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Oratorio di Sant'Antonio (Bolano)

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Piazza Castello 1 - 19020 Bolano (SP)
Oratorio di Sant'Antonio a Bolano Oratorio di Sant'Antonio a Bolano
Oratorio di Sant'Antonio a Bolano, l'altare maggiore Oratorio di Sant'Antonio a Bolano, l'altare maggiore

L’Oratorio di Sant’Antonio fu edificato nel XVI secolo e ospitò l’omonima confraternita, unica eccezione in un panorama che nella bassa Val di Vara contemplava prevalentemente congregazioni di soli disciplinati. Nel resoconto del Cardinale Lomellini del 1568 si precisa che a Bolano esistevano, ospitate nell’oratorio, le due compagnie di Sant’Antonio e di San Rocco “che erano molto ben tenute e tutte fanno bene il debito loro” con un preciso riferimento all’attività ospedaliera di cura e di ricovero e all’attività solidaristica di sostegno ai numerosi trovatelli di cui la confraternita si fece carico nei secoli XVII e XVIII, come segnalano i libri d’ Introito ed Esito che dal giugno 1623 arrivano all’agosto del 1738. Nella stessa relazione viene menzionata la presenza della Compagnia del Santissimo Sacramento che aveva il compito di adempiere a funzioni religiose, mettendo così in evidenzia come anche in questo centro si stesse manifestando la progressiva differenziazione tra confraternite solidaristiche e le nuove Societates d’Altare che nascevano intorno ai temi eucaristici e di fede. Nella visita apostolica del Peruzzi del 1584 l’edificio è ben documentato e viene segnalata la presenza di ben sei altari, dedicati a Santa Lucia, alla Purificazione della Vergine, a Sant’Antonio, a Santa Maria Maddalenaquod est societatis mulierum”, che era posto sotto il patrocinio di fedeli donne e infine di San Nicola che era provvisto di una “buona ancona” e caro agli “scolares “ di Bolano.

 

Nei quasi vent’anni che separano le due visite, l’oratorio si era consolidato nella società locale, creando un articolata attività liturgica intorno alle compagnie d’altare che furono le beneficiarie per le celebrazioni delle messe di suffragio. Nel 1638, con il consenso di tutti i confratelli, l’edificio religioso venne  donato ai francescani dell’osservanza della provincia di Genova “fatti salvi i diritti dei confratelli di servire presso l’oratorio” che fondarono lì un loro convento. Nel 1768 l’oratorio fu interdetto dall’autorità diocesana a seguito di una contesa tra il padre guardiano del convento che non volle aprire il tabernacolo al visitatore diocesano. Nel 1810 il convento venne soppresso, ma nel 1864 la relazione dell’inserviente comunale Grossi segnala che l’oratorio “ha un altare di Sant’Antonio tenuto in grande devozione”, successivamente l’edificio venne inglobato nel Municipio, riaperto nel 1830 con la ricostituzione dell’antica confraternita. La facciata esterna è a capanna nella più tradizionale conformazione, il portale in pietra locale presenta una nicchia sovrapposta con piccola statua in marmo che raffigura il santo titolare. L’interno ha un'unica navata, vi si conservano tre dei sei altari preesistenti, l’altare maggiore seicentesco in forma trapezoidale  presenta un decoro a tarsie policrome floreali centrate dal tau francescano con eleganti florilegi ed è definito da due angeli che sorreggono la mensa. Nel fastigio barocco di un altare scomparso dedicato alla Madonna del Carmine è visibile la settecentesca tela  raffigurante la Madonna del Carmine di Stefano Lemmi (1671-1730). Soprastante un semplice altare in stucco spicca l’opera del maestro genovese Simone Barabino (1585-1660?), Cristo condotto al Calvario. Tra le sculture processionali vanno segnalati la cassa raffigurante l’Ecce Homo riferibile alla produzione statuaria ligure che dalla bottega di Giovanni Andrea Torre (1651-1700) conduce probabilmente a scultori di presepe specialisti nella forte caratterizzazione delle figure e due crocifissi processionali, uno riconducibile alla prima metà del diciassettesimo secolo e l’altro alla fine del medesimo.

Oratorio di Sant'Antonio (Bolano)
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Piazza Castello 1 19020 Bolano (SP)

L’Oratorio di Sant’Antonio fu edificato nel XVI secolo e ospitò l’omonima confraternita, unica eccezione in un panorama che nella bassa Val di Vara contemplava prevalentemente congregazioni di soli disciplinati. Nel resoconto del Cardinale Lomellini del 1568 si precisa che a Bolano esistevano, ospitate nell’oratorio, le due compagnie di Sant’Antonio e di San Rocco “che erano molto ben tenute e tutte fanno bene il debito loro” con un preciso riferimento all’attività ospedaliera di cura e di ricovero e all’attività solidaristica di sostegno ai numerosi trovatelli di cui la confraternita si fece carico nei secoli XVII e XVIII, come segnalano i libri d’ Introito ed Esito che dal giugno 1623 arrivano all’agosto del 1738. Nella stessa relazione viene menzionata la presenza della Compagnia del Santissimo Sacramento che aveva il compito di adempiere a funzioni religiose, mettendo così in evidenzia come anche in questo centro si stesse manifestando la progressiva differenziazione tra confraternite solidaristiche e le nuove Societates d’Altare che nascevano intorno ai temi eucaristici e di fede. Nella visita apostolica del Peruzzi del 1584 l’edificio è ben documentato e viene segnalata la presenza di ben sei altari, dedicati a Santa Lucia, alla Purificazione della Vergine, a Sant’Antonio, a Santa Maria Maddalenaquod est societatis mulierum”, che era posto sotto il patrocinio di fedeli donne e infine di San Nicola che era provvisto di una “buona ancona” e caro agli “scolares “ di Bolano.

 

Nei quasi vent’anni che separano le due visite, l’oratorio si era consolidato nella società locale, creando un articolata attività liturgica intorno alle compagnie d’altare che furono le beneficiarie per le celebrazioni delle messe di suffragio. Nel 1638, con il consenso di tutti i confratelli, l’edificio religioso venne  donato ai francescani dell’osservanza della provincia di Genova “fatti salvi i diritti dei confratelli di servire presso l’oratorio” che fondarono lì un loro convento. Nel 1768 l’oratorio fu interdetto dall’autorità diocesana a seguito di una contesa tra il padre guardiano del convento che non volle aprire il tabernacolo al visitatore diocesano. Nel 1810 il convento venne soppresso, ma nel 1864 la relazione dell’inserviente comunale Grossi segnala che l’oratorio “ha un altare di Sant’Antonio tenuto in grande devozione”, successivamente l’edificio venne inglobato nel Municipio, riaperto nel 1830 con la ricostituzione dell’antica confraternita. La facciata esterna è a capanna nella più tradizionale conformazione, il portale in pietra locale presenta una nicchia sovrapposta con piccola statua in marmo che raffigura il santo titolare. L’interno ha un'unica navata, vi si conservano tre dei sei altari preesistenti, l’altare maggiore seicentesco in forma trapezoidale  presenta un decoro a tarsie policrome floreali centrate dal tau francescano con eleganti florilegi ed è definito da due angeli che sorreggono la mensa. Nel fastigio barocco di un altare scomparso dedicato alla Madonna del Carmine è visibile la settecentesca tela  raffigurante la Madonna del Carmine di Stefano Lemmi (1671-1730). Soprastante un semplice altare in stucco spicca l’opera del maestro genovese Simone Barabino (1585-1660?), Cristo condotto al Calvario. Tra le sculture processionali vanno segnalati la cassa raffigurante l’Ecce Homo riferibile alla produzione statuaria ligure che dalla bottega di Giovanni Andrea Torre (1651-1700) conduce probabilmente a scultori di presepe specialisti nella forte caratterizzazione delle figure e due crocifissi processionali, uno riconducibile alla prima metà del diciassettesimo secolo e l’altro alla fine del medesimo.