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Fonti storiche sui tessuti

Fra le suore di clausura che svolgevano attività di ricamo, le fonti storiche ricordano Tommasina Fieschi dei conti di Lavagna, che nel monastero dei Santi Giacomo e Filippo "nell'hore di ricreazione hor con variate sete trapuntava le tele con l'ago". Il monastero infatti riceveva in educazione le fanciulle nobili che, oltre a formarsi nei primi rudimenti del sapere, partecipavano nel "lavorerio", la stanza adibita a cucito e ricamo.
Le fonti non forniscono informazioni dettagliate su una produzione di paramenti o di tessuti ricamati, ma ricordano donazioni da parte delle monache, dei loro familiari o di personaggi aristocratici e religiosi in rapporto con il monastero.

Nel 1706 la duchessa Anna Maria d'Orleans, moglie del duca Vittorio Amedeo di Savoia, rifugiatasi con la famiglia a Genova a causa dell'assedio francese di Torino, donò una pezza o due di glassè - un tessuto laminato in argento ed oro - con cui venne realizzato uno splendido parato a motivo bizarre corredato da un paliotto, denominato "duchezza" a ricordo della donatrice.
Nel 1746 le monache dello Spirito Santo, temporaneamente ai Santi Giacomo e Filippo perché il loro monastero era stato adibito a carcere, donarono uno splendido ternario appartenuto al corredo delle principesse Doria, suor Maria Eletta Vittoria e suor Maria Costanza Teresa. Questo parato era usato per la celebrazione dei santi titolari alla presenza delle due massime autorità della Repubblica: il Doge e l'Arcivescovo.
La presenza di un piviale realizzato utilizzando un abito femminile ricamato, rimanda alla generosa consuetudine delle nobildonne di donare a congregazioni religiose, tessuti o abiti preziosi indossati in occasioni importanti.

Solo sul finire dell'Ottocento e soprattutto nel Novecento l'attività ricamatoria delle monache trova conferma nei libri di contabilità.