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Chiesa di Sant'Andrea

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Sarzana
La facciata La facciata
Il portale Il portale
Un particolare Un particolare

La convivenza delle due pievi di San Basilio e Sant’Andrea a Sarzana è attestata con sicurezza dalla bolla papale di Papa Anastasio (1154).

La loro comparsa documentaria è pressoché coeva (terzo - quarto decennio del XII secolo) e non priva di difficoltà interpretative.  Il privilegio vescovile e capitolare del 1187 richiede l’assenso al Papa Gregorio VIII per la traslazione della sede diocesana da Luni a Sarzana, borgo cresciuto lungo la Via Francigena più popoloso, vitale e commercialmente attivo della stremata civitas lunense e tra il 1201 e il 1204 le due pievi rurali sarzanesi di San Basilio e Sant’Andrea vengono definitivamente affidate al capitolo lunense.

La chiesa di Sant'Andrea, inizialmente costruita sopra le fondamenta di un edificio medievale dalla datazione incerta, ha subito numerosi restauri e modifiche, diventando dal 1204 il battistero della città e la sede giurisdizionale del Comune fino al XIV secolo. Grazie all'analisi delle sequenze stratigrafiche condotte in seguito a recenti interventi archeologici, è possibile ripercorrere con sufficiente precisione le diverse fasi costruttive. Nell’edificio primigenio la facciata era meno elevata rispetto alla costruzione attuale, come mostrano le porzioni di muratura originarie, ancora visibili, il cui sistema costruttivo prevedeva conci di calcare semplicemente sbozzati con una tessitura isodoma in blocchi di macigno, secondo il sistema costruttivo delle chiese lunigianesi edificate a partire dal XII secolo.

L’interno dell’edificio primitivo, risalente ai primi decenni del XII secolo, presentava una struttura a tre navate. Con la ristrutturazione successiva agli statuti del 1330, la demolizione comprese l'abbattimento delle colonne, dei muri e delle volte interne, a questo periodo è da ricondurre la costruzione del campanile a torre romanica con una successione di aperture sempre maggiori dal basso verso l’alto (da due, tre e quattro fori). Le tre originarie navate furono trasformate in un'unica aula, si aprirono nuove e più ampie finestre e si procedette ad un abbellimento generale dell'edificio con monumenti interni e cappelle. Nel corso di questa prima radicale trasformazione venne aperto sul fianco, attualmente costeggiato da via Bonaparte, un portale che può essere assunto ad emblema del particolare clima culturale che il borgo di Sarzana, nel momento in cui si trasforma in città, si trova a vivere. Gli ignoti costruttori impiegarono infatti per realizzarlo marmo bianco e macigno di arenaria. La cornice in marmo a dadini e le tessere in marmo bianco che strutturano l’arco conferiscono uno status moderno che guarda alla rinnovata cultura dei coevi lapicidi pisani, mentre la presenza sull’architrave delle raffigurazioni – Agnus Dei, Sidus di Sarzana, e Croce in arenaria riecheggiano, nella riedificata pieve, il sostrato di una cultura locale.

Di lì a poco nella chiesa di San Francesco, il marmoreo monumento funebre di Guarniero degli Antelminelli, scultura pisana del 1338 di Giovanni di Balduccio da Pisa, introdurrà nella città una novità dirompente. Riferibile al periodo immediatamente successivo ai rifacimenti trecenteschi è la vasca tombale terragna, la cui data è illeggibile e da ricondurre all’antica famiglia dei Mercadanti una delle più cospicue del XIV, oggi collocata sul lato destro della controfacciata interna. 

Da segnalare, collocato sull’altare posto a sinistra dell’altare maggiore, un dipinto murale quattrocentesco che si collega ad un altro presente nella cattedrale. Entrambe le opere sono copie della “Madonna del Sasso”, la più antica fra le immagine mariane venerate a Lucca, custodita nella chiesa di Sant’Agostino e testimone dei tenaci legami che continuarono o ad unire Lucca a Sarzana anche dopo l’abbandono di ogni mira egemonica da parte della città toscana.

Una nuova rivisitazione complessiva della struttura interna fu approntata nel corso del XVI secolo, in quel periodo venne spostata l’antica Croce di Guglielmo in Cattedrale, dopo essere stata conservata per “cintinaia d’anni” in Sant’ Andrea. I lavori, affidati al maestro Giacomino di Guglielmo, si avviarono nel 1579 e interessarono il battistero, la zona absidale, la volta della navata, la cupola, e l'ingresso abbellito con un portale cinquecentesco in marmo bianco di Carrara con stipiti ornati da due cariatidi a seno scoperto, sormontato dalla stella ad otto punte e il sidus, simbolo degli Anziani del comune di Sarzana, l’architrave in marmo è decorata con testine di angelo e festoncini di frutta. Sopra il portale è situata una finestrella bifora, con colonnina mediana con soprastante capitello, tra gli archi si affaccia una piccola testa umana. Alla fine del XVI secolo, all’interno del presbiterio venne realizzato il fonte battesimale in marmo da Giovanni Morelli, un artista carrarese. Da segnalare le sculture marmoree cinquecentesche raffiguranti il patrono di Sarzana, Sant'Andrea, ed i Santi Pietro e Paolo un tempo prospicienti il portale, oggi ricollocati nella navata sinistra.

Conclusi i lavori, il 23 settembre del 1590 la rinnovata pieve di Sant'Andrea fu consacrata dal vescovo Giovanni Battista Salvago. Tra i dipinti che arricchivano la pieve oggi è ancora visibile, a sinistra della controfacciata di ingresso, la pala destinata all’altare dei Santi Sebastiano e Fabiano raffigurante La Madonna col bambino e Santi omonimi di Andrea Bogianus, autore presumibilmente genovese, caratterizzata da rigida simmetria e semplicità devozionale.  La Vocazione di Santi Giacomo e Giovanni di Fiasella è oggi visibile nel Museo Diocesano, così come l’importante scultura marmorea trecentesca dell’Annunciazione di matrice pisana, sostituita nella Pieve da un calco che ne perpetua l’immagine.

Itinerari

Questo luogo appartiene all'itinerario
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Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Sarzana

La convivenza delle due pievi di San Basilio e Sant’Andrea a Sarzana è attestata con sicurezza dalla bolla papale di Papa Anastasio (1154).

La loro comparsa documentaria è pressoché coeva (terzo - quarto decennio del XII secolo) e non priva di difficoltà interpretative.  Il privilegio vescovile e capitolare del 1187 richiede l’assenso al Papa Gregorio VIII per la traslazione della sede diocesana da Luni a Sarzana, borgo cresciuto lungo la Via Francigena più popoloso, vitale e commercialmente attivo della stremata civitas lunense e tra il 1201 e il 1204 le due pievi rurali sarzanesi di San Basilio e Sant’Andrea vengono definitivamente affidate al capitolo lunense.

La chiesa di Sant'Andrea, inizialmente costruita sopra le fondamenta di un edificio medievale dalla datazione incerta, ha subito numerosi restauri e modifiche, diventando dal 1204 il battistero della città e la sede giurisdizionale del Comune fino al XIV secolo. Grazie all'analisi delle sequenze stratigrafiche condotte in seguito a recenti interventi archeologici, è possibile ripercorrere con sufficiente precisione le diverse fasi costruttive. Nell’edificio primigenio la facciata era meno elevata rispetto alla costruzione attuale, come mostrano le porzioni di muratura originarie, ancora visibili, il cui sistema costruttivo prevedeva conci di calcare semplicemente sbozzati con una tessitura isodoma in blocchi di macigno, secondo il sistema costruttivo delle chiese lunigianesi edificate a partire dal XII secolo.

L’interno dell’edificio primitivo, risalente ai primi decenni del XII secolo, presentava una struttura a tre navate. Con la ristrutturazione successiva agli statuti del 1330, la demolizione comprese l'abbattimento delle colonne, dei muri e delle volte interne, a questo periodo è da ricondurre la costruzione del campanile a torre romanica con una successione di aperture sempre maggiori dal basso verso l’alto (da due, tre e quattro fori). Le tre originarie navate furono trasformate in un'unica aula, si aprirono nuove e più ampie finestre e si procedette ad un abbellimento generale dell'edificio con monumenti interni e cappelle. Nel corso di questa prima radicale trasformazione venne aperto sul fianco, attualmente costeggiato da via Bonaparte, un portale che può essere assunto ad emblema del particolare clima culturale che il borgo di Sarzana, nel momento in cui si trasforma in città, si trova a vivere. Gli ignoti costruttori impiegarono infatti per realizzarlo marmo bianco e macigno di arenaria. La cornice in marmo a dadini e le tessere in marmo bianco che strutturano l’arco conferiscono uno status moderno che guarda alla rinnovata cultura dei coevi lapicidi pisani, mentre la presenza sull’architrave delle raffigurazioni – Agnus Dei, Sidus di Sarzana, e Croce in arenaria riecheggiano, nella riedificata pieve, il sostrato di una cultura locale.

Di lì a poco nella chiesa di San Francesco, il marmoreo monumento funebre di Guarniero degli Antelminelli, scultura pisana del 1338 di Giovanni di Balduccio da Pisa, introdurrà nella città una novità dirompente. Riferibile al periodo immediatamente successivo ai rifacimenti trecenteschi è la vasca tombale terragna, la cui data è illeggibile e da ricondurre all’antica famiglia dei Mercadanti una delle più cospicue del XIV, oggi collocata sul lato destro della controfacciata interna. 

Da segnalare, collocato sull’altare posto a sinistra dell’altare maggiore, un dipinto murale quattrocentesco che si collega ad un altro presente nella cattedrale. Entrambe le opere sono copie della “Madonna del Sasso”, la più antica fra le immagine mariane venerate a Lucca, custodita nella chiesa di Sant’Agostino e testimone dei tenaci legami che continuarono o ad unire Lucca a Sarzana anche dopo l’abbandono di ogni mira egemonica da parte della città toscana.

Una nuova rivisitazione complessiva della struttura interna fu approntata nel corso del XVI secolo, in quel periodo venne spostata l’antica Croce di Guglielmo in Cattedrale, dopo essere stata conservata per “cintinaia d’anni” in Sant’ Andrea. I lavori, affidati al maestro Giacomino di Guglielmo, si avviarono nel 1579 e interessarono il battistero, la zona absidale, la volta della navata, la cupola, e l'ingresso abbellito con un portale cinquecentesco in marmo bianco di Carrara con stipiti ornati da due cariatidi a seno scoperto, sormontato dalla stella ad otto punte e il sidus, simbolo degli Anziani del comune di Sarzana, l’architrave in marmo è decorata con testine di angelo e festoncini di frutta. Sopra il portale è situata una finestrella bifora, con colonnina mediana con soprastante capitello, tra gli archi si affaccia una piccola testa umana. Alla fine del XVI secolo, all’interno del presbiterio venne realizzato il fonte battesimale in marmo da Giovanni Morelli, un artista carrarese. Da segnalare le sculture marmoree cinquecentesche raffiguranti il patrono di Sarzana, Sant'Andrea, ed i Santi Pietro e Paolo un tempo prospicienti il portale, oggi ricollocati nella navata sinistra.

Conclusi i lavori, il 23 settembre del 1590 la rinnovata pieve di Sant'Andrea fu consacrata dal vescovo Giovanni Battista Salvago. Tra i dipinti che arricchivano la pieve oggi è ancora visibile, a sinistra della controfacciata di ingresso, la pala destinata all’altare dei Santi Sebastiano e Fabiano raffigurante La Madonna col bambino e Santi omonimi di Andrea Bogianus, autore presumibilmente genovese, caratterizzata da rigida simmetria e semplicità devozionale.  La Vocazione di Santi Giacomo e Giovanni di Fiasella è oggi visibile nel Museo Diocesano, così come l’importante scultura marmorea trecentesca dell’Annunciazione di matrice pisana, sostituita nella Pieve da un calco che ne perpetua l’immagine.

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