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Teatro Impavidi

Tipologia: Teatri
Piazza Garibaldi - Sarzana
Telefono: 0187 610911 - 0187 614227 - 0187716106
Particolare dell'interno del teatro Particolare dell'interno del teatro
L'interno del teatro L'interno del teatro
I palchi I palchi
L'ingresso alla sala L'ingresso alla sala
L'esterno del teatro L'esterno del teatro

Il teatro è momentaneamente chiuso e sono in corso lavori di ristrutturazione.

L'Impavidi è l'esempio più antico di teatro sorto come edificio autonomo con una connotazione chiara e definita, quella di “tempio laico" di una borghesia che nella Sarzana di inizio '800 voleva affermare il suo ruolo emergente. Fu così che la chiesa e il convento dei frati Domenicani, ormai abbandonati da qualche anno, furono ritenuti idonei a soddisfare le necessità di una città che già dal 700 era rinomata per la sua intensa vita teatrale.
L'idea di costruire il teatro nacque dal sodalizio di 14 imprenditori che si ridussero ad otto in quanto gli altri sei erano...sinceramente convinti che mal s'adibisse a pubblico divertimento un locale già riservato a religiose funzioni...

Le opere iniziarono il 31 maggio del 1807 e si conclusero nel luglio del 1809.
Buona parte delle strutture preesistenti venne demolita, ma alcune tracce sono rimaste; una lunetta affrescata nei camerini ci rivela il chiostro che ritroviamo ancora intatto in un immobile confinante e forse anche il pozzo posto sotto il palco potrebbe essere stato ad uso del convento, anche se, per l'epoca, non era una novità realizzarne uno sotto il palcoscenico per migliorare l'acustica della sala. Il progetto venne affidato all' architetto Paolo Bargigli, professore dell'Accademia di Carrara, al quale si affiancò ben presto il socio Bernardo Valenti, al quale si possono ascrivere le numerose modifiche apportate al tanto discusso progetto iniziale. Il Valenti realizzò un teatro dove si innestavano, con sapienti equilibri, elementi settecenteschi e neoclassici.

Il teatro si apre su piazza Garibaldi con un prospetto da due ordini di finestre dove alcune del primo piano sono timpanate; la facciata è arricchita da un elaborato cornicione, da alcune lesene e dalla presenza di vari oggetti di ferro battuto (lampade, supporti delle grondaie, frangiacque...) che testimoniano questa antica tradizione sarzanese.
La platea è contornata da tre ordini di palchi e dal loggione che potevano offrire circa 800 posti. Decorazioni, stucchi e medaglioni impreziosiscono l'interno del teatro; il boccascena quadrato presenta in sommità un arcoscenico rettilineo sostenuto da lesene corinzie pronunciate; il sipario anteriore, opera ormai smarrita del Maret, raffigurava Omero in atto di accompagnare con la lira i versi dei suoi poemi; il secondo sipario e il soffitto furono decorati dal pittore genovese G.Battista Celle; le tramezze che separano i palchetti sono adornate con cariatidi in rilievo.

Il soffitto crollò nel 1815 e solo dopo un anno di lavori il teatro riebbe la sua volta nuovamente affrescata; un'ulteriore danno avvenne durante la seconda guerra mondiale quando una bomba perforò la volta e danneggiò irreparabilmente una parte degli affreschi; da un esame delle pitture della volta risulta evidente la mancanza di amorini suonatori e di altri elementi decorativi. Il tetto soprastante è sorretto da capriate in legno che coprono una luce di oltre 15 metri con un'imponente e suggestiva orditura lignea di travi e travicelli.

Recenti interventi di adeguamento alle normative di sicurezza hanno consentito la riapertura del teatro, perpetuando così la tradizione che da quasi due secoli vede l’Impavidi  testimone della vita e delle emozioni della Città di Sarzana.

Oggi, una lapide posta sul lato sinistro dell'ingresso secondario ricorda l'anno di ultimazione del teatro (1809), gli otto fondatori

  • Luigi Berbucci e fratelli
  • Giuseppe De Benedetti e fratelli
  • Agostino Magni Griffi e fratelli
  • Azzolino Malaspina
  • Giuseppe Picedi
  • Gio Batta Picedi Benettini e fratelli
  • Cesare Remedi
  • Gio Batta Valenti
ed il motto che li animava:

"Fingendis moribus relaxandis animis virtutibus aemulandis aere collato extruebant IMPAVIDI".

Notizie storiche

Opere di prosa ed in musica sono rappresentate a Sarzana con regolarità già dalla seconda metà del Settecento. La necessità di uno spazio adeguato alle sempre più frequenti ed importanti rappresentazioni, porta un gruppo di illustri sarzanesi, gli “Accademici Impavidi”, a decidere, intorno al 1807, di realizzare un nuovo teatro sull’area fino ad allora occupata dalla chiesa e dal convento dei Frati Domenicani, posto in vendita dal demanio pubblico, affidando la stesura del progetto per l’edificio all’architetto Paolo Bargigli, poi sostituito da Bernardo Valenti, e di istituire una società per fondare, fra l’altro, un’Accademia o Direzione a nomina annuale. Il teatro viene inaugurato, il 9 settembre 1809, con uno spettacolo comprendente il dramma musica La guerra aperta, ossia Astuzia contro astuzia di Pietro Carlo Guglielmi, con testo di Bernardino Mezzanotte, alternato con il ballo La donna del bosco e altri due balli comici, scritti e diretti da Luigi Dupain.
Il 17 settembre 1813 è formalmente fondata l’Accademia degli Impavidi.
L’attività del teatro prosegue seguendo l’intenzione iniziale di rappresentare due opere l’anno, ma dal 1819, per scarsità di fondi, si passa ad una sola; vanno comunque in scena la Matilde di Shabran, La gazza ladra, La Cenerentola e Semiramide di Rossini, La Straniera e il Pirata di Bellini, l’Elisir d’amore di Donizetti. Non mancano le rappresentazioni di prosa.
Col tempo le opere in musica diminuiscono lasciando spazio alla prosa. Ad oggi il Teatro Impavidi, che ha conosciuto negli ultimi decenni una certa vitalità artistica con interessanti stagioni di prosa e di musica solistica o da camera, è la più antica struttura ligure destinata allo spettacolo che abbia mantenuto, fin dalle sue origini, una certa regolarità di utilizzo.

Descrizione architettonica

Il teatro si presenta all’esterno con una struttura neoclassica, semplice ma elegante: la zona inferiore con tre porte alternate a due finestre, tutte ad arco, intervallate da lesene e chiuse da una cornice; la parte centrale in lieve aggetto; due ordini di finestre superiori; un alto cornicione alla sommità scandito da piccole lesene. Alcuni elementi accessori in ferro battuto testimoniano una tradizione artigianale tipicamente sarzanese. All’interno, il foyer conduce direttamente alla sala principale, dalla forma a ferro di cavallo tipica dei teatri tardo-settecenteschi, con tre ordini di palchi e loggione. La decorazione interna rivela compostezza neoclassica: pitture, stucchi e medaglioni, cariatidi a rilievo. Il sipario principale originario è dipinto da Maret, mentre la decorazione pittorica del secondo sipario e del soffitto è realizzata da Giovanni Battista Celle. Sopra alla volta del soffitto affrescato, crollata nel 1815 ma subito ricostruita, il tetto copre un vano alto oltre 15 metri, nel quale sono intrecciati travi e sostegni in legno.
Il teatro sarzanese costituisce, per l’epoca, un moderno e inusuale esempio di edificio autonomo rispetto all’edilizia circostante ma perfettamente integrato con il contesto urbano: la facciata, esposta sull’asse viario principale della città, espone su un’ampia piazza.
Nel giugno del 1840 il teatro riapre dopo alcuni lavori di restauro anche sulla decorazione interna.
Nonostante vari interventi e adattamenti, fra cui l’impiego come cinematografo e i danni subiti durante l’ultima guerra mondiale, l’edificio ha mantenuto nel tempo una certa coerenza strutturale, sia all’esterno che all’interno.
Anche il palcoscenico ha conservato parte dei meccanismi originari, mentre la buca dell’orchestra è stata chiusa nel dopoguerra e così è rimasta per garantire maggiore spazio sul palcoscenico.

Teatro Impavidi
Tipologia: Teatri
Piazza Garibaldi Sarzana
Telefono: 0187 610911 - 0187 614227 - 0187716106

Il teatro è momentaneamente chiuso e sono in corso lavori di ristrutturazione.

L'Impavidi è l'esempio più antico di teatro sorto come edificio autonomo con una connotazione chiara e definita, quella di “tempio laico" di una borghesia che nella Sarzana di inizio '800 voleva affermare il suo ruolo emergente. Fu così che la chiesa e il convento dei frati Domenicani, ormai abbandonati da qualche anno, furono ritenuti idonei a soddisfare le necessità di una città che già dal 700 era rinomata per la sua intensa vita teatrale.
L'idea di costruire il teatro nacque dal sodalizio di 14 imprenditori che si ridussero ad otto in quanto gli altri sei erano...sinceramente convinti che mal s'adibisse a pubblico divertimento un locale già riservato a religiose funzioni...

Le opere iniziarono il 31 maggio del 1807 e si conclusero nel luglio del 1809.
Buona parte delle strutture preesistenti venne demolita, ma alcune tracce sono rimaste; una lunetta affrescata nei camerini ci rivela il chiostro che ritroviamo ancora intatto in un immobile confinante e forse anche il pozzo posto sotto il palco potrebbe essere stato ad uso del convento, anche se, per l'epoca, non era una novità realizzarne uno sotto il palcoscenico per migliorare l'acustica della sala. Il progetto venne affidato all' architetto Paolo Bargigli, professore dell'Accademia di Carrara, al quale si affiancò ben presto il socio Bernardo Valenti, al quale si possono ascrivere le numerose modifiche apportate al tanto discusso progetto iniziale. Il Valenti realizzò un teatro dove si innestavano, con sapienti equilibri, elementi settecenteschi e neoclassici.

Il teatro si apre su piazza Garibaldi con un prospetto da due ordini di finestre dove alcune del primo piano sono timpanate; la facciata è arricchita da un elaborato cornicione, da alcune lesene e dalla presenza di vari oggetti di ferro battuto (lampade, supporti delle grondaie, frangiacque...) che testimoniano questa antica tradizione sarzanese.
La platea è contornata da tre ordini di palchi e dal loggione che potevano offrire circa 800 posti. Decorazioni, stucchi e medaglioni impreziosiscono l'interno del teatro; il boccascena quadrato presenta in sommità un arcoscenico rettilineo sostenuto da lesene corinzie pronunciate; il sipario anteriore, opera ormai smarrita del Maret, raffigurava Omero in atto di accompagnare con la lira i versi dei suoi poemi; il secondo sipario e il soffitto furono decorati dal pittore genovese G.Battista Celle; le tramezze che separano i palchetti sono adornate con cariatidi in rilievo.

Il soffitto crollò nel 1815 e solo dopo un anno di lavori il teatro riebbe la sua volta nuovamente affrescata; un'ulteriore danno avvenne durante la seconda guerra mondiale quando una bomba perforò la volta e danneggiò irreparabilmente una parte degli affreschi; da un esame delle pitture della volta risulta evidente la mancanza di amorini suonatori e di altri elementi decorativi. Il tetto soprastante è sorretto da capriate in legno che coprono una luce di oltre 15 metri con un'imponente e suggestiva orditura lignea di travi e travicelli.

Recenti interventi di adeguamento alle normative di sicurezza hanno consentito la riapertura del teatro, perpetuando così la tradizione che da quasi due secoli vede l’Impavidi  testimone della vita e delle emozioni della Città di Sarzana.

Oggi, una lapide posta sul lato sinistro dell'ingresso secondario ricorda l'anno di ultimazione del teatro (1809), gli otto fondatori

  • Luigi Berbucci e fratelli
  • Giuseppe De Benedetti e fratelli
  • Agostino Magni Griffi e fratelli
  • Azzolino Malaspina
  • Giuseppe Picedi
  • Gio Batta Picedi Benettini e fratelli
  • Cesare Remedi
  • Gio Batta Valenti
ed il motto che li animava:

"Fingendis moribus relaxandis animis virtutibus aemulandis aere collato extruebant IMPAVIDI".

Notizie storiche

Opere di prosa ed in musica sono rappresentate a Sarzana con regolarità già dalla seconda metà del Settecento. La necessità di uno spazio adeguato alle sempre più frequenti ed importanti rappresentazioni, porta un gruppo di illustri sarzanesi, gli “Accademici Impavidi”, a decidere, intorno al 1807, di realizzare un nuovo teatro sull’area fino ad allora occupata dalla chiesa e dal convento dei Frati Domenicani, posto in vendita dal demanio pubblico, affidando la stesura del progetto per l’edificio all’architetto Paolo Bargigli, poi sostituito da Bernardo Valenti, e di istituire una società per fondare, fra l’altro, un’Accademia o Direzione a nomina annuale. Il teatro viene inaugurato, il 9 settembre 1809, con uno spettacolo comprendente il dramma musica La guerra aperta, ossia Astuzia contro astuzia di Pietro Carlo Guglielmi, con testo di Bernardino Mezzanotte, alternato con il ballo La donna del bosco e altri due balli comici, scritti e diretti da Luigi Dupain.
Il 17 settembre 1813 è formalmente fondata l’Accademia degli Impavidi.
L’attività del teatro prosegue seguendo l’intenzione iniziale di rappresentare due opere l’anno, ma dal 1819, per scarsità di fondi, si passa ad una sola; vanno comunque in scena la Matilde di Shabran, La gazza ladra, La Cenerentola e Semiramide di Rossini, La Straniera e il Pirata di Bellini, l’Elisir d’amore di Donizetti. Non mancano le rappresentazioni di prosa.
Col tempo le opere in musica diminuiscono lasciando spazio alla prosa. Ad oggi il Teatro Impavidi, che ha conosciuto negli ultimi decenni una certa vitalità artistica con interessanti stagioni di prosa e di musica solistica o da camera, è la più antica struttura ligure destinata allo spettacolo che abbia mantenuto, fin dalle sue origini, una certa regolarità di utilizzo.

Descrizione architettonica

Il teatro si presenta all’esterno con una struttura neoclassica, semplice ma elegante: la zona inferiore con tre porte alternate a due finestre, tutte ad arco, intervallate da lesene e chiuse da una cornice; la parte centrale in lieve aggetto; due ordini di finestre superiori; un alto cornicione alla sommità scandito da piccole lesene. Alcuni elementi accessori in ferro battuto testimoniano una tradizione artigianale tipicamente sarzanese. All’interno, il foyer conduce direttamente alla sala principale, dalla forma a ferro di cavallo tipica dei teatri tardo-settecenteschi, con tre ordini di palchi e loggione. La decorazione interna rivela compostezza neoclassica: pitture, stucchi e medaglioni, cariatidi a rilievo. Il sipario principale originario è dipinto da Maret, mentre la decorazione pittorica del secondo sipario e del soffitto è realizzata da Giovanni Battista Celle. Sopra alla volta del soffitto affrescato, crollata nel 1815 ma subito ricostruita, il tetto copre un vano alto oltre 15 metri, nel quale sono intrecciati travi e sostegni in legno.
Il teatro sarzanese costituisce, per l’epoca, un moderno e inusuale esempio di edificio autonomo rispetto all’edilizia circostante ma perfettamente integrato con il contesto urbano: la facciata, esposta sull’asse viario principale della città, espone su un’ampia piazza.
Nel giugno del 1840 il teatro riapre dopo alcuni lavori di restauro anche sulla decorazione interna.
Nonostante vari interventi e adattamenti, fra cui l’impiego come cinematografo e i danni subiti durante l’ultima guerra mondiale, l’edificio ha mantenuto nel tempo una certa coerenza strutturale, sia all’esterno che all’interno.
Anche il palcoscenico ha conservato parte dei meccanismi originari, mentre la buca dell’orchestra è stata chiusa nel dopoguerra e così è rimasta per garantire maggiore spazio sul palcoscenico.