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Santuario di Nostra Signora di Montebruno

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Montebruno
Il santuario Il santuario
Il santuario Il santuario

Si dice voluto dai Doria l'antico ponte di pietra a quattro arcate che passa sul Trebbia e collega il centro storico del paese alla riva destra del fiume, dove, in posizione isolata dall'abitato, circondato da boschi e prati, viene fondato il Santuario di Nostra Signora di Montebruno, il più antico della Val Trebbia. Nel 1478, secondo la tradizione ecclesiastica, la Beata Vergine appare a un pastorello muto e gli restituisce la parola.

Sul luogo dell'apparizione avviene anche il ritrovamento su un faggio della statua lignea che ancora si conserva nel santuario. La costruzione del tempio mariano nel 1486, è voluta da Gian Luigi Fieschi "il Grande", che dona il terreno per costruire la chiesa ed il convento al beato Giovanni Battista Poggi, fondatore della Nuova Congregazione degli Agostiniani eremiti sotto il titolo di Santa Maria della Consolazione di Genova.

Nei secoli successivi la chiesa viene ampliata e a partire dal XVI secolo presenta le forme attuali a tre navate: l'interno architettonico è di stampo gotico mentre le ricche decorazioni di marmi e stucchi sono di epoca barocca. La Madonna lignea venerata dai fedeli è di probabile origine orientale e viene custodita nell'ancona di marmi policromi sull'altare maggiore. Il santuario custodisce affreschi e decorazioni di diverse epoche: il tabernacolo di marmo è del 1500; l'affresco raffigurante il Battesimo di Sant'Agostino (1585), opera di Ottavio Semino (1520-1604), si trova sopra il coro ligneo; di Giovanni Quinzio (1832-1918) sono gli affreschi del presbiterio (1877); il rifacimento della facciata con lesene e timpano risale al 1897.

Tra i numerosi ex voto si rilevano anche frammenti di gomene delle galere di Andrea Doria. Il santuario, designato con decretale vescovile meta del grande Giubileo del 2000, ospita, all'interno delle strutture dell'annesso ex convento agostiniano, un importante museo contadino. Recente è il processo di recupero del chiostro, che ha già ripristinato le aperture del loggiato inferiore, in passato tamponate e si dispone a restituire il ciclo di affreschi del XVI e XVII secolo che decora gli ambienti conventuali che si affacciano sul chiostro, tra cui l'Ultima Cena e Sant'Agostino in cattedra sulle pareti dell'antico refettorio.

Santuario di Nostra Signora di Montebruno
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Montebruno

Si dice voluto dai Doria l'antico ponte di pietra a quattro arcate che passa sul Trebbia e collega il centro storico del paese alla riva destra del fiume, dove, in posizione isolata dall'abitato, circondato da boschi e prati, viene fondato il Santuario di Nostra Signora di Montebruno, il più antico della Val Trebbia. Nel 1478, secondo la tradizione ecclesiastica, la Beata Vergine appare a un pastorello muto e gli restituisce la parola.

Sul luogo dell'apparizione avviene anche il ritrovamento su un faggio della statua lignea che ancora si conserva nel santuario. La costruzione del tempio mariano nel 1486, è voluta da Gian Luigi Fieschi "il Grande", che dona il terreno per costruire la chiesa ed il convento al beato Giovanni Battista Poggi, fondatore della Nuova Congregazione degli Agostiniani eremiti sotto il titolo di Santa Maria della Consolazione di Genova.

Nei secoli successivi la chiesa viene ampliata e a partire dal XVI secolo presenta le forme attuali a tre navate: l'interno architettonico è di stampo gotico mentre le ricche decorazioni di marmi e stucchi sono di epoca barocca. La Madonna lignea venerata dai fedeli è di probabile origine orientale e viene custodita nell'ancona di marmi policromi sull'altare maggiore. Il santuario custodisce affreschi e decorazioni di diverse epoche: il tabernacolo di marmo è del 1500; l'affresco raffigurante il Battesimo di Sant'Agostino (1585), opera di Ottavio Semino (1520-1604), si trova sopra il coro ligneo; di Giovanni Quinzio (1832-1918) sono gli affreschi del presbiterio (1877); il rifacimento della facciata con lesene e timpano risale al 1897.

Tra i numerosi ex voto si rilevano anche frammenti di gomene delle galere di Andrea Doria. Il santuario, designato con decretale vescovile meta del grande Giubileo del 2000, ospita, all'interno delle strutture dell'annesso ex convento agostiniano, un importante museo contadino. Recente è il processo di recupero del chiostro, che ha già ripristinato le aperture del loggiato inferiore, in passato tamponate e si dispone a restituire il ciclo di affreschi del XVI e XVII secolo che decora gli ambienti conventuali che si affacciano sul chiostro, tra cui l'Ultima Cena e Sant'Agostino in cattedra sulle pareti dell'antico refettorio.