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Porta Soprana

Tipologia: Architetture/Castelli e fortificazioni
via di Porta Soprana - 16128 Genova (GE)
Telefono: 010/2516714
Fax: 010/2465346
La porta La porta
La porta La porta
Epigrafe Epigrafe
La porta La porta
La porta La porta
La porta La porta
La costruzione del manufatto nel 1155, ad opera probabilmente degli stessi magistri antelami che realizzarono Porta dei Vacca (Maestro Giscardo, Giovanni Bono Cortese e Giovanni di Castello) è documentata nelle epigrafi murate al suo interno, la cui riscoperta avvenuta nel 1865, diede il via ad una lunga stagione di restauri. La rimozione delle abitazioni addossate a Porta Soprana sin dal XVI sec. avviene a fine Ottocento con l'intervento di D'Andrade, in occasione della sistemazione di via XX Settembre e piazza De Ferrari, e negli anni '30 del secolo scorso quando Orlando Grosso dirige il restauro della torre sud conseguente all'apertura di piazza Dante. Il progetto delle mura del XII sec. erette contro l'imperatore Federico di Hoenstaufen detto il Barbarossa, prevedeva una porta all'estremo levante del nucleo urbano primitivo sul valico del Piano di S. Andrea, laddove la rete viaria conduceva quasi ininterrottamente all'antico castrum (via Ravecca), al porto del Mandraccio (salita del Prione) e alla parte opposta della città, presidiata da Porta Sottana (di Santa Fede o dei Vacca). La doppia denominazione deriva al manufatto sia dalla sua collocazione nel punto più elevato della cinta muraria sia dalla presenza del vicino monastero di S. Andrea, demolito agli inizi del XX sec. per tracciare via Dante. La porta, che si identificò sin dall'inizio con la città medioevale racchiusa dalla coeva cerchia difensiva, contemporaneamente assunse un significato celebrativo recuperando il concetto di "porta sacra".
Il varco in pietra ad un fornice, inserito tra due torrioni a pianta semicircolare all'esterno e prospetto rettilineo verso la città ricalca la soluzione adottata per la Porta dei Vacca. La compattezza del fronte est è interrotta soltanto da due ordini di feritoie ed è modulata da archetti ciechi pensili, con doppia cornice a dentelli nel coronamento delle torri, e da una merlatura conclusiva a coda di rondine. Il fornice a sesto acuto con doppia ghiera, è impostato su colonnine ottagonali e capitelli neo-corinzi, da cui parte il sottarco a sezione ottagona composto da rocchi in marmo bianco e pietra scura. Il lato sul Piano di S. Andrea è caratterizzato da due finestroni sovrapposti a sesto acuto e doppia ghiera, da un listello continuo tra i piani delle feritoie e da arcatelle al di sotto dei merli; il varco, infine, è risolto in forma di protiro aggettante, con profilo a tutto sesto su piedritti e colonne. La spazio interno è articolato in due grandi vani sovrapposti con volte in pietra; le cornici in aggetto costituivano gli appoggi dei solai lignei per ulteriori suddivisioni dei vani e l'accesso agli spazi inferiori al primo ordine di archetti avviene attraverso due porte con sovrapposta finestra ad occhio. Oltrepassando la cisterna duecentesca e mediante la scala ricostruita sulla facciata interna delle mura si giunge al camminamento di ronda e al piano superiore delle torri. Qui, un sistema di scale elicoidali in pietra costruite a sbalzo consente di raggiungere i ballatoi dei finestroni ogivali e le terrazze sommitali.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Il manufatto, unito ad un breve tratto di mura ancora visibile, è localizzato sul Piano di sant’Andrea, estremo poggio di levante della collina di Castello che si affaccia su piazza Dante.
Lo slargo, frutto delle scelte urbanistiche degli Anni Trenta del secolo scorso, rende evidente l’antitesi tra il nucleo antico, racchiuso dalla cinta eretta a partire dal 1155, e la parte Otto-Novecentesca sottostante, mitigata appena dall’esile “ponte” di vico Dritto Ponticello.

Uso storico: Porta della cinta muraria urbana, fortificazione
Uso attuale: Architettura fruibile, opera monumentale regolarmente aperta al pubblico

Le lapidi delle torri nord e sud

“MARTE MEI PoPuLI FUIT HACTENUS AFFRICA MOTA POST ASIE PARTES ET ABHINC YSPANIA TOTA ALMERIAM CEPI TORTOSAMQue SUBEGI SEPTIMUS ANNUS AB HAC ET ERAT BISQUARTUS AB ILLA HOC EGO MUNIMEN CUm FECI IANUA PRIDEM UNDECIES CENTENO CUM TOCIENSQUE QUINO ANNO POST PARTUm VENERAnDE VIRGINIS ALMUM IN CONSULATU COmmunIS Willelmi LUSII . IOHannIS MALIAUCELLI . OBErTI CAnCELLIarii Willelmi PORCI . DE PLACITIS OBerTI RECALCATI . NICOLE ROCE Willelmi CINGALE Willelmi STANGONI BONIVASSALli DE CASTRO ET BAIAMUNDI DE ODONE M “.

“Colla forza del mio popolo fu già l'Africa tocca, dopo altre parti dell'Asia; e poi quasi tutta la Spagna. Soggiogai Almeria e Tortosa: or son sett'anni questa ed eran otto da quella, quando io Genova posi questo ricordo verso l'undicesimo secolo più undici lustri dopo, l'Almo Parto della Veneranda Vergine. Sotto il consolato di Guglielmo Lusio, Giovanni Malocello, Oberto Cancelliere, Guglielmo Porco , e i Consiglieri, Oberto Recalcati, Nicola Rocca, Guglielmo Cingale, Guglielmo Stangone, Bonvassallo de Castro e Boiamondo de Odone”.

“IN NOmInE OmnIPOTENTIS DEI PATRIS ET FILII ET SPirituS SanCtI Amen SUM MUNITA VIRIS . MURIS CIRCUMDATA MIRIS . ET VIRTUTE MEA PELLO ProCUL HOSTICA TELA . SI PACEM PORTAS . LICET HAS TIBI TANGERE PORTAS . SI BELLUM QUERES TRISTIS VICTUSQue RECEDES . AUSTER ET OCCASus SEPTEMTRIO NOVIT ET ORTus QUANTOS BELLORUm SUPERAVI IANUA MOTus . IN ConSULATU COmmunIS Willelmi PORCI . OBErTI CANCELLIariI . IOHannIS MALIAUCELLI ET Willelmi LUSII PLACITORum BOIAMUNDI DE ODONE BONIVASSALLI DE CASTRO . Willelmi STANCOnIS Willelmi CIGALE . NICOLE ROCE . ET OBERrTI RECALCATI .”

“In nome di Dio padre onnipotente, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen. Sono fornita d'uomini, circondata da splendide mura, e con il mio valore respingo le armi nemiche. Se porti la pace puoi toccare questa Porta, se cerchi guerra dovrai ritrarti triste e vinto. Meridione ed occidente, settentrione ed oriente sanno quanti assalti Genova superò. Sotto il Consolato di Guglielmo Porco, Oberto Cancelliere, Giovanni Maliaucelli e Guglielmo Lusio; E dei Consiglieri Boiamondo d'Oddone, Bonvassallo de Castro, Guglielmo Stangone, Guglielmo Cigala, Nicola Roca e Oberto Recalcato".

L'antico stenogramma urbano e il primo genovino

“Non possediamo immagini di Genova per il secolo XII, salvo il disegno inciso sul “verso” del primo genovino coniato nel 1139 e per molti secoli ritenuto raffigurazione dell'antico castrum; in realtà, [...], esso non è che la stilizzazione del sigillo comunale in cui la forma civitatis ianuensis è costituita – come per quasi tutte le immagini simili – da una cerchia di mura che accoglie molti e diversi edifici. Per Genova, a ribadire la sua natura di sbocco continentale, vi appare sottolineata una grande porta gemina al centro di uno stenogramma urbano che ha origini molto lontane ed addirittura bizantine, con cui si rappresenta sempre ed ovunque l'idea di città”.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
Porta Soprana
Tipologia: Architetture/Castelli e fortificazioni
via di Porta Soprana 16128 Genova (GE)
Telefono: 010/2516714
Fax: 010/2465346
La costruzione del manufatto nel 1155, ad opera probabilmente degli stessi magistri antelami che realizzarono Porta dei Vacca (Maestro Giscardo, Giovanni Bono Cortese e Giovanni di Castello) è documentata nelle epigrafi murate al suo interno, la cui riscoperta avvenuta nel 1865, diede il via ad una lunga stagione di restauri. La rimozione delle abitazioni addossate a Porta Soprana sin dal XVI sec. avviene a fine Ottocento con l'intervento di D'Andrade, in occasione della sistemazione di via XX Settembre e piazza De Ferrari, e negli anni '30 del secolo scorso quando Orlando Grosso dirige il restauro della torre sud conseguente all'apertura di piazza Dante. Il progetto delle mura del XII sec. erette contro l'imperatore Federico di Hoenstaufen detto il Barbarossa, prevedeva una porta all'estremo levante del nucleo urbano primitivo sul valico del Piano di S. Andrea, laddove la rete viaria conduceva quasi ininterrottamente all'antico castrum (via Ravecca), al porto del Mandraccio (salita del Prione) e alla parte opposta della città, presidiata da Porta Sottana (di Santa Fede o dei Vacca). La doppia denominazione deriva al manufatto sia dalla sua collocazione nel punto più elevato della cinta muraria sia dalla presenza del vicino monastero di S. Andrea, demolito agli inizi del XX sec. per tracciare via Dante. La porta, che si identificò sin dall'inizio con la città medioevale racchiusa dalla coeva cerchia difensiva, contemporaneamente assunse un significato celebrativo recuperando il concetto di "porta sacra".
Il varco in pietra ad un fornice, inserito tra due torrioni a pianta semicircolare all'esterno e prospetto rettilineo verso la città ricalca la soluzione adottata per la Porta dei Vacca. La compattezza del fronte est è interrotta soltanto da due ordini di feritoie ed è modulata da archetti ciechi pensili, con doppia cornice a dentelli nel coronamento delle torri, e da una merlatura conclusiva a coda di rondine. Il fornice a sesto acuto con doppia ghiera, è impostato su colonnine ottagonali e capitelli neo-corinzi, da cui parte il sottarco a sezione ottagona composto da rocchi in marmo bianco e pietra scura. Il lato sul Piano di S. Andrea è caratterizzato da due finestroni sovrapposti a sesto acuto e doppia ghiera, da un listello continuo tra i piani delle feritoie e da arcatelle al di sotto dei merli; il varco, infine, è risolto in forma di protiro aggettante, con profilo a tutto sesto su piedritti e colonne. La spazio interno è articolato in due grandi vani sovrapposti con volte in pietra; le cornici in aggetto costituivano gli appoggi dei solai lignei per ulteriori suddivisioni dei vani e l'accesso agli spazi inferiori al primo ordine di archetti avviene attraverso due porte con sovrapposta finestra ad occhio. Oltrepassando la cisterna duecentesca e mediante la scala ricostruita sulla facciata interna delle mura si giunge al camminamento di ronda e al piano superiore delle torri. Qui, un sistema di scale elicoidali in pietra costruite a sbalzo consente di raggiungere i ballatoi dei finestroni ogivali e le terrazze sommitali.

Contesto urbano, territoriale e paesaggistico

Il manufatto, unito ad un breve tratto di mura ancora visibile, è localizzato sul Piano di sant’Andrea, estremo poggio di levante della collina di Castello che si affaccia su piazza Dante.
Lo slargo, frutto delle scelte urbanistiche degli Anni Trenta del secolo scorso, rende evidente l’antitesi tra il nucleo antico, racchiuso dalla cinta eretta a partire dal 1155, e la parte Otto-Novecentesca sottostante, mitigata appena dall’esile “ponte” di vico Dritto Ponticello.

Uso storico: Porta della cinta muraria urbana, fortificazione
Uso attuale: Architettura fruibile, opera monumentale regolarmente aperta al pubblico

Le lapidi delle torri nord e sud

“MARTE MEI PoPuLI FUIT HACTENUS AFFRICA MOTA POST ASIE PARTES ET ABHINC YSPANIA TOTA ALMERIAM CEPI TORTOSAMQue SUBEGI SEPTIMUS ANNUS AB HAC ET ERAT BISQUARTUS AB ILLA HOC EGO MUNIMEN CUm FECI IANUA PRIDEM UNDECIES CENTENO CUM TOCIENSQUE QUINO ANNO POST PARTUm VENERAnDE VIRGINIS ALMUM IN CONSULATU COmmunIS Willelmi LUSII . IOHannIS MALIAUCELLI . OBErTI CAnCELLIarii Willelmi PORCI . DE PLACITIS OBerTI RECALCATI . NICOLE ROCE Willelmi CINGALE Willelmi STANGONI BONIVASSALli DE CASTRO ET BAIAMUNDI DE ODONE M “.

“Colla forza del mio popolo fu già l'Africa tocca, dopo altre parti dell'Asia; e poi quasi tutta la Spagna. Soggiogai Almeria e Tortosa: or son sett'anni questa ed eran otto da quella, quando io Genova posi questo ricordo verso l'undicesimo secolo più undici lustri dopo, l'Almo Parto della Veneranda Vergine. Sotto il consolato di Guglielmo Lusio, Giovanni Malocello, Oberto Cancelliere, Guglielmo Porco , e i Consiglieri, Oberto Recalcati, Nicola Rocca, Guglielmo Cingale, Guglielmo Stangone, Bonvassallo de Castro e Boiamondo de Odone”.

“IN NOmInE OmnIPOTENTIS DEI PATRIS ET FILII ET SPirituS SanCtI Amen SUM MUNITA VIRIS . MURIS CIRCUMDATA MIRIS . ET VIRTUTE MEA PELLO ProCUL HOSTICA TELA . SI PACEM PORTAS . LICET HAS TIBI TANGERE PORTAS . SI BELLUM QUERES TRISTIS VICTUSQue RECEDES . AUSTER ET OCCASus SEPTEMTRIO NOVIT ET ORTus QUANTOS BELLORUm SUPERAVI IANUA MOTus . IN ConSULATU COmmunIS Willelmi PORCI . OBErTI CANCELLIariI . IOHannIS MALIAUCELLI ET Willelmi LUSII PLACITORum BOIAMUNDI DE ODONE BONIVASSALLI DE CASTRO . Willelmi STANCOnIS Willelmi CIGALE . NICOLE ROCE . ET OBERrTI RECALCATI .”

“In nome di Dio padre onnipotente, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen. Sono fornita d'uomini, circondata da splendide mura, e con il mio valore respingo le armi nemiche. Se porti la pace puoi toccare questa Porta, se cerchi guerra dovrai ritrarti triste e vinto. Meridione ed occidente, settentrione ed oriente sanno quanti assalti Genova superò. Sotto il Consolato di Guglielmo Porco, Oberto Cancelliere, Giovanni Maliaucelli e Guglielmo Lusio; E dei Consiglieri Boiamondo d'Oddone, Bonvassallo de Castro, Guglielmo Stangone, Guglielmo Cigala, Nicola Roca e Oberto Recalcato".

L'antico stenogramma urbano e il primo genovino

“Non possediamo immagini di Genova per il secolo XII, salvo il disegno inciso sul “verso” del primo genovino coniato nel 1139 e per molti secoli ritenuto raffigurazione dell'antico castrum; in realtà, [...], esso non è che la stilizzazione del sigillo comunale in cui la forma civitatis ianuensis è costituita – come per quasi tutte le immagini simili – da una cerchia di mura che accoglie molti e diversi edifici. Per Genova, a ribadire la sua natura di sbocco continentale, vi appare sottolineata una grande porta gemina al centro di uno stenogramma urbano che ha origini molto lontane ed addirittura bizantine, con cui si rappresenta sempre ed ovunque l'idea di città”.

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Questo luogo appartiene all'itinerario