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Albergo dei Poveri

Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
- Genova
La facciata del palazzo La facciata del palazzo
La facciata del palazzo La facciata del palazzo
La facciata del palazzo La facciata del palazzo

Il progetto seicentesco dell'edificio, ispirato alla tradizione assistenziale quattro-cinquecentesca, assurge a strumento di controllo dell'ordine pubblico interno, fortemente compromesso dal fenomeno di una povertà dilagante considerata come un male da redimere attraverso il lavoro e la preghiera.

Infatti, lo stesso impianto planivolumetrico - un quadrilatero formato da corpi di fabbrica disposti ortogonalmente intorno a quattro cortili - ha il suo centro nella chiesa a croce greca, vero fulcro spirituale ed architettonico dell'intero complesso. L'Albergo si inserisce nel filone dell'architettura ospedaliera dei secoli XV e XVI rappresentata emblematicamente dall'Ospedale Maggiore di Milano del Filarete ed ha come esempi immediati, oltre al Palazzo dell'Escurial di Filippo II di Spagna (1586), i coevi Hospice de Notre Dame de la Charitè di Lione (1614-16) e l'Hotel Dieu di Parigi (1656).

Nel 1653 Emanuele Brignole è incaricato di reperire le aree necessarie: la scelta cade sulla valletta di Carbonara che, appena fuori dalle mura cittadine, consente di ottenere superfici edificabili a basso costo e di riutilizzare il materiale di sbancamento nella costruzione. L'idea progettuale è attribuita alla collaborazione di quattro architetti locali: Girolamo Gandolfo, Giovan Battista Ghiso (o Grigo), Pier Antonio Corradi e Antonio Torriglia la cui opera non va disgiunta dall'apporto di Simone Scaniglia, al quale vengono riconosciuti l'ideazione del quadrilatero e del rettilineo di collegamento. Il 20 aprile 1656 la fabbrica viene dichiarata "opus publicum" dal Senato della Repubblica ed i lavori proseguono con fasi alterne fino agli inizi del '700.

Il lungo prospetto principale (175 m circa), strutturato in due ali laterali concluse da torrioni angolari, presenta un avancorpo centrale aggettante con zoccolo bugnato su cui poggia un ordine gigante di tre coppie di lesene con capitelli corinzi, sormontati da una cornice di coronamento spezzata al centro da un piccolo frontone con affreschi oggi perduti (Giovan Battista Carlone). Dalle tre aperture centrali dell'avancorpo si accede all'atrio, voltato a padiglione, da cui si dipartono un lungo corridoio perpendicolare e due scaloni laterali a tre rampe che conducono all'atrio superiore, dove si innestano sia i corridoi paralleli al fronte principale che la chiesa.

Quest'ultima è preceduta da un'aula rettangolare con le pareti longitudinali scandite da coppie di paraste alternate a nicchie con finestroni e statue di benefattori, statue che, sistemate in tutti gli spazi comuni, ne esaltano il contenuto scenografico ed enfatizzano il concetto della carità "erga pauperes". La chiesa, perfettamente in asse con l'atrio, è affiancata da vani trasversali a tutta altezza che hanno funzione di passaggio verso gli oratori delle donne (a levante) e degli uomini (a ponente) mentre, attraverso il sottile diaframma delle colonne architravate del presbiterio, è possibile cogliere la visione dello spazio basilicale anche dalla retrostante infermeria.

All'incrocio dei bracci si imposta la cupola che, sorretta da quattro pilastri a nicchie e statue conclusi da un robusto arcone, ospita l'altare maggiore di Francesco Maria Schiaffino e l'Immacolata di Pierre Puget; i quattro bassi campanili traforati da ampie aperture e posti agli angoli della chiesa richiamano il modello di S. Maria in Carignano. Ad oggi, l'Albergo è in parte sede dell'Istituto E. Brignole; i restanti spazi, destinati ad ospitare le facoltà universitarie, sono oggetto di un attento intervento di riutilizzo rispettoso delle partiture originarie (progetto Bona).

Albergo dei Poveri
Tipologia: Architetture/Ville e palazzi
Genova

Il progetto seicentesco dell'edificio, ispirato alla tradizione assistenziale quattro-cinquecentesca, assurge a strumento di controllo dell'ordine pubblico interno, fortemente compromesso dal fenomeno di una povertà dilagante considerata come un male da redimere attraverso il lavoro e la preghiera.

Infatti, lo stesso impianto planivolumetrico - un quadrilatero formato da corpi di fabbrica disposti ortogonalmente intorno a quattro cortili - ha il suo centro nella chiesa a croce greca, vero fulcro spirituale ed architettonico dell'intero complesso. L'Albergo si inserisce nel filone dell'architettura ospedaliera dei secoli XV e XVI rappresentata emblematicamente dall'Ospedale Maggiore di Milano del Filarete ed ha come esempi immediati, oltre al Palazzo dell'Escurial di Filippo II di Spagna (1586), i coevi Hospice de Notre Dame de la Charitè di Lione (1614-16) e l'Hotel Dieu di Parigi (1656).

Nel 1653 Emanuele Brignole è incaricato di reperire le aree necessarie: la scelta cade sulla valletta di Carbonara che, appena fuori dalle mura cittadine, consente di ottenere superfici edificabili a basso costo e di riutilizzare il materiale di sbancamento nella costruzione. L'idea progettuale è attribuita alla collaborazione di quattro architetti locali: Girolamo Gandolfo, Giovan Battista Ghiso (o Grigo), Pier Antonio Corradi e Antonio Torriglia la cui opera non va disgiunta dall'apporto di Simone Scaniglia, al quale vengono riconosciuti l'ideazione del quadrilatero e del rettilineo di collegamento. Il 20 aprile 1656 la fabbrica viene dichiarata "opus publicum" dal Senato della Repubblica ed i lavori proseguono con fasi alterne fino agli inizi del '700.

Il lungo prospetto principale (175 m circa), strutturato in due ali laterali concluse da torrioni angolari, presenta un avancorpo centrale aggettante con zoccolo bugnato su cui poggia un ordine gigante di tre coppie di lesene con capitelli corinzi, sormontati da una cornice di coronamento spezzata al centro da un piccolo frontone con affreschi oggi perduti (Giovan Battista Carlone). Dalle tre aperture centrali dell'avancorpo si accede all'atrio, voltato a padiglione, da cui si dipartono un lungo corridoio perpendicolare e due scaloni laterali a tre rampe che conducono all'atrio superiore, dove si innestano sia i corridoi paralleli al fronte principale che la chiesa.

Quest'ultima è preceduta da un'aula rettangolare con le pareti longitudinali scandite da coppie di paraste alternate a nicchie con finestroni e statue di benefattori, statue che, sistemate in tutti gli spazi comuni, ne esaltano il contenuto scenografico ed enfatizzano il concetto della carità "erga pauperes". La chiesa, perfettamente in asse con l'atrio, è affiancata da vani trasversali a tutta altezza che hanno funzione di passaggio verso gli oratori delle donne (a levante) e degli uomini (a ponente) mentre, attraverso il sottile diaframma delle colonne architravate del presbiterio, è possibile cogliere la visione dello spazio basilicale anche dalla retrostante infermeria.

All'incrocio dei bracci si imposta la cupola che, sorretta da quattro pilastri a nicchie e statue conclusi da un robusto arcone, ospita l'altare maggiore di Francesco Maria Schiaffino e l'Immacolata di Pierre Puget; i quattro bassi campanili traforati da ampie aperture e posti agli angoli della chiesa richiamano il modello di S. Maria in Carignano. Ad oggi, l'Albergo è in parte sede dell'Istituto E. Brignole; i restanti spazi, destinati ad ospitare le facoltà universitarie, sono oggetto di un attento intervento di riutilizzo rispettoso delle partiture originarie (progetto Bona).