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Palazzo Manfredi

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
- Vessalico
Il palazzo Il palazzo
Un particolare Un particolare
Un particolare Un particolare

L'edificio, gia ritenuto la "curia" feudale, ove il signore locale esercitava il suo potere giudiziario, è una costruzione quattrocentesca. Conserva ancora vistosi segni della sua antica nobiltà, quali la lunga cornice segnapiano decorata con archetti pensili a tutto sesto, le due bifore rettangolari con le sottili colonnine marmoree e il soprapporta in pietra nera datato al 1526 recante un trigramma e due medaglioni ritratto con figure maschili clipeate, di fattura assai rustica, in un caso di larga derivazione dalla medaglistica classica.

Il palazzo è stato designato dal Comune come sede di una tappa del Museo del Territorio della Valle Arroscia dal tema "Vita nella valle di pieve 500 anni fa" per illustrare notizie sulla vita quotidiana, politica, economica e civile agli inizi del 1500 attraverso i capitoli degli Statuti della Valle Arroscia Inferiore, che regolarono la vita della Bassa Valle di Pieve di Teco dal 1513.

Gli Statuti nacquero dalla revisione di ordinamenti precedenti, terminata in data 11 agosto 1513 e furono approvati dai protettori del Banco di S. Giorgio, il 18 dicembre 1514. I personaggi realmente vissuti, come pure i temi, i reati, i magistrati, le attività che sono citati nel testo permettono la ricostruzione di alcune scene e modi di vita di Vessalico e delle castellanie di Cartari e Ranzo.

Il Capitano rappresentante di Genova nella valle, il Parlamento dei capi famiglia dei borghi, i Consoli e le altre autorità sono i protagonisti di queste ricostruzioni e di queste storie, assieme alle loro famiglie, ma anche assieme ai contadini, i commercianti e gli altri abitanti.
Un punto di vista che permette di di delineare la presenza e l'importanza del potere di Genova nella valle, rappresentata dal Capitano.

Palazzo Manfredi
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Vessalico

L'edificio, gia ritenuto la "curia" feudale, ove il signore locale esercitava il suo potere giudiziario, è una costruzione quattrocentesca. Conserva ancora vistosi segni della sua antica nobiltà, quali la lunga cornice segnapiano decorata con archetti pensili a tutto sesto, le due bifore rettangolari con le sottili colonnine marmoree e il soprapporta in pietra nera datato al 1526 recante un trigramma e due medaglioni ritratto con figure maschili clipeate, di fattura assai rustica, in un caso di larga derivazione dalla medaglistica classica.

Il palazzo è stato designato dal Comune come sede di una tappa del Museo del Territorio della Valle Arroscia dal tema "Vita nella valle di pieve 500 anni fa" per illustrare notizie sulla vita quotidiana, politica, economica e civile agli inizi del 1500 attraverso i capitoli degli Statuti della Valle Arroscia Inferiore, che regolarono la vita della Bassa Valle di Pieve di Teco dal 1513.

Gli Statuti nacquero dalla revisione di ordinamenti precedenti, terminata in data 11 agosto 1513 e furono approvati dai protettori del Banco di S. Giorgio, il 18 dicembre 1514. I personaggi realmente vissuti, come pure i temi, i reati, i magistrati, le attività che sono citati nel testo permettono la ricostruzione di alcune scene e modi di vita di Vessalico e delle castellanie di Cartari e Ranzo.

Il Capitano rappresentante di Genova nella valle, il Parlamento dei capi famiglia dei borghi, i Consoli e le altre autorità sono i protagonisti di queste ricostruzioni e di queste storie, assieme alle loro famiglie, ma anche assieme ai contadini, i commercianti e gli altri abitanti.
Un punto di vista che permette di di delineare la presenza e l'importanza del potere di Genova nella valle, rappresentata dal Capitano.