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Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Fra La Chiesa 2 - 19034 Ortonovo (SP)
La facciata La facciata
La Croce dipinta La Croce dipinta

L’edificio della parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo, situato nella piazza principale dell’antico centro, mostra una facciata dagli evidenti caratteri barocchi e, nonostante i rifacimenti subiti in varie epoche, conserva tracce dell’origine medioevale, leggibile nella muratura in macigno delle pareti laterali esterne e documentata dai ritrovamenti di alcuni frammenti marmorei del XII secolo, attribuibili a maestri di origine comacina.

La chiesa, che estese la propria giurisdizione oltre le abbandonate basiliche lunensi, sino al mare, viene citata nelle Decime del 1296 come dipendente dal Capitolo di Sarzana, dal quale si distaccò soltanto nella prima metà del XV secolo, quando divenne parrocchia autonoma. Sul finire del XVI secolo l’edificio fu ristrutturato, allungato verso la piazza ed innalzato. Il fabbricato fu nuovamente rimaneggiato verso la metà del ‘700 (E. Gentili, La Chiesa dei Santissimi Filippo e Giacomo di Nicola, Massa 1985) quando fu realizzato il transetto. La facciata risalente al 1759, è decorata con le statue in marmo dei Santi titolari che ne fiancheggiano la parte superiore, mentre al centro campeggia una pregevole immagine della Vergine Immacolata.

Il bel portale settecentesco della chiesa è ornato con due figure angeliche mutile, applicate sopra il timpano spezzato all’ interno del quale si colloca un’iscrizione in marmo. Una luminosa cupola, con copertura con lastre d’ardesia, completa il volume dell’edificio.

La chiesa ad unica navata ha oggi una pianta a croce latina, derivata dalla tarda apertura del transetto, utilizzando spazi ricavati nella cerchia del primo anello edificato del borgo. L’altare maggiore è un’opera di pregevole fattura seicentesca, al centro presenta un bel tabernacolo in marmi policromi sormontato da una croce lignea del XVII secolo, di ambito genovese. Venne realizzato dopo la visita pastorale del 1584 del Peruzzi che cita la presenza dell’altare Maggiore in marmo munitum cruce, ma che evidentemente non era l’attuale Croce seicentesca. La Croce che si trovava sull’altare Maggiore alla fine del ‘500 potrebbe presumibilmente essere la Croce a tabellone del secolo XIII della tipologia Thiumphas, riferita ad ambiente lucchese e all’ambito della bottega dei Berlinghieri, attualmente sull’altare che fu della compagnia del Suffragio, ma che con la metà del ‘700, secondo notizie documentarie, venne innalzato nella cappella del Crocifisso, posta nel transetto destro. Ai lati del presbiterio è visibile una serie, sei per parte, di pregevoli altorilievi in marmo collocati in nicchie. A destra si trovano nell’ordine: Pietro, Andrea, Giacomo, Tommaso, Bartolomeo e Filippo, a sinistra: Paolo, Giovanni, Matteo, Mattia, Simone e Giacomo il Minore.

In basso si legge l’iscrizione recante la data del 15 ottobre 1537 e il nome del donatore, il presbitero Domenico de Franciosi, rettore della chiesa di Nicola fra il 1525 ed il 1540. La teoria degli apostoli è tradizionalmente ritenuta proveniente dal coro di Sant’Andrea di Carrara dagli studiosi locali del secolo scorso, venduta quando a metà del XVI secolo il coro di Sant’Andrea venne demolito e ne vennero conservate solo le parti a squadro. Torriti nel 1977 segnala queste sculture ritenendole manufatti tra i più notevoli della scultura carrarese cinquecentesca. Gli studi sull’attribuzione delle opere si diffonde su varie proposte, alcuni studiosi attribuiscono l’opera a Domenico del Sarto, sulla base del documento di allocazione al medesimo del coro marmoreo della chiesa di Nicola, manufatto indicato genericamente cum sculturis et fogliamis. Caterina Rapetti (Storie di Marmo,Milano 1998) attribuisce gli Apostoli allo scultore Francesco del Mastro che le fonti documentali ricostruiscono autore di opere varie destinate a numerose edifici religiosi di Carrara e presente nello stesso Duomo con la scultura di Santa Lucia.

La chiesa è ricca di pregevoli tele, fra cui quella cinquecentesca dedicata alla Madonna del Rosario, descritta nella Visita Pastorale del 1601 e il piccolo affresco che riecheggia un polittico, recentemente individuato sotto una tela seicentesca e parzialmente visibile, il dipinto reca nella lunetta l’episodio della Fondazione della Basilica Liberiana. Da segnalare il dipinto di Francesca Prandini pittrice che nel 1666 sottoscrive la pala dell’altare della famiglia Pucci, raffigurante l’Annunciazione e i Santi Antonio da Padova e Francesco da Paola. Un iscrizione sottostante, posta ai lati dello stemma di famiglia, specifica i nomi dei committenti, i fratelli Antonio e Francesco Pucci di nobile famiglia castelnovese, proveniente da Firenze che con quest’opera propagandarono il culto della Santissima Annunziata, il cui centro di irradiazione era la Basilica fiorentina gestita dai Servi di Maria che aveva visto come committenti del grandioso porticato il ramo locale di quella stessa famiglia. Nel 1759, il pittore pontremolese Niccolò di Antonio Contestabili (1755- 1824), poco dopo il 1773 (Gentili 1985), venne incaricato di dipingere sulla volta del transetto destro, dove era la cappella del Crocifisso, figure di Angeli con gli strumenti della Passione, sul modello della cappella Casoni della Cattedrale di Sarzana, dipinta dal Barbieri. La cappella del Crocifisso fu seriamente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e con essa la Croce duecentesca, restaurata una prima volta nel 1955 e successivamente nel 1982.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Fra La Chiesa 2 19034 Ortonovo (SP)

L’edificio della parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo, situato nella piazza principale dell’antico centro, mostra una facciata dagli evidenti caratteri barocchi e, nonostante i rifacimenti subiti in varie epoche, conserva tracce dell’origine medioevale, leggibile nella muratura in macigno delle pareti laterali esterne e documentata dai ritrovamenti di alcuni frammenti marmorei del XII secolo, attribuibili a maestri di origine comacina.

La chiesa, che estese la propria giurisdizione oltre le abbandonate basiliche lunensi, sino al mare, viene citata nelle Decime del 1296 come dipendente dal Capitolo di Sarzana, dal quale si distaccò soltanto nella prima metà del XV secolo, quando divenne parrocchia autonoma. Sul finire del XVI secolo l’edificio fu ristrutturato, allungato verso la piazza ed innalzato. Il fabbricato fu nuovamente rimaneggiato verso la metà del ‘700 (E. Gentili, La Chiesa dei Santissimi Filippo e Giacomo di Nicola, Massa 1985) quando fu realizzato il transetto. La facciata risalente al 1759, è decorata con le statue in marmo dei Santi titolari che ne fiancheggiano la parte superiore, mentre al centro campeggia una pregevole immagine della Vergine Immacolata.

Il bel portale settecentesco della chiesa è ornato con due figure angeliche mutile, applicate sopra il timpano spezzato all’ interno del quale si colloca un’iscrizione in marmo. Una luminosa cupola, con copertura con lastre d’ardesia, completa il volume dell’edificio.

La chiesa ad unica navata ha oggi una pianta a croce latina, derivata dalla tarda apertura del transetto, utilizzando spazi ricavati nella cerchia del primo anello edificato del borgo. L’altare maggiore è un’opera di pregevole fattura seicentesca, al centro presenta un bel tabernacolo in marmi policromi sormontato da una croce lignea del XVII secolo, di ambito genovese. Venne realizzato dopo la visita pastorale del 1584 del Peruzzi che cita la presenza dell’altare Maggiore in marmo munitum cruce, ma che evidentemente non era l’attuale Croce seicentesca. La Croce che si trovava sull’altare Maggiore alla fine del ‘500 potrebbe presumibilmente essere la Croce a tabellone del secolo XIII della tipologia Thiumphas, riferita ad ambiente lucchese e all’ambito della bottega dei Berlinghieri, attualmente sull’altare che fu della compagnia del Suffragio, ma che con la metà del ‘700, secondo notizie documentarie, venne innalzato nella cappella del Crocifisso, posta nel transetto destro. Ai lati del presbiterio è visibile una serie, sei per parte, di pregevoli altorilievi in marmo collocati in nicchie. A destra si trovano nell’ordine: Pietro, Andrea, Giacomo, Tommaso, Bartolomeo e Filippo, a sinistra: Paolo, Giovanni, Matteo, Mattia, Simone e Giacomo il Minore.

In basso si legge l’iscrizione recante la data del 15 ottobre 1537 e il nome del donatore, il presbitero Domenico de Franciosi, rettore della chiesa di Nicola fra il 1525 ed il 1540. La teoria degli apostoli è tradizionalmente ritenuta proveniente dal coro di Sant’Andrea di Carrara dagli studiosi locali del secolo scorso, venduta quando a metà del XVI secolo il coro di Sant’Andrea venne demolito e ne vennero conservate solo le parti a squadro. Torriti nel 1977 segnala queste sculture ritenendole manufatti tra i più notevoli della scultura carrarese cinquecentesca. Gli studi sull’attribuzione delle opere si diffonde su varie proposte, alcuni studiosi attribuiscono l’opera a Domenico del Sarto, sulla base del documento di allocazione al medesimo del coro marmoreo della chiesa di Nicola, manufatto indicato genericamente cum sculturis et fogliamis. Caterina Rapetti (Storie di Marmo,Milano 1998) attribuisce gli Apostoli allo scultore Francesco del Mastro che le fonti documentali ricostruiscono autore di opere varie destinate a numerose edifici religiosi di Carrara e presente nello stesso Duomo con la scultura di Santa Lucia.

La chiesa è ricca di pregevoli tele, fra cui quella cinquecentesca dedicata alla Madonna del Rosario, descritta nella Visita Pastorale del 1601 e il piccolo affresco che riecheggia un polittico, recentemente individuato sotto una tela seicentesca e parzialmente visibile, il dipinto reca nella lunetta l’episodio della Fondazione della Basilica Liberiana. Da segnalare il dipinto di Francesca Prandini pittrice che nel 1666 sottoscrive la pala dell’altare della famiglia Pucci, raffigurante l’Annunciazione e i Santi Antonio da Padova e Francesco da Paola. Un iscrizione sottostante, posta ai lati dello stemma di famiglia, specifica i nomi dei committenti, i fratelli Antonio e Francesco Pucci di nobile famiglia castelnovese, proveniente da Firenze che con quest’opera propagandarono il culto della Santissima Annunziata, il cui centro di irradiazione era la Basilica fiorentina gestita dai Servi di Maria che aveva visto come committenti del grandioso porticato il ramo locale di quella stessa famiglia. Nel 1759, il pittore pontremolese Niccolò di Antonio Contestabili (1755- 1824), poco dopo il 1773 (Gentili 1985), venne incaricato di dipingere sulla volta del transetto destro, dove era la cappella del Crocifisso, figure di Angeli con gli strumenti della Passione, sul modello della cappella Casoni della Cattedrale di Sarzana, dipinta dal Barbieri. La cappella del Crocifisso fu seriamente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e con essa la Croce duecentesca, restaurata una prima volta nel 1955 e successivamente nel 1982.

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