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Oratorio di Nostra Signora di Castello

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Manzoni 9 - 17100 Savona (SV)
Telefono: 019 804892
La facciata La facciata
L'interno L'interno
L'interno L'interno
L'interno L'interno

L'oratorio di Nostra Signora di Castello si affaccia su via  Manzoni, in corrispondeza della  piazza Sisto IV, angolo Via Santa Maria Maggiore

Storia

La “casa” di Nostra Signora di Castello, secondo le fonti, fu la prima a essere edificata sulla collina del Priamàr, dietro l’antico duomo, da cui prese il nome. Nel corso del tempo il sodalizio accrebbe di importanza e consolidò i propri beni, grazie anche a numerosi lasciti di cui si ha notizia a partire dal 1313. Già agli inizi del XVI secolo i disciplinanti del Castello possedevano una cappella in cattedrale, dove potevano fare celebrare messa quotidianamente. Dopo avere subito la sorte degli altri istituti religiosi ubicati sul Priamàr, distrutti per mano genovese tra il 1542 e 1544, l’oratorio fu il primo a risorgere nel 1544, nel luogo dove ancora oggi si trova.Il primo corpo di fabbrica risale al 1544, ma è stato più volte rimaneggiato, come dimostra l'aspetto interno prevalentemente rococò. All'interno, oltre ad alcune casse processionali, è conservato il polittico di Vincenzo Foppa.  Nella nuova fabbrica furono rinfatti icoverate alcune delle opere provenienti dalla cattedrale demolita, tra cui l’importantissimo polittico di Vincenzo Foppa e Ludovico Brea  con La Madonna col Bambino, angeli musicanti e il donatore Giuliano della Rovere presentato da un angelo. Divenuto ormai “vecchio e guasto”, l’edificio, come riportava il Verzellino, era ristrutturato in forme post tridentine nel 1634.
L’aspetto odierno è il risultato di successivi lavori compiuti nel corso del Settecento, in conseguenza dei danneggiamenti provocati da un incendio e dal suo utilizzo, a più riprese, come ricovero per i soldati. Sfrattati nel 1795 dalla propria sede, adibita a caserma e quindi consegnata alla Commissione per gli Ospizi, i confratelli si riunivano nella Cappella Sistina fino al 1830, anno nel quale potevano farvi rientro.Gravemente compromesso dal terremoto del 1887, lo stabile era inserito dal Piano regolatore del 1889 tra i nuovi palazzi che ne soffocavano l’architettura, occultandone pure la facciata, rimasta arretrata rispetto all’asse viario.
Parte dell’originale patrimonio, acquistato con grande impegno dai confratelli nel corso dei secoli per abbellire la propria “casa” è andata dispersa nel corso del tempo a causa dei disastri naturali e delle ripetute occupazioni da parte delle truppe. L’alta qualità dei beni ancora oggi conservati attesta il valore di quella che rappresenta una delle raccolte artistiche più importanti di Savona. Nel corso del tempo tra i disciplinanti del Castello si annoverano personaggi illustri, da Gabriello Chiabrera a diversi membri della famiglia della Rovere. Dopo essersi associati, nel Seicento, alla Arciconfraternita romana di S.M. Dell’Orto, i confratelli hanno adottato la cappa blu coi risvolti bianchi.

L’edificio

L’edificio cinquecentesco presenta unica aula rettangolare con presbiterio semicircolare. Ai lati dell’altare sono due nicchie finestrate nelle quali si conservano la tela con la Madonna di Misericordia, di Paolo Girolamo Brusco, sulla destra, e la cassa della Deposizione dalla Croce di Filippo Martinengo, sulla sinistra. Lungo il perimetro superiore dell’edificio corre un camminamento aggettante continuo, chiuso da ringhiera, che in controfacciata sormonta l’organo Agati (1863). Le pareti, scandite da lesene lisce, cimate da capitello composito, sono animate dai begli stucchi opera di Giuseppe Petonti del 1755. La raffinata monocromia degli stucchi rococò esalta la drammatica personificazione delle tappe della morte del Cristo, raffigurata dai gruppi lignei.
I confratelli fanno sfilare, nella Processione del Venerdì Santo, le casse del Cristo morto in Croce, della Deposizione dalla Croce e della Pietà.

Oratorio di Nostra Signora di Castello
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Manzoni 9 17100 Savona (SV)
Telefono: 019 804892

L'oratorio di Nostra Signora di Castello si affaccia su via  Manzoni, in corrispondeza della  piazza Sisto IV, angolo Via Santa Maria Maggiore

Storia

La “casa” di Nostra Signora di Castello, secondo le fonti, fu la prima a essere edificata sulla collina del Priamàr, dietro l’antico duomo, da cui prese il nome. Nel corso del tempo il sodalizio accrebbe di importanza e consolidò i propri beni, grazie anche a numerosi lasciti di cui si ha notizia a partire dal 1313. Già agli inizi del XVI secolo i disciplinanti del Castello possedevano una cappella in cattedrale, dove potevano fare celebrare messa quotidianamente. Dopo avere subito la sorte degli altri istituti religiosi ubicati sul Priamàr, distrutti per mano genovese tra il 1542 e 1544, l’oratorio fu il primo a risorgere nel 1544, nel luogo dove ancora oggi si trova.Il primo corpo di fabbrica risale al 1544, ma è stato più volte rimaneggiato, come dimostra l'aspetto interno prevalentemente rococò. All'interno, oltre ad alcune casse processionali, è conservato il polittico di Vincenzo Foppa.  Nella nuova fabbrica furono rinfatti icoverate alcune delle opere provenienti dalla cattedrale demolita, tra cui l’importantissimo polittico di Vincenzo Foppa e Ludovico Brea  con La Madonna col Bambino, angeli musicanti e il donatore Giuliano della Rovere presentato da un angelo. Divenuto ormai “vecchio e guasto”, l’edificio, come riportava il Verzellino, era ristrutturato in forme post tridentine nel 1634.
L’aspetto odierno è il risultato di successivi lavori compiuti nel corso del Settecento, in conseguenza dei danneggiamenti provocati da un incendio e dal suo utilizzo, a più riprese, come ricovero per i soldati. Sfrattati nel 1795 dalla propria sede, adibita a caserma e quindi consegnata alla Commissione per gli Ospizi, i confratelli si riunivano nella Cappella Sistina fino al 1830, anno nel quale potevano farvi rientro.Gravemente compromesso dal terremoto del 1887, lo stabile era inserito dal Piano regolatore del 1889 tra i nuovi palazzi che ne soffocavano l’architettura, occultandone pure la facciata, rimasta arretrata rispetto all’asse viario.
Parte dell’originale patrimonio, acquistato con grande impegno dai confratelli nel corso dei secoli per abbellire la propria “casa” è andata dispersa nel corso del tempo a causa dei disastri naturali e delle ripetute occupazioni da parte delle truppe. L’alta qualità dei beni ancora oggi conservati attesta il valore di quella che rappresenta una delle raccolte artistiche più importanti di Savona. Nel corso del tempo tra i disciplinanti del Castello si annoverano personaggi illustri, da Gabriello Chiabrera a diversi membri della famiglia della Rovere. Dopo essersi associati, nel Seicento, alla Arciconfraternita romana di S.M. Dell’Orto, i confratelli hanno adottato la cappa blu coi risvolti bianchi.

L’edificio

L’edificio cinquecentesco presenta unica aula rettangolare con presbiterio semicircolare. Ai lati dell’altare sono due nicchie finestrate nelle quali si conservano la tela con la Madonna di Misericordia, di Paolo Girolamo Brusco, sulla destra, e la cassa della Deposizione dalla Croce di Filippo Martinengo, sulla sinistra. Lungo il perimetro superiore dell’edificio corre un camminamento aggettante continuo, chiuso da ringhiera, che in controfacciata sormonta l’organo Agati (1863). Le pareti, scandite da lesene lisce, cimate da capitello composito, sono animate dai begli stucchi opera di Giuseppe Petonti del 1755. La raffinata monocromia degli stucchi rococò esalta la drammatica personificazione delle tappe della morte del Cristo, raffigurata dai gruppi lignei.
I confratelli fanno sfilare, nella Processione del Venerdì Santo, le casse del Cristo morto in Croce, della Deposizione dalla Croce e della Pietà.