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Teatro Carlo Felice

Tipologia: Teatri
Passo Eugenio Montale 4 - Genova
Telefono: 010 538 11
Fax: 010 538 13 63
Ufficio Stampa - telefono: 010 53 81 223/421
Comunicazione - telefono: 010 53 81 224/6
Bozzetto nuovo Carlo Felice Bozzetto nuovo Carlo Felice
Primo foyer Primo foyer
Il teatro Il teatro
Veduta aerea del teatro Veduta aerea del teatro
L'esterno del teatro L'esterno del teatro
La lanterna La lanterna
La platea La platea
L'interno del teatro L'interno del teatro
La statua del Genio dell'Armonia di Giuseppe Gaggini che sovrasta il pronao La statua del Genio dell'Armonia di Giuseppe Gaggini che sovrasta il pronao

Costruito sull'area dell'antico Carlo Felice, il nuovo teatro, costruito da Aldo Rossi, recupera un'idea già presente nei progetti di Paolo Chessa e di Carlo Scarpa: la creazione di una piazza coperta di 400 mq di superficie, dove il teatro fosse il collegamento ideale tra Galleria Mazzini e piazza De Ferrari.
La piazza è un foyer all'aperto; le pareti sono rivestite con lastre di pietra e arricchite da colonne e travature in metallo.
Sono due le esigenze che gli architetti hanno voluto tenere presenti nella realizzazione del nuovo teatro: anzitutto la necessità di ricostruirlo esattamente dov'era e in secondo luogo il voler dotare la nuova struttura della più avanzata tecnologia. Da quest'ultima necessità nasce l'imponente torre scenica alta circa 63 metri.

Del vecchio Carlo Felice, opera del Barabino, rimangono le colonne, il pronao, l'iscrizione latina e il terrazzo che si affaccia su via XXV Aprile al quale si accede da uno dei foyer. La struttura odierna è molto compatta e geometrica, la torre scenica è un parallelepipedo sviluppato in altezza molto lineare, adornato soltanto da un cornicione. La platea, i foyer e i servizi per il pubblico sono contenuti in un parallelepipedo più piccolo, sul quale hanno rilievo il pronao e il portico.
Per gli esterni sono stati usati la pietra, l'intonaco e il ferro, per gli interni il marmo e il legno. Si tratta di materiali duraturi che suggeriscono un'immagine di eternità, di sicurezza e sopravvivenza dell'edificio nel tempo.

Dalla piazza coperta, scendendo una scalinata, si entra in una sala capace di circa 200 posti. Fornita di un piccolo palcoscenico e indipendente dal resto del teatro, la sala ospita convegni, conferenze e incontri musicali.

Dall'ingresso del teatro un'ampia scala porta ai guardaroba e, salendo ancora, al primo foyer che ha una superficie di 660 mq ed è arricchito da affreschi e arazzi.
Un elemento caratteristico del nuovo Carlo Felice è la lanterna visibile nel foyer sovrastante l'ingresso; si tratta di una sorta un cono luminoso che percorre l'edificio in tutta la sua altezza e ne attraversa tutti i piani, portando la luce dal tetto alla piazza coperta.

Assolutamente unico è lo scenario nel quale operano le unità tecniche; proprio nella torre scenica, che ospita la macchina per muovere gli spettacoli, si fondono in un delicato equilibrio lavoro umano e ingranaggi sofisticati. Il teatro infatti è dotato di quattro palcoscenici, un palco principale, un palco dorsale alle spalle del primo e due palchi inferiori allineati tra loro e gestiti da impianti elettronici integrati e computerizzati.
Questi impianti di movimentazione scenica, le luci computerizzate, le sofisticate cabine di regia per le riprese e un'acustica fra le migliori in Italia sono tra le caratteristiche che rendono il Carlo Felice una fabbrica di emozioni tra le più importanti in Italia.

Notizie storiche

La necessità di un teatro cittadino si percepisce da prima del progetto, poi abbandonato, proposto nel 1799 da Andrea Tagliafichi per la realizzazione di una struttura a palchetti nell’ex chiesa di S.Domenico, divenuta magazzino militare e poi abbattuta nel 1821. Nel 1824 è costituita l'Eccellentissima Direzione dei Teatri che dispone il finanziamento della costruzione con la vendita dei palchi; l’anno successivo Carlo Barabino, affiancato inizialmente da Luigi Canonica, propone una sala ellittica alla quale è poi preferita una pianta a ferro di cavallo. Con una insolita gestione mista, il Carlo Felice, voluto dal governo ma realizzato grazie al contributo dei palchettisti, è inaugurato nel 1828, pur privo di parte della decorazione esterna. Da subito, l’attività è uniformata alle consuetudini dei maggiori teatri italiani ma, per la difficile situazione economica, il rilievo della programmazione è scarso e gli impresari non riescono a sostenere, con l’eccezione di Francesco Sanguineti e Luigi Piontelli, più di un paio di stagioni. Il pubblico, tuttavia, acquista la fama di essere particolarmente esigente: prima con Rossini poi con Verdi, l'opera lirica è lo spettacolo di maggior richiamo e tutte le classi sociali partecipano ripartendosi i posti con criteri prestabiliti. A lirica e balletto si affianca, nella seconda metà dell’Ottocento, la prosa. Durante la seconda guerra mondiale Genova è colpita da pesanti bombardamenti che prima danneggiano e poi incendiano anche il teatro cittadino. Nel corso dei successivi quarant’anni una programmazione di elevata qualità continua a proporre - inizialmente nel vecchio teatro bombardato e dal 1963 presso il Politeama Margherita - prime assolute, appuntamenti di rilievo e grandi artisti fra cui Maria Callas, Renata Tebaldi e Mario Del Monaco. Ad essa si contrappone un iter per la ricostruzione particolarmente farraginoso e controverso, fino all’inaugurazione che ha finalmente luogo nell’ottobre 1991.

Descrizione architettonica

Il vecchio Carlo Felice, di gusto neoclassico, presentava un colonnato marmoreo in stile dorico, un pronao sovrastato da una imponente scultura di Giuseppe Gaggini e un’ampia terrazza. Dalle tre porte, ornate di bassorilievi, si accedeva al vestibolo, alla galleria, a due grandi sale e al salone centrale elegantemente arredato e decorato. La sala, considerata una delle migliori del tempo per la risposta acustica, era circondata da cinque ordini di palchi. Nel corso dell’Ottocento la struttura fu soggetta a numerosi interventi estetici e funzionali, fra cui l’illuminazione a gas e poi a corrente elettrica. Subito dopo la guerra, sono incaricati dei restauri Paolo Antonio Chessa, poi in contenzioso con il Comune, e Carlo Scarpa, obbligato a rivedere il progetto per adattarlo alle mutevoli esigenze della committenza. Si preferisce, infine, la ricostruzione nella medesima area, con il recupero di alcuni elementi delle precedenti progettazioni. Gli architetti Ignazio Gardella, Fabio Reinhart, Aldo Rossi e Angelo Sibilla portano l’opera a compimento verticalizzando gli spazi con lo sviluppo di un’imponente torre scenica e dotando il teatro della più avanzata tecnologia. Il progetto, inoltre, ingloba la terrazza e i volumi residui del Barabino in una struttura geometrica, appena mossa dalle sporgenze del pronao e del portico. Dalla piazza coperta si accede all’atrio e al foyer principale, decorato con opere di Raimondo Sirotti e Aurelio Caminati. Nella sala è ricreata l’immagine di una piazza genovese con balconi laterali e finestre con persiane. Tecnicamente imponente, il teatro è dotato di quattro palcoscenici mobili; il principale è modulato a scacchiera in venticinque elementi singolarmente innalzabili e inclinabili, mentre dal sottopalco sotterraneo le scene, montate e stoccate, sono agevolmente innalzabili al livello scenico.
Teatro Carlo Felice
Tipologia: Teatri
Passo Eugenio Montale 4 Genova
Telefono: 010 538 11
Fax: 010 538 13 63
Ufficio Stampa - telefono: 010 53 81 223/421
Comunicazione - telefono: 010 53 81 224/6

Costruito sull'area dell'antico Carlo Felice, il nuovo teatro, costruito da Aldo Rossi, recupera un'idea già presente nei progetti di Paolo Chessa e di Carlo Scarpa: la creazione di una piazza coperta di 400 mq di superficie, dove il teatro fosse il collegamento ideale tra Galleria Mazzini e piazza De Ferrari.
La piazza è un foyer all'aperto; le pareti sono rivestite con lastre di pietra e arricchite da colonne e travature in metallo.
Sono due le esigenze che gli architetti hanno voluto tenere presenti nella realizzazione del nuovo teatro: anzitutto la necessità di ricostruirlo esattamente dov'era e in secondo luogo il voler dotare la nuova struttura della più avanzata tecnologia. Da quest'ultima necessità nasce l'imponente torre scenica alta circa 63 metri.

Del vecchio Carlo Felice, opera del Barabino, rimangono le colonne, il pronao, l'iscrizione latina e il terrazzo che si affaccia su via XXV Aprile al quale si accede da uno dei foyer. La struttura odierna è molto compatta e geometrica, la torre scenica è un parallelepipedo sviluppato in altezza molto lineare, adornato soltanto da un cornicione. La platea, i foyer e i servizi per il pubblico sono contenuti in un parallelepipedo più piccolo, sul quale hanno rilievo il pronao e il portico.
Per gli esterni sono stati usati la pietra, l'intonaco e il ferro, per gli interni il marmo e il legno. Si tratta di materiali duraturi che suggeriscono un'immagine di eternità, di sicurezza e sopravvivenza dell'edificio nel tempo.

Dalla piazza coperta, scendendo una scalinata, si entra in una sala capace di circa 200 posti. Fornita di un piccolo palcoscenico e indipendente dal resto del teatro, la sala ospita convegni, conferenze e incontri musicali.

Dall'ingresso del teatro un'ampia scala porta ai guardaroba e, salendo ancora, al primo foyer che ha una superficie di 660 mq ed è arricchito da affreschi e arazzi.
Un elemento caratteristico del nuovo Carlo Felice è la lanterna visibile nel foyer sovrastante l'ingresso; si tratta di una sorta un cono luminoso che percorre l'edificio in tutta la sua altezza e ne attraversa tutti i piani, portando la luce dal tetto alla piazza coperta.

Assolutamente unico è lo scenario nel quale operano le unità tecniche; proprio nella torre scenica, che ospita la macchina per muovere gli spettacoli, si fondono in un delicato equilibrio lavoro umano e ingranaggi sofisticati. Il teatro infatti è dotato di quattro palcoscenici, un palco principale, un palco dorsale alle spalle del primo e due palchi inferiori allineati tra loro e gestiti da impianti elettronici integrati e computerizzati.
Questi impianti di movimentazione scenica, le luci computerizzate, le sofisticate cabine di regia per le riprese e un'acustica fra le migliori in Italia sono tra le caratteristiche che rendono il Carlo Felice una fabbrica di emozioni tra le più importanti in Italia.

Notizie storiche

La necessità di un teatro cittadino si percepisce da prima del progetto, poi abbandonato, proposto nel 1799 da Andrea Tagliafichi per la realizzazione di una struttura a palchetti nell’ex chiesa di S.Domenico, divenuta magazzino militare e poi abbattuta nel 1821. Nel 1824 è costituita l'Eccellentissima Direzione dei Teatri che dispone il finanziamento della costruzione con la vendita dei palchi; l’anno successivo Carlo Barabino, affiancato inizialmente da Luigi Canonica, propone una sala ellittica alla quale è poi preferita una pianta a ferro di cavallo. Con una insolita gestione mista, il Carlo Felice, voluto dal governo ma realizzato grazie al contributo dei palchettisti, è inaugurato nel 1828, pur privo di parte della decorazione esterna. Da subito, l’attività è uniformata alle consuetudini dei maggiori teatri italiani ma, per la difficile situazione economica, il rilievo della programmazione è scarso e gli impresari non riescono a sostenere, con l’eccezione di Francesco Sanguineti e Luigi Piontelli, più di un paio di stagioni. Il pubblico, tuttavia, acquista la fama di essere particolarmente esigente: prima con Rossini poi con Verdi, l'opera lirica è lo spettacolo di maggior richiamo e tutte le classi sociali partecipano ripartendosi i posti con criteri prestabiliti. A lirica e balletto si affianca, nella seconda metà dell’Ottocento, la prosa. Durante la seconda guerra mondiale Genova è colpita da pesanti bombardamenti che prima danneggiano e poi incendiano anche il teatro cittadino. Nel corso dei successivi quarant’anni una programmazione di elevata qualità continua a proporre - inizialmente nel vecchio teatro bombardato e dal 1963 presso il Politeama Margherita - prime assolute, appuntamenti di rilievo e grandi artisti fra cui Maria Callas, Renata Tebaldi e Mario Del Monaco. Ad essa si contrappone un iter per la ricostruzione particolarmente farraginoso e controverso, fino all’inaugurazione che ha finalmente luogo nell’ottobre 1991.

Descrizione architettonica

Il vecchio Carlo Felice, di gusto neoclassico, presentava un colonnato marmoreo in stile dorico, un pronao sovrastato da una imponente scultura di Giuseppe Gaggini e un’ampia terrazza. Dalle tre porte, ornate di bassorilievi, si accedeva al vestibolo, alla galleria, a due grandi sale e al salone centrale elegantemente arredato e decorato. La sala, considerata una delle migliori del tempo per la risposta acustica, era circondata da cinque ordini di palchi. Nel corso dell’Ottocento la struttura fu soggetta a numerosi interventi estetici e funzionali, fra cui l’illuminazione a gas e poi a corrente elettrica. Subito dopo la guerra, sono incaricati dei restauri Paolo Antonio Chessa, poi in contenzioso con il Comune, e Carlo Scarpa, obbligato a rivedere il progetto per adattarlo alle mutevoli esigenze della committenza. Si preferisce, infine, la ricostruzione nella medesima area, con il recupero di alcuni elementi delle precedenti progettazioni. Gli architetti Ignazio Gardella, Fabio Reinhart, Aldo Rossi e Angelo Sibilla portano l’opera a compimento verticalizzando gli spazi con lo sviluppo di un’imponente torre scenica e dotando il teatro della più avanzata tecnologia. Il progetto, inoltre, ingloba la terrazza e i volumi residui del Barabino in una struttura geometrica, appena mossa dalle sporgenze del pronao e del portico. Dalla piazza coperta si accede all’atrio e al foyer principale, decorato con opere di Raimondo Sirotti e Aurelio Caminati. Nella sala è ricreata l’immagine di una piazza genovese con balconi laterali e finestre con persiane. Tecnicamente imponente, il teatro è dotato di quattro palcoscenici mobili; il principale è modulato a scacchiera in venticinque elementi singolarmente innalzabili e inclinabili, mentre dal sottopalco sotterraneo le scene, montate e stoccate, sono agevolmente innalzabili al livello scenico.