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Teatro Comunale di Ventimiglia

Tipologia: Teatri
via Aprosio - Ventimiglia
Telefono: 0184 23 52 63
L'esterno del teatro L'esterno del teatro
I portoni d'ingresso e la pensilina in ferro battuto e vetro I portoni d'ingresso e la pensilina in ferro battuto e vetro
Tondi in bassorilievo sulla facciata Tondi in bassorilievo sulla facciata
Tondi in bassorilievo sulla facciata Tondi in bassorilievo sulla facciata
Particolare della pensilina in ferro battuto Particolare della pensilina in ferro battuto
Statua di Tersicore in prossimità del cornicione Statua di Tersicore in prossimità del cornicione
L'interno del teatro L'interno del teatro

Il Teatro Comunale fu ultimato nel 1905 su progetto degli architetti sanremesi Antonio Capponi e Francesco Sappia su un sito donato dalla famiglia Hanbury.
Il Teatro, recentemente restaurato su progetto dell’architetto Nicola Di Mari (2007) con 252 posti in platea e 150 in galleria, ospita un fitto calendario di manifestazioni, concerti, balletti, allestimento operistici, attività cinematografiche e una interessante stagione di prosa con la partecipazione di compagnie teatrali nazionali.

Notizie storiche

La storia del Teatro Comunale di Ventimiglia segue i mutamenti sociali e urbanistici della città. Nel 1863, sull’onda di un significativo momento di prosperità, si costruisce il Teatro Civico nel borgo medioevale, restaurando ed ingrandendo uno spazio già utilizzato, nel Settecento, per la rappresentazione di commedie e spettacoli.
Nel 1887 l’attività del teatro si interrompe per le conseguenze di un violento sisma: la struttura è dichiarata inagibile e sarà recuperata solo all’inizio del XX secolo come sede della Biblioteca Aprosiana. Il 1893 vede l’impegno di Sir Thomas Hanbury a cedere alcuni suoi terreni per la costruzione del Politeama, poi realizzato su progetto di Francesco Sappia e Antonio Capponi e ultimato nel 1905 grazie al sostegno di un gruppo di esercenti cittadini interessati alla struttura per accogliere eventi e rappresentazioni per i viaggiatori della nuova stazione ferroviaria internazionale. Nel 1947, a seguito dei danni subiti nel corso della guerra, la struttura, su progetto dell’architetto Giuseppe Bosio, è oggetto di un pesante intervento di recupero finalizzato a ripensare gli interni per una destinazione promiscua fra teatro e cinematografo e causa, fra l’altro, del sacrificio degli antichi palchi e della buca d’orchestra. Nel 1968 la commissione di vigilanza dichiara la struttura inagibile e prescrive una serie di interventi per adeguarla a norma di legge. Seguono piccoli lavori di ripristino, spesso sommari, fino al 1983, quando un nuovo sopralluogo della commissione di vigilanza ribadisce la dichiarazione di inagibilità.
Nel 2001, su progetto dell’ingegner Gian Marco Risso, hanno inizio i lavori di recupero che hanno reso il teatro adatto ad ospitare concerti, balletti e allestimenti operistici, oltre all’attività cinematografica.

Descrizione architettonica

Il progetto del Politeama previde una facciata di tradizione neoclassica con aggiornamenti liberty, che non fu modificata nei tempi successivi. Il gusto eclettico dell’epoca è comunque evidente in numerosi particolari decorativi: i ritratti di Verdi, Goldoni e Alfieri nei tondi in bassorilievo spiccano in alto sull’ampia parete a finestra del ridotto e alzando ancora lo sguardo, in prossimità del cornicione, al centro, una grande statua raffigurante Tersicore, musa della danza e della musica, munita di cetra e corona d’alloro e seduta in trono. Sempre in facciata spicca, di notevole pregio, la pensilina d’ingresso in ferro battuto e vetro. Nel complesso la facciata appare elegante e curata non meno di certi edifici pensati per la committenza privata – ville e palazzi - della riviera. Se l’impianto di facciata è rimasto tale e quale nel tempo - fatta eccezione per piccoli interventi di restauro a scopo conservativo – non si può dire altrettanto per l’interno del teatro. In origine il Politeama si presentava con una sala interna a forma di ferro di cavallo, pensata per essere funzionale tanto agli spettacoli teatrali quanto alle proiezioni cinematografiche. La sala prevedeva tre ordini di posti per il pubblico, diviso com’era in platea, galleria e loggione per 600 posti complessivi. Inoltre scale e locali di disimpegno per gli spettatori avevano diversa ubicazione e forma e il palcoscenico aveva la buca per l’orchestra. Negli anni successivi lo spazio interno venne totalmente stravolto.

Teatro Comunale di Ventimiglia
Tipologia: Teatri
via Aprosio Ventimiglia
Telefono: 0184 23 52 63

Il Teatro Comunale fu ultimato nel 1905 su progetto degli architetti sanremesi Antonio Capponi e Francesco Sappia su un sito donato dalla famiglia Hanbury.
Il Teatro, recentemente restaurato su progetto dell’architetto Nicola Di Mari (2007) con 252 posti in platea e 150 in galleria, ospita un fitto calendario di manifestazioni, concerti, balletti, allestimento operistici, attività cinematografiche e una interessante stagione di prosa con la partecipazione di compagnie teatrali nazionali.

Notizie storiche

La storia del Teatro Comunale di Ventimiglia segue i mutamenti sociali e urbanistici della città. Nel 1863, sull’onda di un significativo momento di prosperità, si costruisce il Teatro Civico nel borgo medioevale, restaurando ed ingrandendo uno spazio già utilizzato, nel Settecento, per la rappresentazione di commedie e spettacoli.
Nel 1887 l’attività del teatro si interrompe per le conseguenze di un violento sisma: la struttura è dichiarata inagibile e sarà recuperata solo all’inizio del XX secolo come sede della Biblioteca Aprosiana. Il 1893 vede l’impegno di Sir Thomas Hanbury a cedere alcuni suoi terreni per la costruzione del Politeama, poi realizzato su progetto di Francesco Sappia e Antonio Capponi e ultimato nel 1905 grazie al sostegno di un gruppo di esercenti cittadini interessati alla struttura per accogliere eventi e rappresentazioni per i viaggiatori della nuova stazione ferroviaria internazionale. Nel 1947, a seguito dei danni subiti nel corso della guerra, la struttura, su progetto dell’architetto Giuseppe Bosio, è oggetto di un pesante intervento di recupero finalizzato a ripensare gli interni per una destinazione promiscua fra teatro e cinematografo e causa, fra l’altro, del sacrificio degli antichi palchi e della buca d’orchestra. Nel 1968 la commissione di vigilanza dichiara la struttura inagibile e prescrive una serie di interventi per adeguarla a norma di legge. Seguono piccoli lavori di ripristino, spesso sommari, fino al 1983, quando un nuovo sopralluogo della commissione di vigilanza ribadisce la dichiarazione di inagibilità.
Nel 2001, su progetto dell’ingegner Gian Marco Risso, hanno inizio i lavori di recupero che hanno reso il teatro adatto ad ospitare concerti, balletti e allestimenti operistici, oltre all’attività cinematografica.

Descrizione architettonica

Il progetto del Politeama previde una facciata di tradizione neoclassica con aggiornamenti liberty, che non fu modificata nei tempi successivi. Il gusto eclettico dell’epoca è comunque evidente in numerosi particolari decorativi: i ritratti di Verdi, Goldoni e Alfieri nei tondi in bassorilievo spiccano in alto sull’ampia parete a finestra del ridotto e alzando ancora lo sguardo, in prossimità del cornicione, al centro, una grande statua raffigurante Tersicore, musa della danza e della musica, munita di cetra e corona d’alloro e seduta in trono. Sempre in facciata spicca, di notevole pregio, la pensilina d’ingresso in ferro battuto e vetro. Nel complesso la facciata appare elegante e curata non meno di certi edifici pensati per la committenza privata – ville e palazzi - della riviera. Se l’impianto di facciata è rimasto tale e quale nel tempo - fatta eccezione per piccoli interventi di restauro a scopo conservativo – non si può dire altrettanto per l’interno del teatro. In origine il Politeama si presentava con una sala interna a forma di ferro di cavallo, pensata per essere funzionale tanto agli spettacoli teatrali quanto alle proiezioni cinematografiche. La sala prevedeva tre ordini di posti per il pubblico, diviso com’era in platea, galleria e loggione per 600 posti complessivi. Inoltre scale e locali di disimpegno per gli spettatori avevano diversa ubicazione e forma e il palcoscenico aveva la buca per l’orchestra. Negli anni successivi lo spazio interno venne totalmente stravolto.