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VILLETTA DI NEGRO

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
PIAZZALE MAZZINI 4N - 16122 Genova (GE)
Telefono: 010/542285
Fax: 010/580526
Nel 1948 il Comune di Genova delibera la costruzione dell'edificio da destinare al museo Chiossone sul sito della villa del marchese Di Negro edificata nel 1802 su disegni del Barabino e distrutta dai bombardamenti della II° Guerra Mondiale. La realizzazione del nuovo manufatto, un progetto razionalista dell'arch. M. Labò fortemente ispirato ai canoni dell'architettura tradizionale giapponese, ha inizio nel 1953 ma subisce innumerevoli rallentamenti dovuti anche alla scomparsa del progettista nel '61. Soltanto nell'aprile 1967 il Comune conferisce l'incarico di allestire gli spazi espositivi all'ing. Grossi Bianchi in collaborazione con l'allora direttore dell'Ufficio Belle Arti, Caterina Marcenaro. L'edificio, riaperto al pubblico nel 1971 ospita lo straordinario patrimonio di arte giapponese ed orientale raccolto a fine '800 da Edoardo Chiossone in Giappone: grandi sculture, smalti, ceramiche, lacche, porcellane, armi e armature, stampe policrome, strumenti musicali, maschere teatrali, costumi e tessuti, bronzi ed opere pittoriche di diverse epoche. Anche la precedente dimora ottocentesca, peraltro, era caratterizzata da un'alta concentrazione di opere d'arte e antichità che Di Negro collezionava in qualità di letterato e mecenate del tempo, diventando fulcro di frequenti trattenimenti culturali ai quali partecipavano intellettuali ed artisti italiani e stranieri. Alla sua morte, l'intero complesso fu venduto al Comune che decideva di destinarlo a sede di diversi istituti museali.
L'edificio in cemento armato a pianta rettangolare si struttura in un avancorpo con copertura a terrazza, comprendente atrio accesso al seminterrato, e in un volume più alto (due piani) concluso da un tetto aggettante a falde sfalsate al colmo rivestite in lamina di rame. Il ritmo dei prospetti è scandito da pilastri faccia a vista e pannelli di tamponamento in ceramica smaltata; al primo piano una balconata sporgente si collega al terrazzo dell'avancorpo. L'atrio introduce ad un unico spazio modulato da cinque ballatoi aggettanti, sfalsati e collegati fra loro da scale in ferro e legno, che rendono possibile la continuità visiva delle opere esposte. Sul fronte mare ampie vetrate a tutta parete interrotte da pilastri lamellari sono schermate da griglie lignee mobili (piano inferiore) e da cortine di tela (piano superiore).

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Villetta Di Negro col suo parco si colloca in posizione panoramica al di sopra dell’attuale piazza Corvetto sull’area dell’antico baluardo di S. Caterina, uno dei bastioni realizzati da Gio Maria Olgiati nel 1537.
L’odierna sistemazione è frutto degli interventi urbanistici della seconda metà dell’Ottocento primo tra tutti quello che si prefiggeva di collegare la passeggiata dell’Acquasola alla villa stessa. Il progetto di Giuseppe Roda raccordava i dislivelli esistenti tra il bastione cinquecentesco e la spianata utilizzando scale, sentieri tortuosi, grotte artificiali e giochi d’acqua secondo il gusto del paesaggio romantico del tempo.
La successiva creazione di piazza Corvetto, nuovo baricentro tra l’area murata e l’espansione collinare della città, spezza definitivamente questo “continuum” dando luogo ad una riuscita integrazione tra spazi urbani e giardini.

Uso storico: Abitazione, Museo
Uso attuale: Museo

Il parco

Nell’ultimo ventennio del XVIII sec. Ippolito Durazzo, secondo la moda del periodo, destinò a giardino botanico un terreno situato presso il baluardo di S. Caterina. Tale destinazione d’uso venne accentuata da Gian Carlo Di Negro, successivo proprietario, che provvide a fondarvi una importante e rinomata scuola di botanica diretta dal naturalista Domenico Viviani. Questi nel 1802 pubblica l’elenco delle piante presenti nell’Orto Botanico corredandolo di una serie di tavole ad incisione da egli stesso eseguite; nonostante nella Prefazione Di Negro dichiari di voler ampliare la collezione già nel 1803, l’Orto Botanico verrà spostato in altra sede e la Villetta rimarrà luogo di convegni e manifestazioni culturali, musicali, artistico-letterari. Alla collezione botanica, infatti, Di Negro aveva aggiunto un interessante collezione di reperti dell’antichità classica alternati a sculture raffiguranti genovesi illustri o alcuni dei numerosi ospiti del suo cenacolo. Nel giardino della villetta i ruderi, le statue e persino l’edificio neogotico sotto il belvedere realizzavano quell’idea di paesaggio romantico di matrice anglosassone in cui architettura e scultura contribuivano, attraverso una passeggiata filosofico-culturale, a far rivivere ricordi e sensazioni del passato...

Genova con gli occhi di Stendhal

“In questa sua Villetta (che è ricchissima di piante esotiche racchiuse in ben capaci stufe) arte e natura gareggiano in bellezza, né sapresti ben dire quale di esse vinca alla prova. Si presenta a mille vaghi prospetti: da settentrione l’occhio trascorre sulle amene collinette seminate di eleganti palazzetti, di chiesuole e casolari, briose di vigneti e di piante d’ogni regione; da oriente e da occidente scorgi le due ridenti riviere, le cui serpeggianti linee chiude l’orizzonte e raccogliendo quindi la pupilla più bassa miri il sottoposto mare solcato da cento barchette. Essa gira graziosamente circondata da gallerie, e da pergolati tutti inghirlandati d’odorosissimi fiori che spendono il loro olezzo per ogni dove. Sotto le ospitali ombre de’ lauri e de’ roseti il poeta e l’artista trovano la più cordiale ospitalità, e un lieto convegno. Le radunate ivi si solennizzano nel maestoso silenzio della notte, che perciò viene gradevolmente interrotto da musiche, da pesanti letture, e da magnifiche luminarie, sicchè fora impossibile partecipare di questi spettacoli senza partirne compresi di meraviglia e di riverenza al cortese signore che li prepara. Dal lato di mezzodì, in mezzo al verde ed ai fiori, sorge quasi per incanto la signoril magione, ricca d’oggetti, vuoi d’arti belle, vuoi d’archeologia. In essa ospitarono gli uomini più celebri del secolo nostro, e furono lautamente trattati dall’egregio mecenate...

Luoghi d'arte collegati

MUSEO D'ARTE ORIENTALE "EDOARDO CHIOSSONE"
Dipinti, stampe policrome, sculture, porcellane, smalti, lacche, armi e armature, bronzi, maschere teatrali, strumenti musicali, costumi e tessuti... conta più di ventimila pezzi la collezione d'arte giapponese composta durante il periodo Meiji dall'incisore genovese Edoardo Chiossone, scomparso a Tokyo nel 1898. Una raccolta unica in Europa, per quantità e qualità, in un edificio moderno che compare a sorpresa tra gli alberi fitti della Villetta Di Negro.

Bibliografia

F. Alizeri, Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, pp. 245-246
G. C. Di Negro, Vita scritta da esso, Genova 1854
M. Pozzo, La villetta Di Negro, Appunti, Genova 1910
A. Issel, La Villetta Di Negro e il museo geologico, Genova 1914
P. Berri, Un tesoro che Genova non possiede: il bassorilievo greco della “Villetta”, in “Bollettino Ligustico per la cultura regionale”, n. 3, Genova 1950
P. Mingazzini, Il bassorilievo greco della “Villetta”, in “Bollettino Ligustico per la cultura regionale”, n. 3, Genova 1950, pp. 78-79
L. Balestreri, Gian Carlo Di Negro e la sua Villetta, in “La Casana”, n. 3, Genova 1965
E. e F. Poleggi, Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, pp. 168-169
E. De Negri, Ottocento e rinnovamento urbano: Carlo Barabino, Genova 1977, p. 100
G. Frabetti, Museo d’arte orientale e Villetta Di Negro, Genova 1977
A. Maniglio Calcagno, La Villetta Di Negro, in Giardini parchi e paesaggio nella Genova dell’800, Genova 1984, pp. 86-101
G. Marcenaro, Descrizione di Genova e del genovesato in Genova con gli occhi di Stendhal, Catalogo della Mostra, Genova 1984, pp. 115-116
A. Valenti Durazzo, Ippolito Durazzo il primo botanico di Genova in I Durazzo: da schiavi a dogi della Repubblica di Genova, Roccafranca (Bs), 2004, pp. 294-296
M. Storti, Domenico Viviani (1772-1840). Primo naturalista ligure, in “Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio”, n. 1, vol. 2, maggio-agosto 2004, pp. 1-13
S. Fera – M. Spesso, Carlo Francesco Barabino: (1768-1835) Architettura civile per Genova, Genova 2010

VILLETTA DI NEGRO
Tipologia: Ville e palazzi
PIAZZALE MAZZINI 4N 16122 Genova (GE)
Telefono: 010/542285
Fax: 010/580526
Nel 1948 il Comune di Genova delibera la costruzione dell'edificio da destinare al museo Chiossone sul sito della villa del marchese Di Negro edificata nel 1802 su disegni del Barabino e distrutta dai bombardamenti della II° Guerra Mondiale. La realizzazione del nuovo manufatto, un progetto razionalista dell'arch. M. Labò fortemente ispirato ai canoni dell'architettura tradizionale giapponese, ha inizio nel 1953 ma subisce innumerevoli rallentamenti dovuti anche alla scomparsa del progettista nel '61. Soltanto nell'aprile 1967 il Comune conferisce l'incarico di allestire gli spazi espositivi all'ing. Grossi Bianchi in collaborazione con l'allora direttore dell'Ufficio Belle Arti, Caterina Marcenaro. L'edificio, riaperto al pubblico nel 1971 ospita lo straordinario patrimonio di arte giapponese ed orientale raccolto a fine '800 da Edoardo Chiossone in Giappone: grandi sculture, smalti, ceramiche, lacche, porcellane, armi e armature, stampe policrome, strumenti musicali, maschere teatrali, costumi e tessuti, bronzi ed opere pittoriche di diverse epoche. Anche la precedente dimora ottocentesca, peraltro, era caratterizzata da un'alta concentrazione di opere d'arte e antichità che Di Negro collezionava in qualità di letterato e mecenate del tempo, diventando fulcro di frequenti trattenimenti culturali ai quali partecipavano intellettuali ed artisti italiani e stranieri. Alla sua morte, l'intero complesso fu venduto al Comune che decideva di destinarlo a sede di diversi istituti museali.
L'edificio in cemento armato a pianta rettangolare si struttura in un avancorpo con copertura a terrazza, comprendente atrio accesso al seminterrato, e in un volume più alto (due piani) concluso da un tetto aggettante a falde sfalsate al colmo rivestite in lamina di rame. Il ritmo dei prospetti è scandito da pilastri faccia a vista e pannelli di tamponamento in ceramica smaltata; al primo piano una balconata sporgente si collega al terrazzo dell'avancorpo. L'atrio introduce ad un unico spazio modulato da cinque ballatoi aggettanti, sfalsati e collegati fra loro da scale in ferro e legno, che rendono possibile la continuità visiva delle opere esposte. Sul fronte mare ampie vetrate a tutta parete interrotte da pilastri lamellari sono schermate da griglie lignee mobili (piano inferiore) e da cortine di tela (piano superiore).

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Villetta Di Negro col suo parco si colloca in posizione panoramica al di sopra dell’attuale piazza Corvetto sull’area dell’antico baluardo di S. Caterina, uno dei bastioni realizzati da Gio Maria Olgiati nel 1537.
L’odierna sistemazione è frutto degli interventi urbanistici della seconda metà dell’Ottocento primo tra tutti quello che si prefiggeva di collegare la passeggiata dell’Acquasola alla villa stessa. Il progetto di Giuseppe Roda raccordava i dislivelli esistenti tra il bastione cinquecentesco e la spianata utilizzando scale, sentieri tortuosi, grotte artificiali e giochi d’acqua secondo il gusto del paesaggio romantico del tempo.
La successiva creazione di piazza Corvetto, nuovo baricentro tra l’area murata e l’espansione collinare della città, spezza definitivamente questo “continuum” dando luogo ad una riuscita integrazione tra spazi urbani e giardini.

Uso storico: Abitazione, Museo
Uso attuale: Museo

Il parco

Nell’ultimo ventennio del XVIII sec. Ippolito Durazzo, secondo la moda del periodo, destinò a giardino botanico un terreno situato presso il baluardo di S. Caterina. Tale destinazione d’uso venne accentuata da Gian Carlo Di Negro, successivo proprietario, che provvide a fondarvi una importante e rinomata scuola di botanica diretta dal naturalista Domenico Viviani. Questi nel 1802 pubblica l’elenco delle piante presenti nell’Orto Botanico corredandolo di una serie di tavole ad incisione da egli stesso eseguite; nonostante nella Prefazione Di Negro dichiari di voler ampliare la collezione già nel 1803, l’Orto Botanico verrà spostato in altra sede e la Villetta rimarrà luogo di convegni e manifestazioni culturali, musicali, artistico-letterari. Alla collezione botanica, infatti, Di Negro aveva aggiunto un interessante collezione di reperti dell’antichità classica alternati a sculture raffiguranti genovesi illustri o alcuni dei numerosi ospiti del suo cenacolo. Nel giardino della villetta i ruderi, le statue e persino l’edificio neogotico sotto il belvedere realizzavano quell’idea di paesaggio romantico di matrice anglosassone in cui architettura e scultura contribuivano, attraverso una passeggiata filosofico-culturale, a far rivivere ricordi e sensazioni del passato...

Genova con gli occhi di Stendhal

“In questa sua Villetta (che è ricchissima di piante esotiche racchiuse in ben capaci stufe) arte e natura gareggiano in bellezza, né sapresti ben dire quale di esse vinca alla prova. Si presenta a mille vaghi prospetti: da settentrione l’occhio trascorre sulle amene collinette seminate di eleganti palazzetti, di chiesuole e casolari, briose di vigneti e di piante d’ogni regione; da oriente e da occidente scorgi le due ridenti riviere, le cui serpeggianti linee chiude l’orizzonte e raccogliendo quindi la pupilla più bassa miri il sottoposto mare solcato da cento barchette. Essa gira graziosamente circondata da gallerie, e da pergolati tutti inghirlandati d’odorosissimi fiori che spendono il loro olezzo per ogni dove. Sotto le ospitali ombre de’ lauri e de’ roseti il poeta e l’artista trovano la più cordiale ospitalità, e un lieto convegno. Le radunate ivi si solennizzano nel maestoso silenzio della notte, che perciò viene gradevolmente interrotto da musiche, da pesanti letture, e da magnifiche luminarie, sicchè fora impossibile partecipare di questi spettacoli senza partirne compresi di meraviglia e di riverenza al cortese signore che li prepara. Dal lato di mezzodì, in mezzo al verde ed ai fiori, sorge quasi per incanto la signoril magione, ricca d’oggetti, vuoi d’arti belle, vuoi d’archeologia. In essa ospitarono gli uomini più celebri del secolo nostro, e furono lautamente trattati dall’egregio mecenate...

Luoghi d'arte collegati

MUSEO D'ARTE ORIENTALE "EDOARDO CHIOSSONE"
Dipinti, stampe policrome, sculture, porcellane, smalti, lacche, armi e armature, bronzi, maschere teatrali, strumenti musicali, costumi e tessuti... conta più di ventimila pezzi la collezione d'<strong>arte giapponese </strong>composta durante il periodo Meiji dall'incisore genovese <strong>Edoardo Chiossone</strong>, scomparso a Tokyo nel 1898. Una raccolta <strong>unica in Europa</strong>, per quantità e qualità, in un edificio moderno che compare a sorpresa tra gli alberi fitti della <strong>Villetta Di Negro</strong>.

Bibliografia

F. Alizeri, Guida illustrativa del cittadino e del forestiero per la città di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, pp. 245-246
G. C. Di Negro, Vita scritta da esso, Genova 1854
M. Pozzo, La villetta Di Negro, Appunti, Genova 1910
A. Issel, La Villetta Di Negro e il museo geologico, Genova 1914
P. Berri, Un tesoro che Genova non possiede: il bassorilievo greco della “Villetta”, in “Bollettino Ligustico per la cultura regionale”, n. 3, Genova 1950
P. Mingazzini, Il bassorilievo greco della “Villetta”, in “Bollettino Ligustico per la cultura regionale”, n. 3, Genova 1950, pp. 78-79
L. Balestreri, Gian Carlo Di Negro e la sua Villetta, in “La Casana”, n. 3, Genova 1965
E. e F. Poleggi, Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, pp. 168-169
E. De Negri, Ottocento e rinnovamento urbano: Carlo Barabino, Genova 1977, p. 100
G. Frabetti, Museo d’arte orientale e Villetta Di Negro, Genova 1977
A. Maniglio Calcagno, La Villetta Di Negro, in Giardini parchi e paesaggio nella Genova dell’800, Genova 1984, pp. 86-101
G. Marcenaro, Descrizione di Genova e del genovesato in Genova con gli occhi di Stendhal, Catalogo della Mostra, Genova 1984, pp. 115-116
A. Valenti Durazzo, Ippolito Durazzo il primo botanico di Genova in I Durazzo: da schiavi a dogi della Repubblica di Genova, Roccafranca (Bs), 2004, pp. 294-296
M. Storti, Domenico Viviani (1772-1840). Primo naturalista ligure, in “Quaderni della Ri-Vista Ricerche per la progettazione del paesaggio”, n. 1, vol. 2, maggio-agosto 2004, pp. 1-13
S. Fera – M. Spesso, Carlo Francesco Barabino: (1768-1835) Architettura civile per Genova, Genova 2010