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Via di San Nicolao o via Romea del Genovesato - Itinerario Principale

Tipologia: Architetture/Architetture civili
- Castiglione Chiavarese
Carrodano loc.tà Ponte Carrodano loc.tà Ponte
Brugnato Cattedrale San Antonio Abate Sec. XV Brugnato Cattedrale San Antonio Abate Sec. XV
Beverino S. Croce Volto Santo di Lucca Beverino S. Croce Volto Santo di Lucca
Castiglione Vara, pieve di San Remigio, Madonna in trono col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Pietro Castiglione Vara, pieve di San Remigio, Madonna in trono col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Pietro
Madrignano, chiesa dei Santi Nicolò e Margherita, Gerolamo da Carrara detto il Rosinino e Donato Benti (?), Madonna col Bambino e i Santi Nicolò e Margherita Madrignano, chiesa dei Santi Nicolò e Margherita, Gerolamo da Carrara detto il Rosinino e Donato Benti (?), Madonna col Bambino e i Santi Nicolò e Margherita
Passo di San Nicolao resti della Chiesa sec. XII -XIII Passo di San Nicolao resti della Chiesa sec. XII -XIII
Tabula Peutingeriana toponimo in Alpe Pennino Tabula Peutingeriana toponimo in Alpe Pennino

Il monte San Nicolao (847 m. sul livello del mare), sopra il passo del Bracco deve la sua denominazione alla presenza nel sito di una chiesa, di cui sono visibili i ruderi, intitolata a San Nicola di Bari (XI-XII secolo), il santo taumaturgo che risuscitava i viandanti assassinati. La località, indicata in epoca tardo romana con Alpe Pennino e successivamente con Pietra Colice, era il crocevia tra l'Aurelia e la strada di Pietra Spaccata provenienti rispettivamente da Sestri Levante e da Levanto che qua si univano nella via di comunicazione che passando per Suvero e la via Regia giungeva a Piacenza. L'hospitale, situato a sud della chiesa e nelle sue immediate adiacenze, è un edificio suddiviso in tre ambienti principali, per il quale venne ipotizzata la funzione di xenodochio. Il toponimo di Pietra Colice (o Corice) è menzionato già nel 774, in un atto che sancisce la cessione, da parte di Carlo Magno, di alcune proprietà terriere in Liguria a favore del monastero di San Colombano di Bobbio. Alcuni studiosi hanno ritenuto inoltre di collegare il sito all'antico toponimo in alpe pennino, indicato nella Tabula Peutingeriana, La prima testimonianza scritta, relativa ad un insediamento religioso nella zona, risalirebbe invece al 1160, quando in un documento si citano alcuni terreni, situati nell'area di Lavagna, un tempo appartenuti ad una tale Gisle monache de Petra Colexi. A partire dal XIII secolo l'hospitale di San Nicolao e la chiesa ad esso adiacente vengono citati in molteplici documenti, generalmente di natura commerciale o religiosa. Attorno al XIII secolo la vetta del monte San Nicolao viene fortificata dalla Repubblica di Genova, come attestato da documenti del 1245 (dove viene citata la rocca Petrecodicis) e del 1250 (castrum Petrecolices). Dal 1256 fino a circa la metà del XVI secolo la zona ricadde sotto la giurisdizione della chiesa di San Salvatore di Lavagna, sotto l'autorità politica della famiglia Fieschi. Questo percorso poteva essere intrapreso ovviamente da nord a sud scendendo dal passo di San Nicolao e tenendo una direttrice alta che poteva avere una o più varianti, da sud a nord la Via Romea o delle Gallie partiva dalla sponda sinistra del Magra e si innestava sulla via interna passando per la Pieve di San Venerio a Migliarina, con sosta all’antica cappella di Feleta per salire alla Pieve di Marinasco e di lì dirigersi o per la via dei santuari e di mezza costa o attraverso la Val di Vara raggiungere il passo di San Nicolao e il genovesato.

Troviamo un cenno di questo tracciato ancora in una relazione dei primi di maggio del 1601 di Messer Pietro Marozzi podestà di Castiglione Chiavarese che nomina (…  )la riunita chiesa di San Nicheloso (…) in riferimento alla strada pubblica romana per la quale si va da Genova a Sarzana. La ruinata chiesa è quella del Monte San Nicolao, sull’attuale confine della provincia di Genova con quella della Spezia, ove sorgeva l’ospitale per i pellegrini nel punto più alto della via Aurelia. Questo tracciato fu di notevole  importanza per i traffici e commerci tra Genova Lucca e la Toscana. Lo stesso pecoroso era utilizzato anche per il viaggio a Santiago così come lo era, in alternativa, quello litoraneo. Nel percorso che attraversa la Val di Vara, inframezzato da varianti e diagonali, le dedicazioni a San Nicolao spiccano per numero e presenza di opere dedicate al santo, testimoni di un’antica percorrenza che dal Passo del Bracco conduceva al golfo spezzino e all’antica Luni. Passato il valico di San Nicolao si incontra il centro di Mattarana la cui parrocchiale è dedicata a San Giovanni Battista, culto che si sovrappone sovente a quello dell’omonimo evangelista fratello di San Giacomo che troviamo a segnare la strada dei pellegrini egli stesso definito “voce e grida nel deserto”: San Giovanni era collegato al viaggio in terra santa e ne simboleggiava il pellegrinaggio. Appare significativa la sua presenza sulla via di San Nicolao, appunto via romea e gerosolomitana. Sull'antica via dei pellegrini, a Carrodano Soprano, si scorgono ancora i ruderi dell'ospizio di San Nicolao e più  a valle sulla strada per il Bracco sul torrente Malacqua il ponte medievale di Carrodano a due archi. Da Carrodano la via di San Nicolao prosegue su due itinerari uno principale su una direttrice più a nord e un secondo itinerario che attraversa la Val di Vara più a sud e conduce fino al golfo e si ricollega, attraverso la cosiddetta Via delle Pievi, alla Via Francigena.

continua...

Partendo da Carrodano e proseguendo verso sud sulla stessa direttrice si incontra l’antico centro di Brugnato, secondo tradizione l'abazia fu fondata da San Colombano (540-615) o da qualcuno dei suoi discepoli, ma gli scavi effettuati nella cattedrale portarono a scoprire l'esistenza di una chiesa del VI secolo a carattere cimiteriale paleocristiano, con presenza di rivestimenti murari policromi di tradizione mediterraneo orientale, una più piccola e un'altra successiva come ampliamento della prima risalente all’XI secolo, con numerose tombe e con un edificio laterale forse riferibile ad un antico ospitale. Quando nel ‘644 il borgo cadde nella mani dei longobardi, o almeno sotto la loro influenza, i monaci di Bobbio assunsero la cura della chiesetta, divenuta poi abazia sotto il re Liutprando (712) che la cita in un suo diploma. Divenne città dal 999 secondo un diploma dell'imperatrice Adelaide ed elevata da papa Innocenzo II al rango di diocesi nel 1133, suffraganea dell'arcidiocesi di Genova ebbe potere spirituale in quasi tutta la media e alta Val di Vara. Tutto questo fa ritenere che Brugnato, anche per l'importante posizione strategica, connaturata alla posizione geografica, fosse luogo di transito e di sosta. Su una colonna della cattedrale dedicata a San Pietro, San Lorenzo e San Colombano spicca l’affresco di “Sant’Antonio Abate” del XV secolo. Proseguendo più a sud sull’itinerario romeo principale troviamo in direzione di Beverino l’oratorio della Madonna del Trezzo che conserva un dipinto raffigurante “San Bernardo, la Madonna e il Bambino” e a Beverino Castello nella parrocchiale dedicata alla Santa Croce, simbolo del pellegrinaggio gerosolomitano, uno stendardo processionale che raffigura la tipologia del Cristo derivata dal “Volto Santo di Lucca”, ripresa dal Crocifisso ligneo conservato nella chiesa medesima. A Beverino il Peruzzi cita l’esistenza di una societas intitolata alla Santa Croce e a Bracelli nei pressi di Beverino il culto della Santa Croce è testimoniato dall’oratorio demolito durante la seconda guerra mondiale. Sulla riva sinistra del Vara, nel territorio di Castiglione l’intitolazione della chiesa del XVI secolo a San Remigio vescovo di Rennes, costituisce la testimonianza più efficacie del passaggio dei pellegrini francesi in questo luogo.

continua...

Da lì si scendeva a Madrignano nella cui chiesa dedicata ai Santi Niccolò e Margherita si conserva un ancona marmorea tripartita degli scultori Geronimo di Carrara e Donato di Lucca del 1511, raffigurante “la Vergine, Santa Margherita e San Nicola”, proseguendo sul quel percorso si incontrava la Pieve di Montedivalli che ospitava autorevoli sculture trecentesche di maestro campionese attivo in Lunigiana tra la fine del settimo e l’ottavo decennio del XIV secolo. Da quella località, tramite un antica via, si giungeva a Ceparana, sede dell’abbazia benedettina alto medievale di San Venanzio, posta alla base del poggio di Bolano. Fu Ceparana un borgo dove si teneva un mercato sin da quando l'imperatore Ottone I, nel 963, concesse questo privilegio, Federigo I, nel 1185, confermò ai vescovi di Luni, che lì avevano dei possedimenti, il castello di Bolano, il borgo e il mercato di Ceparana con tutta la corte e distretto. Da lì si raggiungeva Santo Stefano e ci si poteva immettere nel tratto principale della Francigena. Superato Santo Stefano, il fiume Magra si apre infatti nell’ampia piana alluvionale dove era insediato l’ospedale di Scognavarano che sorgeva presso Ponzano, tra Santo Stefano e Sarzana. In prossimità si staccava una diramazione in direzione di Ceparana vecchia, percorso che con una scafa o con un guado si collegava in direzione sud-nord o nord-sud alla via di San Nicolao.
Via di San Nicolao o via Romea del Genovesato - Itinerario Principale
Tipologia: Architetture/Architetture civili
Castiglione Chiavarese

Il monte San Nicolao (847 m. sul livello del mare), sopra il passo del Bracco deve la sua denominazione alla presenza nel sito di una chiesa, di cui sono visibili i ruderi, intitolata a San Nicola di Bari (XI-XII secolo), il santo taumaturgo che risuscitava i viandanti assassinati. La località, indicata in epoca tardo romana con Alpe Pennino e successivamente con Pietra Colice, era il crocevia tra l'Aurelia e la strada di Pietra Spaccata provenienti rispettivamente da Sestri Levante e da Levanto che qua si univano nella via di comunicazione che passando per Suvero e la via Regia giungeva a Piacenza. L'hospitale, situato a sud della chiesa e nelle sue immediate adiacenze, è un edificio suddiviso in tre ambienti principali, per il quale venne ipotizzata la funzione di xenodochio. Il toponimo di Pietra Colice (o Corice) è menzionato già nel 774, in un atto che sancisce la cessione, da parte di Carlo Magno, di alcune proprietà terriere in Liguria a favore del monastero di San Colombano di Bobbio. Alcuni studiosi hanno ritenuto inoltre di collegare il sito all'antico toponimo in alpe pennino, indicato nella Tabula Peutingeriana, La prima testimonianza scritta, relativa ad un insediamento religioso nella zona, risalirebbe invece al 1160, quando in un documento si citano alcuni terreni, situati nell'area di Lavagna, un tempo appartenuti ad una tale Gisle monache de Petra Colexi. A partire dal XIII secolo l'hospitale di San Nicolao e la chiesa ad esso adiacente vengono citati in molteplici documenti, generalmente di natura commerciale o religiosa. Attorno al XIII secolo la vetta del monte San Nicolao viene fortificata dalla Repubblica di Genova, come attestato da documenti del 1245 (dove viene citata la rocca Petrecodicis) e del 1250 (castrum Petrecolices). Dal 1256 fino a circa la metà del XVI secolo la zona ricadde sotto la giurisdizione della chiesa di San Salvatore di Lavagna, sotto l'autorità politica della famiglia Fieschi. Questo percorso poteva essere intrapreso ovviamente da nord a sud scendendo dal passo di San Nicolao e tenendo una direttrice alta che poteva avere una o più varianti, da sud a nord la Via Romea o delle Gallie partiva dalla sponda sinistra del Magra e si innestava sulla via interna passando per la Pieve di San Venerio a Migliarina, con sosta all’antica cappella di Feleta per salire alla Pieve di Marinasco e di lì dirigersi o per la via dei santuari e di mezza costa o attraverso la Val di Vara raggiungere il passo di San Nicolao e il genovesato.

Troviamo un cenno di questo tracciato ancora in una relazione dei primi di maggio del 1601 di Messer Pietro Marozzi podestà di Castiglione Chiavarese che nomina (…  )la riunita chiesa di San Nicheloso (…) in riferimento alla strada pubblica romana per la quale si va da Genova a Sarzana. La ruinata chiesa è quella del Monte San Nicolao, sull’attuale confine della provincia di Genova con quella della Spezia, ove sorgeva l’ospitale per i pellegrini nel punto più alto della via Aurelia. Questo tracciato fu di notevole  importanza per i traffici e commerci tra Genova Lucca e la Toscana. Lo stesso pecoroso era utilizzato anche per il viaggio a Santiago così come lo era, in alternativa, quello litoraneo. Nel percorso che attraversa la Val di Vara, inframezzato da varianti e diagonali, le dedicazioni a San Nicolao spiccano per numero e presenza di opere dedicate al santo, testimoni di un’antica percorrenza che dal Passo del Bracco conduceva al golfo spezzino e all’antica Luni. Passato il valico di San Nicolao si incontra il centro di Mattarana la cui parrocchiale è dedicata a San Giovanni Battista, culto che si sovrappone sovente a quello dell’omonimo evangelista fratello di San Giacomo che troviamo a segnare la strada dei pellegrini egli stesso definito “voce e grida nel deserto”: San Giovanni era collegato al viaggio in terra santa e ne simboleggiava il pellegrinaggio. Appare significativa la sua presenza sulla via di San Nicolao, appunto via romea e gerosolomitana. Sull'antica via dei pellegrini, a Carrodano Soprano, si scorgono ancora i ruderi dell'ospizio di San Nicolao e più  a valle sulla strada per il Bracco sul torrente Malacqua il ponte medievale di Carrodano a due archi. Da Carrodano la via di San Nicolao prosegue su due itinerari uno principale su una direttrice più a nord e un secondo itinerario che attraversa la Val di Vara più a sud e conduce fino al golfo e si ricollega, attraverso la cosiddetta Via delle Pievi, alla Via Francigena.

continua...

Partendo da Carrodano e proseguendo verso sud sulla stessa direttrice si incontra l’antico centro di Brugnato, secondo tradizione l'abazia fu fondata da San Colombano (540-615) o da qualcuno dei suoi discepoli, ma gli scavi effettuati nella cattedrale portarono a scoprire l'esistenza di una chiesa del VI secolo a carattere cimiteriale paleocristiano, con presenza di rivestimenti murari policromi di tradizione mediterraneo orientale, una più piccola e un'altra successiva come ampliamento della prima risalente all’XI secolo, con numerose tombe e con un edificio laterale forse riferibile ad un antico ospitale. Quando nel ‘644 il borgo cadde nella mani dei longobardi, o almeno sotto la loro influenza, i monaci di Bobbio assunsero la cura della chiesetta, divenuta poi abazia sotto il re Liutprando (712) che la cita in un suo diploma. Divenne città dal 999 secondo un diploma dell'imperatrice Adelaide ed elevata da papa Innocenzo II al rango di diocesi nel 1133, suffraganea dell'arcidiocesi di Genova ebbe potere spirituale in quasi tutta la media e alta Val di Vara. Tutto questo fa ritenere che Brugnato, anche per l'importante posizione strategica, connaturata alla posizione geografica, fosse luogo di transito e di sosta. Su una colonna della cattedrale dedicata a San Pietro, San Lorenzo e San Colombano spicca l’affresco di “Sant’Antonio Abate” del XV secolo. Proseguendo più a sud sull’itinerario romeo principale troviamo in direzione di Beverino l’oratorio della Madonna del Trezzo che conserva un dipinto raffigurante “San Bernardo, la Madonna e il Bambino” e a Beverino Castello nella parrocchiale dedicata alla Santa Croce, simbolo del pellegrinaggio gerosolomitano, uno stendardo processionale che raffigura la tipologia del Cristo derivata dal “Volto Santo di Lucca”, ripresa dal Crocifisso ligneo conservato nella chiesa medesima. A Beverino il Peruzzi cita l’esistenza di una societas intitolata alla Santa Croce e a Bracelli nei pressi di Beverino il culto della Santa Croce è testimoniato dall’oratorio demolito durante la seconda guerra mondiale. Sulla riva sinistra del Vara, nel territorio di Castiglione l’intitolazione della chiesa del XVI secolo a San Remigio vescovo di Rennes, costituisce la testimonianza più efficacie del passaggio dei pellegrini francesi in questo luogo.

continua...

Da lì si scendeva a Madrignano nella cui chiesa dedicata ai Santi Niccolò e Margherita si conserva un ancona marmorea tripartita degli scultori Geronimo di Carrara e Donato di Lucca del 1511, raffigurante “la Vergine, Santa Margherita e San Nicola”, proseguendo sul quel percorso si incontrava la Pieve di Montedivalli che ospitava autorevoli sculture trecentesche di maestro campionese attivo in Lunigiana tra la fine del settimo e l’ottavo decennio del XIV secolo. Da quella località, tramite un antica via, si giungeva a Ceparana, sede dell’abbazia benedettina alto medievale di San Venanzio, posta alla base del poggio di Bolano. Fu Ceparana un borgo dove si teneva un mercato sin da quando l'imperatore Ottone I, nel 963, concesse questo privilegio, Federigo I, nel 1185, confermò ai vescovi di Luni, che lì avevano dei possedimenti, il castello di Bolano, il borgo e il mercato di Ceparana con tutta la corte e distretto. Da lì si raggiungeva Santo Stefano e ci si poteva immettere nel tratto principale della Francigena. Superato Santo Stefano, il fiume Magra si apre infatti nell’ampia piana alluvionale dove era insediato l’ospedale di Scognavarano che sorgeva presso Ponzano, tra Santo Stefano e Sarzana. In prossimità si staccava una diramazione in direzione di Ceparana vecchia, percorso che con una scafa o con un guado si collegava in direzione sud-nord o nord-sud alla via di San Nicolao.