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Lungo la strada di Sigerico: la Via dei Franchi o via Francigena

Tipologia: Architetture/Architetture civili
Piazza Giacomo Matteotti - 19037 Santo Stefano di Magra (La Spezia)
Sarzana, Antico percorso Via Francigena Sarzana, Antico percorso Via Francigena
Sarzana, chiesa di Santa Maria, Croce di Guglielmo 1138 Sarzana, chiesa di Santa Maria, Croce di Guglielmo 1138
Disegno della città di Sarzana 1705 Disegno della città di Sarzana 1705
Castelnuovo Magra panorama Il Castello e la Torre Castelnuovo Magra panorama Il Castello e la Torre
Castelnuovo Magra, torre, particolare Castelnuovo Magra, torre, particolare
Castelnuovo Magra, chiesa di Santa Maddalena, Andrea di Francesco Guardi e Francesco del Mastro, Santa Maddalena Castelnuovo Magra, chiesa di Santa Maddalena, Andrea di Francesco Guardi e Francesco del Mastro, Santa Maddalena
Luni foto aerea Luni foto aerea
Luni Luni
Luni, anfiteatro Luni, anfiteatro
Luni Scavi del Foro Luni Scavi del Foro
Antica Luni Antica Luni
Casano, chiesa romanica di San Martino Casano, chiesa romanica di San Martino
Nicola di Ortonovo, chiesa dei  Santi Filippo  e Giacomo, Croce sec. XIII metà Nicola di Ortonovo, chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, Croce sec. XIII metà
Nicola, chiesa dei Santi Filippo e Giacomo Nicola, chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
Santo Stefano Magra, il Torraccio della Brina Santo Stefano Magra, il Torraccio della Brina
Porta di Santo Stefano Magra. Foto Cipriani Porta di Santo Stefano Magra. Foto Cipriani
Santo Stefano Magra, Ponzano Basso, chiesa di San Bartolomeo, Antonio Da Carpena, sec. XVI Madonna col Bambino tra San Michele e Sant’Antonio Abate Santo Stefano Magra, Ponzano Basso, chiesa di San Bartolomeo, Antonio Da Carpena, sec. XVI Madonna col Bambino tra San Michele e Sant’Antonio Abate
Cartello direzionale Cartello direzionale
Sarzana, chiesa di Santa Maria Sarzana, chiesa di Santa Maria

Il percorso descritto nel diario di Sigerico attraversa il territorio della provincia della Spezia per un breva tratto che va da Santo Stefano Magra a Ortonovo, incontrando i comuni di Sarzana e Castelnuovo Magra. Il percorso più agevole per raggiungere la costa ligure, provenendo dalla Pianura Padana, era quello che transitava per l’antica “Via di Monte Bardone” e scendeva lungo la valle del Magra. Qui confluiva un ventaglio di percorsi provenienti dai principali passi di collegamento con l’entroterra padano, come il Lagastrello e il Cerreto, in prossimità dei quali e lungo i quali si ritrovano pievi e ospitali. Passato Pontremoli e Aulla, XXX tappa dell’ itinerario di Sigerico, questo si diramava in due direzioni: un primo tracciato attraverso i crinali del monte Porro e del Monte Grosso incontrava tre fortificazioni il castello di Burcione, quello di Bibola e quello della Brina, eretto verso la metà del XI secolo per il volere e l’opera del Vescovo di Luni, sorto a difesa e controllo sulla strada proveniente da Sarzana, entrava in territorio santostefanese lambendo il borgo di Ponzano Superiore, allineato con gli altri borghi collinari della valle del Magra e punto strategico di controllo del traffico viario medievale, il cui castello è nominato in un atto del ‘999.Poco più a sud  la via alta si ricollegava con il tratto principale della Francigena in direzione di Sarzana. Da segnalare la parrocchiale di Ponzano Alto che ha come titolare San Michele Arcangelo, santo di epoca longobarda, e la parrocchiale di Ponzano Basso dedicata a San Bartolomeo.  La strada principale percorsa da Sigerico scendeva fino a Bettola di Caprigliola dove si poteva attraversare il fiume Magra dapprima con un ponte e in epoca successiva con un guado per proseguire lungo la sponda sinistra del Vara in direzione di Ceparana vecchia e di lì passando per Borghetto si  poteva proseguiva fino al Monte San Nicolao, ricalcando il più antico percorso della via Aurelia. Questa via Romea veniva usata anche dai pellegrini diretti a Santiago che avevano scelto la via terrestre. Lasciato il guado si raggiungeva ,dopo un breve tratto, il borgo di Santo Stefano, tappa XXIX indicata nell’itinerario di Sigerico, centro assai antico già descritto nel diploma di Ottone II del 18 luglio dell’anno 981 che offre una bellissima attestazione documentaria del Borgo mercatum (…) in plebe santi stefani. Alla vocazione commerciale del borgo di Santo Stefano si univa una non trascurabile attività ospitaliera, con la presenza del noto ospizio di San Leonardo protettore dei pellegrini. Un’iscrizione riportata su una lapide dell’attuale parrocchiale informa che venne ricostruita nel 1324 una pieve con lo stesso nome della primitiva, Santo Stefano de Cerreto, costruita molto prima dell’anno 1000 e della quale non restano tracce né elementi in merito al luogo dove era stata edificata. Persone e merci entravano nel borgo murato attraverso la porta nord, localizzata in corrispondenza di piazza della Pace dove è ancora visibile la cinta muraria, la strada si snodava lungo il “borgo dritto” di via Mazzini la cui disposizione urbanistica conduce alla porta sud oggi non più esistente. Lasciato Santo Stefano, la Via Francigena correva più a valle dell'attuale statale della Cisa ed incontrava l'ospitale di Scognavarano, antico ricovero per viandanti, posto nei pressi di Ponzano Inferiore,  ricordato in due documenti del 1198 e del 1279, nel Registrum Vetus e nel  regesto del codice Pelavicino.

L'edificio non era distante dalla strada dove poco più a sud avviene la congiunzione col tratto collinare, lì si attraversava il fiume Magra in direzione dell'Abbazia di San Venanzio di Ceparana, seguendo un probabile allineamento centuriale per proseguire lungo la Val di Vara in direzione di San Nicolao e risalire a Bolano e a Ferdana nel Comune di Calice dove l’oratorio era dedicato a San Giacomo. Qualche chilometro più a sud di Santo Stefano la strada seguita da Sigerico corrispondeva alla via Bothanie o antica via Aemilia Scauri  che correva più a valle di Sarzana e che venne  abbandonata tra il XII e il XIII secolo, in seguito all’impaludamento del porto di Luni, spostandosi più a monte e passando per Sarzana. Forse Sarzania venne attraversata da Sigerico ma non menzionata nel diario. All’epoca del suo viaggio infatti esisteva sicuramente il Castrum de Sarzano sul colle di Sarzanello citato da Ottone I nel’963, anno in cui l’imperatore confermava al vescovo di Luni il godimento dei privilegi legati alle corti, alle pievi e alle proprietà. Nei secoli d’oro della Francigena il definitivo abbandono di Luni modificò l’assetto della viabilità e il nuovo tracciato, spostato più a nord, giunse ad attraversare il borgo di Sarzana documentato in un atto del 1084 che si riferisce al borgo Sarzania, nel 1204 viene trasferito a Sarzana il collegio canonicale lunense e di fatto la sede vescovile, ma non il titolo che giungerà molti secoli dopo. In quegli anni, dato il progressivo abbandono dell’antica Santa Maria di Luni, venne trasferita la reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù in Santa Maria di Sarzana, mentre nella pieve di Sant’Andrea ad accogliere i tanti pellegrini era il Cristo di Guglielmo del 1138.  Nell’itinerario dell’abate Nikulas di Munkathvera del 1154 viene ad aggiungersi al percorso dell’Arcivescovo di Canterbury la nuova tappa di Sarzana, indicata come urbs Mariae, tum Ponstremolus…inter Mariae convivium Lunamque jacent urbs Stephani & urbs Mariae. Luna jaguntur viae ex Hispania & S. Jacopo. Il percorso della Francigena è ancora oggi identificabile nella via Mazzini dove si affacciano i luoghi di culto e i palazzi signorili, il grande transito di pellegrini e mercanti determinò la necessità di dare loro un ricovero testimoniato dalla presenza dell’ospitale di San Bartolomeo, ubicato sul lato a valle della strada Romea, subito fuori della porta di Ymoborgo. Viene citato la prima volta in due documenti dell’Archivio Capitolare di Sarzana del 1140 e del 1175 da cui risulta proprietario di terreni ricevuti in donazione. Successivamente distrutto per consentire una nuova cinta di mura viene ricostruito lungo l’attuale Via Mazzini nella seconda metà del XVI secolo. All’ospitale di San Bartolomeo andava ad aggiungersi l’ospitale di San Lazzaro, edificato fra il XII e XIII secolo fuori del borgo, nella località di Silvarezza sulla via Aurelia, nell’odierna località di San Lazzaro. Corrisponde all’ospedale leprosorum de Servarecia, ricordato nel 1228 e in diversi testamenti del 1262, (regesto del codice Pelavicino, cartulare di Giovanni Giona, estimi). Nel 1469 papa Paolo II, con una bolla, sganciò l’ospedale dalla giurisdizione vescovile e lo aggregò, con tutti i suoi beni, all’Opera della Cattedrale di S. Maria di Sarzana, mettendolo alle dipendenze della sede apostolica.

continua...

Lasciata Sarzana la strada si dirigeva verso Luni seguendo le tracce rettilinee della centuriazione romana, raccordandosi con tratti diagonali poiché le due città non sono sullo stesso allineamento: un tratto secondario  attraverso Botrignolo, Borgolo e via Canale raggiunge Caniparola di Fosdinovo feudo dei Malaspina. Il tratto primario, ribattendo il tracciato di via Palvotrisia, raggiunge Molino del Piano frazione di Castelnuovo nella zona archeologica di Luni, dove sono stati rinvenuti reperti appartenenti alla necropoli del suburbio occidentale della città in località Botrignolo. Dopo la caduta dell’impero romano e con il passaggio dell’intero territorio sotto il dominio dei Vescovi conti di Luni, l’area si caratterizzerà per la presenza di piccoli nuclei abitati sparsi intorno a strutture fortificate, come del resto tutti gli altri agglomerati sorti in quel periodo.  A questa tipologia di impianto appartiene probabilmente il castrum de monte Leonis, localizzato a breve distanza da Vallecchia e Marciano, citato nel Codice Pelavicino in un documento del 4 marzo 1096. Il nome di Castelnuovo Magra compare per la prima volta in atti ufficiali solo nel 1203, infatti la sua nascita è collocabile tra il 1187 e il 1203. La guerra  tra il vescovo di Luni e i Malaspina della fine del XII secolo che interessò tutta la Lunigiana si concluse nel 1202, in quegli stessi anni il Vescovo Gualtiero volle edificare un castello nel territorio compreso tra Fosdinovo e Carrara, per rendere sicura la comunicazione in quel tratto della via Francigena, denominato di Santa Maria dal nome della Cattedrale di Luni. Nacque un piccolo agglomerato corrispondente all’attuale “Borghetto” dall’andamento circolare, nel 1229 il vescovo Guglielmo fece circondare di mura il nuovo borgo. Con la metà del ‘200  il vescovo Enrico da Fucecchio che ebbe come principale obiettivo la restaurazione dell’antica grandezza della chiesa lunense nella sua autobiografia contenuta nel Codice Pelavicino, racconta di aver fatto edificare nel borgo di Castelnuovo Magra un palacium e una turrim  magnam e di aver acquistato un gran numero di possessioni e vassalli.

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In quel palazzo, il 6 ottobre 1306 venne firmata la celebre Pace tra il vescovo Antonio da Camilla e il marchese Franceschino Malaspina, alla presenza del legittimo procuratore di quest’ultimo, il poeta Dante Alighieri. Con questo trattato l’influenza marchionale venne decisamente rafforzata, mentre il vescovado lunense subì un duro colpo. Del castello vescovile (secolo XIII) resta ancora intatta la turris magna, mastio di tutto il sistema difensivo con la sua forma quadrilatera e tratti di muratura intorno al castello, la base di un bastione angolare ed una torre più modesta. La chiesa di Castelnuovo dedicata a Santa Maria Maddalena venne fatta costruire dal vescovo Gualtiero II tra il 1204 e il 1209 insieme col castello e  attribuita al capitolo della cattedrale di Santa Maria. La dedicazione della parrocchiale a Maria Maddalena è da collegare alla diffusione di un culto, testimoniato dalla presenza nell’edificio di una scultura marmorea di Francesco Guardi e Francesco del Mastro dell’inizio del’500 e di un’importante statua in argento di manifattura genovese del XVIII secolo, con il passaggio dei pellegrini provenienti dalla Francia meridionale. Essi portarono con sé e diffusero i culti delle Marie e della Maddalena che si rinvigorirono dopo l’anno 1000, come rivela la loro presenza nelle croci a tabellone lucchesi-pisane e come si evidenzia anche nella grande Croce di Guglielmo del 1138. Nella stessa chiesa si conserva uno tra i dipinti più interessanti del territorio attribuito a Brueghel il giovane detto il Brueghel degli inferi che lo copiò dall’originale del padre Brueghel il vecchio. Ai piedi del colle di Castelnuovo si trovava l’ospitale di S. Leonardo, posto tra Luni e Sarzana. Attestato per la prima volta nel 1151 quando il vescovo di Luni Gottifredo donò l’ospedale in capite paludis, con la cappella di San Leonardo, ai canonici di S. Frediano a Lucca, insieme all’ospedale di Monte Forca (regesto del codice Pelavicino con le correzioni apportate da Mazzini). Entrambi gli ospedali rimasero alle dipendenze di S. Frediano fino al 1204, quando le loro vicende si diversificarono.

continua...

In quell’anno il vescovo di Luni Gualtiero II cedette la chiesa di S. Pietro di Avenza ai canonici di San Frediano per recuperare l’ospedale di S. Leonardo. Anche se nel documento in questione l’ente è indicato semplicemente come ecclesia Sancti Leonardi de Palude, l’ospedale doveva ancora sussistere: lo prova un documento di un solo anno anteriore in cui il vescovo di Luni affittava terre presso l’hospitale de Palude (regesto del codice Pelavicino). L’ospitale si trovava non molto lontano dal piano di Ortonovo dove l’antica città di Luni era stata visitata dall’abate Nikulas Munkathvera tra il 1151 e il 1154. Nel suo viaggio dalla Danimarca verso Roma che egli identificò come città nei pressi di amoenae spiagge circondate da borghi che si percorrono per dieci miglia sul cui litorale, tra il 740 e il 782, era approdata, secondo la leggenda Leobina, l’ampolla col Sangue di Cristo,. La città di Luni era stata fondata da coloni romani nel 177 a.c. e conobbe il suo massimo splendore grazie alla ricchezza delle cave apuane il cui marmo veniva esportato per costruire opere pubbliche e  dimore signorili. La decadenza della città fu causata dalle invasioni barbariche e da predoni normanni e saraceni che provocarono l’interruzione dei traffici commerciali. L’impaludamento della piana e il lento interramento del porto determinarono l’abbandono progressivo dell’antica città intorno al XII, inizio XIII secolo e la decisione di spostare il capitolo della cattedrale a Sarzana nel1202, confermato da Innocenzo III nel privilegio del 25 marzo 1204, segnò una scelta di non ritorno. Lungo lo spartiacque che separa la valle del torrente Bettigna dal quella del Parmignola, un percorso che si ricongiungeva alla via di crinale principale, nella parte iniziale rasentava la corte di Iliolo di fondazione romana,  citata come dipendenza vescovile in un documento del ‘963. Nel territorio di “Supraluna” comprendente la valle del Parmignola, alcune famiglie nobiliari di origine longobarda vigilavano sulla strada Luni-Lucca attraverso gli insediamenti di Corficiano, Capagnano e Volpiglione. A metà del XII secolo intorno ai ruderi di un antico insediamento bizantino sorse il castrum de Nichola la cui chiesa, dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, venne eretta sui ruderi della cappella bizantina di Mikauria. In essa si conserva la “Croce” a tabellone dì area pisano - lucchese della metà del XIII sec. attribuita a Marco Berlinghieri.
. I viaggiatori che facevano sosta a Luni in pochi minuti potevano risalire lungo la strada che costeggia il Parmignola per raggiungere i borghi medievali di Ortonovo, Nicola e Casano noti come luoghi di sosta dai pellegrini della Francigena. A Nicola nel secolo XII è documentata la presenza di un hospitale dedicato a Sant’Antonio abate che verso il 1150 accolse un famoso pellegrino diretto a Roma e in Terra Santa, Guglielmo duca di Aquitania venerato come patrono e taumaturgo. Lasciato Nicola sulla sponda sinistra del Parmignola è ancora visitabile la chiesa romanica di San Martino, un tempo cappella suburbana nella quale officiavano i canonici della cattedrale di Luni. A pochi chilometri si incontra il borgo di Ortonovo sviluppatosi intorno al nucleo rappresentato dall’ex oratorio di San Lorenzo denominato Corficiano in un documento della curia lunense dell’anno ‘997 appartenente  ai marchesi Adalberti di Massa, ai piedi della collina si incontra il borgo di Casano da cui si può risalire a Casano Alto e di qui fino ai ruderi del “Castrum Vulpiglionis” (secolo XII) dove sono visibili resti di torri e fortificazioni appartenenti ai nobili di Boggiano e distrutto dai lucchesi all’inizio del secolo XV. La Via Francigena proseguiva in direzione di Avenza dove si trovava l’hospitale di Sant’Antonio, in questo tratto esistevano due percorsi paralleli: il primo a ridosso delle colline, non dissimile dall’attuale tracciato dell’Aurelia e il secondo più a valle e anche qui come a Sarzana corrispondeva al tracciato della Aemilia Scauri ed era probabilmente più utilizzato da chi provenendo dalla Toscana proseguiva verso il monte San Nicolao e quindi verso Genova. Una variante importante nell’itinerario francigeno era la strada che risaliva la Valle del torrente Parmignola per valicare il crinale montano presso la “Foce di Montorbolo” e discendere velocemente fino ad Aulla, saltando il lungo tragitto verso Santo Stefano “de cerreto” e le pericolose “lame” sul Magra.

Lungo la strada di Sigerico: la Via dei Franchi o via Francigena
Tipologia: Architetture/Architetture civili
Piazza Giacomo Matteotti 19037 Santo Stefano di Magra (La Spezia)

Il percorso descritto nel diario di Sigerico attraversa il territorio della provincia della Spezia per un breva tratto che va da Santo Stefano Magra a Ortonovo, incontrando i comuni di Sarzana e Castelnuovo Magra. Il percorso più agevole per raggiungere la costa ligure, provenendo dalla Pianura Padana, era quello che transitava per l’antica “Via di Monte Bardone” e scendeva lungo la valle del Magra. Qui confluiva un ventaglio di percorsi provenienti dai principali passi di collegamento con l’entroterra padano, come il Lagastrello e il Cerreto, in prossimità dei quali e lungo i quali si ritrovano pievi e ospitali. Passato Pontremoli e Aulla, XXX tappa dell’ itinerario di Sigerico, questo si diramava in due direzioni: un primo tracciato attraverso i crinali del monte Porro e del Monte Grosso incontrava tre fortificazioni il castello di Burcione, quello di Bibola e quello della Brina, eretto verso la metà del XI secolo per il volere e l’opera del Vescovo di Luni, sorto a difesa e controllo sulla strada proveniente da Sarzana, entrava in territorio santostefanese lambendo il borgo di Ponzano Superiore, allineato con gli altri borghi collinari della valle del Magra e punto strategico di controllo del traffico viario medievale, il cui castello è nominato in un atto del ‘999.Poco più a sud  la via alta si ricollegava con il tratto principale della Francigena in direzione di Sarzana. Da segnalare la parrocchiale di Ponzano Alto che ha come titolare San Michele Arcangelo, santo di epoca longobarda, e la parrocchiale di Ponzano Basso dedicata a San Bartolomeo.  La strada principale percorsa da Sigerico scendeva fino a Bettola di Caprigliola dove si poteva attraversare il fiume Magra dapprima con un ponte e in epoca successiva con un guado per proseguire lungo la sponda sinistra del Vara in direzione di Ceparana vecchia e di lì passando per Borghetto si  poteva proseguiva fino al Monte San Nicolao, ricalcando il più antico percorso della via Aurelia. Questa via Romea veniva usata anche dai pellegrini diretti a Santiago che avevano scelto la via terrestre. Lasciato il guado si raggiungeva ,dopo un breve tratto, il borgo di Santo Stefano, tappa XXIX indicata nell’itinerario di Sigerico, centro assai antico già descritto nel diploma di Ottone II del 18 luglio dell’anno 981 che offre una bellissima attestazione documentaria del Borgo mercatum (…) in plebe santi stefani. Alla vocazione commerciale del borgo di Santo Stefano si univa una non trascurabile attività ospitaliera, con la presenza del noto ospizio di San Leonardo protettore dei pellegrini. Un’iscrizione riportata su una lapide dell’attuale parrocchiale informa che venne ricostruita nel 1324 una pieve con lo stesso nome della primitiva, Santo Stefano de Cerreto, costruita molto prima dell’anno 1000 e della quale non restano tracce né elementi in merito al luogo dove era stata edificata. Persone e merci entravano nel borgo murato attraverso la porta nord, localizzata in corrispondenza di piazza della Pace dove è ancora visibile la cinta muraria, la strada si snodava lungo il “borgo dritto” di via Mazzini la cui disposizione urbanistica conduce alla porta sud oggi non più esistente. Lasciato Santo Stefano, la Via Francigena correva più a valle dell'attuale statale della Cisa ed incontrava l'ospitale di Scognavarano, antico ricovero per viandanti, posto nei pressi di Ponzano Inferiore,  ricordato in due documenti del 1198 e del 1279, nel Registrum Vetus e nel  regesto del codice Pelavicino.

L'edificio non era distante dalla strada dove poco più a sud avviene la congiunzione col tratto collinare, lì si attraversava il fiume Magra in direzione dell'Abbazia di San Venanzio di Ceparana, seguendo un probabile allineamento centuriale per proseguire lungo la Val di Vara in direzione di San Nicolao e risalire a Bolano e a Ferdana nel Comune di Calice dove l’oratorio era dedicato a San Giacomo. Qualche chilometro più a sud di Santo Stefano la strada seguita da Sigerico corrispondeva alla via Bothanie o antica via Aemilia Scauri  che correva più a valle di Sarzana e che venne  abbandonata tra il XII e il XIII secolo, in seguito all’impaludamento del porto di Luni, spostandosi più a monte e passando per Sarzana. Forse Sarzania venne attraversata da Sigerico ma non menzionata nel diario. All’epoca del suo viaggio infatti esisteva sicuramente il Castrum de Sarzano sul colle di Sarzanello citato da Ottone I nel’963, anno in cui l’imperatore confermava al vescovo di Luni il godimento dei privilegi legati alle corti, alle pievi e alle proprietà. Nei secoli d’oro della Francigena il definitivo abbandono di Luni modificò l’assetto della viabilità e il nuovo tracciato, spostato più a nord, giunse ad attraversare il borgo di Sarzana documentato in un atto del 1084 che si riferisce al borgo Sarzania, nel 1204 viene trasferito a Sarzana il collegio canonicale lunense e di fatto la sede vescovile, ma non il titolo che giungerà molti secoli dopo. In quegli anni, dato il progressivo abbandono dell’antica Santa Maria di Luni, venne trasferita la reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù in Santa Maria di Sarzana, mentre nella pieve di Sant’Andrea ad accogliere i tanti pellegrini era il Cristo di Guglielmo del 1138.  Nell’itinerario dell’abate Nikulas di Munkathvera del 1154 viene ad aggiungersi al percorso dell’Arcivescovo di Canterbury la nuova tappa di Sarzana, indicata come urbs Mariae, tum Ponstremolus…inter Mariae convivium Lunamque jacent urbs Stephani & urbs Mariae. Luna jaguntur viae ex Hispania & S. Jacopo. Il percorso della Francigena è ancora oggi identificabile nella via Mazzini dove si affacciano i luoghi di culto e i palazzi signorili, il grande transito di pellegrini e mercanti determinò la necessità di dare loro un ricovero testimoniato dalla presenza dell’ospitale di San Bartolomeo, ubicato sul lato a valle della strada Romea, subito fuori della porta di Ymoborgo. Viene citato la prima volta in due documenti dell’Archivio Capitolare di Sarzana del 1140 e del 1175 da cui risulta proprietario di terreni ricevuti in donazione. Successivamente distrutto per consentire una nuova cinta di mura viene ricostruito lungo l’attuale Via Mazzini nella seconda metà del XVI secolo. All’ospitale di San Bartolomeo andava ad aggiungersi l’ospitale di San Lazzaro, edificato fra il XII e XIII secolo fuori del borgo, nella località di Silvarezza sulla via Aurelia, nell’odierna località di San Lazzaro. Corrisponde all’ospedale leprosorum de Servarecia, ricordato nel 1228 e in diversi testamenti del 1262, (regesto del codice Pelavicino, cartulare di Giovanni Giona, estimi). Nel 1469 papa Paolo II, con una bolla, sganciò l’ospedale dalla giurisdizione vescovile e lo aggregò, con tutti i suoi beni, all’Opera della Cattedrale di S. Maria di Sarzana, mettendolo alle dipendenze della sede apostolica.

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Lasciata Sarzana la strada si dirigeva verso Luni seguendo le tracce rettilinee della centuriazione romana, raccordandosi con tratti diagonali poiché le due città non sono sullo stesso allineamento: un tratto secondario  attraverso Botrignolo, Borgolo e via Canale raggiunge Caniparola di Fosdinovo feudo dei Malaspina. Il tratto primario, ribattendo il tracciato di via Palvotrisia, raggiunge Molino del Piano frazione di Castelnuovo nella zona archeologica di Luni, dove sono stati rinvenuti reperti appartenenti alla necropoli del suburbio occidentale della città in località Botrignolo. Dopo la caduta dell’impero romano e con il passaggio dell’intero territorio sotto il dominio dei Vescovi conti di Luni, l’area si caratterizzerà per la presenza di piccoli nuclei abitati sparsi intorno a strutture fortificate, come del resto tutti gli altri agglomerati sorti in quel periodo.  A questa tipologia di impianto appartiene probabilmente il castrum de monte Leonis, localizzato a breve distanza da Vallecchia e Marciano, citato nel Codice Pelavicino in un documento del 4 marzo 1096. Il nome di Castelnuovo Magra compare per la prima volta in atti ufficiali solo nel 1203, infatti la sua nascita è collocabile tra il 1187 e il 1203. La guerra  tra il vescovo di Luni e i Malaspina della fine del XII secolo che interessò tutta la Lunigiana si concluse nel 1202, in quegli stessi anni il Vescovo Gualtiero volle edificare un castello nel territorio compreso tra Fosdinovo e Carrara, per rendere sicura la comunicazione in quel tratto della via Francigena, denominato di Santa Maria dal nome della Cattedrale di Luni. Nacque un piccolo agglomerato corrispondente all’attuale “Borghetto” dall’andamento circolare, nel 1229 il vescovo Guglielmo fece circondare di mura il nuovo borgo. Con la metà del ‘200  il vescovo Enrico da Fucecchio che ebbe come principale obiettivo la restaurazione dell’antica grandezza della chiesa lunense nella sua autobiografia contenuta nel Codice Pelavicino, racconta di aver fatto edificare nel borgo di Castelnuovo Magra un palacium e una turrim  magnam e di aver acquistato un gran numero di possessioni e vassalli.

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In quel palazzo, il 6 ottobre 1306 venne firmata la celebre Pace tra il vescovo Antonio da Camilla e il marchese Franceschino Malaspina, alla presenza del legittimo procuratore di quest’ultimo, il poeta Dante Alighieri. Con questo trattato l’influenza marchionale venne decisamente rafforzata, mentre il vescovado lunense subì un duro colpo. Del castello vescovile (secolo XIII) resta ancora intatta la turris magna, mastio di tutto il sistema difensivo con la sua forma quadrilatera e tratti di muratura intorno al castello, la base di un bastione angolare ed una torre più modesta. La chiesa di Castelnuovo dedicata a Santa Maria Maddalena venne fatta costruire dal vescovo Gualtiero II tra il 1204 e il 1209 insieme col castello e  attribuita al capitolo della cattedrale di Santa Maria. La dedicazione della parrocchiale a Maria Maddalena è da collegare alla diffusione di un culto, testimoniato dalla presenza nell’edificio di una scultura marmorea di Francesco Guardi e Francesco del Mastro dell’inizio del’500 e di un’importante statua in argento di manifattura genovese del XVIII secolo, con il passaggio dei pellegrini provenienti dalla Francia meridionale. Essi portarono con sé e diffusero i culti delle Marie e della Maddalena che si rinvigorirono dopo l’anno 1000, come rivela la loro presenza nelle croci a tabellone lucchesi-pisane e come si evidenzia anche nella grande Croce di Guglielmo del 1138. Nella stessa chiesa si conserva uno tra i dipinti più interessanti del territorio attribuito a Brueghel il giovane detto il Brueghel degli inferi che lo copiò dall’originale del padre Brueghel il vecchio. Ai piedi del colle di Castelnuovo si trovava l’ospitale di S. Leonardo, posto tra Luni e Sarzana. Attestato per la prima volta nel 1151 quando il vescovo di Luni Gottifredo donò l’ospedale in capite paludis, con la cappella di San Leonardo, ai canonici di S. Frediano a Lucca, insieme all’ospedale di Monte Forca (regesto del codice Pelavicino con le correzioni apportate da Mazzini). Entrambi gli ospedali rimasero alle dipendenze di S. Frediano fino al 1204, quando le loro vicende si diversificarono.

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In quell’anno il vescovo di Luni Gualtiero II cedette la chiesa di S. Pietro di Avenza ai canonici di San Frediano per recuperare l’ospedale di S. Leonardo. Anche se nel documento in questione l’ente è indicato semplicemente come ecclesia Sancti Leonardi de Palude, l’ospedale doveva ancora sussistere: lo prova un documento di un solo anno anteriore in cui il vescovo di Luni affittava terre presso l’hospitale de Palude (regesto del codice Pelavicino). L’ospitale si trovava non molto lontano dal piano di Ortonovo dove l’antica città di Luni era stata visitata dall’abate Nikulas Munkathvera tra il 1151 e il 1154. Nel suo viaggio dalla Danimarca verso Roma che egli identificò come città nei pressi di amoenae spiagge circondate da borghi che si percorrono per dieci miglia sul cui litorale, tra il 740 e il 782, era approdata, secondo la leggenda Leobina, l’ampolla col Sangue di Cristo,. La città di Luni era stata fondata da coloni romani nel 177 a.c. e conobbe il suo massimo splendore grazie alla ricchezza delle cave apuane il cui marmo veniva esportato per costruire opere pubbliche e  dimore signorili. La decadenza della città fu causata dalle invasioni barbariche e da predoni normanni e saraceni che provocarono l’interruzione dei traffici commerciali. L’impaludamento della piana e il lento interramento del porto determinarono l’abbandono progressivo dell’antica città intorno al XII, inizio XIII secolo e la decisione di spostare il capitolo della cattedrale a Sarzana nel1202, confermato da Innocenzo III nel privilegio del 25 marzo 1204, segnò una scelta di non ritorno. Lungo lo spartiacque che separa la valle del torrente Bettigna dal quella del Parmignola, un percorso che si ricongiungeva alla via di crinale principale, nella parte iniziale rasentava la corte di Iliolo di fondazione romana,  citata come dipendenza vescovile in un documento del ‘963. Nel territorio di “Supraluna” comprendente la valle del Parmignola, alcune famiglie nobiliari di origine longobarda vigilavano sulla strada Luni-Lucca attraverso gli insediamenti di Corficiano, Capagnano e Volpiglione. A metà del XII secolo intorno ai ruderi di un antico insediamento bizantino sorse il castrum de Nichola la cui chiesa, dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, venne eretta sui ruderi della cappella bizantina di Mikauria. In essa si conserva la “Croce” a tabellone dì area pisano - lucchese della metà del XIII sec. attribuita a Marco Berlinghieri.
. I viaggiatori che facevano sosta a Luni in pochi minuti potevano risalire lungo la strada che costeggia il Parmignola per raggiungere i borghi medievali di Ortonovo, Nicola e Casano noti come luoghi di sosta dai pellegrini della Francigena. A Nicola nel secolo XII è documentata la presenza di un hospitale dedicato a Sant’Antonio abate che verso il 1150 accolse un famoso pellegrino diretto a Roma e in Terra Santa, Guglielmo duca di Aquitania venerato come patrono e taumaturgo. Lasciato Nicola sulla sponda sinistra del Parmignola è ancora visitabile la chiesa romanica di San Martino, un tempo cappella suburbana nella quale officiavano i canonici della cattedrale di Luni. A pochi chilometri si incontra il borgo di Ortonovo sviluppatosi intorno al nucleo rappresentato dall’ex oratorio di San Lorenzo denominato Corficiano in un documento della curia lunense dell’anno ‘997 appartenente  ai marchesi Adalberti di Massa, ai piedi della collina si incontra il borgo di Casano da cui si può risalire a Casano Alto e di qui fino ai ruderi del “Castrum Vulpiglionis” (secolo XII) dove sono visibili resti di torri e fortificazioni appartenenti ai nobili di Boggiano e distrutto dai lucchesi all’inizio del secolo XV. La Via Francigena proseguiva in direzione di Avenza dove si trovava l’hospitale di Sant’Antonio, in questo tratto esistevano due percorsi paralleli: il primo a ridosso delle colline, non dissimile dall’attuale tracciato dell’Aurelia e il secondo più a valle e anche qui come a Sarzana corrispondeva al tracciato della Aemilia Scauri ed era probabilmente più utilizzato da chi provenendo dalla Toscana proseguiva verso il monte San Nicolao e quindi verso Genova. Una variante importante nell’itinerario francigeno era la strada che risaliva la Valle del torrente Parmignola per valicare il crinale montano presso la “Foce di Montorbolo” e discendere velocemente fino ad Aulla, saltando il lungo tragitto verso Santo Stefano “de cerreto” e le pericolose “lame” sul Magra.