vai al contenuto vai al footer

Via delle Pievi e via Romea nella bassa Val di Vara

Tipologia: Architetture/Architetture civili
-
Trebiano, chiesa di San Michele Trebiano, chiesa di San Michele
Trebiano, chiesa di San Michele,  Domenico Gare 1529,  Madonna in trono con Bambino e Santi Bernardo e Caterina d'Alessandria, Angelo Annunciante, particolare Trebiano, chiesa di San Michele, Domenico Gare 1529, Madonna in trono con Bambino e Santi Bernardo e Caterina d'Alessandria, Angelo Annunciante, particolare
Arcola, panorama Arcola, panorama
Arcola, Chiesa di San Nicolò Giuliano di Mandredo di Arcola 1503 Madonna in trono con bambino e Santi Arcola, Chiesa di San Nicolò Giuliano di Mandredo di Arcola 1503 Madonna in trono con bambino e Santi
La Spezia, Pieve di San Venerio La Spezia, Pieve di San Venerio
La Spezia, Marinasco, Chiesa di Santo Stefano La Spezia, Marinasco, Chiesa di Santo Stefano
Marinasco, Chiesa di Santo Stefano, Maestro ligure-lombardo sec. XIV seconda metà Madonna col Bambino Marinasco, Chiesa di Santo Stefano, Maestro ligure-lombardo sec. XIV seconda metà Madonna col Bambino
Ponzò, Riccò del Golfo, cappella di San Bartolomeo, Francesco e Bernardino del Mastro, Presentazione di Gesù al tempio e i Santi Lucia, Apollonia e Bartolomeo Ponzò, Riccò del Golfo, cappella di San Bartolomeo, Francesco e Bernardino del Mastro, Presentazione di Gesù al tempio e i Santi Lucia, Apollonia e Bartolomeo
Pignone, Ponte post medievale Pignone, Ponte post medievale
Pignone, Santuario della Madonna del Buon Consiglio o del Ponte Pignone, Santuario della Madonna del Buon Consiglio o del Ponte
Cassana, San Michele Arcangelo, Nicolò Vespesiano sec. XVI, i Santi Michele, Giovanni Battista e Bernardo Cassana, San Michele Arcangelo, Nicolò Vespesiano sec. XVI, i Santi Michele, Giovanni Battista e Bernardo

I pellegrini che attraversavano il Magra in direzione sud –nord, presso la scafa in prossimità di San Genesio, passavano per la via delle Pievi incontrando la pieve di San Michele Arcangelo a Trebiano citata (plebem de Trebiano) in una bolla pontificia di papa Eugenio III nel 1149, l’'attuale edificio del XVI secolo conserva un “San Rocco” ligneo di Domenico Gare del 1523, e una pala marmorea del medesimo autore che raffigura tra l’altro la vita di Bartolomeo secondo la legenda aurea di Jacopo da Varagine; testimone del passaggio dei viandanti è l’antico ospitale dedicato a San Michele sul cui portale è raffigurata “la Vergine tra San Sebastiano e San Rocco”. I viaggiatori trovavano un secondo luogo di sosta presso la pieve di Santo Stefano e Margherita a Baccano di Arcola, chiesa matrice della comunità arcolana  la cui presenza è attestata dalla bolla pontificia di Papa Eugenio III del 1149 che la confermava tra i beni della bresciana abbazia di Leno e la Chiesa di San Nicola che conserva la pala marmorea di Giuliano di Manfredo di Arcola che raffigura “San Nicola” nella curiosa interpretazione locale che vede i tre pomi aurei che il santo tiene nella mano destra, sostituiti con i più prosaici fichi, cibo dei più poveri. Alla pieve apparteneva l’ospitale di Bartolomeo de centum clavibus attestato la prima volta nel 1245 quando un in un documento del Comune di Sarzana si trova nominato il portulo hospitalis centum clavium et balnearum in dicto portu existentium. È nominato poi nella decima del 1296-97 come cappella de centum clavi, in quella degli inizi XIV secolo come hospitale, e infine nell’estimo del 1470-71. Sorgeva in riva al mare, presso acque medicinali dette “li bagni”. Cessa la sua attività alla fine del XVI secolo, quando rimane solo un oratorium campestre sub titulo Sancti Bartolomei, ancora utilizzato per celebrare messa nel 1634, distrutto nel 1798. Dopo l’interramento del Porto di San Maurizio svolse funzioni d’imbarco per il viaggio verso Santiago, nel XIII e inizio XIV secolo.

Dalla pieve di Baccano si poteva scendere a quella di San Venerio a Migliarina, posta in un ampia vallata, anticamente annessa alle proprietà fondiarie romane, più precisamente a quelle della  famiglia degli Antonii, come indica il toponimo del luogo, detto “Antoniano”, conservatosi fino all'XI secolo. Un primo edificio paleocristiano è testimoniato da una lapide antecedente il V secolo poi ricostruito per volere della famiglia dei Vezzano, tramite una charta donationis del 1084. Secondo la tradizione il vescovo Lucio nel VII secolo rinvenne miracolosamente sull’Isola i resti di San Venerio e successivamente nell’atto di fondazione della chiesa protoromanica di Migliarina si fa riferimento al trasferimento dei medesimi, oltre due secoli dopo le reliquie furono traslate a Reggio Emilia.

Nella prima metà del XII secolo la basilica fu promossa a pieve ed inserita nell'organizzazione diocesana Lunense, sottoposta all'autorità del vescovo di Luni.. Nei pressi sorgeva l’antica cappella di Feleta dedicata ai SS. Giacomo e Cristoforo con l’annesso antico ospitale  istituito per mandato di Andrea II, vescovo di Luni tra il 1160 e 1162 in Alpe Terricia in loco ubi dicitur Insula, come risulta da una breve del 6 febbraio 1182, (regesto del codice Pelavicino), da lì si risaliva alla pieve di Santo Stefano di Marinasco già citata nel ‘950, quando un certo Teoprando notaio rogatoriale e Gerardo avvocato di S. Maria, chiesa di Luni, stesero un atto che fu sottoscritto anche da Berulfo arciprete di Marinasco, Lamberto arcidiacono ed Anselmo presbitero e cantore. Una seconda notizia del 1094 rammenta il nome dell'arciprete Azone che sottoscrisse un documento con il quale il marchese Oberto Ruffo d’Este e sua madre contessa Giulietta donavano al monastero di San Venerio del Tino quanto avevano a Marnasco iuxta plebem Sancti Stephani. Nell’edificio, oggi conservata nel Museo Diocesano della Spezia, spiccava una “Madonna col Bambino” del XIV secolo in marmo ispirata da un linguaggio toscano mediato da cultura ligure-lombarda, testimone di quella koinè artistica che la Via Francigena e le Vie Romee contribuirono a creare. Da lì i pellegrini potevano dirigersi o per la Via dei Santuari di mezzacosta o in direzione del passo di San Nicolao verso il genovesato. Superata la foce con direzione sud - nord ci si raccorda con la piana di Riccò, dove nella chiesa parrocchiale di Santa Croce una seicentesca pala d’altare su ardesia mostra “il Volto Santo accompagnato da San Giovanni Battista e San Cristoforo”. Passando per l’antica Carpena si incontrava la parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari, salendo da Riccò verso Polverara nella parrocchiale dedicata sempre a San Nicolò un olio su tela raffigurante “San Nicolao tra San Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova”, eseguito nel XVII secolo, si pone come testimonianza del perdurare della devozione al Santo dei pellegrini. Il viaggio proseguiva per il centro di Val di Pino la cui parrocchiale è dedicata a “San Giovanni Battista”, a pochi chilometri, nella località di Ponzò la Cappella di San Bartolomeo conserva un dossale marmoreo degli anni quaranta del ‘500 che rimanda ai modi dello scultore Francesco del Mastro e raffigura “La presentazione di Gesù al tempio tra i Santi Lucia, Apollonia e Bartolomeo”, santo del percorso romeo per eccellenza, la cui tomba dell’isola tiberina era uno dei principali richiami giubilari. Sulla stessa direttrice s’incontra Corvara vicino a Pignone nella cui chiesa di San Michele Arcangelo una pala datata 1548 e raffigurante “La Madonna col Bambino tra i Santi Pietro e Rocco” è stata recentemente ascritta al corpus del pittore Carpenino. Passando per Bracelli dove l’oratorio è dedicato alla Santa Croce si giungeva a Borghetto da dove si poteva riprendere il tracciato principale che da San Nicolao giungeva a Carrodano passando per Mattarana.

Via delle Pievi e via Romea nella bassa Val di Vara
Tipologia: Architetture/Architetture civili

I pellegrini che attraversavano il Magra in direzione sud –nord, presso la scafa in prossimità di San Genesio, passavano per la via delle Pievi incontrando la pieve di San Michele Arcangelo a Trebiano citata (plebem de Trebiano) in una bolla pontificia di papa Eugenio III nel 1149, l’'attuale edificio del XVI secolo conserva un “San Rocco” ligneo di Domenico Gare del 1523, e una pala marmorea del medesimo autore che raffigura tra l’altro la vita di Bartolomeo secondo la legenda aurea di Jacopo da Varagine; testimone del passaggio dei viandanti è l’antico ospitale dedicato a San Michele sul cui portale è raffigurata “la Vergine tra San Sebastiano e San Rocco”. I viaggiatori trovavano un secondo luogo di sosta presso la pieve di Santo Stefano e Margherita a Baccano di Arcola, chiesa matrice della comunità arcolana  la cui presenza è attestata dalla bolla pontificia di Papa Eugenio III del 1149 che la confermava tra i beni della bresciana abbazia di Leno e la Chiesa di San Nicola che conserva la pala marmorea di Giuliano di Manfredo di Arcola che raffigura “San Nicola” nella curiosa interpretazione locale che vede i tre pomi aurei che il santo tiene nella mano destra, sostituiti con i più prosaici fichi, cibo dei più poveri. Alla pieve apparteneva l’ospitale di Bartolomeo de centum clavibus attestato la prima volta nel 1245 quando un in un documento del Comune di Sarzana si trova nominato il portulo hospitalis centum clavium et balnearum in dicto portu existentium. È nominato poi nella decima del 1296-97 come cappella de centum clavi, in quella degli inizi XIV secolo come hospitale, e infine nell’estimo del 1470-71. Sorgeva in riva al mare, presso acque medicinali dette “li bagni”. Cessa la sua attività alla fine del XVI secolo, quando rimane solo un oratorium campestre sub titulo Sancti Bartolomei, ancora utilizzato per celebrare messa nel 1634, distrutto nel 1798. Dopo l’interramento del Porto di San Maurizio svolse funzioni d’imbarco per il viaggio verso Santiago, nel XIII e inizio XIV secolo.

Dalla pieve di Baccano si poteva scendere a quella di San Venerio a Migliarina, posta in un ampia vallata, anticamente annessa alle proprietà fondiarie romane, più precisamente a quelle della  famiglia degli Antonii, come indica il toponimo del luogo, detto “Antoniano”, conservatosi fino all'XI secolo. Un primo edificio paleocristiano è testimoniato da una lapide antecedente il V secolo poi ricostruito per volere della famiglia dei Vezzano, tramite una charta donationis del 1084. Secondo la tradizione il vescovo Lucio nel VII secolo rinvenne miracolosamente sull’Isola i resti di San Venerio e successivamente nell’atto di fondazione della chiesa protoromanica di Migliarina si fa riferimento al trasferimento dei medesimi, oltre due secoli dopo le reliquie furono traslate a Reggio Emilia.

Nella prima metà del XII secolo la basilica fu promossa a pieve ed inserita nell'organizzazione diocesana Lunense, sottoposta all'autorità del vescovo di Luni.. Nei pressi sorgeva l’antica cappella di Feleta dedicata ai SS. Giacomo e Cristoforo con l’annesso antico ospitale  istituito per mandato di Andrea II, vescovo di Luni tra il 1160 e 1162 in Alpe Terricia in loco ubi dicitur Insula, come risulta da una breve del 6 febbraio 1182, (regesto del codice Pelavicino), da lì si risaliva alla pieve di Santo Stefano di Marinasco già citata nel ‘950, quando un certo Teoprando notaio rogatoriale e Gerardo avvocato di S. Maria, chiesa di Luni, stesero un atto che fu sottoscritto anche da Berulfo arciprete di Marinasco, Lamberto arcidiacono ed Anselmo presbitero e cantore. Una seconda notizia del 1094 rammenta il nome dell'arciprete Azone che sottoscrisse un documento con il quale il marchese Oberto Ruffo d’Este e sua madre contessa Giulietta donavano al monastero di San Venerio del Tino quanto avevano a Marnasco iuxta plebem Sancti Stephani. Nell’edificio, oggi conservata nel Museo Diocesano della Spezia, spiccava una “Madonna col Bambino” del XIV secolo in marmo ispirata da un linguaggio toscano mediato da cultura ligure-lombarda, testimone di quella koinè artistica che la Via Francigena e le Vie Romee contribuirono a creare. Da lì i pellegrini potevano dirigersi o per la Via dei Santuari di mezzacosta o in direzione del passo di San Nicolao verso il genovesato. Superata la foce con direzione sud - nord ci si raccorda con la piana di Riccò, dove nella chiesa parrocchiale di Santa Croce una seicentesca pala d’altare su ardesia mostra “il Volto Santo accompagnato da San Giovanni Battista e San Cristoforo”. Passando per l’antica Carpena si incontrava la parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari, salendo da Riccò verso Polverara nella parrocchiale dedicata sempre a San Nicolò un olio su tela raffigurante “San Nicolao tra San Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova”, eseguito nel XVII secolo, si pone come testimonianza del perdurare della devozione al Santo dei pellegrini. Il viaggio proseguiva per il centro di Val di Pino la cui parrocchiale è dedicata a “San Giovanni Battista”, a pochi chilometri, nella località di Ponzò la Cappella di San Bartolomeo conserva un dossale marmoreo degli anni quaranta del ‘500 che rimanda ai modi dello scultore Francesco del Mastro e raffigura “La presentazione di Gesù al tempio tra i Santi Lucia, Apollonia e Bartolomeo”, santo del percorso romeo per eccellenza, la cui tomba dell’isola tiberina era uno dei principali richiami giubilari. Sulla stessa direttrice s’incontra Corvara vicino a Pignone nella cui chiesa di San Michele Arcangelo una pala datata 1548 e raffigurante “La Madonna col Bambino tra i Santi Pietro e Rocco” è stata recentemente ascritta al corpus del pittore Carpenino. Passando per Bracelli dove l’oratorio è dedicato alla Santa Croce si giungeva a Borghetto da dove si poteva riprendere il tracciato principale che da San Nicolao giungeva a Carrodano passando per Mattarana.