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Palazzo della Meridiana

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Salita San Francesco 4 - 16124 Genova (GE)
Telefono: 010 254 1996
Palazzo della Meridiana Palazzo della Meridiana
L'atrio L'atrio
Lo scalone Lo scalone
Sala del Colonnato Sala del Colonnato
Affresco di Luca Cambiaso Affresco di Luca Cambiaso
La galleria La galleria
Sala del Camino Sala del Camino
Salone Cambiaso Salone Cambiaso
Il giardino Il giardino

Una struttura sorprendentemente elegante in cui convivono armoniosamente architetture e stili diversi, affreschi e decorazioni pittoriche di grandissimo pregio, un delizioso spazio all’aperto, la posizione centrale nell’area storica più visitata di Genova: ecco le caratteristiche di Palazzo della Meridiana, cinquecentesca dimora storica che ha riaperto i suoi ambienti nell’Autunno 2010.
L’edificio, che costituisce peraltro una delle prime e più significative testimonianze del rinnovamento architettonico genovese, prende il nome dall’orologio solare disegnato sulla sua facciata e dà il nome anche alla Piazza sottostante, proprio all’angolo con la fastosa via Garibaldi, già Strada Nuova.
Inserito tra i Rolli, sistema di 42 Palazzi genovesi divenuti nel 2006 patrimonio dell’Umanità Unesco, il Palazzo è stato oggetto, dal 2004, di un lungo ed accurato restauro conservativo effettuato dall’attuale proprietà ( Gruppo Viziano) e presenta oggi: 20 sale specificamente attrezzate per ricevimenti, mostre, meeting, eventi… tra le quali il famoso atrio coperto, col lucernaio liberty di Gino Coppedè (oggi Sala del Colonnato) , il grandioso Salone coi grandi affreschi di Luca Cambiaso, le sale decorate da Lazzaro Calvi, oltre ad un giardino con alberi da frutta e un terrazzo su via Cairoli. Sono stati inoltre realizzati uffici, negozi e appartamenti di grande prestigio.
Gli ambienti storici del Palazzo sono visitabili ogni prima domenica del mese con visita guidata con guide professioniste. Sul sito www.palazzodellameridiana.it sono indicati gli orari delle partenze che possono variare di mese in mese.

La storia

Palazzo Grimaldi della Meridiana, più noto come “Palazzo della Meridiana”, fu edificato a partire dal 1541 al 1545 da Gerolamo Grimaldi Oliva, banchiere e mercante genovese .
L’edificio, costruito quando ancora non esistevano né il tracciato né i Palazzi di “Strada Nuova”, oggi via Garibaldi, fu lasciato nelle mani di Battista Grimaldi, figlio di Gerolamo che portò a compimento la decorazione interna del Palazzo con interventi di G.B. Castello detto il Bergamasco, di Luca Cambiaso, di Battista Perolli e di Lazzaro Calvi.
Quando vennero aperte, dapprima “Strada Nuova”, e successivamente, tra il 1778 e il 1786, “Strada Nuovissima”, oggi Via Cairoli, a collegamento tra le due strade fu creata la Piazza, su un’area sottostante il Palazzo che ospitava un tempo i Giardini del Doge Giacomo Brignole.
Si rinnovò così la facciata sud del Palazzo, su progetto di Giacomo Brusco, e la Piazza prese il nome di “Piazza della Meridiana”.
Nell’Ottocento si verificarono numerosi passaggi di proprietà, dai Grimaldi di Geraci ai Serra di Cassano, agli Odero, ai De Mari e ai Mongiardino che acquistarono il Palazzo nel 1885.
Agli inizi del ‘900 il Palazzo fu affittato da questi ultimi alla società di Assicurazioni di Evan Mackenzie, che incaricò Gino Coppedé di adeguarlo a sede dei suoi uffici, si coprì il cortile con un lucernario liberty, si rinnovarono le “grottesche” delle sue voltine e si intervenne anche nella decorazione interna delle sale.
Durante la I Guerra Mondiale Palazzo della Meridiana divenne Ospedale Militare; nel corso degli anni a seguire il Palazzo è stato più volte adibito ad edificio pubblico, con conseguenti rifacimenti.
Nel luglio 2006 i 42 Palazzi dei Rolli - di cui fa parte Palazzo della Meridiana - e le “Strade Nuove” di Genova sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità Unesco.
L’edificio è stato sottoposto ad un complesso restauro conservativo dal 2006 al 2010, anno in cui la nuova proprietà ha riaperto al pubblico i saloni nobili per visite guidate ed eventi (privati , business, culturali ed istituzionali).

L'architettura

La dimora dei Grimaldi della Meridiana, che gode sia dei vantaggi di palazzo di città un po’ decentrato sia di residenza di villa quasi suburbana, inaugura una tipologia finora inedita a Genova ed à testimonianza del rinnovamento architettonico ed urbanistico della Genova del ’500, rinnovamento che culmina con la realizzazione di “Strada Nuova” (oggi via Garibaldi) e dei palazzi nobiliari sulla via stessa, e successivamente, tra il 1778 e il 1786 col tracciato di “Strada Nuovissima” (oggi via Cairoli).
L’apertura di Via Cairoli ha causato trasformazioni e variazioni strutturali a Palazzo Grimaldi che era preesistente: ad esempio il prospetto su Strada Nuovissima ha ricevuto un apparato decorativo tale che a prima vista lo fa sembrare quello principale.
Per leggere la forma dell’edificio dobbiamo in parte prescindere dall’aspetto attuale. La facciata principale porge sempre su salita San Francesco di Castelletto. Il corpo di fabbrica aderisce alla conformazione del terreno in forte pendio; il prospetto su Salita San Francesco in origine, all’altezza del balcone in marmo a balaustrini al piano nobile, aveva al centro una profonda rientranza in corrispondenza del cortile aperto sottostante. L’aspetto odierno risale al 1697 con il tamponamento della loggia centrale e la copertura del primo cortile trasformato in atrio chiuso, con soprastanti salotti. La chiusura à evidenziata da una lieve rientranza dei due assi finestra centrali del prospetto. La ridipintura dell’intero fronte sembra risalire all’epoca di questo intervento.
I prospetti laterali si affacciavano su giardini, uno a monte, l’altro a valle e uno sul retro, molto lodati dall’architetto tedesco Joseph Furttenbach, che fu a Genova nella prima metà del XVII sec. Egli rimase talmente estasiato nel vedere la bellezza del giardino, del ninfeo e delle grotte, da annotare le sue sensazioni alla vista di quelle meraviglie nell'opera, Newes Itinerarium Italiae, Ulm 1627.
La novità dell’impianto del giardino ricorda la natura del committente Battista Grimaldi, uomo “nuovo”, curioso degli artifici di cui la cultura del suo tempo era particolarmente generosa.
Il cortile centrale col suo porticato a 5 campate per lato, coperte da volticelle circolari, ottagone, quadrangolari, sembra proprio opera di un abile costruttore di cappelle che ha realizzato per Grimaldi un saggio di bravura che suscita meraviglia.
Dei giardini, quello sul retro à stato occupato da un edificio eretto da Coppedà (del suo ninfeo resta solo lo scheletro murario senza pià traccia nà degli apparati decorativi nà degli automi) e quello a monte à sopravvissuto solo in parte, l’altro à stato sbancato con l’apertura di Strada Nuovissima terminata nel 1787, che ha comportato anche la trasformazione del prospetto meridionale (mutilato del giardino) in prospetto principale che si affaccia sull’area di raccordo tra le strade Nuova e Nuovissima.
Nel XVIII secolo, circa due secoli dopo l’edificazione del palazzo, il colonnello del genio Giacomo Brusco, per dare dignità al prospetto divenuto principale, studià adeguati ornamenti a stucco per ravvivare la facciata, costruà un avancorpo sormontato da un terrazzo e fece dipingere la meridiana.
Il Palazzo, con 2 cortili interni loggiati e con giardini, in origine era caratterizzato da soluzioni architettoniche che generavano particolari effetti di luce e di ombra, con l’alternanza di spazi aperti e spazi coperti: dal portico d’ingresso un cannocchiale visivo inquadrava il piccolo giardino a ponente con un grande ninfeo, con giochi d’acqua e automi attraverso un alternarsi di spazi appena interrotti dai giochi prospettici dei colonnati.

Le decorazioni (esterni, ingresso e secondo piano)

Gli Esterni

Probabilmente il pittore cremasco Aurelio Busso (prima metà del secolo XVI) compì la decorazione esterna dei prospetti nord e sud tra il 1541 e il 1545.
La decorazione del prospetto sud è stata stravolta quando, alla fine del Settecento, Giacomo Brusco, dopo lo sbancamento del giardino, ristrutturò la facciata e per regolarizzare la distribuzione delle finestre ne furono aggiunte due.
La facciata nord, nella parte alta, è decorata da riquadri monocromi, e negli spazi tra le finestre, con scene mitologiche raffiguranti “Le Fatiche di Ercole”.
Il prospetto su Salita San Francesco ha riquadrature con erme femminili con bifide code di sirena, forse contributi decorativi attribuiti a Gio Battista Castello il Bergamasco databili tra il 1556-1566. Infatti è certa la presenza del Bergamasco nel cantiere negli anni 1565-1566 con il ruolo di direttore artistico, e per programmare gli interventi decorativi come architetto preposto alle decorazioni, interventi decorativi che si prolungano forse fino al 1573.

Gli Interni

Ingresso/Secondo piano

Quello che si presenta oggi come atrio era originariamente un cortile che comunicava direttamente con l’altro adiacente: due spazi aperti, circondati da porticati su robuste colonne, con campate ricoperte da volticelle circolari, ottagonali, quadrangolari. La ricca decorazione interna delle volte, dei saloni, delle scale e dei porticati è certamente progettata dal Bergamasco e realizzata tra il 1565 e il 1573.
Nei primi decenni del Novecento (tra il 1907 e il 1913) ci sono due interventi di Gino Coppedè 1907: primo intervento prettamente decorativo con la collaborazione del pittore, architetto, frescante Nicola Mascialino (1854-1945), lo stesso artista delle decorazioni di Palazzo Pastorino in Corso Andrea Podestà. Mascialino lavora alla decorazione dell’atrio e delle volte del cortile coperto da ampio lucernaio a disegni liberty. Sugli affreschi originali vengono sovrapposti colorati motivi ornamentali a tempera. Il gusto è “neopompeiano”: esuberanza naturalistica con inflessioni liberty di racemi, girali, figurine mitologiche; stemmi (anche di invenzione), ghirlande, anfore; una reinterpretazione del classicismo. Gli studiosi chiamavano questa ridondanza tipica del Coppedè “ipertrofia decorativa”. Le decorazioni raffigurano anche simboli (caduceo, timone, salvadanaio, ancore) legati all’attività economica del committente. 1913: secondo intervento più invasivo: per conto di Evan Mackenzie, Coppedè interviene pesantemente sull’architettura e crea spazi nell’area del giardino posteriore destinati a uffici per la società di assicurazione. Nel primo atrio è collocato a parete un bassorilievo in ardesia “Natività con i Magi” del sec. XV proveniente da un palazzo del centro storico.
La volta dello scalone che porta al piano superiore presenta una decorazione molto fitta sovrapposta a quella cinquecentesca entro una incorniciatura a stucco in forte aggetto originale.

Le decorazioni (terzo e quarto piano)

Terzo/Quarto piano

In corrispondenza del lucernaio del cortile coperto corre un loggiato a 3 campate per i lati ovest, nord ed est. Durante l’ultimo restauro sono affiorate le decorazioni originarie a grottesche. Sul lato sud del cortile si sviluppa il grande salone che ritroveremo alla fine dell’itinerario con accesso principale dal loggiato ovest.
Oltre al loggiato sul lato nord si snoda una sequenza di sale:

Sala Calvi: sala con volta a padiglione sottesa da 12 lunette e riquadro centrale affrescato con “Apollo-Sole sul carro tirato da quattro cavalli” da Lazzaro Calvi (XVI sec). Il riquadro ha una cornice a stucco illusivamente sostenuta agli angoli da erme e putti in finto marmo. Nei pennacchi divinità mitologiche: lato ovest “Fortuna”e “Minerva”; lato nord “Diana” e”Marte”; lato est “Mercurio” e “Giove”; lato sud “Venere”e “Saturno”. Nelle lunette sono dipinti: Paesaggi, Re in trono, Pontefice che impone un cappello cardinalizio, Anziano frate con figure femminili, Pontefice in trono e personaggi in ginocchio.

Salone Neoclassico: sala ornata da lesene in aggetto e stucchi. Da questa si esce nel giardino a monte dove un tempo era la piazza antistante la facciata di San Francesco. Da qui si possono ammirare gli affreschi esterni del Busso raffiguranti le fatiche di Ercole. E si rientra attraverso l’originario portale a monte attribuito al Bergamasco.

Sala Rosa, Salone del Camino, Sala Gialla, Sala Arazzi: le sale che si affacciano su salita San Francesco furono oggetto di un radicale intervento decorativo e hanno stucchi rococò e pavimenti in seminato veneziano con frammenti di corallo.

Salone Cambiaso: si ritorna ancora al XVI sec. entrando infine nel Salone di rappresentanza con soffitto a stucchi eseguiti da Antonio da Lugano su disegno di Giovanni Battista Castello detto Bergamasco, il quale ha tracciato gli spazi (medaglie, lunette, vele, quadro) che Luca Cambiaso ha riempito con gli affreschi della storia di Ulisse, ritratti, divinità mitologiche, figure allegoriche. La volta a padiglione della sala è sottesa da 20 lunette con partizioni a stucco e finto stucco. Nel riquadro centrale l’affresco “Ulisse saetta i Proci con l’aiuto di Minerva e di Telemaco”, in cui si nota il rapporto simmetrico tra scena e architettura dipinta, e l’abilità dell’artista nel posizionare le figure umane sempre di scorcio, così che nel loro movimento sembrano appropriarsi dello spazio. L’ampia cornice a stucco ha motivi classici (ovuli, palmette). I pennacchi sono delimitati da cornici a stucco: all’interno figure umane tra cui si evidenziano: a) ritratto di Geronimo Grimaldi come un condottiero romano seduto b) Carlo V in trono tra due figure femminili in vesti contemporanee. Tra i pennacchi figure a monocromo color bronzo (Diana, Apollo, Venere, Marte). Nelle 20 lunette storie delle vicende di Ulisse. Nei celetti agli angoli: putti alati. Alle pareti è andata perduta la decorazione originale a spartizione architettonica; l’attuale decorazione risale all’intervento di Coppedè. Il pavimento a parquet è ottocentesco. Pregevole e monumentale camino in marmo (Gian Giacomo della Porta o lo stesso Bergamasco) con decorazione costituita da una fascia di piastrelle che riprende la tradizione dei cinquecenteschi laggioni di matrice islamica . E’ presente lo Stemma con le armi dei Grimaldi e dei Doria. Figure femminili ai due lati e una figure maschile al centro.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Palazzo della Meridiana
Tipologia: Ville e palazzi
Salita San Francesco 4 16124 Genova (GE)
Telefono: 010 254 1996

Una struttura sorprendentemente elegante in cui convivono armoniosamente architetture e stili diversi, affreschi e decorazioni pittoriche di grandissimo pregio, un delizioso spazio all’aperto, la posizione centrale nell’area storica più visitata di Genova: ecco le caratteristiche di Palazzo della Meridiana, cinquecentesca dimora storica che ha riaperto i suoi ambienti nell’Autunno 2010.
L’edificio, che costituisce peraltro una delle prime e più significative testimonianze del rinnovamento architettonico genovese, prende il nome dall’orologio solare disegnato sulla sua facciata e dà il nome anche alla Piazza sottostante, proprio all’angolo con la fastosa via Garibaldi, già Strada Nuova.
Inserito tra i Rolli, sistema di 42 Palazzi genovesi divenuti nel 2006 patrimonio dell’Umanità Unesco, il Palazzo è stato oggetto, dal 2004, di un lungo ed accurato restauro conservativo effettuato dall’attuale proprietà ( Gruppo Viziano) e presenta oggi: 20 sale specificamente attrezzate per ricevimenti, mostre, meeting, eventi… tra le quali il famoso atrio coperto, col lucernaio liberty di Gino Coppedè (oggi Sala del Colonnato) , il grandioso Salone coi grandi affreschi di Luca Cambiaso, le sale decorate da Lazzaro Calvi, oltre ad un giardino con alberi da frutta e un terrazzo su via Cairoli. Sono stati inoltre realizzati uffici, negozi e appartamenti di grande prestigio.
Gli ambienti storici del Palazzo sono visitabili ogni prima domenica del mese con visita guidata con guide professioniste. Sul sito www.palazzodellameridiana.it sono indicati gli orari delle partenze che possono variare di mese in mese.

La storia

Palazzo Grimaldi della Meridiana, più noto come “Palazzo della Meridiana”, fu edificato a partire dal 1541 al 1545 da Gerolamo Grimaldi Oliva, banchiere e mercante genovese .
L’edificio, costruito quando ancora non esistevano né il tracciato né i Palazzi di “Strada Nuova”, oggi via Garibaldi, fu lasciato nelle mani di Battista Grimaldi, figlio di Gerolamo che portò a compimento la decorazione interna del Palazzo con interventi di G.B. Castello detto il Bergamasco, di Luca Cambiaso, di Battista Perolli e di Lazzaro Calvi.
Quando vennero aperte, dapprima “Strada Nuova”, e successivamente, tra il 1778 e il 1786, “Strada Nuovissima”, oggi Via Cairoli, a collegamento tra le due strade fu creata la Piazza, su un’area sottostante il Palazzo che ospitava un tempo i Giardini del Doge Giacomo Brignole.
Si rinnovò così la facciata sud del Palazzo, su progetto di Giacomo Brusco, e la Piazza prese il nome di “Piazza della Meridiana”.
Nell’Ottocento si verificarono numerosi passaggi di proprietà, dai Grimaldi di Geraci ai Serra di Cassano, agli Odero, ai De Mari e ai Mongiardino che acquistarono il Palazzo nel 1885.
Agli inizi del ‘900 il Palazzo fu affittato da questi ultimi alla società di Assicurazioni di Evan Mackenzie, che incaricò Gino Coppedé di adeguarlo a sede dei suoi uffici, si coprì il cortile con un lucernario liberty, si rinnovarono le “grottesche” delle sue voltine e si intervenne anche nella decorazione interna delle sale.
Durante la I Guerra Mondiale Palazzo della Meridiana divenne Ospedale Militare; nel corso degli anni a seguire il Palazzo è stato più volte adibito ad edificio pubblico, con conseguenti rifacimenti.
Nel luglio 2006 i 42 Palazzi dei Rolli - di cui fa parte Palazzo della Meridiana - e le “Strade Nuove” di Genova sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità Unesco.
L’edificio è stato sottoposto ad un complesso restauro conservativo dal 2006 al 2010, anno in cui la nuova proprietà ha riaperto al pubblico i saloni nobili per visite guidate ed eventi (privati , business, culturali ed istituzionali).

L'architettura

La dimora dei Grimaldi della Meridiana, che gode sia dei vantaggi di palazzo di città un po’ decentrato sia di residenza di villa quasi suburbana, inaugura una tipologia finora inedita a Genova ed à testimonianza del rinnovamento architettonico ed urbanistico della Genova del ’500, rinnovamento che culmina con la realizzazione di “Strada Nuova” (oggi via Garibaldi) e dei palazzi nobiliari sulla via stessa, e successivamente, tra il 1778 e il 1786 col tracciato di “Strada Nuovissima” (oggi via Cairoli).
L’apertura di Via Cairoli ha causato trasformazioni e variazioni strutturali a Palazzo Grimaldi che era preesistente: ad esempio il prospetto su Strada Nuovissima ha ricevuto un apparato decorativo tale che a prima vista lo fa sembrare quello principale.
Per leggere la forma dell’edificio dobbiamo in parte prescindere dall’aspetto attuale. La facciata principale porge sempre su salita San Francesco di Castelletto. Il corpo di fabbrica aderisce alla conformazione del terreno in forte pendio; il prospetto su Salita San Francesco in origine, all’altezza del balcone in marmo a balaustrini al piano nobile, aveva al centro una profonda rientranza in corrispondenza del cortile aperto sottostante. L’aspetto odierno risale al 1697 con il tamponamento della loggia centrale e la copertura del primo cortile trasformato in atrio chiuso, con soprastanti salotti. La chiusura à evidenziata da una lieve rientranza dei due assi finestra centrali del prospetto. La ridipintura dell’intero fronte sembra risalire all’epoca di questo intervento.
I prospetti laterali si affacciavano su giardini, uno a monte, l’altro a valle e uno sul retro, molto lodati dall’architetto tedesco Joseph Furttenbach, che fu a Genova nella prima metà del XVII sec. Egli rimase talmente estasiato nel vedere la bellezza del giardino, del ninfeo e delle grotte, da annotare le sue sensazioni alla vista di quelle meraviglie nell'opera, Newes Itinerarium Italiae, Ulm 1627.
La novità dell’impianto del giardino ricorda la natura del committente Battista Grimaldi, uomo “nuovo”, curioso degli artifici di cui la cultura del suo tempo era particolarmente generosa.
Il cortile centrale col suo porticato a 5 campate per lato, coperte da volticelle circolari, ottagone, quadrangolari, sembra proprio opera di un abile costruttore di cappelle che ha realizzato per Grimaldi un saggio di bravura che suscita meraviglia.
Dei giardini, quello sul retro à stato occupato da un edificio eretto da Coppedà (del suo ninfeo resta solo lo scheletro murario senza pià traccia nà degli apparati decorativi nà degli automi) e quello a monte à sopravvissuto solo in parte, l’altro à stato sbancato con l’apertura di Strada Nuovissima terminata nel 1787, che ha comportato anche la trasformazione del prospetto meridionale (mutilato del giardino) in prospetto principale che si affaccia sull’area di raccordo tra le strade Nuova e Nuovissima.
Nel XVIII secolo, circa due secoli dopo l’edificazione del palazzo, il colonnello del genio Giacomo Brusco, per dare dignità al prospetto divenuto principale, studià adeguati ornamenti a stucco per ravvivare la facciata, costruà un avancorpo sormontato da un terrazzo e fece dipingere la meridiana.
Il Palazzo, con 2 cortili interni loggiati e con giardini, in origine era caratterizzato da soluzioni architettoniche che generavano particolari effetti di luce e di ombra, con l’alternanza di spazi aperti e spazi coperti: dal portico d’ingresso un cannocchiale visivo inquadrava il piccolo giardino a ponente con un grande ninfeo, con giochi d’acqua e automi attraverso un alternarsi di spazi appena interrotti dai giochi prospettici dei colonnati.

Le decorazioni (esterni, ingresso e secondo piano)

Gli Esterni

Probabilmente il pittore cremasco Aurelio Busso (prima metà del secolo XVI) compì la decorazione esterna dei prospetti nord e sud tra il 1541 e il 1545.
La decorazione del prospetto sud è stata stravolta quando, alla fine del Settecento, Giacomo Brusco, dopo lo sbancamento del giardino, ristrutturò la facciata e per regolarizzare la distribuzione delle finestre ne furono aggiunte due.
La facciata nord, nella parte alta, è decorata da riquadri monocromi, e negli spazi tra le finestre, con scene mitologiche raffiguranti “Le Fatiche di Ercole”.
Il prospetto su Salita San Francesco ha riquadrature con erme femminili con bifide code di sirena, forse contributi decorativi attribuiti a Gio Battista Castello il Bergamasco databili tra il 1556-1566. Infatti è certa la presenza del Bergamasco nel cantiere negli anni 1565-1566 con il ruolo di direttore artistico, e per programmare gli interventi decorativi come architetto preposto alle decorazioni, interventi decorativi che si prolungano forse fino al 1573.

Gli Interni

Ingresso/Secondo piano

Quello che si presenta oggi come atrio era originariamente un cortile che comunicava direttamente con l’altro adiacente: due spazi aperti, circondati da porticati su robuste colonne, con campate ricoperte da volticelle circolari, ottagonali, quadrangolari. La ricca decorazione interna delle volte, dei saloni, delle scale e dei porticati è certamente progettata dal Bergamasco e realizzata tra il 1565 e il 1573.
Nei primi decenni del Novecento (tra il 1907 e il 1913) ci sono due interventi di Gino Coppedè 1907: primo intervento prettamente decorativo con la collaborazione del pittore, architetto, frescante Nicola Mascialino (1854-1945), lo stesso artista delle decorazioni di Palazzo Pastorino in Corso Andrea Podestà. Mascialino lavora alla decorazione dell’atrio e delle volte del cortile coperto da ampio lucernaio a disegni liberty. Sugli affreschi originali vengono sovrapposti colorati motivi ornamentali a tempera. Il gusto è “neopompeiano”: esuberanza naturalistica con inflessioni liberty di racemi, girali, figurine mitologiche; stemmi (anche di invenzione), ghirlande, anfore; una reinterpretazione del classicismo. Gli studiosi chiamavano questa ridondanza tipica del Coppedè “ipertrofia decorativa”. Le decorazioni raffigurano anche simboli (caduceo, timone, salvadanaio, ancore) legati all’attività economica del committente. 1913: secondo intervento più invasivo: per conto di Evan Mackenzie, Coppedè interviene pesantemente sull’architettura e crea spazi nell’area del giardino posteriore destinati a uffici per la società di assicurazione. Nel primo atrio è collocato a parete un bassorilievo in ardesia “Natività con i Magi” del sec. XV proveniente da un palazzo del centro storico.
La volta dello scalone che porta al piano superiore presenta una decorazione molto fitta sovrapposta a quella cinquecentesca entro una incorniciatura a stucco in forte aggetto originale.

Le decorazioni (terzo e quarto piano)

Terzo/Quarto piano

In corrispondenza del lucernaio del cortile coperto corre un loggiato a 3 campate per i lati ovest, nord ed est. Durante l’ultimo restauro sono affiorate le decorazioni originarie a grottesche. Sul lato sud del cortile si sviluppa il grande salone che ritroveremo alla fine dell’itinerario con accesso principale dal loggiato ovest.
Oltre al loggiato sul lato nord si snoda una sequenza di sale:

Sala Calvi: sala con volta a padiglione sottesa da 12 lunette e riquadro centrale affrescato con “Apollo-Sole sul carro tirato da quattro cavalli” da Lazzaro Calvi (XVI sec). Il riquadro ha una cornice a stucco illusivamente sostenuta agli angoli da erme e putti in finto marmo. Nei pennacchi divinità mitologiche: lato ovest “Fortuna”e “Minerva”; lato nord “Diana” e”Marte”; lato est “Mercurio” e “Giove”; lato sud “Venere”e “Saturno”. Nelle lunette sono dipinti: Paesaggi, Re in trono, Pontefice che impone un cappello cardinalizio, Anziano frate con figure femminili, Pontefice in trono e personaggi in ginocchio.

Salone Neoclassico: sala ornata da lesene in aggetto e stucchi. Da questa si esce nel giardino a monte dove un tempo era la piazza antistante la facciata di San Francesco. Da qui si possono ammirare gli affreschi esterni del Busso raffiguranti le fatiche di Ercole. E si rientra attraverso l’originario portale a monte attribuito al Bergamasco.

Sala Rosa, Salone del Camino, Sala Gialla, Sala Arazzi: le sale che si affacciano su salita San Francesco furono oggetto di un radicale intervento decorativo e hanno stucchi rococò e pavimenti in seminato veneziano con frammenti di corallo.

Salone Cambiaso: si ritorna ancora al XVI sec. entrando infine nel Salone di rappresentanza con soffitto a stucchi eseguiti da Antonio da Lugano su disegno di Giovanni Battista Castello detto Bergamasco, il quale ha tracciato gli spazi (medaglie, lunette, vele, quadro) che Luca Cambiaso ha riempito con gli affreschi della storia di Ulisse, ritratti, divinità mitologiche, figure allegoriche. La volta a padiglione della sala è sottesa da 20 lunette con partizioni a stucco e finto stucco. Nel riquadro centrale l’affresco “Ulisse saetta i Proci con l’aiuto di Minerva e di Telemaco”, in cui si nota il rapporto simmetrico tra scena e architettura dipinta, e l’abilità dell’artista nel posizionare le figure umane sempre di scorcio, così che nel loro movimento sembrano appropriarsi dello spazio. L’ampia cornice a stucco ha motivi classici (ovuli, palmette). I pennacchi sono delimitati da cornici a stucco: all’interno figure umane tra cui si evidenziano: a) ritratto di Geronimo Grimaldi come un condottiero romano seduto b) Carlo V in trono tra due figure femminili in vesti contemporanee. Tra i pennacchi figure a monocromo color bronzo (Diana, Apollo, Venere, Marte). Nelle 20 lunette storie delle vicende di Ulisse. Nei celetti agli angoli: putti alati. Alle pareti è andata perduta la decorazione originale a spartizione architettonica; l’attuale decorazione risale all’intervento di Coppedè. Il pavimento a parquet è ottocentesco. Pregevole e monumentale camino in marmo (Gian Giacomo della Porta o lo stesso Bergamasco) con decorazione costituita da una fascia di piastrelle che riprende la tradizione dei cinquecenteschi laggioni di matrice islamica . E’ presente lo Stemma con le armi dei Grimaldi e dei Doria. Figure femminili ai due lati e una figure maschile al centro.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario