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Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Guidobono 12 - 17100 Savona
La facciata La facciata
La facciata La facciata
L'interno L'interno
Catino absidale Catino absidale

Storia

Le confraternite dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista risultano già unite sul Priamàr nel 1526; a queste si collegò in seguito il culto di Santa Petronilla. Il loro oratorio fu riedificato al piano nel 1546, accanto al complesso francescano, dove si andavano ricostruendo in quegli anni alcuni degli edifici religiosi demoliti a causa della costruzione della fortezza genovese. Dell'antica casaccia restano il sovrapporta in ardesia con La Madonna tra i Santi Giovanni Battista ed Evangelista (img.SGB.1) e un rilievo in marmo bianco con San Giovanni Battista e una Santa (img.SGB.2). Distrutto in un incendio nel 1650, l’edificio fu ricostruito e nel XVIII secolo e conobbe il massimo splendore con l’acquisizione dei gruppi scultorei maraglianeschi, a cui si aggiunse in seguito la cassa del “Pastelica”.
Dal 2016 l’oratorio di Via Guidobono ospita anche l’Arciconfraternita della SS. Trinità, che ha subito nei secoli travagliate vicende e una serie ininterrotta di cambiamenti di sede. Documentata nel 1402, l'antica domus fu distrutta dai genovesi a partire dal 1542, come le altre casacce sulla collina del Priamàr,. Nel 1589 i disciplinanti della Trinità lasciarono il loro oratorio, riedificato di fronte alla chiesa di San Francesco, per la costruzione del nuovo duomo, trasferendosi nella chiesa di San Giuliano, donata loro dai lanari, nel quartiere Cassari. Nel 1550, dopo l’aggregazione all’Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma i confratelli indossarono la cappa purpurea e nel XVII secolo  commissionarono opere d'arte, tra cui la cassa dell’Ecce Homo del genovese Gio Andrea Torre, citata in un inventario del 1678, distrutta in un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Dipo l'occupazione delle truppe francesi nel 1799, nel 1815 i disciplinanti tornarono in San Giuliano, nuovamente abbandonato nel 1872 per il risanamento del quartiere dei Cassari, in cambio della chiesa di Santa Croce dei Padri Serviti, demolita poi per la costruzione dell’Istituto Nautico. Anche la nuova sede nella chiesa di San Filippo Neri, edificata tra il 1650 e il 1673 e affrescata da Agostino Ratti, fu bombardata nel 1943 e abbattuta. Dal 1945 i confratelli furono ospitati nell’oratorio del Cristo Risorto, da cui passarono, nel 1995, alla chiesa agostiniana di N.S. Della Consolazione e Santa Rita, dove i confratelli trasferirono il proprio archivio e il patrimonio artistico, fra cui l'Arca della Santa Croce riferita al Brusco, e la cassa della Madonna di Misericordia col Botta di Chiappori(1831). In seguito al recente affidamento della Chiesa di S. Rita per l'officiatura del rito ortodosso, la Confraternita ha oggi trasferito la propria sede nell'Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla.

L'edificio

L’Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla, dopo la prima distruzione a opera dei Genovesi  per la costruzione della Fortezza del Priamàr, e la riedificazione in piano nella città nel 1546, accanto al complesso francescano, cadde nuovamente vittima dei “picconi demolitori” ottocenteschi; per l’ampliamento urbanistico cittadino, che prevedeva la ristrutturazione di via Manzoni;  ne fu quindi espropriata la sede nel 1887 e nel 1888 l'edificio venne riedificato, inglobandone il corpo di fabbrica nell’isolato abitativo prospiciente l’attuale via Guidobono. I lavori rispettarono le misure e le forme della struttura originaria, onde potervi ospitare le numerose opere d’arte. Dei grandi cicli pittorici celebrativi, con le storie dei santi titolari, eseguiti nel Settecento, spiccano lungo le pareti le dieci tele ovali con Episodi della vita del Battista, eseguite entro il 1745 da Giovanni Agostino Ratti (Savona, 1699-1737). Sempre del Ratti altri due altri dipinti con S. Giovanni Evangelista e Santa Petronilla sono documentati al 1739; nel presbiterio è l’ancona dell’altar maggiore di Paolo Gerolamo Brusco (1742-1820), che ritrae La gloria di S. Giovanni Battista e la discesa di Cristo al Limbo (1791). L’oratorio ha una struttura ad unica navata rettangolare, con volta a botte e terminazione absidata, con due cappelle laterali. Il catino absidale fu affrescato nel 1930 da Nicola Ardoino. Nel presbiterio sono collocati una piccola statua pre-maraglianesca raffigurante San Giovanni Evangelista e il Crocifissi di Anton Maria Maragliano e di Antonio Brilla. In una nicchia laterale, dal 2016, è ospitata anche  la Cassa lignea dell'Addolorata del Martinengo appartenente all'Arciconfraternita della SS. Trinità. Per abbellire la facciata furono commissionati nel 1891, allo scultore savonese Antonio Brilla (Savona 1813-1891), gli stucchi e le statue marmoree dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista. 
I confratelli dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla, che indossano la cappa bianca con nastri rossi dal 1826, in seguito all’aggregazione all’Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma, portano in processione quattro delle monumentali casse lignee con i misteri:Cristo alla colonna; L’orazione nell’orto e Cristo spirante, del Maragliano e La promessa del Redentore di FilippoMartinengo.   
I Confratelli della SS. Trinità, in seguito all'aggregazione all'Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma, indossano la cappa rossa.
L'Arciconfraternita della SS. Trinità sfila nella Processione del Venerdì Santo portando la cassa dell’Addolorata, di Filippo Martinenego, e l'Arca reliquiario della Santa Croce, riferita al Brusco.

Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Via Guidobono 12 17100 Savona

Storia

Le confraternite dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista risultano già unite sul Priamàr nel 1526; a queste si collegò in seguito il culto di Santa Petronilla. Il loro oratorio fu riedificato al piano nel 1546, accanto al complesso francescano, dove si andavano ricostruendo in quegli anni alcuni degli edifici religiosi demoliti a causa della costruzione della fortezza genovese. Dell'antica casaccia restano il sovrapporta in ardesia con La Madonna tra i Santi Giovanni Battista ed Evangelista (img.SGB.1) e un rilievo in marmo bianco con San Giovanni Battista e una Santa (img.SGB.2). Distrutto in un incendio nel 1650, l’edificio fu ricostruito e nel XVIII secolo e conobbe il massimo splendore con l’acquisizione dei gruppi scultorei maraglianeschi, a cui si aggiunse in seguito la cassa del “Pastelica”.
Dal 2016 l’oratorio di Via Guidobono ospita anche l’Arciconfraternita della SS. Trinità, che ha subito nei secoli travagliate vicende e una serie ininterrotta di cambiamenti di sede. Documentata nel 1402, l'antica domus fu distrutta dai genovesi a partire dal 1542, come le altre casacce sulla collina del Priamàr,. Nel 1589 i disciplinanti della Trinità lasciarono il loro oratorio, riedificato di fronte alla chiesa di San Francesco, per la costruzione del nuovo duomo, trasferendosi nella chiesa di San Giuliano, donata loro dai lanari, nel quartiere Cassari. Nel 1550, dopo l’aggregazione all’Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma i confratelli indossarono la cappa purpurea e nel XVII secolo  commissionarono opere d'arte, tra cui la cassa dell’Ecce Homo del genovese Gio Andrea Torre, citata in un inventario del 1678, distrutta in un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Dipo l'occupazione delle truppe francesi nel 1799, nel 1815 i disciplinanti tornarono in San Giuliano, nuovamente abbandonato nel 1872 per il risanamento del quartiere dei Cassari, in cambio della chiesa di Santa Croce dei Padri Serviti, demolita poi per la costruzione dell’Istituto Nautico. Anche la nuova sede nella chiesa di San Filippo Neri, edificata tra il 1650 e il 1673 e affrescata da Agostino Ratti, fu bombardata nel 1943 e abbattuta. Dal 1945 i confratelli furono ospitati nell’oratorio del Cristo Risorto, da cui passarono, nel 1995, alla chiesa agostiniana di N.S. Della Consolazione e Santa Rita, dove i confratelli trasferirono il proprio archivio e il patrimonio artistico, fra cui l'Arca della Santa Croce riferita al Brusco, e la cassa della Madonna di Misericordia col Botta di Chiappori(1831). In seguito al recente affidamento della Chiesa di S. Rita per l'officiatura del rito ortodosso, la Confraternita ha oggi trasferito la propria sede nell'Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla.

L'edificio

L’Oratorio dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla, dopo la prima distruzione a opera dei Genovesi  per la costruzione della Fortezza del Priamàr, e la riedificazione in piano nella città nel 1546, accanto al complesso francescano, cadde nuovamente vittima dei “picconi demolitori” ottocenteschi; per l’ampliamento urbanistico cittadino, che prevedeva la ristrutturazione di via Manzoni;  ne fu quindi espropriata la sede nel 1887 e nel 1888 l'edificio venne riedificato, inglobandone il corpo di fabbrica nell’isolato abitativo prospiciente l’attuale via Guidobono. I lavori rispettarono le misure e le forme della struttura originaria, onde potervi ospitare le numerose opere d’arte. Dei grandi cicli pittorici celebrativi, con le storie dei santi titolari, eseguiti nel Settecento, spiccano lungo le pareti le dieci tele ovali con Episodi della vita del Battista, eseguite entro il 1745 da Giovanni Agostino Ratti (Savona, 1699-1737). Sempre del Ratti altri due altri dipinti con S. Giovanni Evangelista e Santa Petronilla sono documentati al 1739; nel presbiterio è l’ancona dell’altar maggiore di Paolo Gerolamo Brusco (1742-1820), che ritrae La gloria di S. Giovanni Battista e la discesa di Cristo al Limbo (1791). L’oratorio ha una struttura ad unica navata rettangolare, con volta a botte e terminazione absidata, con due cappelle laterali. Il catino absidale fu affrescato nel 1930 da Nicola Ardoino. Nel presbiterio sono collocati una piccola statua pre-maraglianesca raffigurante San Giovanni Evangelista e il Crocifissi di Anton Maria Maragliano e di Antonio Brilla. In una nicchia laterale, dal 2016, è ospitata anche  la Cassa lignea dell'Addolorata del Martinengo appartenente all'Arciconfraternita della SS. Trinità. Per abbellire la facciata furono commissionati nel 1891, allo scultore savonese Antonio Brilla (Savona 1813-1891), gli stucchi e le statue marmoree dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista. 
I confratelli dei SS. Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla, che indossano la cappa bianca con nastri rossi dal 1826, in seguito all’aggregazione all’Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma, portano in processione quattro delle monumentali casse lignee con i misteri:Cristo alla colonna; L’orazione nell’orto e Cristo spirante, del Maragliano e La promessa del Redentore di FilippoMartinengo.   
I Confratelli della SS. Trinità, in seguito all'aggregazione all'Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma, indossano la cappa rossa.
L'Arciconfraternita della SS. Trinità sfila nella Processione del Venerdì Santo portando la cassa dell’Addolorata, di Filippo Martinenego, e l'Arca reliquiario della Santa Croce, riferita al Brusco.