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Tessuti operati

Per i tessuti operati risulta difficile l'individuazione di quelli realizzati in sede locale, considerando la notevole influenza che ebbe la manifattura francese sostenuta dalla monarchia che considerava anche questi prodotti come manifestazione della propria grandeur. L'invasione sul mercato di questi manufatti causò, dal secondo decennio del Seicento, una profonda crisi economica della manifattura tessile ligure, meno sensibile per i velluti e per i damaschi entrambi apprezzati per la qualità dei materiali, l'abilità artigianale e la fantasia decorativa. Tra questi il damasco della palma, del quale si conservano due esempi: un coprireliquiario, dall'attraente intonazione rosata del rosso cremisi propria del damasco genovese antico, e un velo da calice con trama più grossa dell'ordito tendente ad un freddo viola.

Lo stesso motivo iconografico dei due melograni ricadenti e delle foglie della palma è presente in due paliotti ed una borsa per corporale, associato a motivi di controfondo tipo dentelle che rimandano alla produzione francese.

Rientra nella produzione a riporto usata in Liguria dal secondo Cinquecento fino al Settecento il ricamo in ciniglia, tagliato secondo il disegno e applicato su fondo unito in taffetas, con il quale è stata realizzata una copertina per manoscritto. Un altro parato incompleto presenta un decoro a fiore di cardo del tutto simile a quello di una tappezzeria usata nella Rocca Meli Lupi di Soragna.

Per gli altri tessuti rimane un problema di non facile soluzione identificare oggi la reale provenienza dei manufatti a eccezione di due tessuti probabilmente ascrivibili a manifattura francese, un tessuto bizarre, con il quale è stato realizzato il parato duchezza, e un damasco broccato che presenta il tratteggio serico policromo realizzato con il poin-rentré inventato dal pittore ricamatore lionese Jean Revel.