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Villa Lomellini Rostan a Multedo

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
- Genova

La presenza dei Lomellini nel ponente genovese è attestata sin dal XIV secolo e si concretizza in numerosi interventi edilizi ed architettonici di rilievo; in particolare, emerge per importanza la villa di Multedo che con il monastero del Monte Oliveto costituiva un complesso monumentale e paesistico assolutamente unico.

Tra il 1343 e il '46 Ansaldo Lomellini acquista i poderi e il terreno boschivo su cui sorgera la villa nella meta del Cinquecento quale segno dell'aumentato potere della famiglia, derivante dai traffici commerciali nella colonia di Tabarca. L'edificio è fatto costruire negli anni tra il 1564-68 per volontà di Angelo Lomellini secondo uno schema tipologico decisamente radicato nel gusto e nella cultura locali, in alternativa ai modelli romani importati dall'Alessi.

Lo schema planimetrico a sviluppo prevalentemente longitudinale, da luogo a volumetrie dilatate ed alleggerite da logge laterali che si contrappongono alla monumentale compattezza delle masse alessiane, offrendo un esempio significativo di rapporto diretto tra architettura ed ambiente. La stessa distribuzione degli spazi, organizzata sulla sequenza "atrio-scala-loggia-salone-galleria di accesso al giardino" attesta l'esistenza del continuo interscambio tra interno ed esterno, tra palazzo e giardini, completamente estraneo alle ville del maestro umbro.

Il prospetto simmetrico presenta un piano terra rialzato con due rampe d'accesso convergenti, un piano nobile a logge angolari, un ultimo ammezzato nel sottotetto ed un'alta copertura a padiglione che caratterizza quasi tutta l'edilizia aulica genovese. L'immagine di casa-forte situata in prossimità di un tratto indifeso di costa è evidenziata dall'imponente torre quadrangolare, all'angolo nord-orientale della villa, coronata a sbalzo su mensoloni e dalle guardiole in aggetto sugli spigoli; l'effetto di severa austerità che ne deriva era, tuttavia, originariamente attenuato dalla ricchezza decorativa della "pelle" pittorica esterna (oggi quasi completamente illeggibile).

Nelle ville pre-alessiane, infatti, l'apparato dipinto delle facciate riveste un ruolo prevalentemente scenografico e di parato, strumentale alla smaterializzazione dei volumi; specchiature circoscritte da fregi e grottesche, figure in finte nicchie unite ad altri elementi decorativo-architettonici del repertorio genovese quattro-cinquecentesco alleggeriscono la facciata al pari delle triplici logge (tamponate alla fine del XVIII secolo).

Gli interni conservano ancora le originarie partiture ad affresco e grottesche eseguite da Bernardo Castello e dalla sua scuola, con vertici espressivi notevoli nelle logge e nella volta del salone. Nel XVIII secolo il doge Agostino Pallavicino, eclatante figura di illuminista, affida ad Andrea Tagliafichi la trasformazione del parco (distrutto nei primi decenni del '900) in "giardino all'inglese", strutturato su una successione di vedute prospettiche di grande effetto in cui si alternano paesaggio naturale e spunti di ispirazione classica.

Affiancata al lato orientale della villa, sorge la cappella realizzata da Carlo Sada da Bellagio per i Rostan, proprietari nella seconda metà del '800, e dedicata all'Immacolata. La chiesa, in forme neoclassiche, presenta una cupola sorretta da quattro colonne di granito ed una decorazione ad affresco eseguita da Costantino Serena. Alla fine del secolo scorso con il passaggio dell'intero complesso ai marchesi Reggio, eredi di Elisa Reggio Rostan, inizia una fase di rapido declino in cui, malgrado il vincolo monumentale, il giardino è trasformato in campo sportivo e una parte del parco insediata da impianti petroliferi mentre l'assetto urbano delle aree limitrofe è definitivamente compromesso dalle lottizzazioni del dopoguerra e dallo snodo autostradale.

Villa Lomellini Rostan a Multedo
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Genova

La presenza dei Lomellini nel ponente genovese è attestata sin dal XIV secolo e si concretizza in numerosi interventi edilizi ed architettonici di rilievo; in particolare, emerge per importanza la villa di Multedo che con il monastero del Monte Oliveto costituiva un complesso monumentale e paesistico assolutamente unico.

Tra il 1343 e il '46 Ansaldo Lomellini acquista i poderi e il terreno boschivo su cui sorgera la villa nella meta del Cinquecento quale segno dell'aumentato potere della famiglia, derivante dai traffici commerciali nella colonia di Tabarca. L'edificio è fatto costruire negli anni tra il 1564-68 per volontà di Angelo Lomellini secondo uno schema tipologico decisamente radicato nel gusto e nella cultura locali, in alternativa ai modelli romani importati dall'Alessi.

Lo schema planimetrico a sviluppo prevalentemente longitudinale, da luogo a volumetrie dilatate ed alleggerite da logge laterali che si contrappongono alla monumentale compattezza delle masse alessiane, offrendo un esempio significativo di rapporto diretto tra architettura ed ambiente. La stessa distribuzione degli spazi, organizzata sulla sequenza "atrio-scala-loggia-salone-galleria di accesso al giardino" attesta l'esistenza del continuo interscambio tra interno ed esterno, tra palazzo e giardini, completamente estraneo alle ville del maestro umbro.

Il prospetto simmetrico presenta un piano terra rialzato con due rampe d'accesso convergenti, un piano nobile a logge angolari, un ultimo ammezzato nel sottotetto ed un'alta copertura a padiglione che caratterizza quasi tutta l'edilizia aulica genovese. L'immagine di casa-forte situata in prossimità di un tratto indifeso di costa è evidenziata dall'imponente torre quadrangolare, all'angolo nord-orientale della villa, coronata a sbalzo su mensoloni e dalle guardiole in aggetto sugli spigoli; l'effetto di severa austerità che ne deriva era, tuttavia, originariamente attenuato dalla ricchezza decorativa della "pelle" pittorica esterna (oggi quasi completamente illeggibile).

Nelle ville pre-alessiane, infatti, l'apparato dipinto delle facciate riveste un ruolo prevalentemente scenografico e di parato, strumentale alla smaterializzazione dei volumi; specchiature circoscritte da fregi e grottesche, figure in finte nicchie unite ad altri elementi decorativo-architettonici del repertorio genovese quattro-cinquecentesco alleggeriscono la facciata al pari delle triplici logge (tamponate alla fine del XVIII secolo).

Gli interni conservano ancora le originarie partiture ad affresco e grottesche eseguite da Bernardo Castello e dalla sua scuola, con vertici espressivi notevoli nelle logge e nella volta del salone. Nel XVIII secolo il doge Agostino Pallavicino, eclatante figura di illuminista, affida ad Andrea Tagliafichi la trasformazione del parco (distrutto nei primi decenni del '900) in "giardino all'inglese", strutturato su una successione di vedute prospettiche di grande effetto in cui si alternano paesaggio naturale e spunti di ispirazione classica.

Affiancata al lato orientale della villa, sorge la cappella realizzata da Carlo Sada da Bellagio per i Rostan, proprietari nella seconda metà del '800, e dedicata all'Immacolata. La chiesa, in forme neoclassiche, presenta una cupola sorretta da quattro colonne di granito ed una decorazione ad affresco eseguita da Costantino Serena. Alla fine del secolo scorso con il passaggio dell'intero complesso ai marchesi Reggio, eredi di Elisa Reggio Rostan, inizia una fase di rapido declino in cui, malgrado il vincolo monumentale, il giardino è trasformato in campo sportivo e una parte del parco insediata da impianti petroliferi mentre l'assetto urbano delle aree limitrofe è definitivamente compromesso dalle lottizzazioni del dopoguerra e dallo snodo autostradale.