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Il viaggio per San Jacopo De Compostela, gli imbarchi nel territorio spezzino: San Maurizio

Tipologia: Architetture/Architetture civili
Via Caffaggio 15 - 19031 Ameglia (La Spezia)
F.M. Accinelli, contorni di Luni di Sarzana e del Golfo della Spezia e della Magra F.M. Accinelli, contorni di Luni di Sarzana e del Golfo della Spezia e della Magra
M. Vinzoni, La Marinella 1705 M. Vinzoni, La Marinella 1705

Il cammino verso Santiago d’epoca medievale è anche un pellegrinaggio in Finis terrae ai confini del mondo conosciuto: i pellegrini una volta venerata la tomba dell’apostolo si recavano sulle rive dell’oceano a Cabo Finisterre non lontano da Santiago per raccogliere quale testimonianza del viaggio il pecten maximus, conchiglia divenuta simbolo del pellegrinaggio jacopeo. Il Santuario è posto sull’estrema costa della Galizia considerata fino all’impresa di Colombo il limite del mondo. Vi si arriva dopo aver varcato i Pirenei e la catena cantabrica, montagne sacre fin dal paleolitico per il famoso complesso di pitture rupestri di Altamura e poi baluardo della avanzata musulmana in occidente. La leggenda di fondazione del santuario narra che il corpo del santo sarebbe arrivato fino a Padron, centro costiero Gallieno, trasportato da una barca che venti favorevoli spinsero lì da Gerusalemme, sarebbe emerso dall’Atlantico, misterioso mare di molte leggende celtiche e della mitologia del mondo greco – romano riferita al regno dei morti. Il santuario sorse nel luogo dove in mezzo ad un bosco di roveri il corpo dell’apostolo fu rinvenuto miracolosamente per indicazione di una stella nell’813 d.C. all’eremita Pelagio. San Giacomo detto maggiore, figlio di Zebedeo e seguace di Gesù con il fratello Giovanni, inizialmente rappresentato come Apostolo evangelizzatore della Spagna, fu il primo ad essere martirizzato nel’44 d.C. A questa immagine iniziale si sostituirà, a partire dall’XIII secolo, quella del Matamoros ovvero del santo guerriero difensore della fede e della cristianità che cavalca un cavallo bianco e semina terrore tra i mori. A questa raffigurazione succede quella del viandante stanco con la veste e gli attributi del pellegrino che nei secoli si è moltiplicata in tante espressioni artistiche. San Giacomo fu ritenuto anche autore di molteplici guarigioni e così l’aspetto del santo taumaturgo  prese a prevalere con il passare dei secoli. 

Il territorio lunense, in quanto attraversato dalle più importanti strade del pellegrinaggio medievale: Via Francigena, Vie Romee del genovesato e  cammino per Santiago, ha messo in luce come esso sia  stato uno dei maggiori crocevia dell’occidente cristiano. Il portus Lunae e ancor prima la foce del Magra, inserita nelle rotte marittime dei Greci dei Fenici, degli Etruschi, fiorente scalo per l’imbarco del marmo estratto dalle vicine cave Apuane e testa di ponte dell’esercito di Roma verso la Spagna, assunse in epoca medioevale un ruolo centrale per la combinazione del pellegrinaggio ai luoghi salti di Roma e Santiago. Le fonti storiche e i diari dei viaggatori, relativamente al periodo tra il X la fine del XII, hanno messo in evidenza questa duplice funzione di tappa e di scalo portuale lungo le rotte di mare dei pellegrinaggi verso Gerusalemme, la Spagna e Santiago. Il diario lasciato dell’abate islandese Nikulas Munkathvera costituisce la più antica notazione itineraria del percorso italiano per Santiago, nel 1154 l’abate, di ritorno da Roma con una delegazione di prelati norvegesi si era fermato a Luni per celebrare la Pasqua e presiedere un arbitrato, annotando che qui “giungono le strade che vengono dalla spagna e dalle terre di San Giacomo di imbarco verso Santiago” (Luna juaguntur viae ex Hispania & S. Jacobo). All’epoca i lunghi tragitti erano misti e i tracciati stradali strettamente connessi con le rotte marittime e con i punti d’imbarco. Dopo aver effettuato un tratto spesso lungo e pericoloso via terra, una volta raggiunto il litorale, i pellegrini tentavano di imbarcarsi in qualche porto o in qualche approdo e a partire dall’età medievale il Magister navis poteva imbarcare pellegrinos et bonos homines. Cessata l’attività del portus lunae, a seguito dell’interruzione dell’attività estrattiva delle cave di marmo, si era drasticamente accelerato l’inarrestabile processo d’interramento dei bacini, ma malgrado la perdita del porto, Luni aveva continuato ad essere un ricco nucleo urbano. Il nuovo porto di San Maurizio sul Magra ne aveva ereditato le funzioni e le organizzazioni marittime.

continua...

Nel XI secolo è menzionata la presenza preso Luni della flotta, “classe apparata” apud lunae, urbem ad atiquis celebratas, di Raimondo di Tolosa diretto verso Gerusalemme, fornendo così la notizia di un parallelo luogo di imbarco. I documenti indicano che San Maurizio era un vero e proprio insediamento portuale con porto e un ospitale in capite paludis, vi si trovavano un vicus, il castrum vescovile e una chiesa e il vescovo riscuoteva i pedaggi. Nell’itinerarium maritimus connesso con l’Iitinerarium provinciarum Antonini Augusti il punto di imbarco è indicato come a pisis lune fluvius Macra dove la città di Luni e il fiume sono due realtà indissolubili. Nel Codice Pelavicino è indicata l’ubicazione della chiesa di San Maurizio, jux faucem macre, tale annotazione è confermata dalle carte topografiche di Matteo Vinzoni e Bonaventura de Rossi. San Maurizio sorgeva sulla riva sinistra del Magra poco distante dall’estuario del fiume, in particolare un documento del Codice Pelavicino del 1189 attesta  che fu ceduto, con il consenso del vescovo Pietro, dall’abate di Ceparana all’ospedale di Bocca d’Arno di Pisa. Nel 1202 la donazione fu rinnovata dal vescovo Gualtiero che ricorda l’affitto annuo dovuto dall’ospedale al monastero di Ceparana, i due atti mostrano che sia monaci che vescovo potevano vantare diritti sulla chiesa. Ma poiché l’ospedale di Santa Croce di Bocca d’Arno aveva la funzione di assistere soprattutto i naviganti, si chiarisce il motivo per cui la chiesa nei pressi del porto lunense fu trasferita all’ospedale stesso. San Maurizio è citato in documenti del 1277 e del 1278 per designare la località dove sorgeva lo stesso porto lunense.

continua...

Bonaventura de Rossi nel 1706 indica ancora il sito dove vi era la chiesa di San Maurizio a sud ovest della città e la depressione della seccagna. Vinzoni colloca le vestige della chiesa di San Maurizio a circa due chilometri dalle rive di Luni, ubicata in prossimità del porto, fu costruita su un precedente edificio religioso, probabilmente l’antica basilica paleocristiana di Santa Giuliana ricordata nel privilegio dell’imperatore ottone I (963): curtem de porto cum ecclesia sanctae julianae. E opportuno ricordare che il culto di San Maurizio fu assai venerato dai pellegrini sul percorso della via Francigena e venne trasferito nel XVI secolo nella Cattedrale di Sarzana.  A Saint Maurice d’Agaune l’abbazia regia che custodiva le reliquie di San Maurizio e dei suoi compagnai martiri, membri della legione tebana, era infatti localizzata la più grande concentrazione di reliquie del medioevo a nord delle Alpi. Nel 1183 l’imperatore Federico I, sancendo il diritto e i possessi del vescovo di Luni, parla di ripam lunensi portu di Ameglia alludendo a due approdi sotto il suo stesso controllo. In epoca più tarda, interrato San Maurizio, saranno Lerici, San Bartolomeo e Portovenere e quindi Levanto ad assumere il ruolo di punti d’imbarco per la penisola Iberica.

Il viaggio per San Jacopo De Compostela, gli imbarchi nel territorio spezzino: San Maurizio
Tipologia: Architetture/Architetture civili
Via Caffaggio 15 19031 Ameglia (La Spezia)

Il cammino verso Santiago d’epoca medievale è anche un pellegrinaggio in Finis terrae ai confini del mondo conosciuto: i pellegrini una volta venerata la tomba dell’apostolo si recavano sulle rive dell’oceano a Cabo Finisterre non lontano da Santiago per raccogliere quale testimonianza del viaggio il pecten maximus, conchiglia divenuta simbolo del pellegrinaggio jacopeo. Il Santuario è posto sull’estrema costa della Galizia considerata fino all’impresa di Colombo il limite del mondo. Vi si arriva dopo aver varcato i Pirenei e la catena cantabrica, montagne sacre fin dal paleolitico per il famoso complesso di pitture rupestri di Altamura e poi baluardo della avanzata musulmana in occidente. La leggenda di fondazione del santuario narra che il corpo del santo sarebbe arrivato fino a Padron, centro costiero Gallieno, trasportato da una barca che venti favorevoli spinsero lì da Gerusalemme, sarebbe emerso dall’Atlantico, misterioso mare di molte leggende celtiche e della mitologia del mondo greco – romano riferita al regno dei morti. Il santuario sorse nel luogo dove in mezzo ad un bosco di roveri il corpo dell’apostolo fu rinvenuto miracolosamente per indicazione di una stella nell’813 d.C. all’eremita Pelagio. San Giacomo detto maggiore, figlio di Zebedeo e seguace di Gesù con il fratello Giovanni, inizialmente rappresentato come Apostolo evangelizzatore della Spagna, fu il primo ad essere martirizzato nel’44 d.C. A questa immagine iniziale si sostituirà, a partire dall’XIII secolo, quella del Matamoros ovvero del santo guerriero difensore della fede e della cristianità che cavalca un cavallo bianco e semina terrore tra i mori. A questa raffigurazione succede quella del viandante stanco con la veste e gli attributi del pellegrino che nei secoli si è moltiplicata in tante espressioni artistiche. San Giacomo fu ritenuto anche autore di molteplici guarigioni e così l’aspetto del santo taumaturgo  prese a prevalere con il passare dei secoli. 

Il territorio lunense, in quanto attraversato dalle più importanti strade del pellegrinaggio medievale: Via Francigena, Vie Romee del genovesato e  cammino per Santiago, ha messo in luce come esso sia  stato uno dei maggiori crocevia dell’occidente cristiano. Il portus Lunae e ancor prima la foce del Magra, inserita nelle rotte marittime dei Greci dei Fenici, degli Etruschi, fiorente scalo per l’imbarco del marmo estratto dalle vicine cave Apuane e testa di ponte dell’esercito di Roma verso la Spagna, assunse in epoca medioevale un ruolo centrale per la combinazione del pellegrinaggio ai luoghi salti di Roma e Santiago. Le fonti storiche e i diari dei viaggatori, relativamente al periodo tra il X la fine del XII, hanno messo in evidenza questa duplice funzione di tappa e di scalo portuale lungo le rotte di mare dei pellegrinaggi verso Gerusalemme, la Spagna e Santiago. Il diario lasciato dell’abate islandese Nikulas Munkathvera costituisce la più antica notazione itineraria del percorso italiano per Santiago, nel 1154 l’abate, di ritorno da Roma con una delegazione di prelati norvegesi si era fermato a Luni per celebrare la Pasqua e presiedere un arbitrato, annotando che qui “giungono le strade che vengono dalla spagna e dalle terre di San Giacomo di imbarco verso Santiago” (Luna juaguntur viae ex Hispania & S. Jacobo). All’epoca i lunghi tragitti erano misti e i tracciati stradali strettamente connessi con le rotte marittime e con i punti d’imbarco. Dopo aver effettuato un tratto spesso lungo e pericoloso via terra, una volta raggiunto il litorale, i pellegrini tentavano di imbarcarsi in qualche porto o in qualche approdo e a partire dall’età medievale il Magister navis poteva imbarcare pellegrinos et bonos homines. Cessata l’attività del portus lunae, a seguito dell’interruzione dell’attività estrattiva delle cave di marmo, si era drasticamente accelerato l’inarrestabile processo d’interramento dei bacini, ma malgrado la perdita del porto, Luni aveva continuato ad essere un ricco nucleo urbano. Il nuovo porto di San Maurizio sul Magra ne aveva ereditato le funzioni e le organizzazioni marittime.

continua...

Nel XI secolo è menzionata la presenza preso Luni della flotta, “classe apparata” apud lunae, urbem ad atiquis celebratas, di Raimondo di Tolosa diretto verso Gerusalemme, fornendo così la notizia di un parallelo luogo di imbarco. I documenti indicano che San Maurizio era un vero e proprio insediamento portuale con porto e un ospitale in capite paludis, vi si trovavano un vicus, il castrum vescovile e una chiesa e il vescovo riscuoteva i pedaggi. Nell’itinerarium maritimus connesso con l’Iitinerarium provinciarum Antonini Augusti il punto di imbarco è indicato come a pisis lune fluvius Macra dove la città di Luni e il fiume sono due realtà indissolubili. Nel Codice Pelavicino è indicata l’ubicazione della chiesa di San Maurizio, jux faucem macre, tale annotazione è confermata dalle carte topografiche di Matteo Vinzoni e Bonaventura de Rossi. San Maurizio sorgeva sulla riva sinistra del Magra poco distante dall’estuario del fiume, in particolare un documento del Codice Pelavicino del 1189 attesta  che fu ceduto, con il consenso del vescovo Pietro, dall’abate di Ceparana all’ospedale di Bocca d’Arno di Pisa. Nel 1202 la donazione fu rinnovata dal vescovo Gualtiero che ricorda l’affitto annuo dovuto dall’ospedale al monastero di Ceparana, i due atti mostrano che sia monaci che vescovo potevano vantare diritti sulla chiesa. Ma poiché l’ospedale di Santa Croce di Bocca d’Arno aveva la funzione di assistere soprattutto i naviganti, si chiarisce il motivo per cui la chiesa nei pressi del porto lunense fu trasferita all’ospedale stesso. San Maurizio è citato in documenti del 1277 e del 1278 per designare la località dove sorgeva lo stesso porto lunense.

continua...

Bonaventura de Rossi nel 1706 indica ancora il sito dove vi era la chiesa di San Maurizio a sud ovest della città e la depressione della seccagna. Vinzoni colloca le vestige della chiesa di San Maurizio a circa due chilometri dalle rive di Luni, ubicata in prossimità del porto, fu costruita su un precedente edificio religioso, probabilmente l’antica basilica paleocristiana di Santa Giuliana ricordata nel privilegio dell’imperatore ottone I (963): curtem de porto cum ecclesia sanctae julianae. E opportuno ricordare che il culto di San Maurizio fu assai venerato dai pellegrini sul percorso della via Francigena e venne trasferito nel XVI secolo nella Cattedrale di Sarzana.  A Saint Maurice d’Agaune l’abbazia regia che custodiva le reliquie di San Maurizio e dei suoi compagnai martiri, membri della legione tebana, era infatti localizzata la più grande concentrazione di reliquie del medioevo a nord delle Alpi. Nel 1183 l’imperatore Federico I, sancendo il diritto e i possessi del vescovo di Luni, parla di ripam lunensi portu di Ameglia alludendo a due approdi sotto il suo stesso controllo. In epoca più tarda, interrato San Maurizio, saranno Lerici, San Bartolomeo e Portovenere e quindi Levanto ad assumere il ruolo di punti d’imbarco per la penisola Iberica.