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Storia del monastero

Il monastero dei Santi Giacomo e Filippo sorgeva ai margini degli attuali giardini dell'Acquasola; nonostante il bombardamento del 7 novembre 1942 e la successiva demolizione del 1950, sono ancora visibili il chiostro e una parte della navata in stato di abbandono.

Primo insediamento di monache domenicane a Genova, fu fondato nel 1268 per interessamento del beato Jacopo da Varagine su una precedente cappella, il monastero venne consacrato nel 1568 e rinnovato intorno al 1640 con l'intervento dei più famosi artisti genovesi del secondo Seicento e del primo Settecento.
La crisi e la soppressione degli ordini monastici portò il monastero dei Santi Giacomo e Filippo ad accogliere nel tempo anche monache di ordini diversi. Ma furono le leggi emanate nel 1855 dal Regno di Sardegna a decretare la fine del monastero, che venne utilizzato come alloggio per le truppe francesi di Napoleone III e successivamente adibito a Corte d'Assise, a istituto scolastico e a sede di associazioni assistenziali. Le opere d'arte, acquisite dalla civica amministrazione e trasferite presso l'Accademia Ligustica, furono poi destinate ad altre chiese o rimasero come nucleo artistico per i futuri musei cittadini.

Le monache furono trasferite temporaneamente nel monastero agostiniano di San Sebastiano e poi, considerate "fuori chiostro", si stabilirono in una villa del marchese Cattaneo a San Fruttuoso, che venne riadattata a monastero, dove rimasero fino al 1980 quando lasciarono definitivamente Genova ritirandosi presso Bergamo.

Per non disperdere da Genova il patrimonio che costituiva la storia del monastero ma anche dell'arte della città stessa, furono destinati al convento di Santa Maria di Castello argenti, dipinti, sculture, corali, reliquiari, paramenti, nonché l'archivio e la biblioteca.
Nel monastero bergamasco, dove sono conservati altri paramenti provenienti da Genova, continua con difficoltà l'attività del restauro e del ricamo di tessuti sacri, ultimo baluardo di questa lunga tradizione.