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Joos van Cleve, Adorazione dei Magi con Santo Stefano e Maria Maddalena

Via San Donato 10 - 16123 Genova (GE)
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Joos van Cleve, Adorazione dei Magi, Ritratto di Stefano Raggio Joos van Cleve, Adorazione dei Magi, Ritratto di Stefano Raggio

Joos van Cleve (Joos van der Beke) (documentato ad Anversa dal 1511 al 1540)
Trittico con Adorazione dei Magi, Santo Stefano con donatore, Maria Maddalena; Crocefissione; nel verso Annunciazione
Olio su tavola di quercia baltica, centrale cm 156,5 x 138; laterali cm 162,6 x 67; cimase cm 53 x 46

Il trittico, considerato da Ratti "opera d'autor Fiammingo", fu ad inizio '900 attribuito a Cleve, artista presente a Genova tra 1515 e 1530. Di questo autore si trovava a Genova un'altra Adorazione dei Magi già nella chiesa di San Luca d'Albaro.

Questa Adorazione è dipinta secondo l'iconografia tradizionale: nel quadro centrale la scena si svolge in un grande edificio classico, motivo di derivazione rinascimentale. I Magi sono raffigurati con ricche vesti: è riconoscibile Gaspare, dal nome Jasper ricamato sul bordo del vestito nero, e Baldassarre, il re nero, dalla scritta Balteser incisa sulla pisside d'oro. Jasper, inginocchiato in primo piano, bacia la mano di Gesù, Balteser procede con il sontuoso corteo. Nello sfondo piccole scene di vita: soldati bevono al tavolo di una locanda, un cavallo viene desellato, donne chiaccherano alle finestre, muratori accomodano un tetto, pastori pascolano i loro animali. Lungo le strade tortuose avanza la processione dei Magi, che portano i loro doni con asini e cammelli.

Nell'anta destra, tra mulini ad acqua ed abitazioni popolari, Santo Stefano presenta il committente Stefano Raggio, riccamente abbigliato secondo la moda ed appoggiato ad un inginocchiatoio, sul quale è dipinto lo stemma di famiglia.

Lo sportello di sinistra raffigura la Maddalena: per ragioni di simmetria con il destro avrebbe dovuto raffigurare la moglie del committente. Per questo si è ipotizzato che il Raggio fosse già rimasto vedovo di Maria Maddalena Giustiniani, sposata nel 1517 e qui presentata nelle vesti della Santa: la moglie apparirebbe quindi come "anima purificata" nella mandorla di luce sopra la Maddalena. Dietro la Maddalena, una città portuale è ritratta in un momento di grande attività commerciale: sulla banchina, in mezzo ad una grande confusione di merci e di materiali, è raffigurata la massa ingombrante di una macchina, forse una gru od un montacarichi di legno. Questa apparecchiatura, dipinta con precisione da Cleve, è raffigurata in altri dipinti fiamminghi del periodo.

Luoghi d'arte collegati

Chiesa di San Donato a Genova
La chiesa dedicata a San Donato (vescovo martire di Arezzo) è una delle principali opere del Romanico genovese; ubicata sull'omonima piazza, al confine tra le compagne di Platealonga e del Castrum, non mostra nulla in alzato di anteriore al XII secolo. Il manufatto si inserisce all'interno di un tessuto medioevale che non sembra esser stato sede di insediamenti produttivi particolarmente significativi: rispetto alle mura del IX secolo la chiesa occupa una posizione centrale, ma con la cinta del 1155 (estensione dei confini dell'area urbana verso nord) viene decisamente emarginata. Le trasformazioni di natura edilizia (secc. XVIII e XX), insieme ai bombardamenti francesi del 1684 e a quelli della seconda guerra mondiale, hanno inciso sia sulla chiesa che sul suo circondario, portando ad un deterioramento dell'area stessa. L'opera restauratrice di d'Andrade ha restituito ai genovesi la chiesa nel suo aspetto pressoché originale.
Joos van Cleve, Adorazione dei Magi con Santo Stefano e Maria Maddalena
Via San Donato 10 16123 Genova (GE)

Joos van Cleve (Joos van der Beke) (documentato ad Anversa dal 1511 al 1540)
Trittico con Adorazione dei Magi, Santo Stefano con donatore, Maria Maddalena; Crocefissione; nel verso Annunciazione
Olio su tavola di quercia baltica, centrale cm 156,5 x 138; laterali cm 162,6 x 67; cimase cm 53 x 46

Il trittico, considerato da Ratti "opera d'autor Fiammingo", fu ad inizio '900 attribuito a Cleve, artista presente a Genova tra 1515 e 1530. Di questo autore si trovava a Genova un'altra Adorazione dei Magi già nella chiesa di San Luca d'Albaro.

Questa Adorazione è dipinta secondo l'iconografia tradizionale: nel quadro centrale la scena si svolge in un grande edificio classico, motivo di derivazione rinascimentale. I Magi sono raffigurati con ricche vesti: è riconoscibile Gaspare, dal nome Jasper ricamato sul bordo del vestito nero, e Baldassarre, il re nero, dalla scritta Balteser incisa sulla pisside d'oro. Jasper, inginocchiato in primo piano, bacia la mano di Gesù, Balteser procede con il sontuoso corteo. Nello sfondo piccole scene di vita: soldati bevono al tavolo di una locanda, un cavallo viene desellato, donne chiaccherano alle finestre, muratori accomodano un tetto, pastori pascolano i loro animali. Lungo le strade tortuose avanza la processione dei Magi, che portano i loro doni con asini e cammelli.

Nell'anta destra, tra mulini ad acqua ed abitazioni popolari, Santo Stefano presenta il committente Stefano Raggio, riccamente abbigliato secondo la moda ed appoggiato ad un inginocchiatoio, sul quale è dipinto lo stemma di famiglia.

Lo sportello di sinistra raffigura la Maddalena: per ragioni di simmetria con il destro avrebbe dovuto raffigurare la moglie del committente. Per questo si è ipotizzato che il Raggio fosse già rimasto vedovo di Maria Maddalena Giustiniani, sposata nel 1517 e qui presentata nelle vesti della Santa: la moglie apparirebbe quindi come "anima purificata" nella mandorla di luce sopra la Maddalena. Dietro la Maddalena, una città portuale è ritratta in un momento di grande attività commerciale: sulla banchina, in mezzo ad una grande confusione di merci e di materiali, è raffigurata la massa ingombrante di una macchina, forse una gru od un montacarichi di legno. Questa apparecchiatura, dipinta con precisione da Cleve, è raffigurata in altri dipinti fiamminghi del periodo.

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La chiesa dedicata a San Donato (vescovo martire di Arezzo) è una delle principali opere del Romanico genovese; ubicata sull'omonima piazza, al confine tra le compagne di Platealonga e del Castrum, non mostra nulla in alzato di anteriore al XII secolo. Il manufatto si inserisce all'interno di un tessuto medioevale che non sembra esser stato sede di insediamenti produttivi particolarmente significativi: rispetto alle mura del IX secolo la chiesa occupa una posizione centrale, ma con la cinta del 1155 (estensione dei confini dell'area urbana verso nord) viene decisamente emarginata. Le trasformazioni di natura edilizia (secc. XVIII e XX), insieme ai bombardamenti francesi del 1684 e a quelli della seconda guerra mondiale, hanno inciso sia sulla chiesa che sul suo circondario, portando ad un deterioramento dell'area stessa. L'opera restauratrice di d'Andrade ha restituito ai genovesi la chiesa nel suo aspetto pressoché originale.