo cofanetto lo collega al precedente, anche se nell'insieme viene data un interpretazione più ingenua e popolare delle medesime raffigurazioni.

Gli esemplari A e B sono caratterizzati dalla medesima tipologia decorativa e vengono attribuiti alla manifattura dei laboratori presenti nell'area occidentale della Sicilia e in particolare a quello operante nel palazzo della Zisa.

Cofanetto C: pur presentando sui lati minori del corpo elementi figurativi tradizionali (pavoni con coda chiusa, affrontati e resi con un grafismo corsivo sobrio e lineare) questo cofanetto si differenzia dagli esemplari A e B e da quello conservato nel Museo del Tesoro della chiesa di San Lorenzo a Genova, per la presenza nella faccia anteriore di due medaglioni con due figure nimbate, l'una maschile e l'altra femminile. Formentini propone una diversa origine per questo cofanetto proprio per la presenza di queste due figure, che riteneva non essere santi ma l'imperatore e la basilissa e giustificando la presenza dell'aureola come pertinente all'iconografia bizantina dei sovrani. L'iscrizione "leon" in caratteri greci sul cartiglio retto dalla figura maschile fa ritenere al Formentini che questa figura sia identificabile con l'ultimo Imperatore d'Oriente Leone VI morto nel 1012. Ciò consentirebbe di afferire la capsella al periodo del risveglio dell'arte bizantina.
Il raffronto con un cofanetto conservato nella chiesa di Santa Maria La Novara a Messina che raffigura clipei con inscritti due suonatori, uno dei quali con caratteri somatici molto simili alle figure del cofanetto di Portovenere, consente di assimilare questo esemplare a quello siciliano che presenta un repertorio decorativo e figurale molto simili al nostro (Spagiari2000). Si può ipotizzare dunque un periodo tardo bizantino nella resa delle figure umane nell'ambito di atelier siciliani ancora attivi nel XIII secolo, come documentano i vetri con figure nimbate della stessa chiesa della Novara.

La più antica testimonianza della presenza di questi oggetti nella chiesa di Portovenere risale alla metà del secolo XVII da parte di Giuliano Lamorati e attribuisce la loro provenienza via mare all'interno del trave custodito nella chiesa parrocchiale, lo storico accenna alla presenza di “5 cassette d'avorio d'artificio tale d'esser state tratte dal gabinetto di una grande regina”.
Una pergamena recante l'elenco delle reliquie compilato nel 1644 per volere dell'arcivescovo di Genova parla di "altre 4 casciette" di cui non si specifica il materiale e che contenevano "molte altre reliquie".
Ubaldo Formentini fu il primo ad attribuire tre dei quattro cofanetti (di cui fanno parte gli esemplari A e B) al medesimo atelier musulmano, mentre il quarto cofanetto (esemplare C) fu retrodato e attribuito ad un ambito bizantino (Di Fabio 1994, 1995), (Spagiari 2000).

Luoghi d'arte collegati

Oratorio di San Bernardino, sede del Museo Diocesano (La Spezia)
L'Oratorio di San Bernardino, sede del Museo Diocesano di La Spezia,