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Santuario di Nostra Signora del Deserto

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Millesimo
Il santuario Il santuario
Il santuario Il santuario
La facciata La facciata

Il santuario settecentesco della Madonna del Deserto sorge su una radura all'incrocio tra i sentieri che risalgono dalle valli circostanti, ricche di boschi. Tra i sentieri che portano al santuario settecentesco uno attraversa la Valle dei Tre Re, che insieme a Bric Tana fa parte di un parco regionale ed è particolare per i fenomeni carsici (grotte e doline).

L'immagine della Madonna con il Bambino, un tempo dipinta sul muro di un essiccatoio per castagne, è chiamata dalla gente del luogo "Madonna del Garbazzo", perchè accanto al seccatoio, da una grossa buca ("buca" nel dialetto locale si dice "garbo"), era scaturita una fontana. Il luogo ricco di acqua sorgiva viene anche denominato "Madonna delle Tre Fonti" perché intorno al seccatoio c'erano tre sorgenti. Il dipinto oggetto di venerazione porta la scritta "Nomen Virginis Mariae" e la data 1618, ma il restauro del 1964 giudica l'opera assai più antica (XIV secolo).

Secondo la tradizione, una donna di Finale, in viaggio per Ceva con il figlio nato cieco per farlo visitare da un medico del luogo, si ferma a riposare presso il seccatoio, invoca la Vergine dipinta sul muro e ottiene la grazia di far riacquistar la vista al suo bambino. Secondo la testimonianza di don Martini, parroco di Carcare, il miracolo avviene nel 1726: da quel momento in poi si verificano diversi altri miracoli e nello stesso anno, grazie al notevole afflusso di fedeli, la popolazione riesce a edificare la prima chiesa.

Il nucleo più antico risale dunque al 1727 grazie allo zelo dei sacerdoti, alla devozione e alla generosita degli abitanti del luogo. I lavori subiscono una battuta d'arresto quando i soldati di Napoleone, in seguito alle vittorie riportate a Montenotte, Dego e Millesimo, saccheggiano il santuario e le borgate vicine. I lavori d'ingrandimento vengono ripresi nel 1820, anno in cui l'immagine dipinta sul muro del seccatoio viene tagliata e collocata nella nicchia marmorea sopra l'altare maggiore.

Per contenere i sempre più numerosi pellegrini che accorrono continuamente al santuario, nel 1867 la chiesa subisce un'ulteriore ampliamento. La forma attuale del santuario risale al 1878: la chiesa è a pianta centrale con imponente cupola, affrescata con "Scene della vita della vergine". Gli affreschi della cupola sono opera degli anni '50 di Adalberto Migliorati di Perugia.Nel 1927 viene montato il grandioso organo fabbricato nel 1855 da Nicomede Agati. Accanto al santuario c'è la Casa del Pellegrino in grado di ospitare più di cento persone.

Tra i numerosi ex voto conservati nel santuario, ispirati a episodi di vita contadina, spiccano le tele realizzate dagli inizi del XIX secolo al 1940 da Carlo Leone Gallo.Nel 1939 il sentiero del santuario viene ampliato e asfaltato nel 1965.

Santuario di Nostra Signora del Deserto
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Millesimo

Il santuario settecentesco della Madonna del Deserto sorge su una radura all'incrocio tra i sentieri che risalgono dalle valli circostanti, ricche di boschi. Tra i sentieri che portano al santuario settecentesco uno attraversa la Valle dei Tre Re, che insieme a Bric Tana fa parte di un parco regionale ed è particolare per i fenomeni carsici (grotte e doline).

L'immagine della Madonna con il Bambino, un tempo dipinta sul muro di un essiccatoio per castagne, è chiamata dalla gente del luogo "Madonna del Garbazzo", perchè accanto al seccatoio, da una grossa buca ("buca" nel dialetto locale si dice "garbo"), era scaturita una fontana. Il luogo ricco di acqua sorgiva viene anche denominato "Madonna delle Tre Fonti" perché intorno al seccatoio c'erano tre sorgenti. Il dipinto oggetto di venerazione porta la scritta "Nomen Virginis Mariae" e la data 1618, ma il restauro del 1964 giudica l'opera assai più antica (XIV secolo).

Secondo la tradizione, una donna di Finale, in viaggio per Ceva con il figlio nato cieco per farlo visitare da un medico del luogo, si ferma a riposare presso il seccatoio, invoca la Vergine dipinta sul muro e ottiene la grazia di far riacquistar la vista al suo bambino. Secondo la testimonianza di don Martini, parroco di Carcare, il miracolo avviene nel 1726: da quel momento in poi si verificano diversi altri miracoli e nello stesso anno, grazie al notevole afflusso di fedeli, la popolazione riesce a edificare la prima chiesa.

Il nucleo più antico risale dunque al 1727 grazie allo zelo dei sacerdoti, alla devozione e alla generosita degli abitanti del luogo. I lavori subiscono una battuta d'arresto quando i soldati di Napoleone, in seguito alle vittorie riportate a Montenotte, Dego e Millesimo, saccheggiano il santuario e le borgate vicine. I lavori d'ingrandimento vengono ripresi nel 1820, anno in cui l'immagine dipinta sul muro del seccatoio viene tagliata e collocata nella nicchia marmorea sopra l'altare maggiore.

Per contenere i sempre più numerosi pellegrini che accorrono continuamente al santuario, nel 1867 la chiesa subisce un'ulteriore ampliamento. La forma attuale del santuario risale al 1878: la chiesa è a pianta centrale con imponente cupola, affrescata con "Scene della vita della vergine". Gli affreschi della cupola sono opera degli anni '50 di Adalberto Migliorati di Perugia.Nel 1927 viene montato il grandioso organo fabbricato nel 1855 da Nicomede Agati. Accanto al santuario c'è la Casa del Pellegrino in grado di ospitare più di cento persone.

Tra i numerosi ex voto conservati nel santuario, ispirati a episodi di vita contadina, spiccano le tele realizzate dagli inizi del XIX secolo al 1940 da Carlo Leone Gallo.Nel 1939 il sentiero del santuario viene ampliato e asfaltato nel 1965.