vai al contenuto vai al footer

Santuario di Nostra Signora della Vittoria a Mignanego

Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
- Mignanego
Il santuario di Nostra Signora della Vittoria Il santuario di Nostra Signora della Vittoria

Il santuario sorge su un colle panoramico, dal quale si possono scorgere i circa quaranta campanili degli Oratori delle Confraternite della vallata. Le sue origini risalgono al tempo della guerra franco savoiarda del 1625: Carlo Emanuele I Duca di Savoia, alleato della Francia invade il territorio della Repubblica di Genova e intende passare l'Appennino attraverso la Valpolcevera. Genova rischia di capitolare.

La tradizione vuole che la Madonna, invocata da un gruppo di combattenti civili e dai pochi paesani della Vallata, mentre Savoiardi e Francesi erano alla Bocchetta, abbia fatto apparire un esercito così imponente da mettere in fuga (10 maggio 1625) i 14.000 uomini e 2.200 cavalli del nemico. Nel 1627, per ricordare la vittoria delle truppe genovesi sostenute dalle popolazioni locali, viene aperta al culto la prima minuscola cappella (circa m. 6 x 8) sul colle che sovrasta il passo del Pertuso rinominato "passo della Vittoria".

Nei decenni successivi (1639-1654) si procede ad un ampliamento del santuario: la cappelletta, ormai insufficiente ad accogliere tutti i pellegrini, diventa il coro del nuovo edificio a tre navate. Successivamente (1722-1723) vengono costruiti il campanile e la sacrestia oltre a dare una veste definitiva all'altare maggiore. Nel 1746, durante l'invasione austriaca, l'edificio viene totalmente distrutto per evitare che i nemici, in avanzata dal passo del Pertuso, lo usino come fortezza-rifugio.

Finita l'emergenza, pochi anni più tardi (1751) il santuario viene ricostruito: in forme piuttosto semplici a causa della scarsità di fondi, ampio, ma a una sola navata. L'attuale edificio ha forme settecentesche: la chiesa si sviluppa secondo un'unica navata a croce latina con due capelle laterali, decorata da pitture murali (XIX secolo), e conclusa da un coro. Sull'altare maggiore è collocata l'immagine venerata dai fedeli, della Madonna, raffigurata con la palma della vittoria nella mano sinistra e il Bambino, che tiene in mano la bandiera della Repubblica, sul braccio destro: la statua marmorea è opera dello scultore milanese Tommaso Orsolino (1587-1675).

Il Santuario accoglie inoltre numerosissimi ex voto, dall'Ottocento in avanti: le sue origini si riflettono anche su questa particolare tipologia, come mostrano i due pezzi di artiglieria della prima e della seconda guerra mondiale collocati sul piazzale. Nel 2001, grazie a un finanziamento della Regione, si porta a termine il recupero e la ristrutturazione del complesso. Ogni anno la zona è anche oggetto di una rievocazione storica: un gruppo di figuranti, con le divise e le armi dell'epoca, rievoca la storica impresa del 1746 in cui la resistenza dei soldati genovesi affiancati dalle milizie locali respinge l'esercito austriaco.

Santuario di Nostra Signora della Vittoria a Mignanego
Tipologia: Architetture/Edifici religiosi
Mignanego

Il santuario sorge su un colle panoramico, dal quale si possono scorgere i circa quaranta campanili degli Oratori delle Confraternite della vallata. Le sue origini risalgono al tempo della guerra franco savoiarda del 1625: Carlo Emanuele I Duca di Savoia, alleato della Francia invade il territorio della Repubblica di Genova e intende passare l'Appennino attraverso la Valpolcevera. Genova rischia di capitolare.

La tradizione vuole che la Madonna, invocata da un gruppo di combattenti civili e dai pochi paesani della Vallata, mentre Savoiardi e Francesi erano alla Bocchetta, abbia fatto apparire un esercito così imponente da mettere in fuga (10 maggio 1625) i 14.000 uomini e 2.200 cavalli del nemico. Nel 1627, per ricordare la vittoria delle truppe genovesi sostenute dalle popolazioni locali, viene aperta al culto la prima minuscola cappella (circa m. 6 x 8) sul colle che sovrasta il passo del Pertuso rinominato "passo della Vittoria".

Nei decenni successivi (1639-1654) si procede ad un ampliamento del santuario: la cappelletta, ormai insufficiente ad accogliere tutti i pellegrini, diventa il coro del nuovo edificio a tre navate. Successivamente (1722-1723) vengono costruiti il campanile e la sacrestia oltre a dare una veste definitiva all'altare maggiore. Nel 1746, durante l'invasione austriaca, l'edificio viene totalmente distrutto per evitare che i nemici, in avanzata dal passo del Pertuso, lo usino come fortezza-rifugio.

Finita l'emergenza, pochi anni più tardi (1751) il santuario viene ricostruito: in forme piuttosto semplici a causa della scarsità di fondi, ampio, ma a una sola navata. L'attuale edificio ha forme settecentesche: la chiesa si sviluppa secondo un'unica navata a croce latina con due capelle laterali, decorata da pitture murali (XIX secolo), e conclusa da un coro. Sull'altare maggiore è collocata l'immagine venerata dai fedeli, della Madonna, raffigurata con la palma della vittoria nella mano sinistra e il Bambino, che tiene in mano la bandiera della Repubblica, sul braccio destro: la statua marmorea è opera dello scultore milanese Tommaso Orsolino (1587-1675).

Il Santuario accoglie inoltre numerosissimi ex voto, dall'Ottocento in avanti: le sue origini si riflettono anche su questa particolare tipologia, come mostrano i due pezzi di artiglieria della prima e della seconda guerra mondiale collocati sul piazzale. Nel 2001, grazie a un finanziamento della Regione, si porta a termine il recupero e la ristrutturazione del complesso. Ogni anno la zona è anche oggetto di una rievocazione storica: un gruppo di figuranti, con le divise e le armi dell'epoca, rievoca la storica impresa del 1746 in cui la resistenza dei soldati genovesi affiancati dalle milizie locali respinge l'esercito austriaco.