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CASA MAZZINI

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
VIA LOMELLINI 11 - 16124 Genova (GE)
Telefono: 010/2465843
Fax: 010/2541545
Il palazzo costruito nel '400 dagli Adorno in "strada Lomellina" subì notevoli trasformazioni alla fine del XVIII secolo: l'edificio, dalle linee sobrie e rigorose, passò in quegli anni ai Di Negro. Nel 1794 il marchese Gian Carlo, letterato e mecenate, affittò fino al 1808 un appartamento di tre camere con servizi tra primo piano e mezzanino al proprio medico Giacomo Mazzini, padre di Giuseppe, e alla moglie Maria Drago. Alla morte di Mazzini le associazioni operaie promossero una sottoscrizione per acquistare la casa ed istituirvi un primo nucleo del futuro Istituto Mazziniano; la struttura, donata al Comune, fu travolta dal progressivo degrado della zona che di fatto ne limitava la fruizione. L'edificio venne dichiarato "monumento nazionale" solo nel 1925 ed un successivo provvedimento ne dispose l'esproprio ed il relativo acquisto mentre per la ristrutturazione interna si dovette attendere il 1933. Il nuovo polo culturale, che riuniva in sé il Museo del Risorgimento di Palazzo Bianco, l'archivio storico e la biblioteca, fu inaugurato l'anno seguente ma già durante il periodo bellico fu chiuso e trasferito per motivi di sicurezza; l'edificio, infatti, nel 1943 fu colpito da un bombardamento che danneggiò l'appartamento di Mazzini e parte della raccolta. Il settore espositivo, da allora continuamente ridimensionato, affrontò una prima importante ristrutturazione agli inizi degli anni 80 del secolo scorso ed in occasione del Bicentenario della nascita di Mazzini (2005) venne allestita la parte multimediale.
Palazzo nobiliare moderno ottenuto da una rifusione lottizzativa cinquecentesca del preesistente tessuto edilizio. La struttura portante a setti continui, sviluppata in profondità, presenta un atrio con volta a padiglione lunettato, peducci in pietra nera e prima rampa di scale in posizione assiale. L'originario impianto, costituito da un porticato aperto al pubblico passaggio e un negozio di farmacia a piano terra e due appartamenti disposti su tre piani ha subito profonde trasformazioni da metà '800 sia nella distribuzione interna sia nell'incremento volumetrico dovuto alla sopraelevazione di un piano; l'edificio, infatti, assunse la consistenza di casa ad appartamenti di tipo popolare per soddisfare l'allora crescente richiesta di alloggi nella zona marittima da parte di addetti al commercio e al porto. Lo scalone in marmo, con volte a crociera su colonne lisce, di chiara matrice cinquecentesca conduce al primo piano nobile (dove era localizzato il salone di rappresentanza) e agli altri due piani, destinati originariamente ad abitazione privata. Il prospetto simmetrico (a tre bucature) è caratterizzato da un piano terra la cui decorazione plastica è affidata al grande portale marmoreo a insegne farmaceutiche e alla cornice modanata all'imposta dei sopraluce mentre la superficie dei piani superiori è affrescata con personaggi illustri dell'aristocrazia genovese o probabilmente della famiglia Adorno.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Via Lomellini, riportata all’antico splendore da un recente intervento di riqualificazione urbana, è un contesto viario ricco di episodi costruttivi sei-settecenteschi di pregevole fattura che confermano ancora una volta il ruolo determinante dell’aristocrazia genovese nella costruzione della città.
Nella sua descrizione l’Anonimo del 1818 sottolinea proprio questo aspetto esaltando, in particolare, l’ala occidentale: “La strada Lomellina…è più larga del doppio di quella del Campo... E' formata poi con vaga simmetria da bei palazzi e casamenti, che da entrambi i lati mirabilmente concorrono ad adornarla.”
La via acquistò tale assetto edilizio dopo l'intervento di piazza Fossatello e la creazione delle Strade Nuove (oggi vie Garibaldi e Balbi); assunse cioè la funzione di collegamento fra i due tronconi che trovò consona risoluzione con l’apertura di Strada Nuovissima dopo il 1780.
L’apertura dell’attuale via Cairoli, infatti, condizionò fortemente la palazzata orientale della strada a partire dalla testata su largo Zecca, dove il palazzo di Gian Tommaso Balbi, iniziato da Petondi nel 1776 fu munito di doppio ingresso (vie Cairoli 18- Lomellini 19), così come l’edificio attiguo al civico 17, di proprietà di Marco Lomellini.
La cortina edilizia prosegue poi con ”sette facciate assai vaghe… tra' quali è quella del palazzo del magnifico Gio Carlo Di Negro, di altro palazzo in faccia a quello Saluzzo di Corigliano già Adorno”.

Uso storico: Abitazione, Museo
Uso attuale: Museo

Bibliografia

F. Alizeri, Guida artistica per la città di Genova. Volume I, 1846, Genova 1846, pp. 527-544
E. e F. Poleggi (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, pp. 110, 112-114
F. Boggero (a cura di), Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano, Genova 1980
E. Poleggi – P. Cevini, Genova in Le città nella storia d’Itali, Bari 1981, p. 143
L. Morabito (a cura di), Museo del Risorgimento, Savona 1987
E. Poleggi (a cura di), Una reggia repubblicana: atlante dei palazzi di Genova: 15761664, Torino 1998
M. Grosso, Caratteristica ospitalità genovese, in P. Marchi (a cura di), Strada Nuova. Eredità di un intervento rinascimentale a Genova, Genova 2001, pp. 15-16
E. Poleggi (a cura di), L’invenzione dei rolli. Genova, città di palazzi, Milano 2004
CASA MAZZINI
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
VIA LOMELLINI 11 16124 Genova (GE)
Telefono: 010/2465843
Fax: 010/2541545
Il palazzo costruito nel '400 dagli Adorno in "strada Lomellina" subì notevoli trasformazioni alla fine del XVIII secolo: l'edificio, dalle linee sobrie e rigorose, passò in quegli anni ai Di Negro. Nel 1794 il marchese Gian Carlo, letterato e mecenate, affittò fino al 1808 un appartamento di tre camere con servizi tra primo piano e mezzanino al proprio medico Giacomo Mazzini, padre di Giuseppe, e alla moglie Maria Drago. Alla morte di Mazzini le associazioni operaie promossero una sottoscrizione per acquistare la casa ed istituirvi un primo nucleo del futuro Istituto Mazziniano; la struttura, donata al Comune, fu travolta dal progressivo degrado della zona che di fatto ne limitava la fruizione. L'edificio venne dichiarato "monumento nazionale" solo nel 1925 ed un successivo provvedimento ne dispose l'esproprio ed il relativo acquisto mentre per la ristrutturazione interna si dovette attendere il 1933. Il nuovo polo culturale, che riuniva in sé il Museo del Risorgimento di Palazzo Bianco, l'archivio storico e la biblioteca, fu inaugurato l'anno seguente ma già durante il periodo bellico fu chiuso e trasferito per motivi di sicurezza; l'edificio, infatti, nel 1943 fu colpito da un bombardamento che danneggiò l'appartamento di Mazzini e parte della raccolta. Il settore espositivo, da allora continuamente ridimensionato, affrontò una prima importante ristrutturazione agli inizi degli anni 80 del secolo scorso ed in occasione del Bicentenario della nascita di Mazzini (2005) venne allestita la parte multimediale.
Palazzo nobiliare moderno ottenuto da una rifusione lottizzativa cinquecentesca del preesistente tessuto edilizio. La struttura portante a setti continui, sviluppata in profondità, presenta un atrio con volta a padiglione lunettato, peducci in pietra nera e prima rampa di scale in posizione assiale. L'originario impianto, costituito da un porticato aperto al pubblico passaggio e un negozio di farmacia a piano terra e due appartamenti disposti su tre piani ha subito profonde trasformazioni da metà '800 sia nella distribuzione interna sia nell'incremento volumetrico dovuto alla sopraelevazione di un piano; l'edificio, infatti, assunse la consistenza di casa ad appartamenti di tipo popolare per soddisfare l'allora crescente richiesta di alloggi nella zona marittima da parte di addetti al commercio e al porto. Lo scalone in marmo, con volte a crociera su colonne lisce, di chiara matrice cinquecentesca conduce al primo piano nobile (dove era localizzato il salone di rappresentanza) e agli altri due piani, destinati originariamente ad abitazione privata. Il prospetto simmetrico (a tre bucature) è caratterizzato da un piano terra la cui decorazione plastica è affidata al grande portale marmoreo a insegne farmaceutiche e alla cornice modanata all'imposta dei sopraluce mentre la superficie dei piani superiori è affrescata con personaggi illustri dell'aristocrazia genovese o probabilmente della famiglia Adorno.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Via Lomellini, riportata all’antico splendore da un recente intervento di riqualificazione urbana, è un contesto viario ricco di episodi costruttivi sei-settecenteschi di pregevole fattura che confermano ancora una volta il ruolo determinante dell’aristocrazia genovese nella costruzione della città.
Nella sua descrizione l’Anonimo del 1818 sottolinea proprio questo aspetto esaltando, in particolare, l’ala occidentale: “La strada Lomellina…è più larga del doppio di quella del Campo... E' formata poi con vaga simmetria da bei palazzi e casamenti, che da entrambi i lati mirabilmente concorrono ad adornarla.”
La via acquistò tale assetto edilizio dopo l'intervento di piazza Fossatello e la creazione delle Strade Nuove (oggi vie Garibaldi e Balbi); assunse cioè la funzione di collegamento fra i due tronconi che trovò consona risoluzione con l’apertura di Strada Nuovissima dopo il 1780.
L’apertura dell’attuale via Cairoli, infatti, condizionò fortemente la palazzata orientale della strada a partire dalla testata su largo Zecca, dove il palazzo di Gian Tommaso Balbi, iniziato da Petondi nel 1776 fu munito di doppio ingresso (vie Cairoli 18- Lomellini 19), così come l’edificio attiguo al civico 17, di proprietà di Marco Lomellini.
La cortina edilizia prosegue poi con ”sette facciate assai vaghe… tra' quali è quella del palazzo del magnifico Gio Carlo Di Negro, di altro palazzo in faccia a quello Saluzzo di Corigliano già Adorno”.

Uso storico: Abitazione, Museo
Uso attuale: Museo

Bibliografia

F. Alizeri, Guida artistica per la città di Genova. Volume I, 1846, Genova 1846, pp. 527-544
E. e F. Poleggi (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, pp. 110, 112-114
F. Boggero (a cura di), Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano, Genova 1980
E. Poleggi – P. Cevini, Genova in Le città nella storia d’Itali, Bari 1981, p. 143
L. Morabito (a cura di), Museo del Risorgimento, Savona 1987
E. Poleggi (a cura di), Una reggia repubblicana: atlante dei palazzi di Genova: 15761664, Torino 1998
M. Grosso, Caratteristica ospitalità genovese, in P. Marchi (a cura di), Strada Nuova. Eredità di un intervento rinascimentale a Genova, Genova 2001, pp. 15-16
E. Poleggi (a cura di), L’invenzione dei rolli. Genova, città di palazzi, Milano 2004