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LAVATOI PUBBLICI DEI SERVI (O DEL BARABINO)

Tipologia: Architetture/Architetture civili
Giardini Baltimora 1 - 16128 Genova (GE)
Telefono: 010/2516714
Fax: 010/2465346
I Lavatoi, attualmente situati nei Giardini Baltimora, vennero costruiti nel 1795 e rappresentano l'unica opera pubblica originale realizzata a Genova durante la Repubblica Democratica. Il tema del progetto era forse già contenuto in un piano elaborato anni prima da Giacomo Brusco, ma il linguaggio architettonico e decorativo utilizzati sono propri di Carlo Barabino, in quel periodo appena nominato Socio di Merito dell'Accademia Ligustica. Ubicata in una zona intensamente popolata e popolare, la via dei Servi, rispondeva ad una reale esigenza di servizio pubblico. Si conservano due versioni del progetto: un elaborato più lineare a tre luci, e un altro analogo a quello realizzato, ma coi grossi pilastri bugnati arricchiti di teste leonine. Al disegno è aggiunta una nota autobiografica che appare indicativa dello stato d'animo dell'autore: "Lavaderi delli Servi, fatti da me Carlo Barabino 4 n. 1797 fatto in tempo delli Birboni. Lavoro che mi è costato la perdita della quiete d'animo per la persecuzione fattami da Giuseppe Gnecco". I lavatoi vennero smontati negli anni '70, durante la realizzazione del Piano Regolatore Generale di via Madre di Dio, e ricomposti sotto le mura di Sarzano da Ignazio Gardella, progettista del parco urbano ivi previsto.
L'edificio presenta un impianto planimetrico lineare, ottenuto dalla ripetitività del modulo-base a pianta pressoché quadrata, e composto essenzialmente da un vano che ospita la fonte (oggi non collegata ad alcuna rete di approvvigionamento idrico) e da altri due locali accessori. La grande vasca rettangolare è situata al centro di uno spazio voltato a tre crociere; essa consta di un elevato in muratura portante intonacata (originariamente in pietra e mattoni ed in seguito ricostruito in elementi di calcestruzzo) concluso da un piano di lavoro in arenaria incisa a solchi paralleli e di una bocca di erogazione a grottesche di marmo collocata su una delle due testate. Gli altri due vani non attrezzati per il lavaggio dei panni sono coperti da volte a botte e comunicano soltanto con l'esterno attraverso i grandi arconi chiusi da inferriate. L'asimmetria della disposizione planimetrica è contraddetta dalla risoluzione adottata nel prospetto: il ritmo seriale ed indifferenziato dei cinque fornici a tutto sesto, mediato da un fregio a triglifi, trova la sua naturale conclusione nel timpano triangolare. L'impostazione dei pilastri rastremati verso l'alto e trattati a bugnato rispecchia la formazione romana e classica di Barabino, così come l'uso della trabeazione dorica, dove con elegante raffinatezza è collocata la targa marmorea inneggiante al popolo sovrano.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Il lavatoio pubblico del Barabino è oggi collocato sotto i resti delle Mura di Sarzano, all’interno di un parco urbano concepito negli anni Settanta del secolo scorso in luogo del quartiere preesistente di via Madre di Dio.
L’opera, ormai completamente decontestualizzata, sorgeva sul lato opposto della valletta del Rivotorbido, accanto alla chiesa di Santa Maria sulla Montagnola dei Servi, affacciata lungo l’asse continuo Borgo Lanaioli-via dei Servi-via Madre di Dio.

Uso storico: Lavatoi pubblici
Uso attuale: Architettura fruibile, Monumento regolarmente aperto al pubblico

Bibliografia

Emmina De Negri, Ottocento e rinnovamento urbano. Carlo Barbino, Genova 1977, pp. 50-51, f. 41
Ennio Poleggi – Paolo Cevini, Genova in Le città nella storia d’Itali, Bari 1981
Carlo Bertelli, I centri direzionali di Genova. Qualche elemento di valutazione in Archivio di studi urbani e regionali, n. 34, 1989, pp. 119-156
Mauro Montarese, Genova dal Borgo alla Città, Genova 1990, pp. 36, 49, 55, ff. 55, 69
Liliana Ughetto, La voce dei tempi. Il giovane Francesco Messina nei primi anni Venti in Maria Teresa Orengo – Franco Ragazzi (a cura di), Francesco Messina. Sculture, disegni e poesie 1916 – 1993, Milano 2002, pp. 25-34
M. Lamponi (a cura di), Genova tra ottocento e novecento. Album storico-fotografico – Volume I, Genova 2006, pp. 141, 153f, f. 185, 203

LAVATOI PUBBLICI DEI SERVI (O DEL BARABINO)
Tipologia: Architetture/Architetture civili
Giardini Baltimora 1 16128 Genova (GE)
Telefono: 010/2516714
Fax: 010/2465346
I Lavatoi, attualmente situati nei Giardini Baltimora, vennero costruiti nel 1795 e rappresentano l'unica opera pubblica originale realizzata a Genova durante la Repubblica Democratica. Il tema del progetto era forse già contenuto in un piano elaborato anni prima da Giacomo Brusco, ma il linguaggio architettonico e decorativo utilizzati sono propri di Carlo Barabino, in quel periodo appena nominato Socio di Merito dell'Accademia Ligustica. Ubicata in una zona intensamente popolata e popolare, la via dei Servi, rispondeva ad una reale esigenza di servizio pubblico. Si conservano due versioni del progetto: un elaborato più lineare a tre luci, e un altro analogo a quello realizzato, ma coi grossi pilastri bugnati arricchiti di teste leonine. Al disegno è aggiunta una nota autobiografica che appare indicativa dello stato d'animo dell'autore: "Lavaderi delli Servi, fatti da me Carlo Barabino 4 n. 1797 fatto in tempo delli Birboni. Lavoro che mi è costato la perdita della quiete d'animo per la persecuzione fattami da Giuseppe Gnecco". I lavatoi vennero smontati negli anni '70, durante la realizzazione del Piano Regolatore Generale di via Madre di Dio, e ricomposti sotto le mura di Sarzano da Ignazio Gardella, progettista del parco urbano ivi previsto.
L'edificio presenta un impianto planimetrico lineare, ottenuto dalla ripetitività del modulo-base a pianta pressoché quadrata, e composto essenzialmente da un vano che ospita la fonte (oggi non collegata ad alcuna rete di approvvigionamento idrico) e da altri due locali accessori. La grande vasca rettangolare è situata al centro di uno spazio voltato a tre crociere; essa consta di un elevato in muratura portante intonacata (originariamente in pietra e mattoni ed in seguito ricostruito in elementi di calcestruzzo) concluso da un piano di lavoro in arenaria incisa a solchi paralleli e di una bocca di erogazione a grottesche di marmo collocata su una delle due testate. Gli altri due vani non attrezzati per il lavaggio dei panni sono coperti da volte a botte e comunicano soltanto con l'esterno attraverso i grandi arconi chiusi da inferriate. L'asimmetria della disposizione planimetrica è contraddetta dalla risoluzione adottata nel prospetto: il ritmo seriale ed indifferenziato dei cinque fornici a tutto sesto, mediato da un fregio a triglifi, trova la sua naturale conclusione nel timpano triangolare. L'impostazione dei pilastri rastremati verso l'alto e trattati a bugnato rispecchia la formazione romana e classica di Barabino, così come l'uso della trabeazione dorica, dove con elegante raffinatezza è collocata la targa marmorea inneggiante al popolo sovrano.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Il lavatoio pubblico del Barabino è oggi collocato sotto i resti delle Mura di Sarzano, all’interno di un parco urbano concepito negli anni Settanta del secolo scorso in luogo del quartiere preesistente di via Madre di Dio.
L’opera, ormai completamente decontestualizzata, sorgeva sul lato opposto della valletta del Rivotorbido, accanto alla chiesa di Santa Maria sulla Montagnola dei Servi, affacciata lungo l’asse continuo Borgo Lanaioli-via dei Servi-via Madre di Dio.

Uso storico: Lavatoi pubblici
Uso attuale: Architettura fruibile, Monumento regolarmente aperto al pubblico

Bibliografia

Emmina De Negri, Ottocento e rinnovamento urbano. Carlo Barbino, Genova 1977, pp. 50-51, f. 41
Ennio Poleggi – Paolo Cevini, Genova in Le città nella storia d’Itali, Bari 1981
Carlo Bertelli, I centri direzionali di Genova. Qualche elemento di valutazione in Archivio di studi urbani e regionali, n. 34, 1989, pp. 119-156
Mauro Montarese, Genova dal Borgo alla Città, Genova 1990, pp. 36, 49, 55, ff. 55, 69
Liliana Ughetto, La voce dei tempi. Il giovane Francesco Messina nei primi anni Venti in Maria Teresa Orengo – Franco Ragazzi (a cura di), Francesco Messina. Sculture, disegni e poesie 1916 – 1993, Milano 2002, pp. 25-34
M. Lamponi (a cura di), Genova tra ottocento e novecento. Album storico-fotografico – Volume I, Genova 2006, pp. 141, 153f, f. 185, 203