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VILLA DURAZZO

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Via San Francesco 3 - 16038 Santa Margherita Ligure (GE)
Telefono: 0185/293135 - 3346779998
Fax: 0185/293135
Facciata lato mare Facciata lato mare
Giardino all'italiana Giardino all'italiana
Sala Vaymer Sala Vaymer
Collocata in splendida posizione panoramica e circondata da un magnifico parco ricco di piante esotiche e rare conifere, la villa offre un significativo esempio di residenza nobiliare. Al pianterreno la Sala Verde, usata come sala da pranzo dai marchesi Durazzo, lo spettacolare Salone degli Stucchi, la Sala Belvedere e la cappella gentilizia. Al piano nobile ambienti riccamente affrescati, mobili d'epoca e una piccola quadreria di pittori liguri del XVII secolo (tra i quali Domenico Piola, Giovanni Andrea De Ferrari e Luciano Borzone). Ospita anche la collezione Bellometti, lascito comprendente opere di Dudovich, Hardy, de Pisis, Bozino, Levy, e la ricostruzione dello studio dello scrittore e giornalista Vittorio G. Rossi, nato a Santa Margherita nel 1898, inviato speciale del Corriere della Sera noto per i suoi reportage e libri di viaggio.
La Villa sorge in località Fiesco sul sedime di una antica casa-torre dell'antica famiglia Chiavari; il manufatto era inserito in un articolato sistema difensivo realizzato per contrastare le scorrerie barbaresche del XVI secolo. Nel 1644 Gio Luca Durazzo eredita la proprietà e nel 1678 inizia una radicale ristrutturazione dell'edificio affidando i lavori dapprima a Pier Antonio Spinso e in una fase successiva a Domenico Cantone e Rocco De Angelis. Il modello compositivo di riferimento è lo schema di villa alessiano, consolidato dalla metà del XVI secolo tra le maestranze e in linea con le esigenze di rappresentanza del committente. Dal 1821 l'edificio e il parco diventano residenza della famiglia Centurione Scoto che lo trasforma in Grand Hotel dal 1876 al 1919, anno in cui il nuovo proprietario Alfredo Chierichetti apporta una serie di modifiche strutturali ed affida la decorazione pittorica di alcuni ambienti e il disegno del piazzale a Giovanni Franceschetti. Nel 1973 il Comune di Santa Margherita acquista l'intero complesso per destinarlo a centro convegni e polo culturale. L'edificio ha pianta quadrata con struttura muraria tripartita che, riproponendo a tutti i livelli la stessa maglia distributiva, da luogo ad un volume cubico che rievoca i modelli di villa tradizionalmente attribuibili a Galeazzo Alessi; notevoli, a tale proposito, le assonanze con le ville Spinola a San Pietro e Negroni-Moro di Sampierdarena. La composizione, impostata su un asse simmetrico est-ovest, al piano terra si articola intorno alla sequenza dei due atrii rettangolari culminanti nel vano ellittico coperto a cupola, come nel palazzo di Nicolosio Lomellino della genovese Strada Nuova, mentre al piano nobile la stessa funzione distributiva è assolta dal grande salone centrale. La continuità dell'asse visivo, permettendo la visione del paesaggio costiero e di quello montano attraverso gli ingressi contrapposti e le bucature ravvicinate al piano nobile, si pone come l'elemento qualificante dell'intero impianto. Il ritmo dei prospetti non enfatizza la tripartizione dello schema planimetrico con particolari effetti chiaroscurali ma si affida, oltre alla trifora centrale, a partiture dipinte, molto lontane dal manierismo alessiano, che tendono ad evidenziarne la compattezza.
VILLA DURAZZO
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Via San Francesco 3 16038 Santa Margherita Ligure (GE)
Telefono: 0185/293135 - 3346779998
Fax: 0185/293135
Collocata in splendida posizione panoramica e circondata da un magnifico parco ricco di piante esotiche e rare conifere, la villa offre un significativo esempio di residenza nobiliare. Al pianterreno la Sala Verde, usata come sala da pranzo dai marchesi Durazzo, lo spettacolare Salone degli Stucchi, la Sala Belvedere e la cappella gentilizia. Al piano nobile ambienti riccamente affrescati, mobili d'epoca e una piccola quadreria di pittori liguri del XVII secolo (tra i quali Domenico Piola, Giovanni Andrea De Ferrari e Luciano Borzone). Ospita anche la collezione Bellometti, lascito comprendente opere di Dudovich, Hardy, de Pisis, Bozino, Levy, e la ricostruzione dello studio dello scrittore e giornalista Vittorio G. Rossi, nato a Santa Margherita nel 1898, inviato speciale del Corriere della Sera noto per i suoi reportage e libri di viaggio.
La Villa sorge in località Fiesco sul sedime di una antica casa-torre dell'antica famiglia Chiavari; il manufatto era inserito in un articolato sistema difensivo realizzato per contrastare le scorrerie barbaresche del XVI secolo. Nel 1644 Gio Luca Durazzo eredita la proprietà e nel 1678 inizia una radicale ristrutturazione dell'edificio affidando i lavori dapprima a Pier Antonio Spinso e in una fase successiva a Domenico Cantone e Rocco De Angelis. Il modello compositivo di riferimento è lo schema di villa alessiano, consolidato dalla metà del XVI secolo tra le maestranze e in linea con le esigenze di rappresentanza del committente. Dal 1821 l'edificio e il parco diventano residenza della famiglia Centurione Scoto che lo trasforma in Grand Hotel dal 1876 al 1919, anno in cui il nuovo proprietario Alfredo Chierichetti apporta una serie di modifiche strutturali ed affida la decorazione pittorica di alcuni ambienti e il disegno del piazzale a Giovanni Franceschetti. Nel 1973 il Comune di Santa Margherita acquista l'intero complesso per destinarlo a centro convegni e polo culturale. L'edificio ha pianta quadrata con struttura muraria tripartita che, riproponendo a tutti i livelli la stessa maglia distributiva, da luogo ad un volume cubico che rievoca i modelli di villa tradizionalmente attribuibili a Galeazzo Alessi; notevoli, a tale proposito, le assonanze con le ville Spinola a San Pietro e Negroni-Moro di Sampierdarena. La composizione, impostata su un asse simmetrico est-ovest, al piano terra si articola intorno alla sequenza dei due atrii rettangolari culminanti nel vano ellittico coperto a cupola, come nel palazzo di Nicolosio Lomellino della genovese Strada Nuova, mentre al piano nobile la stessa funzione distributiva è assolta dal grande salone centrale. La continuità dell'asse visivo, permettendo la visione del paesaggio costiero e di quello montano attraverso gli ingressi contrapposti e le bucature ravvicinate al piano nobile, si pone come l'elemento qualificante dell'intero impianto. Il ritmo dei prospetti non enfatizza la tripartizione dello schema planimetrico con particolari effetti chiaroscurali ma si affida, oltre alla trifora centrale, a partiture dipinte, molto lontane dal manierismo alessiano, che tendono ad evidenziarne la compattezza.