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Villa Cattaneo Imperiale di Terralba

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
- Genova

Villa Imperiale viene edificata per volere di Cristoforo Colombo Cattaneo, mercante e console dei Portoghesi a Genova. Sicuramente conclusa nel 1502, anno in cui ospita il re di Francia Luigi XII durante la sua permanenza a Genova, è considerata il primo esempio organico del filone tipologico di villa genovese prealessiana, sia per la sua collocazione temporale che per la sua risoluzione formale.

Il volume longitudinale, sviluppato lungo le linee di livello con piano nobile su pianoterra rialzato, è esempio di un'armonica compenetrazione tra spazi interni ed esterni attraverso un corpo centrale aggettante ritmato da tre assi di finestre e da due logge angolari a tre fornici aperte verso l'ambiente circostante.

Naturale sviluppo delle ville a carattere rurale, diventa modello "locale" alternativo a quello "alessiano"; il maestro perugino, infatti, trasporterà le logge esterne al centro di un compatto volume geometrico, un cubo a copertura piramidale, con totale corrispondenza tra simmetria di prospetto e di impianto. L'ingresso, sul lato sinistro del palazzo, è in posizione asimmetrica: un portico angolare delimitato da due arcate su pilastri ottagonali e coperto da due mezze volte ad ombrello poggianti su peducci in pietra nera.

Il profilo acuto delle volte e il trattamento sia dei peducci che dei portali in pietra, fanno ipotizzare una fase di edificazione più antica rispetto a quella documentata. La distribuzione degli spazi interni al primo piano persegue una schema cinquecentesco rigorosamente simmetrico: due ampi atrii conducono al grande salone centrale da cui si accede sia alle logge laterali che a quella affacciata sul cortile posteriore, attualmente chiusa.

Ascrivibile ad una seconda fase costruttiva e decorativa è l'intervento che, nel 1560 circa, prolunga i fronti sul retro e riveste completamente con elementi architettonici e figurativi sia la superficie esterna che quella interna dell'edificio. La decorazione originaria, attribuita alla collaborazione di Luca Cambiaso con Giovanni Battista Castello ("il Bergamasco"), è perfettamente leggibile nei soli affreschi del salone; nella facciata restano deboli tracce delle partiture dipinte che si alternavano ai timpani spezzati delle finestre, quelle finte nicchie con figure affiancate da erme la cui funzione coloristica permetteva un ulteriore alleggerimento di un fronte già traforato dalle triplici logge angolari.

L'edificio, sopraelevato di un piano al di sopra del cornicione conclusivo e ulteriormente prolungato nelle ali sul retro, rimane sostanzialmente immutato dalla fine del '500; l'annesso giardino, al contrario, appare pesantemente compromesso dall'espansione otto-novecentesca del quartiere di Terralba. Inizialmente semplice terreno coltivo a vigna e frutteto, viene sistemato secondo un gusto compositivo tipicamente rinascimentale alla metà del '500: un preciso ordine geometrico sottende la disposizione di arredi scultorei, di elementi architettonici e di speci arboree.

I terrazzamenti e le rampe risolvono il dislivello del terreno e pongono l'edificio in posizione emergente, mentre i pergolati laterali si protendono sino al muro di cinta favorendo la fusione del costruito con il paesaggio circostante. Il ninfeo cinquecentesco posto tra due rampe balaustrate che raggiungono il piano terra alla sinistra del palazzo è forse frutto di un incompiuto progetto o di una successiva mutilazione; dal rilievo ottocentesco del Gauthier si evince il probabile assetto originario che prevedeva la sistemazione simmetrica di quattro rampe e due grotte in perfetta corrispondenza visiva con le logge angolari.

Il giardino viene parzialmente trasformato secondo un gusto "paesistico" nell'Ottocento, mentre nel 1909 Cesare Imperiale fa inserire sul retro dell'edificio una scalinata con ninfeo in stile cinquecentesco.

Villa Cattaneo Imperiale di Terralba
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Genova

Villa Imperiale viene edificata per volere di Cristoforo Colombo Cattaneo, mercante e console dei Portoghesi a Genova. Sicuramente conclusa nel 1502, anno in cui ospita il re di Francia Luigi XII durante la sua permanenza a Genova, è considerata il primo esempio organico del filone tipologico di villa genovese prealessiana, sia per la sua collocazione temporale che per la sua risoluzione formale.

Il volume longitudinale, sviluppato lungo le linee di livello con piano nobile su pianoterra rialzato, è esempio di un'armonica compenetrazione tra spazi interni ed esterni attraverso un corpo centrale aggettante ritmato da tre assi di finestre e da due logge angolari a tre fornici aperte verso l'ambiente circostante.

Naturale sviluppo delle ville a carattere rurale, diventa modello "locale" alternativo a quello "alessiano"; il maestro perugino, infatti, trasporterà le logge esterne al centro di un compatto volume geometrico, un cubo a copertura piramidale, con totale corrispondenza tra simmetria di prospetto e di impianto. L'ingresso, sul lato sinistro del palazzo, è in posizione asimmetrica: un portico angolare delimitato da due arcate su pilastri ottagonali e coperto da due mezze volte ad ombrello poggianti su peducci in pietra nera.

Il profilo acuto delle volte e il trattamento sia dei peducci che dei portali in pietra, fanno ipotizzare una fase di edificazione più antica rispetto a quella documentata. La distribuzione degli spazi interni al primo piano persegue una schema cinquecentesco rigorosamente simmetrico: due ampi atrii conducono al grande salone centrale da cui si accede sia alle logge laterali che a quella affacciata sul cortile posteriore, attualmente chiusa.

Ascrivibile ad una seconda fase costruttiva e decorativa è l'intervento che, nel 1560 circa, prolunga i fronti sul retro e riveste completamente con elementi architettonici e figurativi sia la superficie esterna che quella interna dell'edificio. La decorazione originaria, attribuita alla collaborazione di Luca Cambiaso con Giovanni Battista Castello ("il Bergamasco"), è perfettamente leggibile nei soli affreschi del salone; nella facciata restano deboli tracce delle partiture dipinte che si alternavano ai timpani spezzati delle finestre, quelle finte nicchie con figure affiancate da erme la cui funzione coloristica permetteva un ulteriore alleggerimento di un fronte già traforato dalle triplici logge angolari.

L'edificio, sopraelevato di un piano al di sopra del cornicione conclusivo e ulteriormente prolungato nelle ali sul retro, rimane sostanzialmente immutato dalla fine del '500; l'annesso giardino, al contrario, appare pesantemente compromesso dall'espansione otto-novecentesca del quartiere di Terralba. Inizialmente semplice terreno coltivo a vigna e frutteto, viene sistemato secondo un gusto compositivo tipicamente rinascimentale alla metà del '500: un preciso ordine geometrico sottende la disposizione di arredi scultorei, di elementi architettonici e di speci arboree.

I terrazzamenti e le rampe risolvono il dislivello del terreno e pongono l'edificio in posizione emergente, mentre i pergolati laterali si protendono sino al muro di cinta favorendo la fusione del costruito con il paesaggio circostante. Il ninfeo cinquecentesco posto tra due rampe balaustrate che raggiungono il piano terra alla sinistra del palazzo è forse frutto di un incompiuto progetto o di una successiva mutilazione; dal rilievo ottocentesco del Gauthier si evince il probabile assetto originario che prevedeva la sistemazione simmetrica di quattro rampe e due grotte in perfetta corrispondenza visiva con le logge angolari.

Il giardino viene parzialmente trasformato secondo un gusto "paesistico" nell'Ottocento, mentre nel 1909 Cesare Imperiale fa inserire sul retro dell'edificio una scalinata con ninfeo in stile cinquecentesco.