vai al contenuto vai al footer

Chiesa di San Donato a Genova

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Genova
La chiesa di San Donato a Genova La chiesa di San Donato a Genova

L'esistenza di San Donato è testimoniata a partire dal XII secolo, grazie ad un'iscrizione presente nello stipite destro del portale maggiore (MCIX o MCLX); c'è chi ipotizza un'origine anteriore (Bognetti, secoli VI- X) da individuarsi su una precedente fondazione longobarda. La facciata della chiesa, in pietra calcarea locale, è a capanna: al centro spicca il portale con protiro su colonne con arco acuto e struttura leggermente strombata; ai lati dell'ingresso si aprono due monofore e superiormente si trova il rosone.

Una cornice a denti di sega preceduta da una serie di archetti pensili a sesto spezzato sottolinea le due falde del tetto. Sul fianco destro, coronato da archetti a sesto acuto e a tutto sesto, sono visibili: sette monofore, un portalino, le tracce di due ingressi antichi, un'edicola settecentesca costruita per coprire un foro causato dai bombardamenti del 1684. Nella zona absidale spicca la grande abside centrale, sei-settecentesca, e le due absidiole laterali (post 1945), ripristinate sulle fondamenta antiche.

L'ottagona torre nolare, nella cui parte inferiore si aprono tre monofore, è composta da tre ordini, tutti preceduti da una cornice a denti di sega entro modanature continue a sguscio: il primo è un loggiato ad arcate su colonne con all'interno una bifora; il secondo è costituito da larghe lesene angolari che danno origine ad una serie di archetti a tutto sesto e a specchiature nella quali si aprono trifore; il terzo, cui non corrisponde alcuna partizione strutturale interna, è realizzato con una cupoletta dal profilo ogivale, nascosta esternamente da un loggiato puramente decorativo e coperta da un tetto a cuspide poco pronunciata.

La struttura internamente è basilicale: le tre navate sono separate da muri-diaframma longitudinali con arcate a tutto sesto su colonne in granito e a rocchi bicromi. Oltre ad esse, su una cornice continua, spiccano sette bifore per parte a costituire un falso matroneo. Le coperture delle navate sono lignee, in seguito ai restauri susseguitesi nel tempo. La struttura del presbiterio è organizzata in funzione della torre nolare: pilastri con semicolonne addossate reggono le quattro arcate maggiori; il raccordo con l'ottagono è risolto con l'impiego di orecchioni angolari su cui si imposta il tiburio coperto da una cupola a spicchi.

Le absidiole semicircolari sono poco profonde e l'abside maggiore è l'unico settore dell'edificio non ridotto a forme romaniche (presenta ancora nella decorazione e nelle coperture le forme settecentesche). Esistono tre teorie relative ai periodi di costruzione dell'edificio: quella di d'Andrade (con primo nucleo risalente al X secolo), di Ceschi (posticipazione alla meta del'XI secolo) e quella più persuasiva di Pesenti, che ha individuato 4 fasi: la più antica (inizi del secolo XII); la seconda, conclusasi nel 1189 (allungamento del corpo delle navate e creazione della torre a più ordini); la terza, costituita dalle trasformazioni susseguitesi nel corso dei secoli, fino agli interventi di Canzio ("pura scenografia") che eliminarono l'aspetto romanico della chiesa; l'ultima, corrispondente ai restauri eseguiti prima da d'Andrade (1888-1891; 1894-1895), poi da Campora (1925), fino a quelli post-bellici (1946-1951).

Chiesa di San Donato a Genova
Tipologia: Edifici religiosi
Genova

L'esistenza di San Donato è testimoniata a partire dal XII secolo, grazie ad un'iscrizione presente nello stipite destro del portale maggiore (MCIX o MCLX); c'è chi ipotizza un'origine anteriore (Bognetti, secoli VI- X) da individuarsi su una precedente fondazione longobarda. La facciata della chiesa, in pietra calcarea locale, è a capanna: al centro spicca il portale con protiro su colonne con arco acuto e struttura leggermente strombata; ai lati dell'ingresso si aprono due monofore e superiormente si trova il rosone.

Una cornice a denti di sega preceduta da una serie di archetti pensili a sesto spezzato sottolinea le due falde del tetto. Sul fianco destro, coronato da archetti a sesto acuto e a tutto sesto, sono visibili: sette monofore, un portalino, le tracce di due ingressi antichi, un'edicola settecentesca costruita per coprire un foro causato dai bombardamenti del 1684. Nella zona absidale spicca la grande abside centrale, sei-settecentesca, e le due absidiole laterali (post 1945), ripristinate sulle fondamenta antiche.

L'ottagona torre nolare, nella cui parte inferiore si aprono tre monofore, è composta da tre ordini, tutti preceduti da una cornice a denti di sega entro modanature continue a sguscio: il primo è un loggiato ad arcate su colonne con all'interno una bifora; il secondo è costituito da larghe lesene angolari che danno origine ad una serie di archetti a tutto sesto e a specchiature nella quali si aprono trifore; il terzo, cui non corrisponde alcuna partizione strutturale interna, è realizzato con una cupoletta dal profilo ogivale, nascosta esternamente da un loggiato puramente decorativo e coperta da un tetto a cuspide poco pronunciata.

La struttura internamente è basilicale: le tre navate sono separate da muri-diaframma longitudinali con arcate a tutto sesto su colonne in granito e a rocchi bicromi. Oltre ad esse, su una cornice continua, spiccano sette bifore per parte a costituire un falso matroneo. Le coperture delle navate sono lignee, in seguito ai restauri susseguitesi nel tempo. La struttura del presbiterio è organizzata in funzione della torre nolare: pilastri con semicolonne addossate reggono le quattro arcate maggiori; il raccordo con l'ottagono è risolto con l'impiego di orecchioni angolari su cui si imposta il tiburio coperto da una cupola a spicchi.

Le absidiole semicircolari sono poco profonde e l'abside maggiore è l'unico settore dell'edificio non ridotto a forme romaniche (presenta ancora nella decorazione e nelle coperture le forme settecentesche). Esistono tre teorie relative ai periodi di costruzione dell'edificio: quella di d'Andrade (con primo nucleo risalente al X secolo), di Ceschi (posticipazione alla meta del'XI secolo) e quella più persuasiva di Pesenti, che ha individuato 4 fasi: la più antica (inizi del secolo XII); la seconda, conclusasi nel 1189 (allungamento del corpo delle navate e creazione della torre a più ordini); la terza, costituita dalle trasformazioni susseguitesi nel corso dei secoli, fino agli interventi di Canzio ("pura scenografia") che eliminarono l'aspetto romanico della chiesa; l'ultima, corrispondente ai restauri eseguiti prima da d'Andrade (1888-1891; 1894-1895), poi da Campora (1925), fino a quelli post-bellici (1946-1951).