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Percorso Jacopeo di Terra

Tipologia: Architetture/Architetture civili
Var.A, - 19134 La Spezia (La Spezia)
Riomaggiore, Santuario della Madonna di Montenero Riomaggiore, Santuario della Madonna di Montenero
Manarola, Volastra, Santuario della Madonna della Salute Manarola, Volastra, Santuario della Madonna della Salute
Corniglia, San Bernardino, Santuario della Madonna delle Grazie Corniglia, San Bernardino, Santuario della Madonna delle Grazie
Vernazza, Santuario della Madonna di Reggio Vernazza, Santuario della Madonna di Reggio
Monterosso, Soviore, Santuario della Madonna di Soviore Monterosso, Soviore, Santuario della Madonna di Soviore
Carta con i principali insiedamenti Medievali Carta con i principali insiedamenti Medievali

Dalla Pieve di Marinasco si poteva risalire per il percorso romeo interno o proseguire a mezza costa sul versante costiero passando per Biassa, con sosta nella chiesa di San Martino (XI secolo), la venerazione per il vescovo di Tours era molto sentita in quella località testimoniata anche nell’oratorio della Santa Croce, dove era attiva una societas dedicata a quel culto. All’interno una pala che raffigurava il “Volto Santo” descritta dal Peruzzi nel 1584, venne sostituita nel XVII secolo, perpetuando i culti del “Volto Santo di Lucca, di San Martino vescovo e Santa Caterina d’Alessandria”. Percorrendo da Biassa la direttrice costiera si incontrano tracce di insediamenti bizantini e longobardi di cui rimangono numerose testimonianze: il Santuario della Madonna di Montenero (Riomaggiore) è il primo dei cinque che si trovano su questo antico percorso. Anche se le prime notizie documentate risalgono ad antichi documenti del 1335, fonti popolari attestano la presenza di un primitivo luogo di culto già dall'VIII secolo, edificato dagli abitanti di Riomaggiore dopo una visione mariana della giovane Maria del Paladino nel 790. La prima icona venerata nel santuario fu, secondo la tradizione, di origine bizantina, “Madonna di San Luca”, sotterrata in un luogo segreto per sottrarla alla furia dei Longobardi e ritrovata in seguito. L'icona, tuttavia, andò perduta nel corso del XV secolo. A Volastra (Manarola) si trova il secondo santuario dedicato alla Madonna della Salute, un bell’esempio di costruzione romanica, edificato nel XII secolo in stile romanico nella parte alta dell'abitato, la struttura è ad unica navata, di forma rettangolare, con copertura a volta a botte La facciata si presenta a conci di pietra locale, con portale ad arco ogivale in arenaria e bifora gotica. Strette monofore sono presenti lungo le pareti laterali. L'immagine venerata al santuario, una “Madonna”, fu incoronata nel 1891. Nella navata di sinistra della parrocchiale di Manarola si trova un trittico, proveniente dal santuario di Volastra, risalente al XV secolo, che raffigura “San Lorenzo tra i santi Antonio abate e Bernardino”, frequentemente attribuito al “Maestro delle Cinque Terre”. Presso il nucleo abitato di San Bernardino (Corniglia) si eleva il terzo santuario intitolato a N. S. delle Grazie che è il risultato della ristrutturazione ottocentesca di una precedente cappella, forse di origine tardomedievale.

L’icona venerata è una tela raffigurante “la Madonna con Bambino”, probabile opera settecentesca, venne incoronata nel 1874.  Originariamente rappresentata tra “San Bernardo da Chiaravalle e San Bernardino da Siena”, l’opera fu poi divisa e la tela con la Madonna, fu collocata sopra l’altare, mentre due ovali alle pareti ritraggono le immagini dei santi,  la tradizione vuole che San Bernardino da Siena avesse sostato in questo sito. Sopra Vernazza sorge il Santuario della Madonna di Reggio la cui effige si tramanda sia stata portata dall’oriente da alcuni Crociati.  Dal 1615 è attestata la venerazione ad un'immagine della Vergine, dichiarata miracolosa e incoronata nel 1853, in seguito alle numerose guarigioni riconosciute dall'autorità ecclesiastica. Recentemente restaurata questa “Madonna col Bambino incoronata dagli Angeli” è stata restituita dalla critica ad un maestro del XIV secolo. La chiesa, sorge probabilmente su un'area cimiteriale di origine pagana (V secolo) sicuramente anteriore al 1000: il nucleo più antico del santuario corrisponde forse alla cripta, adesso inagibile, collocata sotto l'altare del Crocifisso.. Rifacimenti e manomissioni alterano, nel corso dei secoli, l'antico edificio a pianta basilicale, che viene ancora ristrutturato nel 1850 per realizzare l'attuale chiesa a croce latina a tre navate, divise da due file di colonne. L'unica parte inalterata è la facciata romanica in pietra. Il primo documento che menziona il santuario col titolo di Reggio data 1318, ma l’edificio era già presente in un documento del 1248 col titolo di "Santa Maria". Sopra Monterosso si trova il quinto edificio sacro dedicato al culto della Vergine nelle Cinque Terre: quello della Madonna di Soviore. L’immagine miracolosa della Madonna che era stata trasferita sul monte Albereto e sotterrata per sottrarla alle incursioni di Rotari nel 642 venne, secondo tradizione, ritrovata nell’VIII secolo da un sacerdote. L’evento miracoloso portò all’edificazione del santuario a ricordo del sacro rinvenimento. I recenti scavi archeologici hanno confermato la tradizione locale: sotto la chiesa del XIV secolo si è evidenziata la presenza di un edificio di culto edificato tra il X e l’XI secolo, in prossimità della via Romea. Sull’insieme di questo percorso vennero fondate cappelle e ricoveri ospitalieri che fungevano da riparo per i viandanti e la presenza di alcuni sepolcri ricordano il passaggio dei pellegrini. La parrocchiale di San Giovanni Battista a Riomaggiore raffigura ad alto rilievo San Martino a cavallo che pare provenga dalla chiesa di San Martino di Monte Vergemoli a Biassa, testimone della devozione al santo dei franchi. Nella parrocchiale di San Pietro di Corniglia la struttura raffigurante i due devoti inginocchiati, collocata sulla lunetta del portale,  che la lapide della facciata attribuisce a Matteo e Pietro da Campione, 1351, ricorda la devozione al Santo romeo. Lungo questo percorso si giunge all’approdo jacopeo di Levanto dal cui porto commerciale partivano i seguenti itinerari via terra: monte Bardellone – Brugnato – Pontremoli – Passo della Cisa – Parma; la citata via dei santuari, che prosegue a monte di Levanto, Bonassola e Framura  per raggiungere il passo di San Nicolao. Una fittissima rete di precorsi secondari s’immetteva sulle due strade anzidette che consentivano di raggiungere la pianura padana e il genovesato favorendo chi voleva immettersi nell’itinerario jacopeo di terra.

continua...

Questa direttrice trova riscontro nella relazione di Eudes Rigaud, arcivescovo di Rouen che nel 1254, facendo ritorno alla sua sede episcopale dopo essersi recato a Roma per ricevere il Palio, segue questa via litoranea che si poteva raggiungere utilizzando varie direttrici passando il Magra a Santo Stefano ed entrando nella direttrice dopo Brugnato sostando presso l’antica Pieve di Ceula, attuale San Siro di Montale, situata sopra Levanto o passare per la via delle pievi e quindi per quella   dei santuari delle Cinque Terre. Un interessante viaggio di andare a San Jacopo di Galizia redatto da Lorenzo Fiesolano nel 1472, nel descrivere il percorso segnala Monterosso dove il pellegrino giunge tutto spaventato. Appare evidente che in questo territorio di itinerari romei, spesso coincidenti nella direttrice sud - nord con  itinerari jacopei, è presente un vero e proprio intreccio di varianti possibili tutte faticose e ardue.
Percorso Jacopeo di Terra
Tipologia: Architetture/Architetture civili
Var.A, 19134 La Spezia (La Spezia)

Dalla Pieve di Marinasco si poteva risalire per il percorso romeo interno o proseguire a mezza costa sul versante costiero passando per Biassa, con sosta nella chiesa di San Martino (XI secolo), la venerazione per il vescovo di Tours era molto sentita in quella località testimoniata anche nell’oratorio della Santa Croce, dove era attiva una societas dedicata a quel culto. All’interno una pala che raffigurava il “Volto Santo” descritta dal Peruzzi nel 1584, venne sostituita nel XVII secolo, perpetuando i culti del “Volto Santo di Lucca, di San Martino vescovo e Santa Caterina d’Alessandria”. Percorrendo da Biassa la direttrice costiera si incontrano tracce di insediamenti bizantini e longobardi di cui rimangono numerose testimonianze: il Santuario della Madonna di Montenero (Riomaggiore) è il primo dei cinque che si trovano su questo antico percorso. Anche se le prime notizie documentate risalgono ad antichi documenti del 1335, fonti popolari attestano la presenza di un primitivo luogo di culto già dall'VIII secolo, edificato dagli abitanti di Riomaggiore dopo una visione mariana della giovane Maria del Paladino nel 790. La prima icona venerata nel santuario fu, secondo la tradizione, di origine bizantina, “Madonna di San Luca”, sotterrata in un luogo segreto per sottrarla alla furia dei Longobardi e ritrovata in seguito. L'icona, tuttavia, andò perduta nel corso del XV secolo. A Volastra (Manarola) si trova il secondo santuario dedicato alla Madonna della Salute, un bell’esempio di costruzione romanica, edificato nel XII secolo in stile romanico nella parte alta dell'abitato, la struttura è ad unica navata, di forma rettangolare, con copertura a volta a botte La facciata si presenta a conci di pietra locale, con portale ad arco ogivale in arenaria e bifora gotica. Strette monofore sono presenti lungo le pareti laterali. L'immagine venerata al santuario, una “Madonna”, fu incoronata nel 1891. Nella navata di sinistra della parrocchiale di Manarola si trova un trittico, proveniente dal santuario di Volastra, risalente al XV secolo, che raffigura “San Lorenzo tra i santi Antonio abate e Bernardino”, frequentemente attribuito al “Maestro delle Cinque Terre”. Presso il nucleo abitato di San Bernardino (Corniglia) si eleva il terzo santuario intitolato a N. S. delle Grazie che è il risultato della ristrutturazione ottocentesca di una precedente cappella, forse di origine tardomedievale.

L’icona venerata è una tela raffigurante “la Madonna con Bambino”, probabile opera settecentesca, venne incoronata nel 1874.  Originariamente rappresentata tra “San Bernardo da Chiaravalle e San Bernardino da Siena”, l’opera fu poi divisa e la tela con la Madonna, fu collocata sopra l’altare, mentre due ovali alle pareti ritraggono le immagini dei santi,  la tradizione vuole che San Bernardino da Siena avesse sostato in questo sito. Sopra Vernazza sorge il Santuario della Madonna di Reggio la cui effige si tramanda sia stata portata dall’oriente da alcuni Crociati.  Dal 1615 è attestata la venerazione ad un'immagine della Vergine, dichiarata miracolosa e incoronata nel 1853, in seguito alle numerose guarigioni riconosciute dall'autorità ecclesiastica. Recentemente restaurata questa “Madonna col Bambino incoronata dagli Angeli” è stata restituita dalla critica ad un maestro del XIV secolo. La chiesa, sorge probabilmente su un'area cimiteriale di origine pagana (V secolo) sicuramente anteriore al 1000: il nucleo più antico del santuario corrisponde forse alla cripta, adesso inagibile, collocata sotto l'altare del Crocifisso.. Rifacimenti e manomissioni alterano, nel corso dei secoli, l'antico edificio a pianta basilicale, che viene ancora ristrutturato nel 1850 per realizzare l'attuale chiesa a croce latina a tre navate, divise da due file di colonne. L'unica parte inalterata è la facciata romanica in pietra. Il primo documento che menziona il santuario col titolo di Reggio data 1318, ma l’edificio era già presente in un documento del 1248 col titolo di "Santa Maria". Sopra Monterosso si trova il quinto edificio sacro dedicato al culto della Vergine nelle Cinque Terre: quello della Madonna di Soviore. L’immagine miracolosa della Madonna che era stata trasferita sul monte Albereto e sotterrata per sottrarla alle incursioni di Rotari nel 642 venne, secondo tradizione, ritrovata nell’VIII secolo da un sacerdote. L’evento miracoloso portò all’edificazione del santuario a ricordo del sacro rinvenimento. I recenti scavi archeologici hanno confermato la tradizione locale: sotto la chiesa del XIV secolo si è evidenziata la presenza di un edificio di culto edificato tra il X e l’XI secolo, in prossimità della via Romea. Sull’insieme di questo percorso vennero fondate cappelle e ricoveri ospitalieri che fungevano da riparo per i viandanti e la presenza di alcuni sepolcri ricordano il passaggio dei pellegrini. La parrocchiale di San Giovanni Battista a Riomaggiore raffigura ad alto rilievo San Martino a cavallo che pare provenga dalla chiesa di San Martino di Monte Vergemoli a Biassa, testimone della devozione al santo dei franchi. Nella parrocchiale di San Pietro di Corniglia la struttura raffigurante i due devoti inginocchiati, collocata sulla lunetta del portale,  che la lapide della facciata attribuisce a Matteo e Pietro da Campione, 1351, ricorda la devozione al Santo romeo. Lungo questo percorso si giunge all’approdo jacopeo di Levanto dal cui porto commerciale partivano i seguenti itinerari via terra: monte Bardellone – Brugnato – Pontremoli – Passo della Cisa – Parma; la citata via dei santuari, che prosegue a monte di Levanto, Bonassola e Framura  per raggiungere il passo di San Nicolao. Una fittissima rete di precorsi secondari s’immetteva sulle due strade anzidette che consentivano di raggiungere la pianura padana e il genovesato favorendo chi voleva immettersi nell’itinerario jacopeo di terra.

continua...

Questa direttrice trova riscontro nella relazione di Eudes Rigaud, arcivescovo di Rouen che nel 1254, facendo ritorno alla sua sede episcopale dopo essersi recato a Roma per ricevere il Palio, segue questa via litoranea che si poteva raggiungere utilizzando varie direttrici passando il Magra a Santo Stefano ed entrando nella direttrice dopo Brugnato sostando presso l’antica Pieve di Ceula, attuale San Siro di Montale, situata sopra Levanto o passare per la via delle pievi e quindi per quella   dei santuari delle Cinque Terre. Un interessante viaggio di andare a San Jacopo di Galizia redatto da Lorenzo Fiesolano nel 1472, nel descrivere il percorso segnala Monterosso dove il pellegrino giunge tutto spaventato. Appare evidente che in questo territorio di itinerari romei, spesso coincidenti nella direttrice sud - nord con  itinerari jacopei, è presente un vero e proprio intreccio di varianti possibili tutte faticose e ardue.