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CASA DI COLOMBO

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
vico Dritto di Ponticello 1 - 16128 Genova (GE)
Telefono: 010/2516714
Fax: 010/2465346
L'edificio conservato accanto al chiostro di sant'Andrea sorse sui resti che M. Staglieno prima e P. E. Taviani poi, individuarono come casa del navigatore genovese. L'originaria residenza dei Colombo pare fosse localizzata in Portoria, dove il padre Domenico aveva ottenuto dal convento di S. Stefano l'incarico di custodire la Porta dell'Olivella, antico accesso verso san Vincenzo. Dal 1455 gli stessi monaci affittarono al Colombo la casa in vico Dritto 37, composta all'epoca di due piani: una bottega a pianoterra in cui Domenico, perduto il lavoro di guardiano alla Porta, conduceva le professioni di tessitore e commerciante di vini, e l'uso di cucina a piano superiore (la copia dell'originario contratto di locazione è esposta all'interno del monumento). Durante la giovinezza di Cristoforo e per circa un secolo questa parte di città subì una eccezionale crescita demografica che si tradusse in un'ulteriore stratificazione del tessuto urbano; l'edificio originario, però, fu sopraelevato di tre piani solo nel XVIII sec. perché colpito nel bombardamento francese del 1684, come conferma l'analisi delle travi dei solai eseguita da T. Mannoni. Nel 1887 il Comune acquistò lo stabile inserendolo nel programma dei restauri di Porta Soprana; ciò ne permise la sopravvivenza alle trasformazioni del centro avvenute tra la fine dell'800 e gli Anni Trenta del secolo scorso. Gli scavi archeologici effettuati nell'ultimo restauro conservativo del 2001 hanno evidenziato l'esistenza di fondamenta anteriori al periodo medioevale.
Il manufatto attuale è una porzione di casa a schiera plurifamiliare su due piani: al piano terreno un ingresso e la bottega mentre l'abitazione è posta al piano superiore, costituita da un unico vano con due bucature. La struttura, composta da muratura continua in mattoni e pietra con solaio ligneo, ricalca abbastanza fedelmente quella originaria di fine XV secolo sia in alzato che nello sviluppo in profondità. La larghezza del fronte (4 metri circa) coincide con il passo del particellare medioevale; lungo l'intera via si assestavano, infatti, impianti lottizzativi lunghi e molto stretti destinati a rimanere invariati fino alla loro demolizione e sui quali le case d'abitazione crebbero sostanzialmente solo in altezza.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

La Casa di Colombo è situata in prossimità di piazza Dante, nella parte terminale di vico Dritto Ponticello. L’arteria, che ha ormai perso l’originale valenza di direttrice verso il Bisagno e la fisionomia di asse densamente edificato e stratificato in seguito alle demolizioni di fine Ottocento e degli Anni Trenta del XX secolo, collega il centro con la città antica sorta a Castello e ne diventa l’ultima estrema propaggine, dando vita ad un nucleo monumentale, il cosiddetto “Giardino di Memorie”, che comprende principalmente frammenti di medioevo (Porta Soprana, Chiostro di Sant’Andrea, vico Dritto) e un brano edilizio della prima metà del XVII secolo (Casa di Colombo).

Uso storico: Abitazione
Uso attuale: Architettura fruibile, Monumento regolarmente aperto al pubblico

Case torri a vico Dritto

Le case che da piazza di Ponticello salivano lungo vico Dritto sino al piano di sant'Andrea erano alte fino ad otto o nove piani ed assestate fittamente una accanto all'altra senza soluzione di continuità formavano due imponenti cortine murarie, leggermente sfrangiate verso l'alto da sopraelevazioni e arretramenti delle coperture.
Il grande arco ogivale che si stagliava sul fondo dell'erta costituiva l'unico indizio dell'esistenza di Porta Soprana poiché perfino le torri erano state aggredite e fagocitate dalle abitazioni sorte fuori le mura del XII secolo. Nella città compiuta del 1200, infatti, il borgo di santo Stefano si era sviluppato sull'antico carrubeus rectus che portava al Bisagno e subito la strada aveva assunto la fisionomia di importante asse commerciale; una straordinaria dimensione di mercato urbano che, favorendo un costante aumento della rendita fondiaria, rese possibile la cristallizzazione dell'assetto medievale degli edifici fino alle soglie del XX secolo.
Lo stesso Alizeri scrisse nel 1875 : “Non credo che fuori dalle prime cinghie fossero luoghi più folti di gente e di maggiori faccende… e stanze che ... non invidiano molto all’antichità d’altri luoghi...”, rafforzando ulteriormente l'immagine di strada caratterizzata da un intenso via vai di commercianti e modesti artigiani.
Come il tessitore Domenico Colombo, padre di Cristoforo, che risiedeva proprio al civico 37 di vico Dritto: una porzione di quell'edificio, noto appunto come Casa di Colombo, è ciò che resta delle antiche case-torri.

Le case dei Colombo

Oltre alla residenza di vico Dritto e a quella alla Porta dell’Olivella, ormai completamente stravolta dalle trasformazioni subite a partire già dagli anni trenta del XVI secolo con la costruzione di una nuova cinta muraria, esistono altre località che vantano i natali del grande navigatore genovese.
A Cogoleto, nell’estremo ponente genovese, esiste un edificio ubicato nella “contrada del Caroggio” (oggi via Rati) e sorto a ridosso delle fortificazioni non più esistenti che presenta caratteri costruttivi più antichi del tessuto limitrofo. In quel manufatto (attualmente adibito ad abitazione privata) furono redatti due atti importanti che indicherebbero la cittadina come luogo di nascita: il testamento di Domenico, datato 1449, e una procura assunta da Bartolomeo, fratello di Cristoforo.
La casa di Colombo a Pradello in territorio piacentino, invece, è una casa-torre medioevale in pietra che sembra avvalorare la tesi sull’origine piacentina dell’Ammiraglio; nella raccolta di atti stipulati presso il notaio Giacomo Cucheria nel 1443 e custodita nel piccolo museo allestito a piano terra dell’edificio (non visitabile), si indica Domenico, a quella data già residente a Genova, come padre di Cristoforo e figlio di Giovanni, abitante appunto la villa di Pradello.
Ancora, a Terrarossa Superiore di Moconesi in val Fontanabuona si trova la Casa dei Colombo ed indica il luogo in cui era situato l’antico follo per battere i panni appartenuto a Domenico; dalla Casa-Museo (restaurata nel 2000), inoltre, si diparte il “sentiero colombiano” che ricalca l’itinerario percorso dalla famiglia per trasferirsi a Quinto.

Bibliografia

R. Lombardo, Vecchia Genova, Genova (S.I.A.G.), 1930, con testi di M. Labò
E. e F. Poleggi (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, p. 272
E. Poleggi – P. Cevini, Genova in Le città nella storia d’Itali, Bari 1981, pp. 34-35, 37
A. Dagnino, Sant’Andrea della Porta in C. Dufour Bozzo – M. Marcenaro (a cura di), Medioevo demolito. Genova 1860-1940, Genova 1989, pp. 31-32
R. Cavalli, Piano Regolatore di via Giulia in C. Dufour Bozzo – M. Marcenaro (a cura di), Medioevo demolito. Genova 1860-1940, Genova 1989, pp. 219-230
M. Marcenaro, Alfredo D’Andrade, in C. Dufour Bozzo – M. Marcenaro (a cura di), Medioevo demolito. Genova 1860-1940, Genova 1989, pp. 291-292
A. M. Nicoletti, Via XX Settembre a Genova, La costruzione della città tra Otto e Novecento, Genova 1993
M. Magnano - M. R. Merello, La vita nel quartiere in L’urbanistica a Genova. Il Piano di Borgo Lanaioli (tesi di laurea), Genova-Facoltà di Architettura 1994, pp. 86-99
E. Poleggi – I. Croce, Ritratto di Genova nel ‘400. Veduta d’invenzione, Genova 2008, pp. 28-49

CASA DI COLOMBO
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
vico Dritto di Ponticello 1 16128 Genova (GE)
Telefono: 010/2516714
Fax: 010/2465346
L'edificio conservato accanto al chiostro di sant'Andrea sorse sui resti che M. Staglieno prima e P. E. Taviani poi, individuarono come casa del navigatore genovese. L'originaria residenza dei Colombo pare fosse localizzata in Portoria, dove il padre Domenico aveva ottenuto dal convento di S. Stefano l'incarico di custodire la Porta dell'Olivella, antico accesso verso san Vincenzo. Dal 1455 gli stessi monaci affittarono al Colombo la casa in vico Dritto 37, composta all'epoca di due piani: una bottega a pianoterra in cui Domenico, perduto il lavoro di guardiano alla Porta, conduceva le professioni di tessitore e commerciante di vini, e l'uso di cucina a piano superiore (la copia dell'originario contratto di locazione è esposta all'interno del monumento). Durante la giovinezza di Cristoforo e per circa un secolo questa parte di città subì una eccezionale crescita demografica che si tradusse in un'ulteriore stratificazione del tessuto urbano; l'edificio originario, però, fu sopraelevato di tre piani solo nel XVIII sec. perché colpito nel bombardamento francese del 1684, come conferma l'analisi delle travi dei solai eseguita da T. Mannoni. Nel 1887 il Comune acquistò lo stabile inserendolo nel programma dei restauri di Porta Soprana; ciò ne permise la sopravvivenza alle trasformazioni del centro avvenute tra la fine dell'800 e gli Anni Trenta del secolo scorso. Gli scavi archeologici effettuati nell'ultimo restauro conservativo del 2001 hanno evidenziato l'esistenza di fondamenta anteriori al periodo medioevale.
Il manufatto attuale è una porzione di casa a schiera plurifamiliare su due piani: al piano terreno un ingresso e la bottega mentre l'abitazione è posta al piano superiore, costituita da un unico vano con due bucature. La struttura, composta da muratura continua in mattoni e pietra con solaio ligneo, ricalca abbastanza fedelmente quella originaria di fine XV secolo sia in alzato che nello sviluppo in profondità. La larghezza del fronte (4 metri circa) coincide con il passo del particellare medioevale; lungo l'intera via si assestavano, infatti, impianti lottizzativi lunghi e molto stretti destinati a rimanere invariati fino alla loro demolizione e sui quali le case d'abitazione crebbero sostanzialmente solo in altezza.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

La Casa di Colombo è situata in prossimità di piazza Dante, nella parte terminale di vico Dritto Ponticello. L’arteria, che ha ormai perso l’originale valenza di direttrice verso il Bisagno e la fisionomia di asse densamente edificato e stratificato in seguito alle demolizioni di fine Ottocento e degli Anni Trenta del XX secolo, collega il centro con la città antica sorta a Castello e ne diventa l’ultima estrema propaggine, dando vita ad un nucleo monumentale, il cosiddetto “Giardino di Memorie”, che comprende principalmente frammenti di medioevo (Porta Soprana, Chiostro di Sant’Andrea, vico Dritto) e un brano edilizio della prima metà del XVII secolo (Casa di Colombo).

Uso storico: Abitazione
Uso attuale: Architettura fruibile, Monumento regolarmente aperto al pubblico

Case torri a vico Dritto

Le case che da piazza di Ponticello salivano lungo vico Dritto sino al piano di sant'Andrea erano alte fino ad otto o nove piani ed assestate fittamente una accanto all'altra senza soluzione di continuità formavano due imponenti cortine murarie, leggermente sfrangiate verso l'alto da sopraelevazioni e arretramenti delle coperture.
Il grande arco ogivale che si stagliava sul fondo dell'erta costituiva l'unico indizio dell'esistenza di Porta Soprana poiché perfino le torri erano state aggredite e fagocitate dalle abitazioni sorte fuori le mura del XII secolo. Nella città compiuta del 1200, infatti, il borgo di santo Stefano si era sviluppato sull'antico carrubeus rectus che portava al Bisagno e subito la strada aveva assunto la fisionomia di importante asse commerciale; una straordinaria dimensione di mercato urbano che, favorendo un costante aumento della rendita fondiaria, rese possibile la cristallizzazione dell'assetto medievale degli edifici fino alle soglie del XX secolo.
Lo stesso Alizeri scrisse nel 1875 : “Non credo che fuori dalle prime cinghie fossero luoghi più folti di gente e di maggiori faccende… e stanze che ... non invidiano molto all’antichità d’altri luoghi...”, rafforzando ulteriormente l'immagine di strada caratterizzata da un intenso via vai di commercianti e modesti artigiani.
Come il tessitore Domenico Colombo, padre di Cristoforo, che risiedeva proprio al civico 37 di vico Dritto: una porzione di quell'edificio, noto appunto come Casa di Colombo, è ciò che resta delle antiche case-torri.

Le case dei Colombo

Oltre alla residenza di vico Dritto e a quella alla Porta dell’Olivella, ormai completamente stravolta dalle trasformazioni subite a partire già dagli anni trenta del XVI secolo con la costruzione di una nuova cinta muraria, esistono altre località che vantano i natali del grande navigatore genovese.
A Cogoleto, nell’estremo ponente genovese, esiste un edificio ubicato nella “contrada del Caroggio” (oggi via Rati) e sorto a ridosso delle fortificazioni non più esistenti che presenta caratteri costruttivi più antichi del tessuto limitrofo. In quel manufatto (attualmente adibito ad abitazione privata) furono redatti due atti importanti che indicherebbero la cittadina come luogo di nascita: il testamento di Domenico, datato 1449, e una procura assunta da Bartolomeo, fratello di Cristoforo.
La casa di Colombo a Pradello in territorio piacentino, invece, è una casa-torre medioevale in pietra che sembra avvalorare la tesi sull’origine piacentina dell’Ammiraglio; nella raccolta di atti stipulati presso il notaio Giacomo Cucheria nel 1443 e custodita nel piccolo museo allestito a piano terra dell’edificio (non visitabile), si indica Domenico, a quella data già residente a Genova, come padre di Cristoforo e figlio di Giovanni, abitante appunto la villa di Pradello.
Ancora, a Terrarossa Superiore di Moconesi in val Fontanabuona si trova la Casa dei Colombo ed indica il luogo in cui era situato l’antico follo per battere i panni appartenuto a Domenico; dalla Casa-Museo (restaurata nel 2000), inoltre, si diparte il “sentiero colombiano” che ricalca l’itinerario percorso dalla famiglia per trasferirsi a Quinto.

Bibliografia

R. Lombardo, Vecchia Genova, Genova (S.I.A.G.), 1930, con testi di M. Labò
E. e F. Poleggi (a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova 1969, p. 272
E. Poleggi – P. Cevini, Genova in Le città nella storia d’Itali, Bari 1981, pp. 34-35, 37
A. Dagnino, Sant’Andrea della Porta in C. Dufour Bozzo – M. Marcenaro (a cura di), Medioevo demolito. Genova 1860-1940, Genova 1989, pp. 31-32
R. Cavalli, Piano Regolatore di via Giulia in C. Dufour Bozzo – M. Marcenaro (a cura di), Medioevo demolito. Genova 1860-1940, Genova 1989, pp. 219-230
M. Marcenaro, Alfredo D’Andrade, in C. Dufour Bozzo – M. Marcenaro (a cura di), Medioevo demolito. Genova 1860-1940, Genova 1989, pp. 291-292
A. M. Nicoletti, Via XX Settembre a Genova, La costruzione della città tra Otto e Novecento, Genova 1993
M. Magnano - M. R. Merello, La vita nel quartiere in L’urbanistica a Genova. Il Piano di Borgo Lanaioli (tesi di laurea), Genova-Facoltà di Architettura 1994, pp. 86-99
E. Poleggi – I. Croce, Ritratto di Genova nel ‘400. Veduta d’invenzione, Genova 2008, pp. 28-49